Domenico Losurdo

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Domenico Losurdo

Domenico Losurdo (Sannicandro di Bari, 1941) è un filosofo, saggista e storico italiano.

Di formazione marxista, la sua produzione ha spaziato dai contributi allo studio della filosofia kantiana[1] (la cosiddetta "autocensura" di Kant e il suo nicodemismo politico), alla rivalutazione dell'idealismo classico tedesco, specie di Hegel[2], nel tentativo di riproporne l'eredità (sulla scia di Lukács in particolare[3]), alla riaffermazione dell'interpretazione del marxismo tedesco e non[4] (Gramsci, Bertrando e Silvio Spaventa), con incursioni nell'ambito del pensiero nietzscheano (la lettura di un Nietzsche "radicale aristocratico"[5]) e heideggeriano[6] (in particolare la questione dell'adesione al nazismo dell'autore[7]).

La sua riflessione filosofico-politica, attenta alla contestualizzazione del pensiero filosofico nel proprio tempo storico, ha mosso in particolare dai temi della critica radicale del liberalismo, del capitalismo e del colonialismo, nonché della concezione tradizionale del totalitarismo (Arendt), nella prospettiva di una difesa della dialettica marxista e del materialismo storico.[8]

I suoi lavori, che lui stesso fa rientrare nell'ambito della storia delle idee, hanno riguardato inoltre l'indagine delle questioni di storia e politica contemporanee, con una attenzione critica costante al revisionismo storico (risonanza ha avuto il dibattito da lui suscitato sulla figura di Stalin, su cui peserebbe una sorta di "leggenda nera", costruita per screditare tutto il comunismo) e la polemica contro le interpretazioni di Furet e Nolte; si è quindi dedicato anche allo studio dell'antirevisionismo in ambito marxista-leninista. Dalla militanza comunista, alla condanna dell'imperialismo statunitense[9] e allo studio della questione afroamericana e di quella dei nativi[10], è a tutt'oggi studioso, anche partecipe, della politica nazionale e internazionale[8].

È direttore dell'Associazione Politico-Culturale MarxVentuno. Filosofo intellettuale

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si laurea nel 1963 all'Università degli studi di Urbino "Carlo Bo" sotto la guida di Pasquale Salvucci con una tesi su Karl Rosenkranz. È direttore dell'Istituto di Scienze filosofiche e pedagogiche "Pasquale Salvucci" all'Università degli studi di Urbino "Carlo Bo", insegna storia della filosofia nella stessa Università presso la facoltà di Scienze della Formazione. È presidente dell'hegeliana «Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken» (dal 1988), membro della «Leibniz Sozietät» (fondata nel 1700 come «Brandenburgische Sozietät der Wissenschaften»).

Pensiero e opera[modifica | modifica wikitesto]

Domenico Losurdo volge la sua attenzione alla storia politica della filosofia moderna tedesca da Kant a Marx e del dibattito che su di essa si sviluppa in Germania nella seconda metà dell'Ottocento e nel Novecento, per poi procedere a una rilettura della tradizione del liberalismo, in particolare partendo dalla critica e dalle accuse d'ipocrisia rivolte a John Locke, per la sua partecipazione finanziaria alla tratta degli schiavi.[11]

Riprendendo ciò che afferma Hannah Arendt nel 1951, in Origini del totalitarismo, per Domenico Losurdo il vero peccato originale del Novecento è nell'impero coloniale di fine Ottocento, dove per la prima volta si manifesta il totalitarismo e l'universo concentrazionario.[12]

Despecificazione politico-morale e despecificazione naturalistica[modifica | modifica wikitesto]

La despecificazione è l'esclusione di un individuo o di un gruppo dalla comunità dei civili. Esistono due tipi di despecificazione[10]:

1. La despecificazione politico-morale (in questo caso l'esclusione è dovuta a fattori politici o morali):

2. La despecificazione naturalistica (in questo caso l'esclusione è dovuta a fattori biologici).

La despecificazione naturalistica è per Domenico Losurdo qualitativamente peggiore rispetto a quella politico-morale. Infatti, mentre quest'ultima offre almeno una via di scampo mediante il cambio d'ideologia, questo non è possibile nel caso in cui sia in atto una despecificazione naturalistica. La despecificazione naturalistica è irreversibile, in quanto rimanda a fattori biologici che sono di per sé immodificabili.[13][14]

