Dolcedo
| Dolcedo comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Giuseppe Rebuttato (lista civica Cambiamo Dolcedo) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 43°54′24.8″N 7°57′05.79″E |
| Altitudine | 75 m s.l.m. |
| Superficie | 19,8 km² |
| Abitanti | 1 241[1] (31-8-2025) |
| Densità | 62,68 ab./km² |
| Frazioni | Bellissimi, Castellazzo, Costa, Isolalunga, Lecchiore, Piazza (capoluogo comunale), Ripalta, Trincheri |
| Comuni confinanti | Badalucco, Civezza, Imperia, Montalto Carpasio, Pietrabruna, Prelà, Taggia, Vasia |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 18020 |
| Prefisso | 0183 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 008030 |
| Cod. catastale | D319 |
| Targa | IM |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona C, 1 362 GG[3] |
| Nome abitanti | dolcedesi |
| Patrono | san Tommaso Apostolo |
| Giorno festivo | 21 dicembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Dolcedo (Dôçeo in ligure, O Dusséu nella variante locale[4]) è un comune italiano di 1 241 abitanti[1] della provincia di Imperia in Liguria.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Dolcedo è situata nella valle del Prino, nei pressi della confluenza del rio dei Boschi con il torrente Prino.
Il capoluogo comunale, detto "Piazza", è un tipico centro di fondovalle e già sede di mercato. Il territorio comunale conta altri quattro centri maggiori: Isolalunga, poco a est di Piazza, Ripalta, Costa Carnara, Bellissimi e Lecchiore posti più a ovest.
Tra le vette del territorio dolcedese il monte Faudo (1149 m), il monte Cantagallo (603 m), il monte Cinque Bourche (379 m) e il passo di Vena (969 m).
Dolcedo trae origine da un insieme di comunità facenti parte del terziere di San Tommaso della comunità di Porto Maurizio: Isola Longa, Piazza, Rivalta, Case dei Giordani, Costa Rossa, Ville dei Bensi, Boeri, Magliani, Orenghi, Lecchiore, Villaro, Sciorati.
Questi insediamenti, sorti in epoca altomedievale, sono dislocati in una fascia di territorio più alta rispetto all'attuale nucleo centrale abitato.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La più antica testimonianza di insediamenti umani nel territorio di Dolcedo è nei pressi del monte Follia, cima conica sul versante meridionale del Monte Faudo, dove sono state rinvenute le tracce di un sito per la lavorazione dei metalli, con fornaci e strutture abitative.
Anche se certamente frequentato in epoca storica da popolazioni liguri e poi romane, non si hanno notizie sulle vicende del luogo.
In località Castellazzo[5] viene costruito un insediamento arroccato, il castello, residenza del funzionario locale del Marchese Arduino d'Ivrea con compiti militari, fiscali e di giustizia.
Si trovano indizi di un primitivo insediamento medievale a livello dell'antica chiesa di Castellazzo, sorta per opera delle suore Benedettine di Caramagna Piemonte, presenti dal XII secolo presso Porto Maurizio.

Nel 1028, Dolcedo fa parte della potente marca di Olderico Manfredi[6] e sarà poi possedimento di sua figlia, la contessa Adelaide di Susa.

Agli inizi del XII secolo entra in possesso del marchese Bonifacio del Vasto, dal quale passa in seguito al figlio, il marchese Ugone di Clavesana.
Nel 1103 il vescovo di Albenga cede la chiesa di San Tommaso ai monaci benedettini di Lerino che diffondono la coltura dell'olivo, attività che assumerà progressivamente sempre maggiore estensione sino al suo massiccio impiego intorno al XVII secolo. Si favorisce lo spostamento degli abitati più a valle poiché la costruzione di frantoi azionati da mulini ad acqua[7] necessita di insediamenti lungo i torrenti.
Nel 1161 Dolcedo si affranca dalla condizione di feudo dei Marchesi di Clavesana ed entra a far parte della Communitas di Porto Maurizio con il nome di Terziere di San Tommaso, associandosi con il Terziere di San Giorgio di Torrazza e con quello di San Maurizio.
A seguito di una convenzione stipulata tra Bonifacio di Clavesana e i consoli genovesi nel 1192, Dolcedo diventa località di rifugio per importanti famiglie dell'epoca.

I marchesi di Clavesana cedono i propri diritti sul Terziere nel 1228 alla Repubblica di Genova[8].
Nel 1238 quando Porto Maurizio si ribella a Genova, Dolcedo si astiene e si proclama Comune autonomo.

