Domus de janas di Sedini
| Domus de janas di Sedini La Rocca | |
|---|---|
| Civiltà | Neolitico Recente |
| Utilizzo | Museo etnografico (un tempo abitativo) |
| Epoca | 3100-2500 a. C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | |
| Dimensioni | |
| Superficie | 250 m² |
| Altezza | 12 metri |
| Amministrazione | |
| Responsabile | Comune |
| Visitabile | sì |
| Visitatori | 4 500 (2022) |
| Mappa di localizzazione | |
| |
La domus de janas (letteralmente "casa delle fate") di Sedini, o "La Rocca", come la chiamano gli abitanti, era inizialmente una necropoli scavata nella roccia, la cui origine viene fatta risalire al IV o al III millennio a.C.[1]
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Alcune particolarità rendono "La Rocca" di Sedini unica nel suo genere, al punto da essere definita "la cattedrale delle domus de Janas": la prima è che si trova nella via principale del paese, all'interno del centro storico e non, come nella maggior parte dei casi, in luoghi sperduti o difficilmente raggiungibili; la seconda è che è stata realizzata in un enorme masso che si trova completamente in superficie e per questo motivo, probabilmente, viene considerata la più grande della Sardegna. La terza particolarità è che, pur avendo mantenuto una parte delle sue caratteristiche originali, nei secoli ha subito diverse trasformazioni ed utilizzazioni che l'hanno resa parte viva del paese: è stata prigione, luogo di ricovero per animali, negozio, sede di partito e abitazione privata. Una parte conserva intatta la struttura medievale, con il focolare scavato al centro della stanza nel pavimento roccioso e scale a chiocciola ricavate nella viva roccia.[2]
A metà degli anni novanta è stata acquisita dall'amministrazione comunale e trasformata nel tempo in sede naturale di museo permanente delle tradizioni etnografiche di Sedini e dell'Anglona.


Vi si possono ammirare: una mostra fotografica sul territorio di Sedini (paesaggio, siti archeologici, flora e fauna); una mostra etnografico-antropologica di oggetti e utensili di uso quotidiano, domestici e da lavoro, a partire dal 1700; pregevoli "ricostruzioni ambientali", con oggetti di ottimo pregio espositivo della vita quotidiana anglonese e della tomba neolitica.[3]
Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Marcello Calzolari, Sardegna archeologica, Mattioli 1885, Fidenza 2010.
- Franco Fresi, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Sardegna, Newton, Roma 2004.
- Mauro Tedde, Nel cuore di Sedini c’è la domus de janas più amata dai turisti, su lanuovasardegna.gelocal.it.
- Sedini – Domus de janas della rocca, su ssardinia.com. URL consultato il 5 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2013).
- Paolo Melis, La Domus dell'Elefante, "Sardegna Archeologica - Guide e Itinerari", vol. n. 15, Delfino Editore, Sassari 1991 (scheda della domus di Sedini alle pp. 39-42): http://paolomelis.altervista.org/15_Elefante.pdf.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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