Ducario

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Joseph-Noël Sylvestre, Il gallo Ducario decapita il generale romano Flaminio nella battaglia del Trasimeno (Museo di Béziers)

Ducario (Milano, III secolo a.C. – ...) è stato un militare gallico della tribù celta degli Insubri.

Non si sa niente della sua vita, tranne che quando Annibale varcò le Alpi gli Insubri si ribellarono: durante la battaglia del Trasimeno del 24 giugno 217 a.C. essi combatterono al fianco dei Cartaginesi e dei loro alleati contro Roma. In questa battaglia Ducario uccise lo scudiero del console e poi lo stesso Gaio Flaminio Nepote.[1]

L'evento è così raccontato da Tito Livio nella Storia di Roma dalla sua fondazione:

(LA)

« Tres ferme horas pugnatum est, et ubique atrociter: circa consulem tamen acrior infestiorque pugna est. Eum et robora virorum sequebantur, et ipse, quacumque in parte premi ac laborare senserat suos, impigre ferebat opem; insigmemque armis et hostes summa vi consulem petebant, et tuebantur cives: donec Insuber eques, cui Ducario nomen erat, facie quoque noscitans, «Consulem hic est», inquit militibus suis, «qui legiones nostras cecidit, agrosque et urbem depopulatus est! Iam ego hanc victimam peremptorum fœde civium dabo!» subditisque calcaribus equo, per confertissimam hostium turbam impetum fecit: obtrumcatoque prius armigero, qui se infesto venienti obviam obiecerat, consulem lancea transfixit: spoliare cupientem triarii obiectisscutis arcuere. Magnae partis fuga inde primum cœpit (...) »

(IT)

« Si combattè per circa tre ore e ovunque atrocemente: peraltro, fu attorno al console che la lotta si fece più cruenta e feroce. Era seguito dai soldati più forti, e lui stesso, ovunque percepisse che i suoi fossero in difficoltà contro il nemico, li andava ad aiutare senza sosta. Dal momento che la sua bella armatura lo distingueva dagli altri soldati, i nemici si lanciavano contro di lui con più violenza e i suoi soldati lottavano di più per difenderlo, fino al momento in cui un cavaliere insubrio, il cui nome era Ducario, riconoscendo il console anche per i suoi lineamenti: «Ecco», disse ai suoi soldati, «l'uomo che ha fatto a pezzi le nostre legioni e ha devastato i nostri campi e la nostra città. Ora, io lo offrirò come vittima alle mani dei nostri cittadini»; poi, cacciati gli sproni nel ventre del cavallo, si gettò impetuosamente in mezzo alla foltissima schiera dei nemici: decapitato prima lo scudiero, che si era lanciato incontro a lui che avanzava minaccioso, trafisse il console con la lancia: i trarii gli impedirono con gli scudi la volontà di spogliarlo. In conseguenza di ciò, iniziò la fuga della maggior parte dei soldati (...) »

(Tito Livio, Storia di Roma, XXI.63[2])

La morte del console Flaminio viene raccontata anche da Polibio, ma in maniera più generica:

(GRC)

« Εν ω καιρω και τον Φλαμινιον αυτον, δυσχρηστουμενον και περικακουντα τοις ολοις, προσπεσοντες τινες των Κελτων απεκτειναν. »

(IT)

« Nello stesso tempo, lo stesso Flaminio, incerto sul da farsi e costernato per l'accaduto, fu assalito e ucciso da alcuni Celti. »

(Polibio, Storie, III, 83)

Alcuni storici ipotizzano che Ducario fosse un nobile cavaliere di Milano (capitale dell'Insubria)[3][4][1], mentre altri ritengono che "i nostri campi e la nostra città" citate da Tito Livio si riferiscano alla città celta di Alauda (attuale Lodi).[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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