Duomo di Faenza

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Cattedrale di San Pietro Apostolo
Cattedrale di San Pietro Apostolo.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
LocalitàFaenza
Coordinate44°17′09.02″N 11°53′04.09″E / 44.28584°N 11.88447°E44.28584; 11.88447
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Pietro
Diocesi Faenza-Modigliana
Consacrazione1581
ArchitettoGiuliano da Maiano
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzione1474
Completamento1515

La cattedrale di San Pietro apostolo è il principale luogo di culto cattolico della città di Faenza, in Emilia-Romagna, chiesa madre della diocesi di Faenza-Modigliana. Ha la dignità di basilica minore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Espressione dell'architettura rinascimentale in Romagna, è d'influenza toscana. La sua costruzione, su progetto di Giuliano da Maiano, fu iniziata nel 1474, e non si concluse prima del 1515, rimanendo tuttavia incompiuta la facciata; la consacrazione al culto di San Pietro apostolo avvenne nel 1581.

Nell'ottobre del 1948 papa Pio XII elevò la cattedrale alla dignità di basilica minore.[1]

È la terza delle cattedrali di Faenza dall'origine della Diocesi. La prima fu Santa Maria foris portam, cattedrale fino al 743. La seconda, di cui non si conosce il periodo di edificazione, sorse nel luogo ove si trova l'attuale, aveva la facciata volta a levante ed era divisa in tre navate[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno della cattedrale è caratterizzato dalla facciata, preceduta da un'ampia scalinata. A salienti, il suo paramento murario, incompiuto, rimane con la tessitura con mattoni sporgenti della muratura a vista. Nella parte inferiore della facciata, in corrispondenza delle tre navate interne, si aprono i tre portali con archi a tutto sesto, mentre in corrispondenza delle cappelle laterali due monofore; nella parte superiore, invece, vi sono due oculi in corrispondenza delle navate laterali e due alte monofore ed un rosone in corrispondenza della navata centrale. La facciata termina con un semplice frontone triangolare sormontato da una croce in ferro battuto.

Sopra il braccio destro del transetto, vi è il campanile. Questo è della tipologia a vela ed ospita tre campane, ciascuna all'interno di un proprio fornice.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno
Particolare dell'arca di sant'Emiliano. Foto di Paolo Monti, 1979.

L'interno della cattedrale presenta una pianta a croce latina con tre navate separate da archi a tutto sesto poggianti su pilastri ionici alternati a colonne composite; le navate sono affiancate da otto cappelle per lato. La profonda abside termina con un catino dalla forma di una conchiglia ed è illuminata da cinque alte monofore. Alle spalle dell'altare maggiore, in marmi policromi, vi è il coro ligneo, del 1513.

La cattedrale custodisce opere d'arte del periodo rinascimentale, soprattutto sculture, tra cui:

Altare della Beata Vergine delle Grazie

Patrona di Faenza e della diocesi, la sua venerazione ebbe origine nel 1412 quando, durante la peste, sarebbe apparsa a una donna locale di nome Giovanna, assicurandole che le preghiere dei faentini erano state esaudite e preannunciando la fine dell'epidemia, come effettivamente avvenne[6].

Al centro dell'altare è l'affresco della Madonna delle Grazie, in origine posto nella chiesa dei domenicani, a cura dell'omonima confraternita, nel 1725/26. Ritagliata dal muro, l'immagine fu trasferita nel 1760 in Cattedrale, dapprima collocata per cinque anni sull'altare maggiore, poi trasferita, il 12 maggio 1765, nella cappella già dedicata ai Santi Pietro e Paolo[7]. L'altare fu incorporato in un precedente altare marmoreo, opera forse dello scultore Tommaso Ruer.

La struttura è riconoscibile nella parte centrale con l'immagine della Madonna circondata da una gloria di serafini tra due colonne in marmo rosso di Francia, che sostengono un architrave con due angioletti. Vi sono poi altre due colonne in marmo bianco e nero di Carrara che reggono il timpano spezzato, sul quale siedono due angioletti con la terna di frecce infrante, simbolo della confraternita; al centro del fastigio, un ovale racchiude un medaglione con un bassorilievo raffigurante l'apparizione della Vergine.

L'autore è Girolamo Domenico Bertos del fu Bernardino, artefice e scultore di marmi, veneziano, ma residente a Ravenna. La Cronaca di Carlo Zanelli (Manoscritto 48, IB, Biblioteca Comunale di Faenza), che alla data 4 luglio 1727, annota (p. 208): "Si levò la Beata Vergine delle Grazie dal muro e fu tavolata[8] in un telaio di quercia e li fabbricarono un nuovo altare, quale finito vi misero la suddetta Immagine due piedi più alta che non stava nel vecchio. L'artefice del detto Altare fu il Signor Girolamo Bertos e li furono dati scudi quattrocento e dieci per l'erezione e marmi di detto altare".

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo a canne Mascioni opus 809 fu costruito nel 1962. Lo strumento è a trasmissione elettrica e la sua consolle ha tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

I registri principali dell'organo si trovano sulle due cantorie ai lati del presbiterio; la cassa espressiva e la consolle sono al centro del coro ligneo nell'abside, nascosti dall'altare maggiore.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ La Beata Vergine delle Grazie nella storia, su historiafaentina.it. URL consultato il 25 aprile 2020.
  3. ^ Cappella del SS. Crocifisso.
  4. ^ San Terenzio di Imola, su santiebeati.it. URL consultato il 4 maggio 2017.
  5. ^ Nel 1448 Astorgio II Manfredi assunse la Signoria di Faenza, con i relativi possedimenti, tra cui Fusignano. Pochi anni dopo fece prelevare quelle che, secondo la tradizione, erano le spoglie di San Savino e le fece traslare nella cattedrale. Nel 1471 furono deposte nell'arca. La prima ricognizione dei resti in essa conservati fu compiuta dal vescovo Erminio Valenti (1605-1618). Al suo interno furono ritrovati un cranio, ossa e ceneri e un manoscritto contenente la vita del santo. Le reliquie furono riposte in una nuova cappella. Alla fine del XVIII secolo si persero le tracce delle reliquie del santo.
  6. ^ Cammilleri, p. 225.
  7. ^ Cappella della Beata Vergine delle Grazie, su faenza.amacitta.it. URL consultato il 23 maggio 2021.
  8. ^ tavolare=rivestire di tavole (vocabolario Treccani) (per consentire la rimozione e lo spostamento dell'affresco).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bellezza fede e cultura, Itinerari nella diocesi Faenza-Modigliana, a cura dell'Ufficio diocesano per l'arte sacra e i beni culturali, Tipografia faentina, Faenza, senza data.
  • Il Duomo di Faenza, Tipografia faentina, Faenza, senza data.
  • La Madonna delle Grazie di Faenza, Notizie storiche, a cura della Arciconfraternita della Beata Vergine delle Grazie, Tipografia faentina, Faenza, 2000.
  • Rino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria, calendario delle apparizioni, Milano, Ares, 2020, ISBN 978-88-815-59-367.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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