Eat It (film)

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Eat It
Titolo originale Eat It
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1969
Durata 84'
Genere commedia, fantascienza, grottesco
Regia Francesco Casaretti
Soggetto Roberto Leoni
Sceneggiatura Franco Bucceri, Francesco Casaretti
Casa di produzione Cemo Film
Distribuzione (Italia) C.I.D.I.F.
Fotografia Danilo Desideri, Luigi Kuveiller, Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giorgio Giovannini
Interpreti e personaggi

Eat It (scritto anche Eat it!),[1] conosciuto anche col titolo Mangiala,[2] è un film del 1968 scritto e diretto dal regista Francesco Casaretti. È una commedia satirica interpretata da Paolo Villaggio, qui al suo debutto cinematografico. Le musiche sono di Ennio Morricone.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

"Eat it!" è il nome di una società che produce l'omonima carne in scatola. Un giorno il fattore dell'allevamento bovino di proprietà della società scopre che una sorta di ominide selvaggio ha sedotto le sue figlie e divorato un'enorme quantità di insaccati che aveva in cantina. Una volta catturato, l'ominide si dimostra capace di sedurre le donne semplicemente con lo sguardo e di mangiare a volontà.

Su suggerimento del suo ingegnere, l'industriale proprietario della ditta decide di usare il selvaggio come soggetto di una campagna pubblicitaria, mostrandolo in compagnia di donne seminude mentre trangugia chili e chili di carne in scatola. La trovata ha un enorme successo e l'industriale, per incrementare le vendite, incarica i suoi chimici di inventare una sostanza capace di aumentare l'appetito del "cavernicolo". Purtroppo i tecnici lo sottopongono ad un esperimento che gli toglie completamente ogni appetito sessuale.

Temendo il crollo dei profitti, e valendosi di una sua vaga somiglianza con il selvaggio, l'industriale decide di sacrificarsi personalmente, sostituendosi a lui ma, a forza di mangiare carne in scatola, si trasforma in una mucca.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Fantafilm scrive che la pellicola "si colloca tra le prime parabole italiane socio-politiche del cinema della contestazione di fine anni '60. Lo sviluppo in chiave surreale dovrebbe enfatizzare il messaggio provocatorio, ma la critica contro la società consumistica, contro la mercificazione dell'individuo, contro i mass media e contro il Potere tout court, si stempera in una favola falsamente cerebrale e molto pretenziosa, poco coinvolgente nell'impianto fanta-sociologico, diretta e interpretata con grande approssimazione."[2]

«Velleitario tentativo di satira... annega nella più totale confusione.» * [3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudia Mongini e Giovanni Mongini, Storia del cinema di fantascienza: Dal 1985 al 1990, Fanucci, 2000, p. 263, ISBN 978-88-347-0709-8.
  2. ^ a b Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), Eat It, in Fantafilm. URL consultato il 4 febbraio 2014.
  3. ^ Paolo mereghetti, Dizionario dei film, ed. 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]