Olocausto e olocausti[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di molti altri pensatori, per Losurdo l'olocausto degli ebrei non è incomparabile. Losurdo è disposto ad ammettere in questo caso una "tragica peculiarità". La comparatistica che Losurdo offre a proposito non vuol essere una relativizzazione, uno sminuire. Considerare l'olocausto degli ebrei come incomparabile, significa per Losurdo perdere la prospettiva storica e dimenticarsi del black holocaust, ovvero l'olocausto dei neri, e dell'american holocaust, ovvero l'olocausto degli indiani d'America, ottenuto, negli Stati Uniti, mediante la continua deportazione sempre più a ovest e la diffusione ad arte del vaiolo e altri stermini di massa, come il genocidio armeno.[10]

Contro l'equiparazione tra nazismo e comunismo ("controversia degli storici")[modifica | modifica wikitesto]

Losurdo è inoltre un forte critico dell'equiparazione tra nazismo e comunismo (in particolare quello sovietico) fatta da studiosi come François Furet ed Ernst Nolte[13][15], ma anche da Hannah Arendt e Karl Popper[16], nonché del concetto di "olocausto rosso" (si veda anche il paragrafo seguente su Stalin e il precedente).[13] Egli porta l'esempio che nel lager vi era volontà omicida esplicita (l'ebreo che vi entrava era destinato a non uscire più, vi è una despecificazione naturalistica), mentre nel gulag no (si tratta di despecificazione politico-morale), e nel primo venivano rinchiusi quelli che il nazismo chiamava untermenschen ("sottouomini"), mentre nel secondo (in cui afferma finissero solo una parte dei dissidenti), pur essendo una pratica da condannare, erano rinchiusi dissidenti da "rieducare" e non da "eliminare", e afferma che «il detenuto nel Gulag è un potenziale “compagno” [la guardia era tenuta a chiamarlo in questo modo] e dopo il 1937 [l'inizio del biennio del Grande terrore che segue l'assassinio di Kirov] è comunque un “cittadino”».[13]

Riprendendo anche l'opinione di Primo Levi, internato ad Auschwitz, secondo cui il lager era moralmente più grave del gulag, e contro Solženicyn, internato in Siberia e che affermava l'equiparazione della volontà sterminazionistica, Losurdo sostiene che, pur essendo grave che un paese socialista, nato per abolire lo sfruttamento, usi sistemi imperialisti e capitalisti, il gulag sia analogo a molti campi di concentramento occidentali (i cui governi hanno sostenuto e sostengono di essere "paladini della libertà"), che per certi versi furono anche più affini al lager in quanto campo di sterminio e non di rieducazione, riprendendo la storia, già affrontata, del genocidio indiano. Egli sostiene anche che i campi di concentramento e le colonie penali britanniche erano peggio di qualsiasi gulag, accusando anche politici come Winston Churchill e Harry S. Truman di essere autori di crimini di guerra e contro l'umanità peggiori di quelli di Stalin.[13]

Losurdo ritiene inoltre che i comunisti soffrano di "autofobia", cioè paura di sé stessi e della propria storia, problema patologico che va affrontato, a differenza dell'autocritica sana.[17]

Polemiche riguardanti Stalin[modifica | modifica wikitesto]

Una recensione effettuata nell'aprile del 2009 da Guido Liguori[18] su Liberazione (organo ufficiale di Rifondazione Comunista) del libro "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera", in cui Losurdo critica la demonizzazione di Stalin effettuata a suo dire dalla storiografia esistente e cerca di sottrarlo a quella che definisce "la leggenda nera su di lui", è stata al centro di una polemica all'interno della redazione del suddetto quotidiano[19]. Venti redattori hanno infatti inviato una lettera di protesta al direttore del giornale in cui hanno criticato sia il tentativo di riabilitazione di Stalin presente nel libro di Losurdo, sia la recensione di Liguori (giudicata troppo positiva nei confronti del libro), sia la scelta del direttore del giornale di pubblicare tale recensione.[13][20]

