East African Airways
| East African Airways | |
|---|---|
| Stato | |
| Altri stati | |
| Fondazione | 1° gennaio 1946 a Nairobi |
| Chiusura | 31 gennaio 1977 |
| Sede principale | Nairobi |
| Settore | Trasporto aereo |
| Prodotti | Compagnia aerea |
| Compagnia aerea di bandiera | |
| Codice IATA | EC |
| Codice ICAO | EC |
| Indicativo di chiamata | EASTAF |
| Primo volo | 1° gennaio 1946 |
| Ultimo volo | 28 gennaio 1977 |
| Hub | Nairobi |
| Voci di compagnie aeree presenti su Wikipedia | |
East African Airways Corporation, comunemente nota come East African Airways e abbreviata in EAA, era una compagnia aerea gestita congiuntamente da Kenya, Tanzania e Uganda. Venne fondata il 1° gennaio 1946, iniziando le operazioni il giorno stesso.[1][2] La sede centrale della compagnia era situata a Nairobi, in Kenya.[3] Il 31 gennaio 1977, East African Airways fu chiusa a causa del deterioramento delle relazioni diplomatiche tra i tre paesi.[4]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini e fondazione (1943-1945)
[modifica | modifica wikitesto]Alla Conferenza dei Governatori del Territorio Britannico dell'Africa orientale del 1943 parteciparono funzionari governativi, esperti di aviazione e ferrovie, uomini d'affari e funzionari di British Overseas Airways Corporation (BOAC); questi ultimi formarono un comitato per pianificare la gestione dei voli aerei in Africa dopo la fine della seconda guerra mondiale.[5][6] Alla riunione fu presente anche Philip Mitchell, allora rappresentante del Protettorato dell'Uganda.[6] I governatori ritenevano che il controllo dell'aviazione civile dovesse essere gestito da un'unica compagnia aerea, che avrebbe effettuato voli di linea e charter, gestendo il traffico aereo locale. Il comitato formulò quindi due diverse ipotesi riguardo alla flotta della futura compagnia: 13 o 9 aerei a sei posti, compresi cinque De Havilland DH.89 Dragon Rapide.[5] Nonostante i piani, nessuna azione fu intrapresa fino alla fine della guerra. Fino a quel momento, le rotte nella regione erano gestite esclusivamente da BOAC.[5]

Una proposta per la fondazione della compagnia fu resa pubblica nel giugno 1945.[5] L'azienda che stava per essere costituita avrebbe dovuto collegare l'Inghilterra con il Sudafrica passando per Il Cairo, Khartum, Rhodesia Settentrionale e Rhodesia Meridionale.[5] Inoltre, la compagnia avrebbe dovuto effettuare voli in partenza da Nairobi verso l'Africa orientale e occidentale passando per il Congo Belga, operando anche voli charter.[5] Il 30 ottobre 1945 fu firmato l'atto che prevedeva la creazione dell'East African Air Transport Authority, l'organo che avrebbe successivamente fondato East African Airways (EAA).[6] Con un capitale iniziale di 50.000 sterline, la proprietà della compagnia fu divisa tra Kenya (al 67,7%), Uganda (al 22,6%), il Territorio del Tanganica (al 9%) e Zanzibar (al 0,7%). BOAC fornì assistenza gestionale e tecnica, mentre Charles Lockhart divenne il primo presidente della compagnia.[5]
Primi anni (1945–1950)
[modifica | modifica wikitesto]Dopo aver eseguito i voli di prova alla fine del 1945, le operazioni di East African Airways iniziarono dall'aerodromo di Eastleigh, un quartiere di Nairobi, il 1° gennaio 1946.[1][5] Le destinazioni iniziali includevano Mombasa, Tanga, Zanzibar, Dar es Salaam, Moshi, Kisumu, Eldoret, Kitale, Lindi, Morogoro, Nduli, Southern Highlands, Chunya, Mbeya ed Entebbe.[2] Il 28 giugno 1946, Reginald Robbins succedette a Lockhart come presidente della compagnia.[5] Successivamente, la compagnia acquistò altri sei De Havilland DH.89 per 5.700 sterline ciascuno.[5] Sempre nel 1946 furono ordinati anche dei De Havilland DH.104 Dove, ma poiché questi aeromobili non potevano essere consegnati prima del 1948, la compagnia acquistò dei Lockheed L-18 Lodestar da BOAC per 6.000 sterline ciascuno.[2][5] Tuttavia, entrambi i modelli di velivoli arrivarono nello stesso anno, con cinque L-18 Lodestar che entrarono in flotta il 22 febbraio 1948 seguiti dal primo di quattro DH.104 Dove.[5] I Lodestar furono impiegati sulla rotta Nairobi-Dar es Salaam il 21 marzo 1948, mentre i Dove iniziarono a operare sulla tratta Nairobi-Entebbe il 14 aprile successivo.[5]
