Domenico Giannace

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« La lotta paga sempre »

(Domenico Giannace)

Domenico Giannace, detto Mingo (Pisticci, 21 settembre 1924), è un sindacalista, politico e antifascista italiano.

Domenico Giannace
DomenicoGiannace.jpg

Consigliere della Regione Basilicata
Durata mandato aprile 1980 –
maggio 1985
Presidente Vincenzo Verrastro

Carmelo Azzarà


7° Sindaco di Pisticci
Durata mandato 6 aprile 1963 –
14 marzo 1965
Predecessore Nicola Cataldo
Successore Rocco Grieco

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Professione Sindacalista
Firma Firma di Domenico Giannace

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Proveniente da una modesta famiglia contadina, da Michele Arcangelo e Domenica Maria D'alessandro, ancora giovanissimo rimase orfano di madre, ha cominciato a lavorare come garzone, bracciante, operaio. Dal 1936 fino a tutto il 1940 ha prestato servizio quale carrettiere nella Colonia Confinaria di Pisticci-Bosco Salice, dove cominciò a prendere coscienza delle problematiche collegate al mondo del lavoro e della politica frequentando i confinati politici antifascisti.

L'antifascismo[modifica | modifica wikitesto]

La mascotte del confino di Bosco Salice[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1936, epoca in cui il governo fascista decretava di costruire una colonia confinaria nel Metapontino (Bosco Salice direzione Centro Agricolo), Domenico Giannace, a meno di dodici anni, era dipendente dell'impresa Pastore come piccolo carrettiere, e come tale curava il trasporto da Pisticci al Centro Agricolo dell'incaricato per la progettazione e la costruzione della Colonia, l'Ing. Manlio Rossi. Quest'ultimo che nel novembre 1936 alloggiava presso l'albergo "Motta" (unico albergo a Pisticci) collegandosi alla locale impresa di cui Domenico era dipendente, cantiere composto da una stalla e quattro traini (mezzi da trasporto) per lavori edilizi e viaggiatori, con una sedia posta nel carretto e una coperta per avvolgersi le gambe per difendersi dal freddo.

Per la sua giovanissima età, Domenico, non poteva ancora trasportare sacchi e materiale pesante, e per questo motivo gli fu assegnato come aiutante l'internato Polacco Joseph Salaris, rifugiatosi per ragioni politiche in Francia, da dove fu inviato a Pisticci, dopo la sua cattura. Mentre si procedeva al disboscamento e le prime strutture, i primi confinati arrivavano presso la stazione di Bernalda accompagnati da due militi e due poliziotti. Tra i tanti che arrivavano ogni giorno, Domenico conobbe i primi confinati guadagnandosi la loro fiducia e diventando la loro "Mascotte". I colloqui e le lunghe discussioni con i confinati contribuirono notevolmente alla formazione politica e Carlo Porta, Vito Sardella, Renato Bitossi ed Odoardo Voccoli seppero infondere nel suo animo i sacri e inviolabili sentimenti di libertà, giustizia e fratellanza. Abbastanza significativo per attestare questa grande solidarietà che si era instaurata nel campo di confino, fu l'episodio del marzo 1938, quando, appena giunto con il traino al Centro Agricolo, per ricevere le direttive del lavoro da svolgere durante la giornata, Domenico fu preso selvaggiamente a calci e a schiaffi da un milite di guardia al cancello e quindi subito rinchiuso in carcere per due notti e tre giorni, tenuto a digiuno, malmenato ed umiliato perché considerato confidente ed amico dei confinati. Fu pure privato del suo traino e dei due muli, che il Comando della Milizia affidò all'operaio Michele Lapadula, che doveva restituire al titolare dell'impresa Donato Pastore. Questi si adoperò molto per la liberazione di Giannace, reclamando la sua innocenza presso le autorità fasciste di Pisticci, ma il Comando della Milizia fu irremovibile. Il reato era molto grave che al momento il giovane era stato sorpreso mentre prelevava dal suo tascapane un fiasco di due litri di olio d'oliva che aveva acquistato dal vicino frantoio di Antonio Laviola per conto di Renato Bitossi, già deputato con la scorta e rieletto dopo la liberazione, fu anche segretario generale dei sindacati mondiali e presidente dell'INCA.

