Donne nelle guerre dell'antichità

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L'Amazzonomachia, tema iconografico della guerra tra i Greci e le Amazzoni. Rilievo di un sarcofago datato al 180 a.C. circa e rinvenuto a Salonicco nel 1836; ora conservato al museo del Louvre nel "Dipartimento delle Antichità greche".

Il ruolo delle donne nelle guerre dell'antichità si è parzialmente differenziato a seconda delle culture prese in esame. In generale la guerra e l'arte bellica, nel corso della storia scritta, è stata ritratta nei tempi moderni come una questione riguardante in forma quasi esclusiva gli uomini; è più veritiero invece affermare che anche le donne vi hanno molto spesso preso parte, pur in modi diversi. Fino a pochissimo tempo fa, assai rare sono state le menzioni di questa partecipazione ad essere incluse nella storia delle nazioni e dei popoli antichi a parte il caso riguardante le leggendarie Amazzoni.

Molte tra le divinità femminili, le cui origini sono anteriori ai primi documenti storici e ben presenti nella maggior parte delle culture primitive, sono anche deità guerriere; la Dea veniva spesso raffigurata come personificazione, oltre che dell'amore, proprio della guerra, il che parrebbe segnalare la presenza pervasiva delle donne in tali attività.

Tutto questo si sarebbe espresso prima del profondo cambiamento avvenuto in un gran numero di culture umane a seguito dell'adozione dell'agricoltura come sistema di sostentamento tipico; il cosiddetto periodo protostorico denominato Matriarcato, epoca in cui le divinità femminili sembrano aver avuto il "dominio del mondo". Ma innumerevoli esempi di donna guerriera si sono avuti anche all'interno delle prime civiltà storiche dell'antichità, quando la guerra divenne un'attività protratta nel tempo ed eseguita con grandi spiegamenti di forze chiamati "eserciti".

L'influenza prodotta delle donne, il loro ruolo - molte volte di primissimo piano e rilevanza - avuto nei governi dei paesi, sia come regine sia come consorti e/o madri degli uomini al potere, sono stati conservati in numerose società così fortemente, che neppure gi strati successivi di miti e leggende di tipo "patriarcale" sono stati in grado di oscurare completamente.

Di seguito viene riportato un elenco esaustivo di donne di spicco le quali hanno partecipato ad una o più guerre, dall'inizio frammentario del periodo storico documentato (XVII secolo a.C. nell'antico Egitto) fino a circa il 500. La ricerca dell'archeologia continua intanto a fornire sempre maggiori dettagli e regolari indizi al riguardo.

Cronologia delle donne presenti nelle guerre dell'antichità in tutto il mondo[modifica | modifica wikitesto]

XVII secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • Ahhotep I: in una stele rinvenuta a Karnak è accreditata per aver guidato e unificato militarmente l'antico Egitto, assemblato il suo esercito e fatto sorvegliare in armi le sue frontiere, facendo ritornare in patria gli esuli precedentemente fuggiti e facendo imprigionare i disertori, aver pacificato con la forza il territorio all'estremo Sud del paese sottomettendo coloro che avevano avuto l'ardire di sfidarla[1].
  • Ahhotep II: è stata sepolta con un pugnale e un'ascia, oltre a tre pendenti d'oro i quali venivano solitamente consegnati come ricompensa al valor militare. Tuttavia si è dibattuto sul fatto che siano in realtà appartenuti effettivamente a lei[2].

XV secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

XIII secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

In tale occasione di sarebbe anche verificato uno dei primissimi presunti casi di crossdressing, quello riguardante Epipola, travestitasi da maschio per poter andar a combattere direttamente sul campo di battaglia contro gli uomini avversari[6][7].

XI secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

X secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

IX secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

VIII secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • 732 a.C. circa: anno approssimativo del regno di Samsi, una regina di stirpe araba che potrebbe essere succeduta a Zabibe (sovrana dei Qedariti)[28], prima vassalle del re assiro Tiglatpileser III e poi ribellatesi al suo dominio[29][30][31].