Negli estratti di un convegno organizzato nel 2003 per rivalutare la figura di Stalin a 50 anni dalla sua morte, Losurdo demolisce le rivelazioni contenute nel cosiddetto "Rapporto Krusciov". Secondo Losurdo, la cattiva fama di Stalin deriverebbe non dai crimini commessi da quest'ultimo (paragonati ad altri del suo tempo), ma dalle falsità presenti in quel rapporto che il segretario del PCUS lesse nel corso del XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica del febbraio 1956. Nella relazione al convegno, Losurdo dà credito ad una delle accuse principali che stavano alla base della sanguinosa repressione staliniana contro gli oppositori: l'esistenza nella Russia sovietica della “realtà corposa della quinta colonna” pronta ad allearsi col nemico.[21] In realtà Losurdo ha ribadito di non voler riabilitare Stalin, seppur calato nella sua epoca, ma di presentare solo un'analisi dei fatti più neutrale e attuare un revisionismo sull'esperienza generale del socialismo reale[15], ritenuta passata ma utile da studiare per capire le dinamiche future del socialismo.[13][15][22]

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Losurdo appartiene alla corrente del marxismo-leninismo, e ammira anche l'interpretazione che Mao dà della "pluralità della lotta di classe", da collocare nel contesto dell'attenzione che rivolge al processo di emancipazione femminile e dei popoli colonizzati. [23] È direttore dell'associazione politico-culturale Marx XXI, vicina prima al Partito dei Comunisti Italiani, poi confluito nel Partito Comunista d'Italia (2014) e nel Partito Comunista Italiano (2016), di cui è membro.[24]