Provvidenziale si rivelò l'intervento di Vittorio Ricchiuti, fornitore dello "spaccio" per militi e confinati, che riferì al console della Milizia che era stato lui, e non altri, a incaricare Giannace di prelevare l'olio. Il Milite fu così rimproverato e l'olio poté giungere a destinazione, e il giovane Giannace fu rimesso in libertà, ma sempre controllato a vista in ogni suo movimento. Subito dopo la caduta del regime, Giannace lasciò la ditta Pastore per fare il salariato a Casinello e San Teodoro, fino al 31 agosto 1947.

Fu poi nominato capolega e quindi si iscrisse nell'ottobre 1944 al PCI, partito in cui ha rivestito importanti responsabilità e cariche istituzionali e politiche.

Gli scioperi e il carcere[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immediato dopoguerra, è stato più volte denunciato e fermato per le lotte del lavoro e della libertà in occasioni di scioperi e manifestazioni per la democrazia. Il 18 marzo del 1948 venne denunciato in occasione di uno sciopero dei braccianti che richiedevano l'applicazione della normativa che stabiliva l'imponibile di manodopera in agricoltura. Sfuggì all'arresto e dopo ben nove mesi di latitanza, su indicazione del partito si costituì nel carcere di Matera il 18 marzo 1950, rimanendovi per 47 giorni, di cui 21 a fianco al compagno Rocco Scotellaro, fino al processo in Corte d'Assise il 3 maggio 1950, dalla quale fu assolto per insufficienza di prove. È stato tratto in arresto, in seguito, per altre quattro volte, sempre per scioperi, quando si ripresero le grandi battaglie per piegare gli "agrari" al rispetto della legge per l'imponibile di manodopera in agricoltura e per la stipula del 1° contratto di lavoro per braccianti e salariati agricoli i quali, nelle grandi aziende latifondiste, venivano trattati come schiavi, per cui venne organizzato un grande concentramento presso l'azienda di Terzo Cavone, all'epoca in agro di Montalbano Jonico, ora Scanzano Jonico. Dopo tre giorni la campagna per organizzare il grande concentramento riprese a Terzo Cavone, il 26 aprile 1951 la Polizia al comando del Commissario Cerracchia e del maresciallo Recchia, impedirono il concentramento caricando più volte i braccianti e salariati presenti. Intorno alle ore 16,00 dello stesso giorno la massa diventò imponente occupando casoni abitati e dormitori, incoraggiati anche dall'arrivo di Giorgio Amendola e Enzo Renzulli (segretario della CGIL di Taranto). Centinaia di Poliziotti in assetto di guerra presidiaronoi casoni ed incominciarono a chiamare fuori ed ammanettare Michele Guanti, Domenico Giannace, Giovanni Delloiacovo, Domenico Costantino, Francesco Turro, Cosimo Vitelli, Luigi Tammone, Mario Masiello, Francesco Franchini, che vennero portati in caserma a Montalbano Jonico, ove rimasero fino alle ore 4,00 della mattina, poi rilasciati e diffidati.

