Dolcedo

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Dolcedo
comune
Dolcedo – Stemma Dolcedo – Bandiera
Dolcedo – Veduta
Scorcio del centro storico
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Liguria.svg Liguria
ProvinciaProvincia di Imperia-Stemma.png Imperia
Amministrazione
SindacoGiovanni Danio (Lista civica "Cambiamo Dolcedo") dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate43°54′24.8″N 7°57′05.79″E / 43.906889°N 7.951608°E43.906889; 7.951608 (Dolcedo)Coordinate: 43°54′24.8″N 7°57′05.79″E / 43.906889°N 7.951608°E43.906889; 7.951608 (Dolcedo)
Altitudine75 m s.l.m.
Superficie19,8 km²
Abitanti1 398[1] (31-7-2017)
Densità70,61 ab./km²
FrazioniBellissimi, Castellazzo, Costa Carnara, Isolalunga, Lecchiore, Magliani, Monte Faudo, Ripalta, Santa Brigida, Trincheri
Comuni confinantiBadalucco, Civezza, Imperia, Montalto Ligure, Pietrabruna, Prelà, Taggia, Vasia
Altre informazioni
Cod. postale18020
Prefisso0183
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT008030
Cod. catastaleD319
TargaIM
Cl. sismicazona 3s (sismicità bassa)
Cl. climaticazona C, 1 362 GG[2]
Nome abitantidolcedesi
Patronosan Tommaso Apostolo
Giorno festivo21 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Dolcedo
Dolcedo
Dolcedo – Mappa
Posizione del comune di Dolcedo nella provincia di Imperia
Sito istituzionale

Dolcedo (Dôçeo in ligure, U Dusseu nella variante locale[3]) è un comune italiano di 1.398 abitanti[1] della provincia di Imperia in Liguria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Dolcedo è situata nella valle del Prino, nei pressi della confluenza del rio dei Boschi con il torrente Prino.

Il capoluogo comunale, detto "Piazza", è un tipico centro di fondovalle e già sede di mercato. Il territorio comunale conta altri quattro centri maggiori: Isolalunga, poco a est di Piazza, Ripalta, Costa Carnara, Bellissimi e Lecchiore posti più ad ovest.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Dolcedo

Dolcedo trae origine da un insieme di comunità facenti parte del terziere di San Tommaso della comunità di Porto Maurizio: Isola Longa, Piazza, Rivalta, Case dei Giordani, Costa Rossa, Ville dei Bensi, Boeri, Magliani, Orenghi, Lecchiore, Villaro, Sciorati. Questi insediamenti, sorti in epoca altomedievale, sono dislocati in una fascia di territorio più alta rispetto all'attuale nucleo centrale abitato.

In seguito alla collocazione strategica, a metà strada della via romana che dal colle San Maurizio passava dal colle di Poggiobonfiglio, percorreva la val Prino e proseguiva per Santa Brigida, in località Castellazzo sorse un castello, che nel 1028 era in possesso del marchese Oldorico Manfredi. Fu quindi di Arduino d'Ivrea e poi della contessa Adelaide di Susa. Agli inizi del XII secolo era in possesso del marchese Bonifacio del Vasto, dal quale passò in seguito al figlio, il marchese Ugone di Clavesana.

Nel 1161 entrò a far parte della communitas di Porto Maurizio con il nome di Terziere di San Tommaso, associandosi con il Terziere di San Giorgio di Torrazza e con quello di San Maurizio.

La coltivazione dell'ulivo si diffuse per opera dei monaci benedettini di Lerino, favorendo lo spostamento degli abitati più a valle. La costruzione di frantoi impose insediamenti lungo le acque dei torrenti dove potessero essere impiantati mulini ad acqua.

A seguito di una convenzione stipulata tra Bonifacio di Clavesana ed i consoli genovesi nel 1192, Dolcedo divenne località di rifugio per importanti famiglie dell'epoca. I marchesi di Clavesana cedettero i propri diritti sul terziere nel 1233 alla Repubblica di Genova. Nel 1238 quando Porto Maurizio si ribellò a Genova, Dolcedo si proclamò comune autonomo, ma la rivolta fu repressa dai Genovesi. Il castello fu distrutto nel 1342.

Molte famiglie genovesi acquistarono terreni nella zona, e in particolare i Doria che concessero agli abitanti di Dolcedo il diritto di essere curati gratuitamente nell'ospedale Galliera di Genova.

Nel 1505 il padre domenicano Agostino da Savona vi fondò un monte di pietà per porre rimedio alle conseguenze di una siccità, che in seguito si fuse con la confraternita di Santo Spirito e che fu attivo fino al 1863. Fu il monte di pietà a costruire la loggia dove si svolgevano diverse attività commerciali, oggi sede del comune. I domenicani vi fondarono inoltre un ospizio con chiesa e convento.

Nel 1613 Genova concesse al terziere di San Tommaso, ovvero a Dolcedo, l'autonomia amministrativa. II comune divenne progressivamente il centro economico della val Prino. Vi aveva sede un giudice di pace di prima classe e prima di essere colpito nel 1640 dalla peste il paese raggiunse i 4000 abitanti.

Durante l'occupazione napoleonica Dolcedo ottenne nel 1810 il titolo di città.