Ha contestato l'assegnazione del Premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, in quanto afferma che Liu sia un sostenitore aperto del colonialismo occidentale.[25]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Napoli, Bibliopolis, 1983.
  • Hegel. Questione nazionale, restaurazione. Presupposti e sviluppi di una battaglia politica, Urbino, Università degli Studi, 1983.
  • Tra Hegel e Bismarck. La rivoluzione del 1848 e la crisi della cultura tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1983. ISBN 88-359-2570-3.
  • Gyorgy Lukacs nel centenario della nascita, 1885-1985, a cura di e con Pasquale Salvucci e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1986.
  • Marx e i suoi critici, a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1987. ISBN 88-392-0014-2.
  • La catastrofe della Germania e l'immagine di Hegel, Milano, Guerini, 1987. ISBN 88-7802-014-1.
  • Metamorfosi del moderno. Atti del Convegno. Cattolica, 18-20 settembre 1986, a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1988. ISBN 88-392-0071-1.
  • Hegel, Marx e la tradizione liberale. Libertà, uguaglianza, Stato, Roma, Editori Riuniti, 1988. ISBN 88-359-3143-6.
  • Tramonto dell'Occidente? Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica, 19-21 maggio 1988, a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1989. ISBN 88-392-0128-9.
  • Antropologia, prassi, emancipazione. Problemi del marxismo, a cura di e con Georges Labica e Jacques Texier, Urbino, Quattro venti, 1990. ISBN 88-392-0166-1.
  • Égalité-inégalité. Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica, 13-15 settembre 1989, a cura di e con Alberto Burgio e Jacques Texier, Urbino, Quattro venti, 1990.
  • Prassi. Come orientarsi nel mondo. Atti del convegno organizzato dall'Istituto Italiano per gli Studi filosofici e dalla Biblioteca Comunale di Cattolica (Cattolica, 21-23 settembre 1989), a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1991. ISBN 88-392-0214-5
  • La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'ideologia della guerra, Torino, Bollati Boringhieri, 1991. ISBN 88-339-0595-0.
  • Massa folla individuo. Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica, 27-29 settembre 1990, a cura di e con Alberto Burgio e Gian Mario Cazzaniga, Urbino, Quattro venti, 1992. ISBN 88-392-0217-X.
  • Hegel e la libertà dei moderni, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3571-7; Napoli, La scuola di Pitagora, 2011.
  • Rivoluzione francese e filosofia classica tedesca, a cura di, Urbino, Quattro venti, 1993. ISBN 88-392-0229-3.
  • Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale, Torino, Bollati Boringhieri, 1993. ISBN 88-339-0732-5.
  • Marx e il bilancio storico del Novecento, Gaeta, Bibliotheca, 1993; Napoli, La scuola di Pitagora, 2009. ISBN 978-88-89579-38-1.
  • Gramsci e l'Italia. Atti del Convegno internazionale di Urbino, 24-25 gennaio 1992, a cura di e con Ruggero Giacomini e Michele Martelli, Napoli, La città del sole, 1994.
  • La seconda Repubblica. Liberismo, federalismo, postfascismo, Torino, Bollati Boringhieri, 1994. ISBN 88-339-0873-9.
  • Autore, attore, autorità, a cura di e con Alberto Burgio, Urbino, Quattro venti, 1996. ISBN 88-392-0359-1.
  • Il revisionismo storico. Problemi e miti, Roma-Bari, Laterza, 1996. ISBN 88-420-5095-4.
  • Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del socialismo reale, Napoli, Laboratorio politico, 1996.
  • Ascesa e declino delle repubbliche, a cura di e con Maurizio Viroli, Urbino, Quattro venti, 1997. ISBN 88-392-0418-0.
  • Lenin e il Novecento. Atti del Convegno internazionale di Urbino, 13-14-15 gennaio 1994, a cura di e con Ruggero Giacomini, Napoli, La città del sole, 1997. ISBN 88-86521-41-3.
  • Metafisica. Il mondo Nascosto, con altri, Roma-Bari, Laterza, 1997. ISBN 88-420-5146-2.
  • Antonio Gramsci dal liberalismo al «Comunismo critico», Roma, Gamberetti, 1997. ISBN 88-7990-023-4.
  • Dai fratelli Spaventa a Gramsci. Per una storia politico-sociale della fortuna di Hegel in Italia, Napoli, La città del sole, 1997. ISBN 88-86521-73-1.
  • Hegel e la Germania. Filosofia e questione nazionale tra rivoluzione e reazione, Milano, Guerini, 1997. ISBN 88-7802-752-9.
  • Nietzsche. Per una biografia politica, Roma, Manifestolibri, 1997. ISBN 88-7285-124-6.
  • Il peccato originale del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5660-X.
  • Dal Medio Oriente ai Balcani. L'alba di sangue del secolo americano, Napoli, La città del sole, 1999. ISBN 88-8292-012-7.
  • Fondamentalismi. Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica 11-12 ottobre 1996, a cura di e con Alberto Burgio, Urbino, Quattro venti, 1999. ISBN 88-392-0517-9.
  • URSS: bilancio di un'esperienza. Atti del Convegno italo-russo. Urbino, 25-26-27 settembre 1997, a cura di e con Ruggero Giacomini, Urbino, Quattro venti, 1999. ISBN 88-392-0512-8.
  • L'ebreo, il nero e l'indio nella storia dell'Occidente, Urbino, Quattro venti, 1999.
  • Fuga dalla storia? Il movimento comunista tra autocritica e autofobia, Napoli, La città del sole, 1999. ISBN 88-8292-009-7; poi Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi, 2005. ISBN 88-8292-275-8.
  • La sinistra, la Cina e l'imperialismo, Napoli, La città del sole, 2000. ISBN 88-8292-020-8.
  • Universalismo e etnocentrismo nella storia dell'Occidente, Urbino, Quattro venti, 2000.
  • La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'«ideologia della guerra», Torino, Bollati Boringhieri, 2001. ISBN 88-339-0595-0.
  • Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico, Torino, Bollati Boringhieri, 2002. ISBN 88-339-1431-3.
  • Cinquant'anni di storia della repubblica popolare cinese. Un incontro di culture tra Oriente e Occidente. Atti del Convegno di Urbino, 8-9 giugno 2001, a cura di e con Stefano G. Azzara, Napoli, La città del sole, 2003. ISBN 88-8292-239-1.
  • Dalla teoria della dittatura del proletariato al gulag?, in: Karl Marx - Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, traduzione e introduzione di Domenico Losurdo, Editori Laterza, Bari 2003
  • Controstoria del liberalismo, Roma-Bari, Laterza, 2005. ISBN 88-420-7717-8.
  • La tradizione filosofica napoletana e l'Istituto italiano per gli studi filosofici, Napoli, nella sede dell'Istituto, 2006.
  • Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Napoli, Bibliopolis, 2007. ISBN 978-88-7088-516-3.
  • Legittimità e critica del moderno. Sul marxismo di Antonio Gramsci, Napoli, La città del sole, 2007.
  • Il linguaggio dell'Impero. Lessico dell'ideologia americana, Roma-Bari, Laterza, 2007. ISBN 978-88-420-8191-3.
  • Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Roma, Carocci, 2008. ISBN 978-88-430-4293-7.
  • Paradigmi e fatti normativi. Tra etica, diritto e politica, con altri, Perugia, Morlacchi, 2008. ISBN 978-88-6074-224-7.
  • La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Roma-Bari, Laterza, 2010. ISBN 978-88-420-9246-9.
  • La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, 2014. ISBN 978-88-430-7354-2
  • Un mondo senza guerre. L'idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci 2016. ISBN 978-88-430-8187-5