Giannace fu anche arrestato ma senza subire processi nel 1952, per le manifestazioni di protesta pacifiste organizzate in occasione della visita in Italia di Eisenhower. Verso la fine del 1951 e gli inizi del 1952, la Federazione Provinciale del PCI di Matera affidò a Domenico Giannace il compito di tenere a Nova Siri un comizio, cui partecipò una grande folla. Il comune era allora retto da don Carletto Spanò, agrario e monarcofascista, e che poteva disporre una squadra di mazzieri che spesso picchiavano con estrema violenza gli avversari che parlavano di Comunismo. Alla fine del comizio Giannace si intrattenne con i compagni per poi ripartire a bordo di una motoretta, data in dotazione del patronato di Matera, in compagnia di Mario Cassano. Arrivati verso le curve delle croci, i mazzieri di Spanò, che li avevano seguiti, cominciarono a sparare. Ed ancora una volta Giannace riuscì a salvarsi con il suo compagno ricorrendo allo stratagemma del finto ferimento. Gli agrari sollecitavano spesso gli l'intervento delle forze dell'ordine, formate ed istruite dallo "scelbismo". A Bernalda i Carabinieri erano al comando del Maresciallo Spinelli, che tutti temevano, come il Commissario Cerracchia della Questura di Matera, i due si misero alla ricerca per arrestare il gruppo come "Sobillatori" e per aver tenuto un'assemblea non autorizzata, per cui alcuni furono ospitati e nascosti nelle campagne. A Montalbano Jonico il Maresciallo Recchia, in una occasione diffidò Giannace dal mettere piede nel territorio di sua competenza, che all'epoca comprendeva anche Policoro e Scanzano.

Sui posti di lavoro e nelle aziende era necessario rafforzare la presenza sindacale per cui oltre a Giannace erano sempre presenti Luigi Schiraldi, Antonio Losenno, Mario Cassano, Francesco Barbalinardo, Cosimo D'Onofrio, Michele Strazzella, Angelo Ziccardi, Michele Guanti, Francesco Turro, Domenico Costantino, Francesco Dercole, Nicola Cataldo, Mimì Marrese.

Nei comuni vi erano battaglieri e coraggiosi attivisti come ad esempio a Bernalda: Cosimo Vitelli, Berardino Grieco, Daniele Afferi e un tale Mezzacapa. A Montalbano Jonico; Francesco Turro, Fortunato Giannuzzi, Filippo Cammisa, Antonio Barletta, Salvatore Chiefi.

A Craco: Salvatore Lacicerchia e Nicolino Novella. A Stigliano: Salvatore Calbi. Giannace ricorda spesso come venne revocata l'assegnazione dall'Ente di Riforma a Fortunato Giannuzzi, Antonio Melfi e Berardino D'Onofrio ed altri, solo perché Comunisti.

Prima della riforma agraria, la sua presenza veniva richiesta in tutti posti di lavoro ed i lavoratori dicevano: "Amma fa venì a Mingo Giannace". Lo scontro con il patronato e la lotta erano ormai diventati strumenti indispensabili per cancellare le forme di schiavitù e di sfruttamento imposte ai lavoratori e alle lavoratrici. La lotta era per l'orario di lavoro, per creare le condizioni di civiltà e rispetto della dignità dei lavoratori.

All'epoca la segreteria della Camera Confederale del Lavoro era composta da: Michele Guanti, Domenico Giannace, Giovanni Campanella, e Angelo Ziccardi. Mentre il direttivo oltre alla segreteria era composta da: Luigi Tammone, Giovanni Distefano, Vincenzo Lafiosca, Salvatore Calbi, Cosimo Vitelli, Dilena, Latorre, Favale, Franco Calviello e Cosimo Antezza.

L'attività politica e amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

L'impegno per la costruzione dell'ospedale[modifica | modifica wikitesto]

Su iniziativa dell'amministrazione comunale, fu redatta nel 1952 la prima pratica per a costruzione di un Ospedale Civile nel territorio di Pisticci. Il consiglio comunale con la delibera del 29 novembre 1952, affidò una progettazione di un Ospedale dalle capacità di novanta posti letto, successivamente elevati a novantanove, all'Ing. Francesco Vinciguerra, per un importo complessivo di lire 200 milioni, inviata poi al Genio Civile per l'approvazione e conseguente concessione al relativo contributo statale. Dopo 12 anni, con atto dell'aprile 1964 che però non fu restituito con l'approvazione della Prefettura, malgrado il ministero avesse concesso l'ulteriore contributo su lire 238 milioni, assicurazione data personalmente al sindaco nel corso della sua visita a Roma al Ministero dei LL.PP. Domenico Giannace, molto sensibile alla soluzione del problema ospedale, partecipò il 23 aprile 1964, in veste di sindaco di Pisticci al Convegno di Studi indetto dal C.N.E.T.N. per gli ospedali incompiuti. Ed in quella sede illustrò nei dettagli la delicata e particolare situazione dell'Ospedale di Pisticci. Nel suo articolato intervento parò anche della inadeguatezza della legislazione ospedaliera e della necessità di una ristrutturazione generale di tutta la rete e della istituzione di un piano regionale sanitario.

