Duomo di Vercelli

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Cattedrale Metropolitana di Sant'Eusebio
DuomoVercelli.jpg
La facciata della cattedrale sulla Piazza Sant'Eusebio
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Vercelli-Stemma.png Vercelli
Religione Cattolica
Titolare Sant'Eusebio di Vercelli
Diocesi Arcidiocesi di Vercelli
Inizio costruzione IV secolo
Completamento XVIII secolo

Coordinate: 45°19′49″N 8°25′22″E / 45.330278°N 8.422778°E45.330278; 8.422778

La cattedrale metropolitana di Sant'Eusebio è la principale chiesa di Vercelli e sede dell'arcidiocesi omonima. Sorta nei pressi della sepoltura di Sant'Eusebio di Vercelli, primo vescovo e patrono del Piemonte, annovera diverse importanti opere d'arte tra le quali spiccano il monumentale crocifisso ottoniano. Al suo interno sono sepolti diversi membri di Casa Savoia.[1] Ha la dignità di basilica minore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo che oggi vediamo non è l'antico e sicuramente più suggestivo tempio eusebiano, ma una costruzione la cui nascita e sviluppo avvenne in tempi più vicini a noi. Nel luogo dove sorgeva un'area necropolare romana, a nord della città, vicino al fiume Cervo, fu sepolto San Teonesto, che la tradizione vuole essere il primo martire cristiano vercellese. Accanto alla sua sepoltura, come era usanza dell'epoca, volle farsi seppellire sant'Eusebio(+371). Per onorare la memoria del grande santo, evangelizzatore delle terre subalpine, sorse ben presto una basilica paleocristiana, mentre la prima cattedrale della città, Santa Maria Maggiore, era situata in un'area più centrale. Tra il V e il VI secolo fu riedificata una basilica paleocristiana che giunse integra fino alla fine del 1570 quando se ne iniziò la demolizione. Unico superstite della antica basilica è il possente campanile eretto nel XII secolo che domina e tutela la meno vetusta composizione architettonica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel XII secolo, epoca a cui risale l'attuale campanile, la cattedrale aveva cinque navate divise da colonne con transetto, ed era preceduta da un ampio portico; l'abside era decorata a mosaico, e nel presbiterio era collocato l'ambone scolpito da Benedetto Antelami.

Nella seconda metà del XVI secolo il valsoldese Pellegrino Tibaldi, su committenza del vescovo locale, ristrutturò l'edificio, distruggendo ciò che rimaneva della chiesa medievale, ossia il coro ed il presbiterio; anche l'impianto basilicale fu ridefinito con l'edificazione di cappelle laterali, e di nuove navate, terminate solo nel XVIII secolo, secolo in cui furono costruiti anche l'atrio e l'attuale facciata. Nel coro si trovano quattro bassorilievi in stucco Storie di s. Eusebio dello scultore Giovanni Battista Bernero.

In una cappella della navata destra della cattedrale (cappella del beato Amedeo) sono sepolti alcuni illustri esponenti di Casa Savoia: il duca Amedeo IX che fu anche beato, Carlo I, Carlo II, la duchessa Jolanda e Vittorio Amedeo I.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Beatrice Bolandrini, Artisti della "val di Lugano" a Torino. Un primo repertorio dei ticinesi nell'Ottocento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

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