Eccidio della colonna Gamucci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Eccidio della Colonna Gamucci
TipoEsecuzioni sommaria
Data04 novembre 1943[1]
Pomeriggio
LuogoGuri I Muzhaqit, pendici del Monte Panit, NE di Lobinot, Prefettura di Librazhd-Elbasan
StatoAlbania Albania
Coordinate41°18′57.96″N 20°14′08.88″E / 41.3161°N 20.2358°E41.3161; 20.2358Coordinate: 41°18′57.96″N 20°14′08.88″E / 41.3161°N 20.2358°E41.3161; 20.2358
ObiettivoEliminazione fisica di ex nemici
ResponsabiliPartigiani Comunisti albanesi, Titini e Italiani. Ten. Col. Kadri Hoxha (Comandante in capo dei partigiani)
Xhelal Staravecka (comandante del II Btg della I Brigata d'assalto partigiana che diressero direttamente l'esecuzione)[1]
Conseguenze
Morti111 Reali Carabinieri Italiani
Sopravvissuti1

L'eccidio della colonna Gamucci fu l'esecuzione in massa di 111 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa appartenenti all'Arma dei Carabinieri,[2] avvenuta in Albania il 04 Novembre 1943 per mano di un reparto di partigiani albanesi: rappresenta uno dei numerosi casi di crimine di guerra compiuti dalla resistenza del luogo all'indomani dell'armistizio tra gli Alleati e il Regno d'Italia.[3]

Premessa storica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 con gli Alleati, la IX Armata italiana schierata in Albania si trovò senza chiare direttive sull'atteggiamento da mantenere verso i reparti tedeschi operanti nel paese; la conseguenza fu il totale collasso della IX Armata come unità di combattimento e le forze germaniche poterono occupare la costa e i punti nevralgici albanesi nel giro di 48 ore. Il generale Henry Maitland Wilson, comandante interalleato per il teatro bellico del Mar Mediterraneo, ordinò alle unità italiane di consegnare le armi ai partigiani albanesi;[4] tuttavia il generale Lorenzo Dalmazzo comandante la IX Armata preferì negoziare con i tedeschi la resa delle truppe italiane e la loro evacuazione ferroviaria dopo il trasferimento al nodo di Bitola, in Bulgaria.[2]

Gamucci e i carabinieri[modifica | modifica wikitesto]

Il colonnello Giulio Gamucci era il comandante della Legione Carabinieri di Tirana. La colonna sotto il suo comando, di circa 2000 uomini tra fanti, Reali Carabinieri, Regia Guardia di Finanza e Camicie Nere lasciò Tirana alle ore 5 di Domenica 19 Settembre 1943[5], sotto scorta tedesca e marciò verso Elbasan passando attraverso il Passo Krrabbes (Qafa e Krrabes in lingua albanese): gli ufficiali, che viaggiarono su veicoli motorizzati, attesero a Elbasan il resto degli uomini che procedeva a piedi. Elbasan era diventata il punto di raccolta delle truppe italiane dirette verso Bitola, attraverso la strada che seguendo il decorso del fiume Shkumbini passa da Librazhd, Qukës e Struga. Il 24 settembre, riunitasi, la colonna partì da Elbasan ma venne bloccata dai partigiani che avevano fatto rotolare sulla strada, dopo il bivio di Qukes, alcuni massi: le truppe italiane, benché dotate di armi leggere, non opposero resistenza. Gli automezzi vennero incanalati per una ripida strada laterale che conduceva a una cava di pietra e lì abbandonati, quindi il comando della colonna fu assunto da Kadri Hoxha; la marcia riprese per un sentiero che lasciava a destra Pishkash e proseguì fino a Skorska, un piccolo paese di montagna, dove il 25 settembre gli italiani poterono riposare. Il giorno seguente ebbe inizio una dura marcia in territorio montuoso attraverso il Perroi Bishtric, salendo la sommità del Guri Stafes, guadando il torrente Zalli Qarishtes, attraversando la strada Librazhd-Dibra a nord di Fushe Studen fino a raggiungere il 1º ottobre Lunik, nel Çermenikë: il 2 la colonna arrivò alla base partigiana di Cerminike, dove erano già stati concentrati numerosi altri italiani.[6][7]

Kadri Hoxha e la colonna Gamucci[modifica | modifica wikitesto]

La banda di partigiani (çeta) che aveva catturato la colonna Gamucci - composta da 110 carabinieri con 10 ufficiali e il XXVI Battaglione delle Camicie Nere (circa 450 uomini) - era comandata da Kadri Hoxha[8] (senza parentela con Enver Hoxha),[9] leader dell'LNC (Lëvizja Nacional Çlirimtare, ovvero "Movimento di Liberazione Nazionale") nel Distretto di Elbasan.[10] Per evitare incontri con colonne tedesche Hoxha ordinò il trasferimento di tutti i prigionieri (circa 600 uomini) attraverso le montagne del Shebenikut, fino a raggiungere la base della resistenza sita sull'altopiano di Çermenikë, in prossimità di Orenjë.[11] Qui i carabinieri vennero attendati con altri italiani. I carabinieri si offrirono di combattere i tedeschi a fianco dei partigiani ma dopo qualche giorno gli ufficiali furono oggetto di atti ostili da parte della truppa: perciò chiesero e ottennero un alloggio separato nella bashkia ("edificio municipale") di Zdranjsh, a due chilometri di distanza[senza fonte]. I 21 ufficiali furono obbligati ad essere separati da tutti. Il 6 Ottobre 1943 intorno alle ore 16:00, gamucci lascia la sede, meglio conosciuta come "la Villa delle Tartarughe", in sella ad un cavallo bianco, intuendo di non farvi più ritorno.