Alfred Vincent succedette a Robbins come presidente il 1° gennaio 1949. In quell'anno, il capitale della compagnia fu aumentato da 50.000 a 221.500 sterline.[5] EAA operò inoltre un collegamento verso il Congo Belga in collaborazione con Sabena, ma la rotta fu chiusa a causa dello scarso flusso di passeggeri. Il 26 ottobre 1949, il primo Douglas DC-3 entrò in servizio per voli charter.[5] Il 2 novembre dello stesso anno, la rotta tra Nairobi e Durban, gestita fino ad allora da Skyways Limited, fu rilevata da East African Airways.[5] I dati del 1949 mostrarono un aumento del 63% per il traffico passeggeri, mentre il trasporto di merci e posta aumentarono rispettivamente dell'81% e del 28%.[7]
Anni Cinquanta
[modifica | modifica wikitesto]La tratta Nairobi-Mbeya-Salisbury, con frequenza settimanale e operata da un Douglas DC-3, fu lanciata nell'agosto 1950; tuttavia la rotta fu sospesa l'anno successivo a causa della concorrenza di compagnie come Central African Airways e South African Airways (SAA).[5] I DH.104 Dove, ritirati nel 1951, furono sostituiti da sette Lockheed L-18 Lodestar appartenuti precedentemente a SAA.[5]

Il 6 febbraio 1952, in seguito alla morte di Giorgio VI del Regno Unito, la Regina Elisabetta II iniziò il suo ritorno nel Regno Unito a bordo di un Douglas DC-3 della compagnia, con registrazione VP-KHK; fu trasportata da Nanyuki a Entebbe, dove salì a bordo di un aereo della BOAC.[6][8] A seguito dell'evento, EAA divenne la prima compagnia aerea non basata nel Regno Unito a trasportare un monarca regnante.[6] Nello stesso anno furono acquistati altri sei DC-3.[5] Con l'obiettivo di sostituire i DH.89 Dragon Rapide, furono acquisiti anche tre Macchi MB.320, anche se furono gradualmente ritirati e venduti poco dopo.[5] Sempre nel 1952, la compagnia iniziò a trasportare pellegrini da e per La Mecca in collaborazione con Aden Airways.[6] Ai tempi, East African Airways decise di sostituire i Lodestar con altri DC-3, ritirandoli tra il 1952 e il 1953. Nel frattempo i DC-3 originali furono venduti, ma vennero acquisiti quattro nuovi aerei dello stesso tipo.[5]
All'inizio del 1957, i voli per il Regno Unito iniziarono su base settimanale, inizialmente gestiti da BOAC con dei Canadair North Star.[9][10] Queste tratte avevano bassi fattori di carico quando furono avviate, poiché competevano con i Bristol Britannia e i Vickers Viscount di BOAC.[11] Sempre nel 1957, fu avviata la rotta Nairobi-Aden; a settembre dello stesso anno la rotta fu estesa più a est in collaborazione con Air India, da Aden a Bombay via Karachi.[2][6]
Dopo l'apertura dell'aeroporto di Embakasi il 9 marzo 1958, East African Airways iniziò a trasferire tutte le sue operazioni dall'aeroporto Wilson al nuovo aeroporto. Dopo aver trasferito i DC-3 nel luglio dello stesso anno, tutti i voli erano operati da Embakasi, che da allora divenne il nuovo hub della compagnia.[12][13]
Anni Sessanta
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Nel 1960, due De Havilland DH.106 Comet ordinati dalla compagnia nel 1958 furono messi in servizio sulle rotte Londra-Roma-Khartoum-Entebbe-Nairobi, Londra-Roma-Khartoum-Nairobi-Dar es Salaam e Nairobi-Aden-Karachi-Bombay.[14][15][16] Nello stesso anno EAA riattivò "Seychelles-Kilimanjaro Air Transport", una compagnia aerea fondata nel 1952 nota anche come "SKAT", come sussidiaria interamente controllata che volava su alcune rotte per conto di EAA.[17] SKAT fu successivamente rinominata "Simbair Ltd" quando fu deciso che East African Airways non avrebbe più operato voli charter; il cambio di nome ebbe luogo nel maggio 1971, rilevando le operazioni charter di SKAT ed EAA.[18][19]