Membro attivo del Gruppo Comunista alla Regione Basilicata nella Terza Legislatura (1980-1985) il consigliere regionale Domenico Giannace presentò un importante proposta di legge del 20 luglio 1984', dopo ripetute istanze di Giannace e del suo gruppo fu autorizzato l'ampliamento della pianta organica all'Ospedale di Tinchi.

Cariche sindacali e politiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 1953 ha frequentato la Scuola Sindacale dell'INCA-CGIL a Grottaferrata dove conobbe Giuseppe Di Vittorio. Dal 1946 al 1960 è stato segretario della Camera del Lavoro di Pisticci e componente della segreteria provinciale di Matera del medesimo organismo. Dal 1958 al 1959 fu segretario provinciale della Federbraccianti di Matera. Dal 1961 al 1990 è stato apprezzato dirigente della ConfColtivatori di Pisticci, già Alleanza Contadini, nonché componente degli organismi provinciali e regionali della stessa organizzazione. Iscritto al PCI dal novembre 1944, aderisce subito a Rifondazione Comunista allo scioglimento del PCI in PDS. Dal 1947 al 1986 è stato componente della segreteria e del direttivo della sezione del PCI di Pisticci e dal 1987 al 1990 della sezione di Marconia del PCI. Dal 1950 al 1988, poi, componente del Comitato Federale e Regionale del PCI.

  • Iscritto al PCI (1944)
  • Segretario Camera del Lavoro di Pisticci (1946-1960)
  • Componente del direttivo PCI di Pisticci (1947-1986)
  • Componente Comitato Federale e Regionale del PCI (1950-1988)
  • Segretario Provinciale Federbraccianti di Matera (1958-1959)
  • Dirigente ConfColtivatori di Pisticci (1961-1990)
  • Componente del direttivo PCI di Marconia (1987-1990)

Cariche istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1952 viene eletto consigliere comunale, con maggioranza assoluta del PCI ed entra in giunta come assessore fino al 1956, anno in cui viene eletto anche consigliere provinciale. Quattro anni dopo è riconfermato consigliere comunale e provinciale. Nell'aprile del 1963 è sindaco di Pisticci, al posto dell'avv. Nicola Cataldo, eletto al Parlamento. L'anno seguente, ancora consigliere comunale e provinciale, primo tra gli eletti. Nel 1970 è rieletto consigliere comunale ed è il primo dei non eletti al Consiglio Regionale di Basilicata per tre voti, ma a poco subentrò comunque, ma rifiutò avendo in corso un processo penale. Nelle elezioni politiche del 1979 è candidato alla Camera. Dal 1979 al 1980 ha rappresentato il PCI nel Consiglio di amministrazione dell'ESAB e dal 1980 al 1985 è stato Consigliere Regionale di Basilicata. Consigliere comunale di Pisticci fino al 1990, incaricato dal PCI più volte per studiare i problemi dei lavoratori emigrati: per questo è stato in Canada, Stati Uniti, Germania e Francia. Inoltre è stato componente della Commissione Agraria provinciale e regionale del PCI. Nel 1992 è stato candidato alla Camera per il Partito della Rifondazione Comunista. Nel 1994 è stato candidato al Parlamento Europeo sempre nella lista di Rifondazione Comunista. Nel maggio 2003 è stato insignito del titolo di Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

  • Consigliere Comunale (1952)
  • Assessore Comunale (1952-1956)
  • Consigliere Provinciale (1956)
  • Consigliere Comunale e Provinciale (1960)
  • Sindaco di Pisticci (1963-1964)
  • Consigliere Comunale e Provinciale (1964)
  • Consigliere Comunale (1970)
  • Consiglio di amministrazione ESAB (1979-1980)
  • Consigliere Regionale (1980-1985)
  • Consigliere Comunale (1990)
  • Presidente del Comitato Difesa Ospedale di Tinchi (2009 - a tutt'oggi )
  • Dirigente dell' A.N.P.P.I.A. in Basilicata (1986 - a tutt'oggi ) Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti

Al compagno Domenico Giannace[modifica | modifica wikitesto]

« Caro Giannace

Ho ricevuto dettagliate le informazioni dai compagni di Toronto, di Detroit e del Quebec per l'attività politica da te svolta per la campagna elettorale tra gli emigranti.

