Eccidio della Bettola

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Eccidio della Bettola
Data24 giugno 1944
LuogoLa Bettola, al confine tra i comuni di Vezzano sul Crostolo e Casina (RE)
StatoItalia Italia
ObiettivoCivili
ResponsabiliFeldgendarmerie
MotivazioneRappresaglia
Conseguenze
Morti32

L'eccidio della Bettola fu una rappresaglia nazista avvenuta nell'appennino reggiano il 24 giugno 1944, durante la quale vennero uccisi 32 civili.

Strada a Vezzano sul Crostolo dedicata al partigiano Cavicchioni

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 giugno i partigiani di una Squadra Sabotatori comandata da Enrico Cavicchioni, nome di battaglia “Lupo” di 19 anni, partì da Ligonchio con l'incarico di far saltare un ponte in muratura sulla strada statale 63, nella località La Bettola di Vezzano sul Crostolo, proprio al confine con il comune di Casina. L’intenzione del comandante era quella di isolare il numeroso presidio della Feldgendarmerie tedesca dislocata in funzione anti-partigiana sulla via del Cerreto. Preparando la demolizione del ponte, che si trovava proprio di fronte ad una locanda che ospitava molti sfollati dalle città, la squadra scavò delle buche per posizionarvici la dinamite e fece allontanare dalla locanda gli avventori che vi si trattenevano. Complice lo scarso addestramento con gli esplosivi, tuttavia, il tentativo fallì e i danni al ponte furono limitati. La squadra decise dunque di lasciare la località e fare ritorno a Ligonchio. Il giorno seguente i nazisti si recarono alla locanda ipotizzando di trovare dei partigiani nascosti. Non riconoscendo nessuno si allontanarono.

La sera del 23 giugno, la Squadra Sabotatori tornò per completare la demolizione del ponte. I tedeschi, vista l’azione della giornata precedente, inviarono una camionetta per pattugliare la zona che incrociò verso le 21:45 il gruppo guidato da “Lupo”. Ci fu uno scontro a fuoco che vide la morte di due nazisti e tre partigiani, il comandante e due combattenti, Pasquino Pigoni e Guerrino Orlandini. Nel frattempo due tedeschi, scampati allo scontro, raggiunsero il proprio comando riferendo di essere stati attaccati dai partigiani. Alle ore 23:15 dello stesso giorno si mossero da Casina, autotrasportati, una cinquantina su centoquaranta dei militari tedeschi presenti.

L’eccidio[modifica | modifica wikitesto]

Verso le 01:00 del 24 giugno, i militari tedeschi circondarono la locanda, ed alcune case nei pressi. Le trentadue persone, tutte ospiti de La Bettola, vennero prese in ostaggio e costrette a rimanere a lungo a terra, mentre i nazisti irrompevano nelle abitazioni vicine. In quella della famiglia Prati, uccisero il proprietario Liborio e sua moglie Felicita Prandi, di 70 e 74 anni, insieme alla figlia Marianna, depredando poi la casa ed incendiandola successivamente. Colpirono anche la nipote dei coniugi Prati, l’undicenne Liliana Del Monte ferita con tre pallottole al collo, al torace e alla spalla, che riuscì a scampare alle fiamme saltando da una finestra. Nella caduta, da un’altezza di 5 metri, si spezzò una gamba ma riuscì comunque a trascinarsi fino alla sponda del fiume Crostolo, dove rimase nascosta fino alla mattina, quando un soldato tedesco la intravide e la portò sul ciglio della strada. Qui venne rinvenuta e portata in ospedale dove venne curata[1].

Gli ospiti della locanda, sentendo gli spari provenire dalla casa vicina, si tranquillizzarono pensando che da lì a poco, i tedeschi, avendo già eliminato qualcuno, se ne sarebbero andati. Vennero invece fatti uscire e separati in due gruppi, dietro la casa e nel garage dell’albergo. Questi ultimi vennero trucidati a colpi di mitragliatrice, ricoperti da tronchi di albero e dati alle fiamme. Coloro che invece erano stati radunati dietro la locanda, vennero uccisi a colpi di pistola e bastonate, venendo poi arsi anche loro nel rogo creato.

Tra le vittime anche Piero Varini, un bambino di diciotto mesi, consegnato dalla madre ai soldati tedeschi nella speranza venisse risparmiato, fu invece gettato nel fuoco ancora vivo[1].

Il gestore della locanda, Romeo Beneventi, riuscì a sopravvivere scappando da una finestra nel bagno del garage, dalla quale aveva già fatto fuggire il figlio e la moglie. Nella fuga venne colpito da un proiettile che gli trapassò la guancia. Riuscì tuttavia a mettere in salvo se stesso e la sua famiglia[2].