Nei primi anni Sessanta, la compagnia ordinò tre Fokker F27 per sostituire i DC-3 e i Canadair North Star.[20] EAA non aveva ancora ricevuto il terzo F27, quando alla fine del 1962 ne fu ordinato un quarto.[21] Nel maggio 1965, fu effettuato un ordine per tre Vickers VC10 per 11 milioni di sterline.[22] Nel 1969, inoltre, fu ordinato un altro VC10.[23] Nel 1968 furono aggiunti alla flotta dei De Havilland Canada DHC-6 Twin Otter per svolgere voli nazionali da aeroporti più piccoli.[24]
Anni Settanta e chiusura
[modifica | modifica wikitesto]Nel marzo 1975, East African Airways contava 4.700 dipendenti.[25] All'epoca, la flotta era composta da sedici aerei (cinque Douglas DC-3, tre Douglas DC-9, quattro Fokker F27 e quattro Vickers VC10), operanti su un network di voli che copriva Kenya, Tanzania e Uganda (oltre a voli internazionali per Aden, Addis Abeba, Atene, Blantyre, Bombay, Bujumbura, Il Cairo, Copenaghen, Francoforte sul Meno, Karachi, Kigali, Kinshasa, Londra, Lourenço Marques, Lusaka, Mauritius, Mogadiscio, Roma, Seychelles, Antananarivo e Zurigo).[25]

Nel 1976, Aer Lingus iniziò a offrire assistenza gestionale a causa del deterioramento delle relazioni diplomatiche tra i tre paesi che gestivano la compagnia.[26] Le difficoltà finanziarie si aggravarono quando sia la Tanzania che l'Uganda non riuscirono a pagare i debiti per le operazioni di EAA.[27][28][29] Nel gennaio 1977, le operazioni di East African Airways terminarono definitivamente.[30][31] La compagnia aveva contratto un debito di 120 milioni di dollari quando entrò in liquidazione nel febbraio 1977, con il governo keniota come uno dei principali creditori.[27] Sia il Kenya che l'Uganda avevano fondato le proprie compagnie aeree nazionali prima della chiusura della società, con Uganda Airlines fondata nel 1976 e Kenya Airways nel 1977.[30] Nell'aprile 1977 seguì la Tanzania, con la fondazione di Air Tanzania.[32]
Flotta
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Nel corso degli anni, East African Airways operò con i seguenti aeromobili:[33][34]
- Boeing 707-300
- Boeing 707-300F
- Boeing 747-100 (di proprietà di Aer Lingus)[26]
- Bristol Britannia 300
- Canadair North Star
- de Havilland DH.106
- De Havilland Canada DHC-6 Twin Otter[24]
- Douglas DC-9-10
- Douglas DC-9-30
- Fokker F27
- Douglas DC-3
- Vickers VC10
Incidenti
[modifica | modifica wikitesto]Aviation Safety Network registra 7 incidenti riguardanti East African Airways, due dei quali con 63 vittime totali.[35] Tutti gli eventi indicati nella tabella hanno comportato vittime, perdita dell'aeromobile o entrambi:
| Data | Luogo | Aeromobile | Codice di registrazione | Vittime | Evento | Note |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 18 maggio 1955 | Douglas DC-3 | VP-KKH | 20/20 | L'aereo si schiantò sulle pendici del monte Kilimangiaro mentre operava un volo di linea da Dar es Salaam a Nairobi con numero di volo 104. | [36] | |
| 11 aprile 1962 | Canadair North Star | VP-KNY | 0/3 | L'aereo colpì il suolo e prese fuoco all'aeroporto di Embakasi durante un volo di addestramento. | [37] | |
| 29 agosto 1963 | Douglas DC-3 | VP-KJT | N.D. | L'aereo fu distrutto da un incendio all'aeroporto di Francistown. | [38] | |
| 18 aprile 1972 | Vickers VC10 | 5X-UVA | 43/107 | L'aereo oltrepassò la pista dell'aeroporto di Addis Abeba-Bole a seguito di un decollo interrotto, per poi disintegrarsi e prendere fuoco. Avrebbe dovuto operare un volo di linea tra Addis Abeba e Roma come volo 720. Delle 107 persone a bordo, 43 persero la vita. | [39][40] | |
| 5 luglio 1973 | Douglas DC-3 | 5H-AAK | 0 | L'aereo subì una rotazione incontrollata al suolo durante l'atterraggio all'aeroporto di Mbeya. | [41] | |
| 27 agosto 1975 | Douglas DC-3 | 5Y-AAF | 0/19 | L'aereo subì un'uscita di pista durante l'atterraggio all'aeroporto di Mtwara. | [42] |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (EN) Sumit Singh, What Was East African Airways?, su Simple Flying, 19 settembre 2021. URL consultato il 29 gennaio 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Early Days - East African Airways, su East African Airways. URL consultato il 29 gennaio 2026.