Ho appreso inoltre che tra i Lucani in Canadà hai grande stima. So inoltre che con il lavoro da te svolto hai riscosso molta popolarità tra i compagni che risiedono in Canadà da diversi anni, come il compagno Domenico Iannuzziello. Mi congratulo ed a nome del partito ti ringrazio.

Ho raccomandato Giuliano Paietta di accompagnati da me appena capiti a Roma. Paietta e Pelliccia mi dicono che in altre campagne elettorali hai svolto un buon lavoro anche in Germania.

Bravo e grazie.

Maggio 1976

Ti abbraccio

Enrico Berlinguer »

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2003 è stato insignito del titolo di Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

"Ho conosciuto Domenico Giannace tra i banchi del Consiglio Regionale di Basilicata. Persona amabilissima, piacevole socievole, disponibile a contrarre amicizia anche con gli avversari politici. Grazie a questa sua apertura mentale, ho avuto modo di comprendere, meglio il suo carattere, e di venire a conoscenza di alcuni episodi della sua vita politica. Ardente difensore della libertà e delle idee del suo partito, ha dedicato la vita nella comprensione e soluzione dei problemi della sua terra. Oltremodo generoso si è sempre mosso, con autentica fede, per la promozione umana dei suoi conterranei, esprimendo, fra l'altro, la sua totale solidarietà verso i confinati di Marconia, con i quali legava nella lotta contro il Fascismo e contro ogni forma di tirannia. Chi conosce da vicino Domenico Giannace non può restare affascinato della sua personalità ed ammirato per l'eccezionale disponibilità e passione politica, che ne ha contraddistinto la vita, meritando, per questo suo incessante ed eccellente impegno, la nomina a Cavaliere della Repubblica"

Potenza, 5 agosto 2004

prof. GIUSEPPE GUARINO

"Come Comunista, mi sento orgoglioso di aver conosciuto Domenico Giannace nei lontani anni 42-43 nella Colonia Confinaria di Bosco Salice ove lui lavorava come carrettiere ed io nello spaccio, entrambi a continuo contatto con i Confinati ed Internati Politici. La conoscenza venne poi rafforzata quando Domenico faceva il capolega nelle aziende del Metapontino ed io ero dirigente della Camera del Lavoro, tanto che Domenico diventò subito dirigente della Federterra prima e Ferbraccianti dopo, del Metapontino e componente della Camera Confederale del Lavoro di Matera, anche se continuava ad essere salariato carrettiere, diventato poi bracciante capolega, prima a S.Teodoro e poi nell'Azienda di S.Basilio. Ho rafforzato la mia conoscenza e riconoscenza verso Domenico Giannace quando io ero detenuto, insieme ad altri compagni, nel carcere di Bari, mentre lui divenne responsabile della Camera del Lavoro di Pisticci. Ed in quella occasione ebbi modo di conoscere la generosità nell'esprimere solidarietà alle famiglie ivi compresa la mia. Non dimenticherò mai l'attaccamento di Giannace al lavoro, per assistere i lavoratori e sempre alla testa in tutte le lotte, pagando anche con il carcere e le sofferenze in genere"

Pisticci, 12 agosto 2004

MIMI' MARRESE

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • "Domenico Giannace ...l'uomo, l'amministratore... il politico antifascista, il sindacalista..." (Nella ricorrenza del suo 80º compleanno) a cura di Giuseppe Coniglio
  1. "Dedico questo breve saggio ai miei famigliari

ed ai tanti amici e compagni di eri e di oggi

che mi hanno sostenuto nelle lotte per la democrazia

la libertà e il progresso sociale,

esprimendomi solidarietà e affetto

soprattutto nei momenti più difficili della mia esistenza"

Domenico Giannace

Finito di stampare nel mese di Settembre 2004

  • "Mingo il Ribelle" di Giuseppe Coniglio (Nella ricorrenza del suo 90º compleanno)
  1. "Una vita quella di Domenico Giannace, da protagonista di tante lotte nella storia recente della Basilicata.