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Napoli, Bibliopolis, 1983.
  2. ^ ad es. Hegel e la libertà dei moderni, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3571-7; Napoli, La scuola di Pitagora, 2011, e altri lavori
  3. ^ Gyorgy Lukacs nel centenario della nascita, 1885-1985, a cura di e con Pasquale Salvucci e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1986.
  4. ^ Dai fratelli Spaventa a Gramsci. Per una storia politico-sociale della fortuna di Hegel in Italia, Napoli, La città del sole, 1997. ISBN 88-86521-73-1.
  5. ^ D. Losurdo, Nietzsche. Il ribelle aristocratico
  6. ^ La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'«ideologia della guerra»
  7. ^ Domenico, Losurdo, Heidegger's black notebooks aren't that surprising, The Guardian, 19 marzo 2014
  8. ^ a b Articoli di Domenico Losurdo
  9. ^ Il linguaggio dell'Impero. Lessico dell'ideologia americana, Roma-Bari, Laterza, 2007. ISBN 978-88-420-8191-3.
  10. ^ a b c D. Losurdo, L'ebreo, il nero e l'indio nella storia dell'Occidente, Urbino, Quattro venti, 1999
  11. ^ Dalla teoria della dittatura del proletariato al gulag?, in: Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, traduzione e introduzione di D. Losurdo, Editori Laterza, Bari 2003, pag. XL
  12. ^ Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
  13. ^ a b c d e f g Domenico Losurdo, Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
  14. ^ Recensione a Il linguaggio dell'Impero
  15. ^ a b c URSS: bilancio di un'esperienza. Atti del Convegno italo-russo. Urbino, 25-26-27 settembre 1997, a cura di e con Ruggero Giacomini, Urbino, Quattro venti, 1999. ISBN 88-392-0512-8.
  16. ^ Domenico Losurdo, Popper falso profeta, pag. 158, in: AA. VV., Contro Popper, Armando Editore, 1998, a cura di B. Lai e L. Albanese
  17. ^ D. Losurdo, Fuga dalla storia? Il movimento comunista tra autocritica e autofobia
  18. ^ Lettere su Stalin
  19. ^ Lettere su Stalin
  20. ^ Lettere su Stalin[collegamento interrotto]
  21. ^ Stalin Nella Storia del Novecento, a cura di Ruggero Giacomini. Teti Editore. p. 139.
  22. ^ Valerio Evangelisti, Domenico Losurdo: STALIN. STORIA E CRITICA DI UNA LEGGENDA NERA
  23. ^ Domenico Losurdo: "Una teoria generale del conflitto sociale"
  24. ^ Il Consiglio Direttivo dell'associazione MarxXXI Archiviato il 1º ottobre 2015, in Internet Archive.
  25. ^ D. Losurdo, Il «Nobel per la pace» a un campione del colonialismo e della guerra, 10 ottobre 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Intervista a Domenico Losurdo a RTV Svizzera https://www.youtube.com/watch?v=lEFBZH4y614

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