Duomo di Livorno

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Cattedrale di San Francesco
Duomo Livorno.JPG
L'esterno
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàLivorno-Stemma.png Livorno
ReligioneCristiana Cattolica di rito romano
Diocesi Livorno
Consacrazione1953 (dopo la ricostruzione)
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzionefine del XVI secolo
CompletamentoXVIII secolo (ricostruita dopo la seconda guerra mondiale)

Coordinate: 43°33′01.1″N 10°18′33.97″E / 43.550305°N 10.309435°E43.550305; 10.309435

La cattedrale di San Francesco è il principale luogo di culto cattolico di Livorno, chiesa madre della diocesi omonima.

Si trova in piazza Grande, al centro della città pentagonale voluta dai Medici nel XVI secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antica stampa con piazza Grande e il Duomo

Nel progetto della nuova città di Livorno elaborato da Bernardo Buontalenti prevalevano le opere a carattere militare e quelle legate al potenziamento delle strutture portuali, ma sul finire del Cinquecento ebbero inizio anche i lavori per dotare Livorno di una grande piazza d'armi e di una "nuova chiesa" a chiusura di uno dei lati della piazza.

Sulla base del disegno buontalentiano fu dato inizio ai lavori, ma il progetto subì presto modifiche. Fra la fine del XVI secolo e i primi anni del successivo, i lavori di costruzione dell'edificio continuarono sotto la direzione di Alessandro Pieroni e Antonio Cantagallina e nel primo decennio del XVII secolo la chiesa fu consacrata e intitolata a Santa Maria, San Francesco e Santa Giulia.

Nel 1629, su richiesta del granduca Ferdinando II, il papa Urbano VII le conferì il titolo di Insigne Collegiata ed il suo pievano veniva sostituito da un Proposto avente funzioni di vicario dell'Arcivescovo di Pisa e di Primo Dignitario ecclesiastico della città.[1]

Nel Settecento la chiesa fu ampliata con l'aggiunta di due cappelle laterali, che mutarono la pianta rettangolare in una a croce latina. Nel 1806 divenne "Cattedrale".[2] Successivamente, nel 1817, su progetto di Gaspero Pampaloni, fu aggiunto il campanile a pianta quadrata in sostituzione di quello a vela seicentesco.

In seguito ai bombardamenti aerei del 1943-1944 il Duomo fu distrutto e si salvò solamente il muro perimetrale di destra e la Cappella del Battistero. La piazza, con la realizzazione di Palazzo Grande e altri edifici di contorno, ha mantenuto ben poco dell'assetto originario, mentre la chiesa è stata ricostruita a spese dello Stato, riproponendo, seppur in modo semplificato e approssimativo, le strutture originarie e le componenti di arredo. Tra le modifiche si ricorda il ridisegno dell'esedra posta alle spalle dell'abside e l'aggiunta di portici sui due bracci del transetto. Il Duomo fu solennemente consacrato il 20 dicembre 1953 dal vescovo Giovanni Piccioni.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il retro del Duomo

La facciata, interamente ricostruita, presenta un portico con arcate a tutto sesto, che alcune guide storiche, per la sua grazia, attribuiscono a Inigo Jones, il padre dell'architettura rinascimentale inglese.[4] Nel dopoguerra furono aggiunti altri due portici più piccoli davanti ai prospetti del transetto, mentre la zona abisidale, già modificata nei primi decenni del Novecento con l'aggiunta di una fontana, fu completamente trasformata con la costruzione di una grande esedra affiancata dal ricostruito campanile, alto circa 50 metri.

Interno
Il Duomo all'inizio del Novecento

L'interno è a croce latina, per la presenza delle suddette cappelle laterali: a sinistra quella del Santissimo Sacramento, iniziata nel 1716 su progetto di Giovanni del Fantasia e affrescata da Giuseppe Maria Terreni, con altare attribuito alla bottega di Giovanni Baratta;[5] a destra quella della Concezione di Maria, del 1727, poi decorata con pitture di Luigi Ademollo, da cui si accede al battistero. Gli affreschi di entrambe le cappelle andarono perduti durante l'ultima guerra mondiale.