Dai ricordi della colonia confinaria alla lotta per l'occupazione delle terre,

gli scioperi, gli arresti, il carcere con Rocco Scotellaro (il poeta contadino) fino ai nostri giorni"

  1. "Il Protagonista di tante lotte nella storia recente della Basilicata. I ricordi della colonia confinaria di Bosco Salice.

La lotta per l'occupazione delle terre. Gli scioperi. Gli arresti. Il carcere con Rocco Scotellaro. Le lotte dei nostri giorni"

  1. "Storia di un giovane Antifascista lucano che si profuse sul territorio nel diffondere gli ideali democratici"

Il presidente dell' A.N.P.P.I.A. Nazionale Guido Albertelli

Finito di stampare nel mese di Giugno 2015

Il diritto alla salute[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazione del 27 novembre 2010

Comitato Difesa Ospedale di Tinchi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009, epoca in cui si smantellavano i reparti funzionali dell'Ospedale di Pisticci. Domenico Giannace insieme ad altri componenti, costituirono il Comitato Difesa Ospedale di Tinchi.

Il 1º luglio 2010 il Comitato CittadiniAttivi di Bernalda e Metaponto diretto dal Prof. Pietro Tamburrano (ex parroco di Marconia), con il Comitato Difesa pro Ospedale e dodicimila firme raccolte tra i cittadini di Pisticci, Bernalda, Montalbano e Craco, che reclamarono il diritto inviolabile e sacro della salute e le attese di un bacino di utenza forte di centomila unità, che si raddoppiavano nella stagione estiva, diedero inizio a un presidio permanentemente sul tetto più alto dell'edificio nosocomiale per scongiurarne la chiusura.

"Dal tetto non scenderemo sino a quando non ci sarà qualcosa di concreto e soprattutto, condiviso sul futuro del nostro ospedale"

Il riconoscimento del Comitato in occasione del novantesimo compleanno di Domenico Giannace

Fu una partecipazione popolare forte, si organizzarono i turni sul tetto, non ci fu nessun segno di cedimento, ma al contrario, ci furono nuovi segnali, la lotta si fortificò anche con la partecipazione volontaria delle donne, semplici madri di famiglia che vollero dare sostegno con la disponibilità alla turnazione del cambio al presidio, dove la permanenza fu davvero difficile a causa delle temperature elevate.

I comitati denunciarono anche cifre enormi di sperpero di denaro pubblico che venivano spese in appalti milionari. Miliardi di lire, poi milioni di euro per ristrutturare anche l'intero terzo piano, che non prevedeva neanche l'adeguamento alle norme antisismiche. Appalti milionari, ma apparentemente inutili perché i reparti di Medicina e Chirurgia con le Sale Operatorie dovevano essere chiuse, con una piscina terapeutica per la riabilitazione inaugurata il 6 dicembre 2008 e mai entrata in funzione.

Domenico Giannace, all'epoca ottantacinquenne, oggi novantenne, abituato alle battaglie per il conseguimento dei diritti dei cittadini, in quei giorni superò anche un malore a causa delle temperature elevate estive, del resto anche il Prof. Tamburrano, imponente con la sua voce continuava a lanciare strali contro politici ed amministratori che barattavano una struttura pubblica per una privata, perché c'era un progetto dietro la cancellazione dei servizi fin qui erogati a Tinchi, l'ingresso di una fondazione privata, Stella Maris.