- ↑ "World airline directory – East African Airways Corporation (EAA)", su www.flightglobal.com. URL consultato il 29 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 2 novembre 2013).
- ↑ (EN) The Demise of an African Airline - And an Idea, in The Washington Post, 1º febbraio 1977. URL consultato il 29 gennaio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Ben R. Guttery, Encyclopedia of African airlines, McFarland, 1998, ISBN 978-0-7864-0495-7.
- 1 2 3 4 5 6 7 (EN) admin, East African Airways: A Theatre of self -The Rise and Fall of a Transnational Airline, su Airspace Africa, 10 agosto 2021. URL consultato il 29 gennaio 2026.
- ↑ "The African Market", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2014).
- ↑ Queen of the Jet Age, su Royal Aeronautical Society. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- ↑ "Long-haul economics", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ↑ "Brevities", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ↑ "E.A.A.C.'s London service", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2014).
- ↑ "Air Transport in the Commonwealth – East Africa", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2019).
- ↑ "Brevities", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2018).
- ↑ "Brevities", su flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- ↑ "Brevities", su flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- ↑ "Civil aviation – Comet 4s for E.A.A.C.", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2016).
- ↑ "World airline survey – Seychelles-Kilimanjaro Air Transport Ltd", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2016).
- ↑ "Sensor", su www.flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2019).
- ↑ "World airline directory – Simbair Ltd", su flightglobal.com. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- ↑ "Friendships for EAAC and DTA", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2018).
- ↑ "EAAC Friendship Repeat-order", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2018).
- ↑ "EAA VC10 Contract Signed", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ↑ "Last VC10 Order?", su flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- 1 2 John Roach e A. B. Eastwood, Turbo prop airliner production list, 3ª ed., Aviation Hobby Shop, 1998, ISBN 978-0-907178-69-9.
- 1 2 "World airline directory – East African Airways Corporation (EAA)", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 4 gennaio 2014).
- 1 2 "Aer Lingus sells management", su flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- 1 2 "East African Airways debts total $120 million", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2019).
- ↑ "EAA still grounded", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2018).
- ↑ "East African Airways survives", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2018).
- 1 2 "East African Airways Corporation (EAA)", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ↑ "East African suspends flights", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2018).
- ↑ "Air transport", su www.flightglobal.com. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ↑ (EN) East African Airways (EAA) Fleet Details and History, su Planespotters.net, 21 gennaio 2026. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ "SubFleets for: East African Airways", su www.aerotransport.org. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ "Accident record for East African Airways", su aviation-safety.net. URL consultato il 31 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2024).
- ↑ Harro Ranter, Accident description for VP-KKH, su aviation-safety.net. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Harro Ranter, Accident description for VP-KNY, su aviation-safety.net. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Harro Ranter, Accident description for VP-KJT, su aviation-safety.net. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Harro Ranter, Accident description for 5X-UVA, su aviation-safety.net. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ (EN) ‘As a child I saw the plane crash that killed my sisters', in BBC News, 31 ottobre 2021. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Harro Ranter, Accident description for 5H-AAK, su asn.flightsafety.org. URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Harro Ranter, Accident description for 5Y-AAF, su asn.flightsafety.org. URL consultato il 31 gennaio 2026.
Voci correlate
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