Un altro sopravvissuto all’eccidio, Paolo Magnani, si salvò nascondendosi nel solaio della locanda, visto il suo stato di renitente alla leva. Un soldato tedesco salì per controllare se ci fosse qualcuno presente, ma Magnani, essendosi ricavato un nascondiglio tra le cataste di legna, non venne notato. Aspettò finché si decise a fuggire dalla porta sul retro de La Bettola, corse fino a Montalto, dove venne ospitato presso la casa di amici. Il giorno successivo l’eccidio, venne a sapere che i suoi genitori, Giuseppe Magnani ed Emma Ronzoni, erano stati uccisi e i loro corpi bruciati insieme agli altri ospiti della locanda[2].

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le dichiarazioni del gestore della locanda, Romeo Beneventi, dopo l’uccisione della famiglia Prati, la voce che infine ordinò il fuoco sui 32 avventori proveniva da un italiano[3]. Questa testimonianza riporta alla luce la collaborazione, comprovata in altre stragi (Cervarolo e Legoreccio) tra fascisti repubblicani e nazisti, negli eccidi compiuti sulla popolazione inerme.

Il Magnani riferisce invece di come le donne presenti, prima di essere uccise e arse nel rogo, vennero stuprate dai soldati[2].

Il monumento[modifica | modifica wikitesto]

Commissionato nel 1985 dall’amministrazione comunale di Vezzano, è stato realizzato da Paolo Gallerani, Luciano Aguzzoli e Nino Squarza. Consta “una serie di elementi astratti in grado di evocare la tragedia ma soprattutto di segnare fisicamente nel tempo uno spazio, un luogo della memoria“[4].

Elenco delle vittime[modifica | modifica wikitesto]

  • Liborio Prati
  • Felicita Prandi in Prati
  • Marianna Prati ved. Manfredi
  • Emore Fontani
  • Pierino Spallanzani
  • Bruno Fontanesi
  • Argentina Carretti in Fontanesi
  • Franca Fontanesi
  • Franco Fontanesi
  • Zelindo Barbieri
  • Maria Lasagni in Barbieri
  • Laura Barbieri
  • Ettore Barbieri
  • Gianni Barbieri
  • Gino Varini
  • Itala Riccò in Varini
  • Walter Varini
  • Alfreda Catellani in Varini
  • Wilma Varini
  • Piero Varini
  • Giuseppe Magnani
  • Emma Ronzoni in Magnani
  • Igino Bonaccini
  • Eurosia Braglia in Bonaccini
  • Abramo Bonaccini
  • Eva Bonaccini
  • Giovanni Bonaccini
  • Bruno Valcavi
  • Francesco Balestrazzi
  • Emma Marziani in Balestrazzi
  • Basilio Castellari
  • Tito Saccaggi

Eccidio nei media[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio ha ispirato la canzone L'unica superstite, dei Modena City Ramblers, contenuta nell'album La grande famiglia, raccontata da Liliana del Monte, cugina di secondo grado del fisarmonicista del gruppo Alberto Cottica, sopravvissuta alla strage[5].

Tra il 2015 e il 2016 il regista Christian Spaggiari e la sceneggiatrice Samanta Melioli hanno realizzato un film intitolato La rugiada di San Giovanni allo scopo di ricordare e onorare le vittime della strage[6]. Il film è stato proiettato in anteprima a Cavriago il 25 aprile 2016 [7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b “Io bambina, sopravvissuta alla strage di Bettola” | Telereggio, su web.archive.org, 25 dicembre 2013. URL consultato il 6 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2013).
  2. ^ a b c «La mia notte infernale nella locanda della Bettola», su Gazzetta di Reggio, 22 febbraio 2009. URL consultato il 6 luglio 2019.
  3. ^ Inserito da Comunicazioni Istoreco | Lug 21, 2017 | Articoli, BETTOLA, 24 GIUGNO 1944, su Istoreco, 20 luglio 2017. URL consultato il 6 luglio 2019.
  4. ^ 1944 – Giugno 24 – Eccidio della Bettola, su www.anpireggioemilia.it. URL consultato il 6 luglio 2019.
  5. ^ Scheda di L'unica superstite da La Grande Famiglia
  6. ^ L’eccidio della Bettola diventa un film, comunicato stampa della Provincia di Reggio Emilia del 15-05-2015
  7. ^ A Cavriago l'anteprima del film La rugiada di San Giovanni, articolo sulla Gazzetta di Reggio online del 25-04-2016

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Ferrari e Paolo Verri, Combat Folk, Giunti editore, 1999, pag.63
  • Amedeo Tintori, Memorie dell'Appennino, 1943-1945: preti nella resistenza, Mucchi editore, 1992, pag 177
  • Stefano Pivato, La storia leggera. L'uso pubblico della storia nella canzone italiana, Bologna, Il Mulino, 2002
  • Rossana Maseroli Bertolotti, La chiesa reggiana tra fascismo e comunismo, Girasole d'oro, 2001, ISBN 8870726258
  • Cesare Gori, Tullio De Prato un Pilota Contadino, Mucchi editore, 1985, pag 279
  • Matthias Durchfeld e Massimo Storchi, La Bettola. La strage della notte di San Giovanni, Reggio Emilia: Istoreco, Comune di Vezzano sul Crostolo, 2014

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]