Domenico Bartoli (giornalista)

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Domenico Bartoli (Torino, 1912Roma, 9 luglio 1989) è stato un giornalista e saggista italiano, direttore dei quotidiani il Resto del Carlino e La Nazione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Torino nel 1912, iniziò la carriera giornalistica nel 1933, collaborando con il Corriere della Sera.[1] Per il quotidiano milanese fu inviato in Cina e corrispondente nella guerra italo-etiopica.[1] Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, negli anni 1941-42, ormai assunto dal Corriere, divenne corrispondente di guerra in Africa settentrionale.[2]

Nel 1943, all'indomani della caduta del fascismo, Bartoli fu tra i fondatori del quotidiano romano Risorgimento Liberale.[2][3] Il giornale ebbe vita stentata: con l'occupazione tedesca di Roma, dopo le tragiche vicende dell'8 settembre, fu stampato clandestinamente e solo dopo la liberazione della città con l'ingresso delle truppe alleate il 4 giugno 1944, le pubblicazioni ripresero con regolarità.

Sempre per il Corriere, fu corrispondente da Londra dal 1951 al 1956,[2] poi, trasferitosi al quotidiano torinese La Stampa, fu corrispondente da Parigi fino al 1960,[2] quando, succedendo a Giovanni Spadolini, assunse la direzione de il Resto del Carlino di Bologna che mantenne per un decennio, sino al 1970,[2] lasciandola poi ad Enzo Biagi.

Nel 1970, sostituendo Enrico Mattei, Bartoli fu nominato direttore de La Nazione ove rimase per quasi sette anni, fino al 1977, quando la direzione del quotidiano fiorentino fu affidata ad Alberto Sensini.[2] Collaborò, inoltre, con il settimanale Epoca ove curò la rubrica L'Italia allo specchio.[2][3]

Tra le sue opere, legate all'attualità politica e alla storia contemporanea, è da citare il saggio La fine della monarchia, pubblicato inizialmente nel 1946 con il titolo Vittorio Emanuele III, il volume fu poi aggiornato, inserendo gli ultimi avvenimenti di quell'anno (il referendum costituzionale monarchia repubblica del 2 giugno e il successivo esilio di Umberto II) che videro protagonisti l'ultimo re d'Italia e la consorte Maria José e ripubblicato l'anno successivo nel 1947 con il nuovo titolo. L'opera fu anche tradotta in francese e pubblicata a Parigi nel 1948.[4] In anni più recenti il saggio è stato pubblicato, sempre da Mondadori, nella collana "I record", nel 1966.

Morì a Roma, a settantasette anni, nel 1989.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • La crisi della Cina. Origini e sviluppi attuali: 1842-1938, Milano, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1938.
  • Vittorio Emanuele III, Milano, Mondadori, 1946. Ripubblicato in seconda edizione come La fine della monarchia, Milano, Mondadori, 1947.
  • Inghilterra senza impero. La società, i costumi, i personaggi, il potere, Milano, A. Garzanti, 1960.
  • L'Italia burocratica, Milano, Garzanti, 1965.
  • Gli italiani nella terra di nessuno. Il potere democristiano e l'assedio comunista, Milano, Mondadori, 1976.
  • Gli anni della tempesta. Alle radici del malessere italiano, Milano, Editoriale nuova, 1981. Tr. tedesca Italien. Die Jahre des Sturms, Zürich, Orell Füssli, 1982.
  • L'Italia si arrende. La tragedia dell'8 settembre 1943, Milano, Editoriale nuova, 1983.
  • I Savoia ultimo atto, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1986.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fonte: Sk biografica in Parole in viaggio, sito del Corriere della Sera
  2. ^ a b c d e f g Fonte: Enciclopedia Italiana, riferimenti in Bibliografia.
  3. ^ a b Fonte: Sapere.it, riferimenti in Collegamenti esterni.
  4. ^ La fin de la monarchie italienne. Victor Emmanuel III, la reine de Mai, traduit de l'italien par U. De Block, Paris, Ed. Le Portail, 1948.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Sabbatini, «BARTOLI, Domenico» la voce nella Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de il Resto del Carlino Successore
Giovanni Spadolini 11 febbraio 1968 - 20 giugno 1970 Enzo Biagi
Predecessore Direttore de La Nazione Successore
Enrico Mattei 21 giugno 1970 - 6 marzo 1977 Alberto Sensini
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