Donato Bilancia

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Donato Bilancia
Altri nomiWalter
SoprannomiMostro della Liguria
Serial Killer dei Treni
Serial Killer delle Prostitute
NascitaPotenza, 10 luglio 1951
Vittime accertate17
Periodo omicidi16 ottobre 1997 - 21 aprile 1998 (6 mesi, 5 giorni)
Luoghi colpitiLiguria-Basso Piemonte
Metodi uccisioneSoffocamento
Assalto con arma da fuoco
Altri criminiFurto, rapina, detenzione illegale di arma da fuoco, gioco d'azzardo, tentato omicidio, vilipendio di cadavere
Arresto6 maggio 1998
Provvedimenti13 ergastoli e 16 anni
Periodo detenzione6 maggio 1998

Donato Bilancia, detto Walter (Potenza, 10 luglio 1951), è un criminale e assassino seriale italiano, condannato a 13 ergastoli per aver commesso una serie di 17 omicidi fra il 1997 e il 1998 in Liguria e nel basso Piemonte, in un arco di tempo di 6 mesi. Inoltre deve scontare anche una pena per un tentato omicidio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Potenza[1][2] da Rocco, dipendente pubblico, e Anna Mazzaturo, casalinga, si trasferì con la famiglia prima ad Asti, poi a Capaccio, in provincia di Salerno, e nel 1956 a Genova. Cresciuto con un rapporto difficile con madre, padre e fratello, inizia ben presto a rubare. A 15 anni i primi guai con la giustizia, continuati nel 1974 con un arresto in flagranza di reato per furto e, nel 1976, per rapina; riuscirà poi ad evadere dal carcere. Alla professione di ladro si unisce anche il vizio del gioco d'azzardo e, come egli stesso dichiarerà in seguito ai carabinieri, puntava spesso somme molto elevate, rimanendo tuttavia sempre fedele a dei principi etici, pagando sempre i suoi debiti e non venendo mai meno in tal senso alla sua parola. Nell'ambiente delle bische clandestine era noto con il nome di "Walter". Nel 1987 il suicidio del fratello Michele che, con in braccio il figlio piccolo Davide di 4 anni, si getta sotto un treno presso la stazione di Genova Pegli, lo segnò definitivamente, amplificando dei disturbi mentali già da tempo presenti. Nel 1990 Donato Bilancia è vittima di un incidente stradale e, come 18 anni prima, nel 1972, rimane in coma per alcuni giorni.

I primi delitti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 16 ottobre 1997 Bilancia uccise il biscazziere Giorgio Centanaro nella sua casa, soffocandolo con le mani e con del nastro adesivo. Il delitto venne tuttavia archiviato come morte per cause naturali, in quanto non vi era alcuna traccia che si fosse trattato di un omicidio. Fu Bilancia stesso ad autoaccusarsi poi di tale omicidio, di sua spontanea volontà, raccontando come si svolsero i fatti e sottolineando di averlo fatto in quanto Centanaro l'aveva disonorato e truffato al tavolo da gioco.
  • Il 24 ottobre, per motivi analoghi (riteneva la seconda vittima complice della prima), assassinò nella loro casa il biscazziere Maurizio Parenti e la moglie Carla Scotto, sottraendo 13 milioni e mezzo di lire in contanti e alcuni orologi di valore, di cui poi si liberò.
  • Il 27 ottobre uccise i coniugi Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, titolari di un'oreficeria, introducendosi nella loro casa a scopo di rapina e, il 13 novembre seguente, nella cittadina di confine di Ventimiglia, uccise Luciano Marro, un cambiavalute, a cui sottrasse 45 milioni di lire.
  • Il 25 gennaio 1998 uccise a Genova Giangiorgio Canu, un metronotte, al solo scopo di rivalsa contro le forze dell'ordine.
  • Il 20 marzo successivo rapinò e uccise un altro cambiavalute, nuovamente a Ventimiglia: si tratta di Enzo Gorni. Il cognato della vittima lo vide allontanarsi con una Mercedes nera.

Il serial killer delle prostitute[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 9 marzo 1998 a Varazze sparò a Stela Truya, prostituta albanese con cui s'era appartato.
  • Il 18 marzo a Pietra Ligure freddò con un colpo in testa la prostituta ucraina Ljudmyla Zubskova.
  • Il 24 marzo a Novi Ligure, in Piemonte, nella frazione Barbellotta, si appartò in una villa con la sua Mercedes con la transessuale Lorena, che intuì le sue intenzioni assassine e fuggì. In quel momento sopraggiunsero due metronotte, ai quali Bilancia sparò ferendoli mortalmente, andando poi alla ricerca di Lorena, provocandole una grave ferita all'addome, ma senza ucciderla come credeva. Quindi, con un colpo di grazia alla testa, finì i due metronotte, Massimiliano Gualillo e Candido Randò.
  • Il 29 marzo a Cogoleto assassinò un'altra prostituta, la nigeriana Tessy Adodo. Questo omicidio rappresentò la svolta delle indagini, in quanto lo si ricollegò a quello di Stela Truya e, in seguito, agli altri omicidi delle prostitute, essendosi riconosciuta l'unicità dell'arma utilizzata, mediante gli studi balistici del Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma.