Il 22 settembre 2014, in occasione del suo novantesimo compleanno, cerimonia svoltasi a Palazzo Giannantonio, i membri del Comitato Difesa Ospedale di Tinchi hanno donato al Presidente Domenico Giannace una targa di riconoscimento che riporta una breve poesia, e che interpreta bene i sentimenti di tutti i componenti del comitato. Erano presenti il Sindaco di Pisticci Vito Di Trani e tutta la cittadinanza.

I membri del Comitato Difesa Ospedale[modifica | modifica wikitesto]

Giannace Domenico Cavaliere Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana

Prof. Tamburrano Pietro già parroco di Marconia

Dolce Nicola Presidente Associazione Anziani di Pisticci

Viggiani Maria già commerciante di Tinchi

Giannace Pietro disoccupato, già in mobilità

Cisterna Giuseppe dirigente A.N.P.P.I.A. in Basilicata

Barbalinardo Michele pensionato, già dipendente ANIC

Lacarpia Vito pensionato, già dipendente ANIC

Ricco Anna in Lacarpia, casalinga

Panetta Michele pensionato, già dipendente ANIC

Benedetto Vincenzo medico biologo

Laviola Pietro pensionato, già dipendente ANIC

Gentile Maddalena insegnante

Viggiani Camilla insegnante

Moretti Angela casalinga

Mangia Franco operaio disoccupato

Lomassaro Giuseppina insegnante

Lopatriello Antonio disoccupato

Giuseppe Cisterna, di trent'anni, è il giovane componente rimasto di notte a presidiare sul tetto dell'Ospedale dal 1º luglio 2010

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

La targa del sindaco di Pisticci al novantesimo compleanno di Domenico Giannace

Il sindaco di Pisticci Vito Di Trani consegna una targa a Domenico Giannace per il suo novantesimo compleanno, cerimonia svoltasi a Palazzo Giannantonio il 22 settembre 2014. Erano presenti i componenti del Comitato Difesa Ospedale di Tinchi, Angelo Ziccardi, Angelo Tataranno, il prof. Giuseppe Coniglio, Nicola Dolce e tutta la cittadinanza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Appello ai giovani[modifica | modifica wikitesto]

La storia del Metapontino è stata scritta con le lotte, i sacrifici, il sudore, le lacrime, il carcere, le sofferenze e a volte anche con il sangue di tanti braccianti, contadini, lavoratori.

Donne e uomini che hanno creduto nelle possibilità di cambiare lo stato di cose esistenti, che hanno lottato per l'affermazione dei propri diritti, dal rispetto dell'orario di lavoro al diritto ad una vita più dignitosa per i propri figli e per le generazioni che dovevano venire.

Lotta per la terra alla quale ci sentivamo legati da radici profonde.

Lotte per sfamare i figli.

Quelle lotte, scioperi, occupazioni delle terre, sono state lotte contro la schiavitù e il latifondo. Sono state lotte per la terra e la democrazia. Negli anni sono diventate lotte per la difesa della nostra terra delle "invasioni barbariche" rappresentate da una industrializzazione che ha regalato alle nostre genti anche morte e veleni. Lotte contro l'ipotesi di un insediamento nella zona di "quarantotto" a valle della 106 di una fabbrica chimica della Liquichimica di Ursini, una fabbrica che avrebbe rappresentato la fine per la nostra agricoltura e forse anche del nostro mare.

2011 - Giannace e un giovane attivista

Lotte contro lo sfruttamento del salgemma a Terzo Cavone e la paventata ipotesi di costruzione del cimitero di scorie nucleari.

La conoscenza della nostra storia è troppo importante per le nuove generazioni. La storia è il futuro.

Alle nuove generazioni va il nostro accorato appello. Non bisogna disperdere il patrimonio ricchissimo delle lotte nostre, dei contadini, del nostro popolo. Quel patrimonio coltivatelo con lo studio e con la passione, non disperdetelo. Altri attacchi della nostra terra potranno venire e voi sarete pronti.

Quel patrimonio di lotte delle genti del metapontino portatelo con voi, sarà la vostra arma.

La lotta ha sempre pagato e continuerà a pagare, per cui, giovani, non ammainate la bandiera delle lotte per la democrazia, il lavoro e la libertà.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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