Domenico Aspari

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Domenico Aspari (Milano, 4 agosto 1745Milano, 8 aprile 1831) è stato un pittore e incisore italiano.

Autoritratto di Domenico Aspari di Domenico Aspari, 1805 ca. (Olio su tela, 98,5 × 74 cm) Milano, Pinacoteca di Brera

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Milano il 4 agosto 1745 a causa della bassa condizione sociale della famiglia non riuscì a seguire regolarmente gli studi, anche se grazie al suo talento per la pittura Giuseppe Baldrighi a Parma gli diede alcuni insegnamenti e qui eseguì dei dipinti decorativi per il palazzo ducale. Quando tornò a Milano, smise quasi completamente di dipingere per dedicarsi alle incisioni, ispirando il proprio stile al Piranesi: in questo ramo d'arte ebbe un discreto successo facendo l'illustratore per gran parte della prima edizione italiana della Storia delle arti del disegno di Winckelmann. Qui probabilmente ebbe il suo unico figlio Carlo Antonio e dipinse le sue opere principali tutte commissionate nell'area del milanese. Nel 1776, con la fondazione dell'Accademia di Brera, ottenne per merito di Carlo Giuseppe di Firmian, la cattedra di disegno e qui insegnò sino al 1826. Probabilmente a partire dal 1815, con la Restaurazione, si dedicò all'edilizia privata e a lui si attribuisce il rifacimento neoclassico risalente al 1823 di casa Atellani. La casa, affine ai modi di Simone Cantoni, è di nobile armonia. Morì nel 1831 ed oggi il suo autoritratto è conservato presso la Pinacoteca di Brera.[1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Mappa topografica di Milano come si suppone fosse nel 1158, disegnata dall'Aspari nel 1778.

Fra le sue opere, vengono ricordate le seguenti incisioni:

  • Madonna col Bambino e due santi, conservata nella parrocchiale di Osnago
  • Sacra Famiglia contenuta nella Chiesa di Santa Maria Segreta a Milano
  • Veduta del Naviglio, parte della collezione di Giuseppe Campori di
  • Le 16 Vedute di Milano, incise in rame, finite di bulino e puntasecca dal 1786 al 1792:
    • Cortile di Brera (1786)
    • Colonne di San Lorenzo (1786)
    • Mercato a Porta Ticinese (1786)
    • San Celso (1786)
    • Palazzo Belgioioso (1788)
    • Palazzo Marino (1788)
    • Piazza Fontana (1788)
    • San Paolo delle Monache (1788)
    • Porta Romana (1788)
    • Teatro alla Scala (1790)
    • Ospedale Maggiore (1790)
    • Castello Sforzesco (1790)
    • Duomo (1791)
    • San Lorenzo (1791)
    • Collegio Elvetico (1792)
    • Castello e parte della città (1792)

Quest'ultime, sono le opere più ristampate e divenute assai rare e meritatamente molto ricercate come le uniche degne di stare a fianco dei grandi esemplari veneti e romani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aspari, Domenico, su http://www.treccani.it. URL consultato il 2 ottobre 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Mezzanotte, Domenico Aspari, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.

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