Gli omicidi sui treni e il mostro della Liguria[modifica | modifica wikitesto]

Quando le indagini iniziano a raccogliere elementi, grazie anche alla testimonianza della transessuale Lorena, che ha potuto osservare molti dettagli della Mercedes nera usata da Bilancia e fornirne un preciso identikit, Bilancia cambia improvvisamente il modo di agire e la tipologia delle vittime dei suoi omicidi.

  • Il 12 aprile, sull'Intercity La Spezia-Venezia aprì scassinandola la porta del bagno del vagone e sparò a Elisabetta Zoppetti, uccidendola.
  • Il 14 aprile tornò a uccidere una prostituta, Kristina Valla.
  • Il 18 aprile tornò a colpire su un treno, sulla tratta Genova-Ventimiglia, assassinando Maria Angela Rubino e masturbandosi sul suo cadavere.

Il caso del mostro della Liguria sale al clamore delle cronache, dal momento che, da un ambiente limitato e relativamente isolato come quello della prostituzione, era passato a colpire con assoluta casualità sui treni. La mobilitazione delle forze dell'ordine fu totale in quel momento, con il pedinamento di vari sospettati (poi rivelatisi non coinvolti negli omicidi) e cercando due tipi di automobili che erano coinvolte nel caso (Mercedes-Benz 190 nera e Opel Kadett bianca).

  • Il 21 aprile all'autogrill Conioli Sud sulla Genova-Ventimiglia, nel comune di Arma di Taggia, si compì l'ultimo dei delitti di Bilancia, che rapinò e uccise il benzinaio Giuseppe Mileto perché questi si era rifiutato di fargli credito per un pieno di benzina.

L'arresto[modifica | modifica wikitesto]

La svolta nel caso avvenne quando giunse ai carabinieri una notizia apparentemente insignificante. Un amico di Bilancia, Pino Monello, ignaro dei suoi crimini, si recò in procura accompagnato dal suo avvocato per denunciare una situazione anomala divenuta ormai ingestibile: egli dichiarò di aver venduto un'automobile, una Mercedes-Benz 190 E di colore scuro, senza che fosse stato formalizzato il passaggio di proprietà. A spaventarlo, una serie di multe ricevute per il mancato pagamento del pedaggio autostradale, infrazioni comminate in giorni, luoghi e orari vicini ai delitti che erano avvenuti negli ultimi tempi. Si scoprirà in seguito che Bilancia aveva il vizio di accodarsi con il muso della propria auto a quella che lo precedeva per evitare di pagare il pedaggio; la targa fu quindi ripetutamente fotografata. I Carabinieri andarono a verificare scoprendo una corrispondenza quasi perfetta tra Bilancia e l'identikit creato in base alla descrizione data da Lorena. A quel punto vennero confrontate le tracce degli pneumatici sulle scene di alcuni degli omicidi con quelle della Mercedes, che si rivelarono perfettamente compatibili. La prova definitiva fu il prelievo del DNA di Bilancia da alcuni mozziconi di sigaretta e da una tazzina di caffè, confrontato con quello dell'omicida, rinvenuto sul corpo di Maria Angela Rubino. Donato Bilancia venne così arrestato il 6 maggio 1998 dai Carabinieri all'uscita dell'ospedale San Martino di Genova, senza che opponesse resistenza; dopo pochi giorni, rese confessione spontanea di tutti gli omicidi, attribuendosi anche il primo, quello di Giorgio Centanaro, che era stato archiviato come morte naturale.

La condanna[modifica | modifica wikitesto]

Bilancia venne condannato a 13 ergastoli per i 17 omicidi e a 16 anni di reclusione per il tentato omicidio di Lorena Castro, con sentenza del 12 aprile 2000 del tribunale di Genova, confermata poi in Corte d'appello e in Corte di Cassazione.

Scontò inizialmente la sua pena al carcere di Marassi, poi al carcere di Chiavari per essere trasferito nel carcere Due Palazzi di Padova.[3]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gordiano Lupi, Serial killer italiani: cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia, Olimpia, 2005, p.241
  2. ^ Andrea Accorsi, Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer: i casi più inquietanti che hanno terrorizzato l'Italia del XIX e XX secolo, Newton & Compton, 2003, p.339
  3. ^ Lettera di Bilancia dal carcere: «Adesso voglio fare il nonno», ilsecoloxix.it, 3 dicembre 2011. URL consultato il 1º febbraio 2015.
  4. ^ Ultima pallottola, mediaset.it, 24 febbraio 2003. URL consultato il 1º febbraio 2015.
  5. ^ Domenica in, va in onda l'intervista al killer, Corriere della Sera, 25 aprile 2004. URL consultato il 1º febbraio 2015.
  6. ^ Aldo Grasso, Bonolis, una domenica con il serial killer, Corriere della Sera, 26 aprile 2004. URL consultato il 1º febbraio 2015.
  7. ^ Rai Tre - Stelle Nere - Donato Bilancia, il killer dei treni, su www.stellenere.rai.it. URL consultato il 23 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilaria Cavo, Diciassette omicidi per caso. Storia vera di Donato Bilancia, il serial killer dei treni, Milano, Mondadori, 2006, ISBN 88-04-55123-2.
  • Luciano Garofano, Delitti imperfetti Atto II: nuovi casi per il Ris di Parma, Milano, Marco Tropea Editore, 2004, ISBN 88-438-0515-0.
  • Vittorino Andreoli, Il lato oscuro. Un grande psichiatra racconta nove storie italiane di crimine e follia., Milano, Mondolibri, 2002, ISBN 88-17-87102-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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