Dal 1973 al 31 dicembre 2008 ha fatto parte della Comunità montana dell'Olivo e, con le nuove disposizioni della Legge Regionale n° 24 del 4 luglio 2008[4], ha fatto parte fino al 2011 della Comunità montana dell'Olivo e Alta Valle Arroscia.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Dolcedo-Stemma.png
Dolcedo-Gonfalone.png

« Di cielo, all'olivo sradicato, con la chioma di verde e con il tronco nocchieruto e le radici, al naturale, al capo di argento, caricato dalla croce di rosso. Ornamenti esteriori da Comune »

(Descrizione araldica dello stemma[5])

« Drappo partito di rosso e di bianco »

(Descrizione araldica del gonfalone[5])

Lo stemma ufficiale e il gonfalone sono stati approvati con l'apposito Decreto del Presidente della Repubblica datato al 26 giugno del 2006.[6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale di San Tommaso apostolo nel centro storico di Dolcedo

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa parrocchiale di San Tommaso apostolo nel capoluogo. Di origini medievali, assunse l'aspetto attuale dopo la ricostruzione iniziata nel 1717 e terminata nel 1738, opera dell'architetto Giacomo Filippo Marvaldi.
  • Oratorio di San Lorenzo, con la facciata monumentale ornata da due piccoli campanili.
  • Oratorio di San Carlo nel capoluogo, preceduto da un piccolo portico.
  • Chiesetta di San Martino nella borgata a nord del capoluogo.
  • Chiesetta di San Bartolomeo nei pressi della borgata di Boeri.
  • Chiesetta dei Santi Cosma e Damiano nei pressi della borgata di Magliani.
  • Chiesa di San Mauro nella frazione di Bellissimi.
  • Oratorio di Nostra Signora della Misericordia nella frazione di Bellissimi.
  • Chiesa matrice dell'Assunta nella frazione di Castellazzo, di origine medievale.
  • Chiesa di San Giacomo nella frazione di Costa Carnara.
  • Chiesa di San Sebastiano nella frazione di Isolalunga.
  • Chiesa di San Michele nella frazione di Isolalunga.
  • Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino nella frazione di Lecchiore.
  • Santuario dell'Acquasanta nei pressi della frazione di Lecchiore.
  • Chiesa di San Giovanni nella frazione di Ripalta.
  • Chiesetta di Santa Lucia nella frazione di Trincheri.
  • Cappella di Santa Brigida. Sorse a circa 8 km da Dolcedo, sulla strada che conduce ai piedi del monte Faudo e sul valico verso Pietrabruna e la valle di San Lorenzo. Di origini medioevali, venne ricostruita nel 1425.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

L'oratorio di San Lorenzo con i due piccoli campanili

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2014, i cittadini stranieri residenti a Dolcedo sono 208[8], pari al 14,44% della popolazione totale, così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative[9]:

  1. Germania, 66
  2. Turchia, 56

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Dolcedo[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia locale si basa sulla produzione agricola (olio di oliva) e vinicola.

A Dolcedo esiste un gran numero di proprietari di case di vacanza che costituiscono un fattore economico rilevante per il settore dell'edilizia e dei servizi. Dal 2008 vi è in atto un conflitto[10] con il pubblico ministero locale. Più di 80 case sono state sequestrate per presunta divisione illegale di territorio agrario, nonostante avessero tutti i titoli richiesti dalla legge italiana, rilasciati dagli uffici competenti. I proprietari in causa hanno. Gli interessati si sono serviti di ogni mezzo che la legge gli proponeva per tutelare i propri interessi. Un esproprio-di-fatto però non si è potuto evitare. Durata ed esito del procedimento in corso sono non quantificabili.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Dolcedo è situata lungo la strada provinciale 39. Il comune non è raggiungibile direttamente tramite autostrada, pertanto il casello autostradale di Imperia Ovest sull'autostrada A10 è l'uscita consigliata per raggiungere la destinazione.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Imperia è la fermata ferroviaria più vicina sulla linea Genova-Ventimiglia nel tratto locale compreso tra Ventimiglia e Savona.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo comunale
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1995 Luigi Paolo Gandolfo Partito Socialista Italiano Sindaco
1995 2004 Piergiorgio Gandolfo Lista civica Sindaco
2004 2009 Marco Ascheri Lista civica Sindaco
2009 2014 Piergiorgio Gandolfo Lista civica "Dolcedo" Sindaco
2014 in carica Giovanni Danio Lista civica "Cambiamo Dolcedo" Sindaco [11]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Dolcedo fa parte dell'Unione dei comuni montani della Valle Prino, di cui ospita la sede.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
  4. ^ Legge Regionale n° 24 del 4 luglio 2008
  5. ^ a b Fonte dal sito Araldica Civica.it, su araldicacivica.it. URL consultato il 6 novembre 2011.
  6. ^ Tratto dal sito Comuni-Italiani.it
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Dato Istat al 31/12/2014
  9. ^ Dati superiori alle 20 unità
  10. ^ "Lottizzazione abusiva a Dolcedo scattato il sequestro di 81 villette", in La Stampa, 6 giugno 2013. URL consultato il 25 novembre 2014.
  11. ^ Il 1º gennaio 2016 viene eletto alla carica di presidente del Consiglio dell'Unione dei comuni montani della Valle Prino

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