La navata era originariamente coperta da un preziosissimo soffitto ligneo intagliato e dorato eseguito fra il 1610 e il 1614; in esso erano inseriti sette dipinti, salvati dai bombardamenti e ricollocati in una struttura fortemente semplificata, ma che ripropone la ripartizione dello spazio dell'opera originaria. Tra il 1619 e il 1623, Jacopo Ligozzi, Domenico Cresti detto il Passignano, e Jacopo Chimenti detto l'Empoli realizzarono tre grandi dipinti raffiguranti San Francesco che riceve il Bambino dalla Vergine, l’Assunzione della Madonna, l'Apoteosi di Santa Giulia. Ai loro aiuti fu affidata l'esecuzione delle quattro tele minori superstiti.[6]

All'ingresso della chiesa fu collocato il monumento funebre a Marco Alessandro del Borro, governatore di Livorno, opera settecentesca di Giovan Battista Foggini, gravemente danneggiata dai bombardamenti. Poco oltre, lungo la parete destra, si trova il monumento sepolcrale di Carlo Ginori, che fu governatore di Livorno intorno alla metà del XVIII secolo.

In occasione degli eventi legati al bicentenario della diocesi labronica (2006), è recente la collocazione in Cattedrale del Cristo coronato di spine del Beato Angelico (Cappella del Santissimo Sacramento) e l'installazione di una porta monumentale in facciata, opera di Antonio Vinciguerra, in cui sono raffigurati gli episodi più significativi nella storia di Livorno e della sua Chiesa.[7] Nel corso del 2008, a seguito del manifestarsi di episodi di degrado, sono state innalzate delle cancellate intorno ai porticati laterali del Duomo.

Nella cattedrale, si trova l'organo a canne Mascioni opus 804, costruito nel 1961. Lo strumento, a trasmissione elettrica, si articola in 44 registri ed è disposto in tre corpi distinti: sulle due antiche cantorie, ai lati dell'abside, e in quest'ultima, dietro l'altare maggiore. La consolle, ha tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

Cronotassi dei Proposti della Collegiata[modifica | modifica wikitesto]

Altare del Santissimo Sacramento, attribuito alla bottega del Baratta

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903, p. 167.
  2. ^ G. Piombanti, cit., p. 169.
  3. ^ Stamani la cattedrale sarà aperta ai fedeli, in "Il Tirreno" del 21 dicembre 1953.
  4. ^ P. Volpi, Guida del forestiero per la città e contorni di Livorno, Livorno 1846, p. 92.
  5. ^ Per la realizzazione dell'altare sono stati ipotizzati i nomi di Isidoro e Giovanni Giacomo Baratta, due cugini del più celebre Giovanni. Cfr. F. Freddolini, I monumenti dei governatori e la cappella del Santissimo Sacramento, in M.T. Lazzarini, F. Paliaga (a cura di), Duomo di Livorno. Arte e devozione, Ospedaletto (Pisa) 2007, p. 58.
  6. ^ V. Campedrer, F. Paliaga, cit., pp. 20-23.
  7. ^ Il Tirreno, Antonio Vinciguerra, su iltirreno.gelocal.it. URL consultato il 15 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • V. Campedrer, F. Paliaga, Il Duomo di Livorno, Livorno 2006.
  • S. Ceccarini, Il Duomo di Livorno: storia e architettura, in "Il Pentagono", n. 12, dicembre 2008, pp. 6–8.
  • A. d'Aniello, Livorno, la Val di Cornia e l'Arcipelago, collana I Luoghi della Fede, Calenzano, 2000.
  • M.T. Lazzarini, F. Paliaga, Duomo di Livorno. Arte e devozione, Ospedaletto (Pisa) 2007.
  • G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903.
  • P. Volpi, Guida del forestiero per la città e contorni di Livorno, Livorno 1846.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]