La decisione e il movente[modifica | modifica wikitesto]

Poco prima del 15 ottobre il comando del LNC che risiedeva a Labinot arrivò alla decisione di uccidere tutti i carabinieri con i loro ufficiali. Alla riunione, in base a testimonianze dirette, erano presenti: Ufficiali della missione Inglese, Generale Esercito Arnaldo Azzi Comandante dell'Armata dell'Est in Albania, Enver Hoxha, Segretario Generale del LNC; Mehmet Shehu, il comandante della 1ª Brigata partigiana e Dušan Mugoša, l'importante inviato del Partito comunista jugoslavo. Oggetto della discussione fu di decidere se Gamucci e i suoi Carabinieri dovessero o meno essere passati per le armi. La causa prima della decisione va vista nell'odio nutrito reciprocamente da carabinieri e partigiani, dovuto agli scontri a fuoco e alle torture inflitte agli antifascisti catturati nel corso dell'occupazione italiana in Albania; in secondo luogo i comandanti decisero di impossessarsi del vestiario e delle calzature dei prigionieri per fornirle agli uomini ai loro ordini. Si ebbe la decisione unanime di mantenere segreta l'operazione perché la sua palese illegalità avrebbe potuto sicuramente creare reazioni negative fra gli Alleati, che rifornivano i movimenti di resistenza di armi e vettovagliamenti vari.[12]

Mappa di localizzazione: Albania
Gurit te Muzhaqit
Gurit te Muzhaqit
Il probabile luogo del massacro

L'esecuzione del massacro[modifica | modifica wikitesto]

Il colonnello Gamucci venne prelevato dalla residenza di Zdranjsh il 16 ottobre con il pretesto di guidare a Burrell i carabinieri detenuti alla base. Gli altri ufficiali dei carabinieri, con il capitano di amministrazione Stefano Mereu e il colonnello medico Federico Petit Bon vennero indotti a lasciare Zdranjsh il 1º novembre; gli ufficiali delle altre armi rimasero sul posto[senza fonte].

I Carabinieri furono condotti in una località nota come Fushe Gurra ("la piana/la radura con l'acqua) a circa 5 Km a nord di Orenje. L'eccidio fu compiuto in un'unica operazione, suddividendo i prigionieri in 5 gruppi e fucilati (dopo essere stati completamente denudati) a distanza ravvicinata. I corpi vennero lasciati insepolti alla mercè dei lupi. La descrizione dei particolari del massacro ci è pervenuta con la testimonianza dell'autiere Errico che si salvò.[7]

Kadri Hoxha era al comando dell'unità partigiana che portò a termine il massacro, coadiuvato da Xhelal Staravecka, che affermò di aver ucciso personalmente diciassette carabinieri.[13] Forse per eliminare un testimone incomodo, al termine della guerra in territorio albanese nel novembre 1944 Kadri Hoxha trascorse 46 anni in prigione con l'accusa di "attività anti-stato".[14]

Ha lasciato un volume di memorie non pubblicato.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Antonio Magagnino, L'eccidio della Colonna Gamucci, Roma, Herold Editore.
  2. ^ a b Pierpaolo Meccariello, La Guardia di Finanza e l'8 settembre, su Guardia di Finanza. URL consultato il 02-09-2014 (archiviato dall'url originale il 4 settembre 2014).
  3. ^ T. Mereu e Laura Mereu, La Colonna Gamucci. Alla Ricerca della Verità, Alcione E. Trento, 2013
  4. ^ Bernd J. Fischer, Albania at War, 1939-1945, Purdue University Press, 1999
  5. ^ Alessandro Serra, Albania 8 settembre '43, 9 marzo 1944, Longanesi, Milano, 1974
  6. ^ Tullio Mereu, Da Tirana a fushe gurra. La Storia della Colonna Gamucci[collegamento interrotto].
  7. ^ a b Arch. Stor. Dipl. Min. Esteri It. (Affari Politici 1946-1950 - Albania - Busta n.15), Dichiarazione autiere Mario Errico, datata 5 gennaio 1946
  8. ^ Piero Calamandrei, Il Ponte, Volume 49,Edizioni 1-3, Le Monnier, 1993, p. 412.
  9. ^ Hispano americano, editore Tiempo, - anno 1947 - pagina 23, su google.it. URL consultato il 4 settembre 2014.
  10. ^ Owen Pearson, Albania in the Twentieth Century: Albania in Occupation and War, From Fascism to Communism 1940-1945, Centre for Albanian Studies, 2004, p. 314, ISBN 9781845110147.
  11. ^ Il percorso di montagna è dettagliatamente descritto nelle memorie Galiardi riprodotte in Tullio Mereu e Laura Mereu, La Colonna Gamucci, Alla Ricerca della Verita. Alcione, Trento, 2014
  12. ^ 1OO-VJETORI I NJË KRIMINELI - Dielli | The Sun
  13. ^ Proclama di Xhelal Staravecka, 27 novembre 1943. Citato da Alessandro Serra.
  14. ^ Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 1, Nentori Publ. Tirana, 1974
  15. ^ Drita Kosturi | S.O.E. Trails Archiviato il 5 settembre 2014 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Owen Pearson, Albania in Occupation and War, Londra, The Centre for Albanian Studies, 2005.
  • David Smiley, Albanian Assignment, Londra, Chatto & Windus. The Hogarth Press, 1984.
  • Robert Elsie, Biographical Dictionary of Albanian History, Londra, I.B. Tauris, 2012.
  • Antonio Magagnino,L'eccidio della colonna Gamucci, Herald editore, Roma, 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]