Dom Bairo

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Dom Bairo
L'Uvamaro Deo Optimo Maximo.jpg
Dom Bairo, amaro tonico digestivo a base di vini pregiati
Origini
Luogo d'origineItalia Italia
RegionePiemonte
Dettagli
Categoriabevanda
Ingredienti principalivino, erbe e radici aromatiche

D.O.M. Bairo "l'Uvamaro" è uno storico amaro italiano a base di vino, noto negli anni settanta ma da tempo non più in produzione.[1][2] Il nome iniziale stava a significare Deo Optimo Maximo, ma venne successivamente (1974) trasformato in Don Bairo poiché veniva comunemente chiamato in questo modo (complice il personaggio degli spot pubblicitari).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La sede della distilleria era in origine a Bairo, nella zona del Canavese in Piemonte. La ricetta originale del medico (archiatra) Pietro Michaeli, più noto come Pietro Bairo, risale al Quattrocento (1452[3]) e fu in seguito ripresa dalla ditta Buton per produrre l'amaro su scala industriale.[4]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'amaro era a base di vino, che veniva aromatizzato con diverse erbe e radici aromatiche.[3]

Degustazione[modifica | modifica wikitesto]

I consigli per la degustazione riportati sulla bottiglia dell'amaro recitavano testualmente:

Lo moderato usaggio donerà vieppiù sana consolazione et buonumore. Pigliato avanti e dopo 'l pasto et etiam a tute ore de la giornata.[3]

Pubblicità[modifica | modifica wikitesto]

L'amaro fu pubblicizzato da una nota serie di spot di Carosello, Le avventure di Cimabue. Il protagonista era un fraticello di nome Cimabue che, per i molti errori commessi, veniva sempre canzonato dai confratelli che, cantando, intonavano in coro Cimabue, Cimabue, fai una cosa, ne sbagli due. La sua consueta replica, anch'essa al tempo passata nel parlare comune, era: Ma che cagnara, sbagliando si impara!.[5]

Lo spot andò in onda tra il 1972 e il 1977 ed era basato su una animazione realizzata graficamente da Paolo Piffarerio per la Gamma Film.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liquori estinti o quasi, raccolta a cura di Il Caballero sul sito www.sitomemoria.altervista.org Archiviato il 14 febbraio 2009 in Internet Archive. (ultimo accesso nel Febbraio 2010)
  2. ^ Paolo Barosso, Antichi amari della tradizione liquoristica piemontese, in Piemonte top news, 11 Ottobre 2019. URL consultato il 29 dicembre 2020.
  3. ^ a b c Dall'etichetta sul retro della bottiglia dell'amaro
  4. ^ Bernard Sallé e Jacques Sallé, Dizionario Larousse degli alcolici e dei cocktails, Gremese Editore, 2004, p. 77.
  5. ^ Dom Bairo l'Uvamaro, su il-fantamondo.com. URL consultato il febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 3 ottobre 2008).
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