VII secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • 660 a.C.: La principessa cinese Xu Mu, la prima donna registrata come poetessa nella storia cinese[32], è accreditata per aver salvato lo stato di Wei (stato del Periodo delle primavere e degli autunni) dall'invasione militare.
  • 654 a.C.: la città di Lampsaco viene fondata dai coloni greci in Misia[33]. In accordo con la versione datane dalla leggenda, secondo la storia scritta secoli dopo una donna di Bitinia di nome Lampsace sarebbe accorsa ad informare i Greci di un complotto ordito contro di loro dalla propri tribù di appartenenza, permettendo loro in tal modo di conquistare la zona dove sarebbe stata fondata la nuova polis, chiamata in onore della giovane con il suo nome. In seguito venne anche divinizzata e adorata come una vera e propria divinità[34][35][36].

VI secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

V secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

IV secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • Si stima che Onomaris, una donna dei Galati descritta nell'anonimo Tractatus de Mulieribus, possa aver vissuto attorno a questo periodo di tempo[69]; avrebbe portato il suo popolo in migrazione verso una nuova terra combattendo e vincendo gli abitanti locali[70].
  • Cynane, sorellastra di Alessandro Magno, accompagnò il padre Filippo II di Macedonia durante una campagna militare e nel corso della quale uccise una delle regine a capo degli Illiri chiamata Caeria dopo un combattimento corpo a corpo e conducendo così alla sconfitta l'esercito avversario[71].
  • IV sec[72]: Timica, filosofa spartana della scuola pitagorica; catturata dai soldati siculi, lei e suo marito furono gli unici sopravvissuti di uno scontro armato svoltosi contro la popolazione indigena del luogo. Venne molto ammirata per la sfida che osò portare agli avversari dopo la cattura: mentre veniva interrogata dal tiranno siciliano, si morse la lingua e la sputò ai piedi dell'avversario[73].
  • Lo statista cinese Shang Yang scrisse il trattato di filosofia del diritto noto come Il Libro del Signore di Shang[74] in cui si raccomandava di dividere i membri di un esercito in tre distinte categorie: uomini forti, donne forti e infine deboli di entrambi i sessi. Egli consigliò anche che gli uomini più forti servissero in qualità di prima linea difensiva, le donne forti fossero invece poste a difesa dei fortini e utilizzate col compito di costruire trappole, infine i deboli e gli anziani di entrambi i sessi fossero assegnate al controllo delle catene di fornitura. Era anche altamente consigliato che quest tre gruppi non si mescolassero mai tra loro, sulla base del fatto che così facendo si sarebbero impediti eventuali danni al morale generale[75].
  • 356 a.C.: Anno in cui si colloca solitamente la fondazione della città di Cosenza in Calabria. Le cronache narrano di una vicenda accaduta poco dopo il consolidamento della Confoederatio Bruttiorum, quando le popolazioni bruzie unite sotto un unico nome, cercarono un posto strategico su cui erigere la propria capitale. Essa venne indicata sul colle Pancrazio, che dominava una grande vallata, ed era separata da essa da due fiumi che si univano proprio alla base del colle, e che lo rendeva un posto fortificato naturalmente. Il colle era però occupato da 600 mercenari africani al soldo di Dionisio, alleato dei Lucani. Fu così che avvenne la cosiddetta "Battaglia della rocca Bretica" che vide i Bruzi comandati e guidati in battaglia da una donna (chiamata appunto Brettia) che conquistò il colle dopo un sanguinoso scontro, e che culminò successivamente con la pace di "donna Brettia" in onore della condottiera Bruzia. Grazie ad essa iniziò inoltre un fiorente periodo per il popolo e la città stessa e che finì con la presa di quest'ultima da parte dei romani nel 270 a.C.
  • 399 a.C.: la regina Mania diviene satrapo di Dardania (Asia minore)[76] alla morte del marito, affrontando le battaglie assisa su un carro o direttamente a cavallo e non venne mai sconfitta[77]. Il retore Polieno (retore) la descrive inoltre come essersi trattato di un ottimo generale.
  • 335 a.C.: Timoclea, dopo aver subito violenza sessuale da uno dei generali traci di Alessandro Magno durante l'attacco portato contro la città di Tebe (Grecia), spinse il proprio stupratore facendolo cadere in un pozzo e uccidendolo. Alessandro rimase talmente impressionato dall'audacia della giovane da ordinare di rilasciarla immediatamente e di non farle subire alcuna punizione per aver osato assassinare uno dei suoi comandanti[78].
  • 333 a.C.: Statira I si decise ad accompagnare il marito Dario III di Persia mentre questi s'accingeva ad andare in guerra. Fu per tal ragione che venne catturata a seguito della battaglia di Isso[79]; anche diversi altri membri femminili della famiglia, tra cui la giovane principessa Drypetis, Statira II e l'anziana mare del re Sisigambis erano presenti nel seguito imperiale e furono pertanto catturate[80].
  • 332 a.C.: la regina del regno di Kush Candace di Meroe riuscì d intimidire Alessandro Magno attraverso la strategia attuata dal suo esercito per affrontarlo, tanto che il re di Macedonia si trovò costretto ad evitare l'intera regione della Nubia e ripiegare subito verso le terre egizie; tutto questo secondo il Romanzo di Alessandro attribuito falsamente a Callistene. Lo Pseudo-Callistene[81] non è oltretutto considerato essere una fonte molto affidabile, ed è sempre possible che l'intero evento raccontato sia un'opera di finzione[82]; resoconti storici assai più attendibili indicano che in realtà Alessandro non ha mai tentato di muoversi personalmente più a sud dell'oasi di Siwa in Egitto orientale[83].
  • 331 a.C.: incendio di Persepoli ad opera delle truppe macedoni, diversi medi dopo la sua conquista. Tradizionalmente l'evento venne compiuto dietro suggerimento di Taide (etera), un etera al seguito di Alessandro Magno; i soldati ubriachi appiccarono allora il fuoco al palazzo imperiale, che poi si estese a tutto l'abitato finendo così per distruggere completamene l'antica capitale persiana[84].
  • 330 a.C.: La nobildonna persiana Youtab combatté contro i Greco-macedoni alla battaglia della porta persiana[85].
  • 320 a.C.: Cleofe ordisce un intrigo con Alessandro Magno, permettendo in tal modo all'esercito macedone che assediava la sua città di conquistarla[86][87].
  • 318 a.C.: Euridice II di Macedonia combatté contro il generale Poliperconte e Olimpiade d'Epiro[88]
  • 314-308 a.C.: Cratesipoli comandò una guarnigione in armi soffocando con estrema durezza la città costiera di Sicione appena ribellatasi[89][90].

III secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • Jingū, leggendaria imperatrice consorte del Giappone, potrebbe aver condotto in prima persona un'invasione della penisola coreana verso l'inizio del III secolo, seppur la storia vena considerata fittizia da un numero ragguardevoli di studiosi[91].
  • Una donna di nome Huang Guigu agì come ufficiale generale sotto il regno di Qin Shi Huang, il sovrano dello stato di Qin (stato); condusse notevoli campagne militari contro le popolazioni stanziate nel nord della Cina[92].
  • A quest'epoca risalgono una gran quantità di tombe con resti femminili in armi rinvenute nei pressi del Mare di Azov[93].
  • Stratonice di Macedonia fomenta tutta una serie di rivolte contro Seleuco II[94][95][96][97].
  • 295 a.C.: Fila (figlia di Antipatro) trovatasi sotto assedio a Salamina in Cipro oppose una strenua resistenza e sprezzo del pericolo. Costretta alfine ad arrendersi, venne trattata da Tolomeo I con tutti gli onori e poi fatta inviare sana e salva insieme con i figli in piena sicurezza in Macedonia.
  • 279: durante le spedizioni celtiche nei Balcani e la conseguente invasione dei territori greci, quando un'ampia forza avversaria riuscì a penetrare fino in Etolia tutte le donne col contributo degli anziani si unirono in sua difesa[98].
  • 272 a.C.: Archidamia, una principessa di Sparta, contribuì a guidare le donne della città alla costruzione di una trincea difensiva, oltre a condurre le operazioni di aiuto e soccorso ai feriti caduti in battaglia durante l'assedio di Pirro[99][100]. Tutte le donne nell'antica Sparta contribuirono fattivamente alla difesa assistite da Chilonide (figlia di Leotichida)[101][102][103].
  • 272 a.C.: Pirro, il re dell'Epiro dal cui nome origina il modo di dire "vittoria di Pirro", secondo la testimonianza di Plutarco morì nel corso di una battaglia urbana svoltasi ad Argo (Grecia), quando una vecchia scagliò una tegola nella sua direzione finendo con lo stordirlo e consentendo in tal maniera ad un soldato argivo di ucciderlo[104].
  • 271 a.C.: un gruppo di giovani donne appartenenti al popolo dei Goti furono catturate dai Romani mentre combattevano vestite da maschi a fianco dei loro coetanei; sfilarono così per Roma indossando un distintivo che le identificava come "Amazzoni"[105].
  • 217 a.C.: Arsinoe III accompagnò Tolomeo IV alla battaglia di Rafah svoltasi il 22 giugno di quell'anno. Nel momento in cui lo scontro cominciò a volgere al peggio per l'esercito egizio, comparve innanzi alle truppe esortandole a combattere per la difesa e salvaguardia dell proprie famiglie, promettendo inoltre a ciascuno di loro un bottino supplementare di due mine d'oro se ce l'avessero fatta ad avere la meglio; cosa che poi mantenne[106].
  • 216 a.C.: Paulina Busa di Canosa di Puglia fu una giovane donna la cui memoria venne tramandata per aver portato soccorso ai soldati romani feriti e affamati in fuga dalle orde di Annibale dopo la battaglia di Canne avvenuta il 2 agosto di quell'anno[107][108][109].
  • 203 a.C.: la nobildonna cartaginese Sofonisba preferì il suicidio piuttosto che essere consegnata ai Romani in qualità di prigioniera di guerra[110].

II secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • La regina Stratonice (moglie di Antigono) convinse l'ufficiale macedone Docimio di abbandonare la sua roccaforte e dichiarare la resa, facendolo così prigioniero[111].
  • Il Libro di Giuditta, scritto con tutta probabilità attorno a quest'epoca[112], descrive l'impavida Giuditta assassinare il generale assiro nemico Oloferne[113]; purtuttavia quest'avvenimento è considerato dalla maggior parte degli storici essere fittizio, a causa degli innumerevoli anacronismi temporali presenti all'interno del testo[114].
  • Fine del II secolo a.C.[115]: Amage, regina dei Sarmati, attaccò in forze un principe degli Sciti che stava compiendo incursioni all'interno dei suoi protettorati; guidò per la Scizia un battaglione di 120 guerrieri al suo inseguimento, riuscendo infine a sterminarne l'intero seguito. Salvò la vita solamente al figlio del principe avversario, permettendogli di vivere a condizione che divenisse un suo suddito fedele prono ai suoi ordini[116].
  • 186 a.C.: Chiomara, una nobildonna del popolo dei Galli, venne catturata a seguito di uno scontro avvenuto contro i Romani. Dopo aver subito una violenza sessuale da parte di un centurione, riuscì con l'aiuto delle proprie compagne ad ucciderlo; fattolo sottoporre a decapitazione dopo morto, ne fece infine consegnare la testa alla moglie[117].
  • Rodoguna, principessa dell'impero partico e figlia di Mitridate I di Partia venne informata di un tentativo di ribellione durante la preparazione del proprio bagno; ella allora promise di non lavarsi più i capelli fino a quando la rivolta non fosse stata completamente domata. Condusse così una lunga e feroce guerriglia col proposito di sopprimere i ribelli e alla fine riportò la vittoria senza dover rompere il voto fatto[118].
  • 138 a.C.: testimonianze concernenti le donne della Lusitania affermano che le donne erano solite scontrarsi e perire in battaglia a fianco dei loro uomini con un tale coraggio che imponeva loro d'impedirsi di piangere anche di fronte alle peggiori carneficine. Anche le donne della tribù dei Celti di Gallia denominata Bracari erano abituate a portare le armi proprio come gli uomini e durante i combattimenti non emettevano mai un grido di paura né mostravano la schiena per fuggire[119].
  • 131 a.C.: Cleopatra II guidò una ribellione contro il fratello-marito Tolomeo VIII e costringendo Cleopatra III - figlia di lei nonché nuova sposa di Tolomeo - a mettersi in salvo fuori dall'Egitto[120].
  • 102 a.C.: nel corso della battaglia di Aquae Sextiae che vide contrapposti i Romani e la tribù degli Ambroni appartenente al popolo dei Teutoni, Plutarco descrive che la lotta si rivelò non meno feroce contro le donne che contro gli uomini, accanendosi contro i nemici armate di spade e asce emettendo orribili grida[121].
  • 102-101 a.C.[122]: campagna di guerra del generale Gaio Mario contro i Cimbri; vide quindi che le donne accompagnavano i loro uomini in guerra, creando un'intera linea di battaglia composta dai propri carri e armate con pali, lance[123], bastoni, pietre e spade[124]. Quando videro che la sconfitta era oramai imminente, le donne dei cimbri preferirono uccidere con le proprie mai i figli e subito dopo suicidarsi piuttosto che arrendersi[125].

I secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

I secolo d.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • I secolo[131]: Valerio Massimo descrive Ippona, una donna greca, come esempio di castità in guerra; ella infatti preferì il suicidio piuttosto che esser fatta prigioniera dai nemici[132].
  • In una tomba scoperta nel 2004 una donna era stata sepolta con una spada, nei pressi di Tabriz[133].
  • Cartimandua, regina del popolo dei Briganti (popolo), fu alleata con l'impero romano contro le altre popolazioni britanniche[134].
  • Lo storico Tacito scrisse che Triaria, moglie di Lucio Vitellio il Giovane, venne posta in stato accusa quando armata di spada si comportò con arroganza e crudeltà mentre si trovava a Terracina[135][136].
  • Vi sono diversi riferimenti storici romani nei riguardi di gladiatori femminili presenti in quest'arco di tempo[137].
  • I-V secolo circa: nel sito archeologico dell'età del ferro denominato "Phum Snay" nell'attuale Cambogia sono state rinvenute nel 2007 le tombe di quattro donne sepolte con spade di metallo[138].
  • 9: la principessa germanica Thusnelda fuggì con il comandante Arminio, instillandogli l'idea d'iniziare un'insurrezione contro il padre, dopo che quest'ultimo lo accusò di avergli rapito la figlia[139].
  • 14-18: La contadina cinese Lu Mu condusse una ribellione contro l'alto funzionario della dinastia Han Wang Mang nonché futuro unico imperatore della dinastia Xin[140].
  • 15: Agrippina maggiore difese un ponte sul Reno[141].
  • 21: scoppiò il dibattito sulla questione se fosse il caso o meno che le matrone mogli dei governatori romani dovessero accompagnare i propri mariti nelle province assegnate. L'anziano senatore Cecina Severo, citato da Tacito, si schierò contro l'ipotesi, perché nel qual caso avrebbe dovuto sfilare tra i soldati, presiedere agli esercizi della coorte e alle manovre della legione romana[142].
  • 40: Le sorelle Trung riunirono il popolo dei vietnamiti in una rivolta generalizzata contro la dominazione dei cinesi; al loro fianco si schierò e combatté anche la nobildonna Phung Thị Chinh.
  • 60-61: Budicca, la regina degli Iceni - una delle tante tribù dei Celti in Britannia - guidò una rivolta di massa contro le forze di occupazione romane. Svetonio giunse ad affermare che il suo esercito era composto da più donne che uomini.
  • 69-70: Velleda, sacerdotessa e profetessa dei Germani Bructeri, ebbe una grande influenza nel corso della rivolta batava; venne difatti riconosciuta quale leader strategica e quasi come una vera e propria divinità vivente.

II secolo[modifica | modifica wikitesto]

III secolo[modifica | modifica wikitesto]

  • La regina Zenobia di Palmira conduce il proprio esercito in battaglia affrontando le forze dell'impero romano.
  • 248: "Triệu Thị Trinh" guida una ribellione anti-cinese in Vietnam contro il regno Wu. A lei vengono attribuite anche queste frasi: "Mi piacerebbe guidare tempeste, uccidere gli squali in mare aperto, scacciare gli aggressori, riconquistare il paese, annullare i vincoli di servitù della gleba, e non piegare la schiena per essere la concubina di qualunque uomo"[143][144].
  • Due donne guerriere provenienti dal bacino del Danubio, descritte nella loro qualità di Amazzoni, servirono in un'unità militare romana e furono sepolte in Britannia. I roro resti sono stati scoperti nel 2004.

IV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]