XIII secolo
Nel 1262 i Cavalieri di Malta[9] vi costruiscono il ponte Grande sul torrente Prino per facilitare i propri viaggi verso l’estremo Ponente Ligure ed il Piemonte.[10].
Il castello è distrutto dai genovesi nel 1342.
Molte famiglie genovesi acquistano terreni nella zona, e in particolare i Doria che lasciano in eredità agli abitanti di Dolcedo il diritto di essere curati gratuitamente negli ospedali genovesi.

Con l'indipendenza, il paese avvia una fase di progresso che lo porterà a diventare il centro economico della val Prino[11].
A Dolcedo nasce una sorta di nobiltà terriera[12] alla quale si associano notai e avvocati oltre alle attivissime corporazioni artigiane; si costruiscono palazzi, la parrocchiale viene quasi interamente demolita e riedificata in forme sontuose, i domenicani costruiscono il convento con la Chiesa omonima, viene istituita una scuola di "rettorica", vi ha sede la pretura , l'ospedale e un presidio fisso di soldati. Vi ha sede un Giudice di pace di prima classe.

Accanto all'olivicoltura, è molto praticata la tessitura di lana locale, da cui derivava l' "arbasino" o "arbaxo", un tessuto di grande robustezza utilizzato per confezionare gli abiti dei popolani[13].
Nel 1505 il padre domenicano Agostino da Savona vi fonda un Monte di Pietà per porre rimedio alle conseguenze di una siccità[14].
Nel 1514 il Giustiniani annota che Dolcedo fa 500 foghi (focolari, circa 2500 abitanti).
Nel 1613 Genova concede l'autonomia amministrativa al Terziere di San Tommaso, cioè a Dolcedo. Poco dopo il Monte di Pietà costruisce la Loggia comunale[15].
Prima di essere colpito dalla peste nel 1640 il paese raggiunge i 4000 abitanti.

Con la caduta della Repubblica genovese, sul finire del 1797, e la conseguente istituzione della napoleonica Repubblica Ligure, il territorio di Dolcedo diventa sede dell'omonimo cantone nella giurisdizione degli Ulivi, con capoluogo Porto Maurizio; cantone che nel 1803 sarà poi soppresso e sottoposto a quello di Porto Maurizio. Dal 1805, con il passaggio della Repubblica Ligure al Primo Impero francese, rientra nel circondario di Porto Maurizio del Dipartimento di Montenotte. Nel 1810 ottenne il titolo di Città.
Dolcedo è annesso al Regno di Sardegna nel 1815 dopo il congresso di Vienna del 1814, dopo la caduta di Napoleone.
È quindi parte del Regno d'Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio era compreso nel III mandamento dolcedese del circondario di Porto Maurizio facente parte della provincia di Nizza (poi provincia di Porto Maurizio e poi, dal 1923, di Imperia).
Dal 1973 al 31 dicembre 2008 ha fatto parte della Comunità montana dell'Olivo e, fino al 2011, della Comunità montana dell'Olivo e Alta Valle Arroscia.
Dal 2014 al 2024 ha fatto parte dell'Unione dei comuni montani della Valle Prino.
Simboli
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- Stemma
- Gonfalone
Lo stemma e il gonfalone sono stati approvati con decreto del presidente della Repubblica del 26 giugno 2006.[16]
Monumenti e luoghi d'interesse
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Dolcedo
Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]- Chiesa parrocchiale di San Tommaso apostolo nel capoluogo. Costruita in stile tardo gotico, nel 1103 fu assegnata ai monaci benedettini dell'abbazia di Lerino. Assunse l'aspetto attuale dopo la ricostruzione incominciata nel 1717 e terminata nel 1738, ad opera dell'architetto Giacomo Filippo Marvaldi.
- Ex chiesa di San Domenico (XVII secolo), nel capoluogo, sede di una sala polivalente.
- Oratorio di San Carlo Borromeo, nel capoluogo, preceduto da un piccolo portico. L'edificio, la cui edificazione primaria è risalente a cavallo dei secoli XVI e XVII, è stato oggetto di restauri conservativi degli interni tra il 2015 e il 2017.
- Oratorio di San Lorenzo, nel capoluogo. Edificato nella seconda metà del Seicento, presenta una facciata monumentale ornata da due piccoli campanili. L'interno è a unica aula e con coro ligneo dell'omonima confraternita.
- Oratorio di San Paolo nel capoluogo, edificato nel tardo Quattrocento.
- Chiesetta di San Martino nella borgata a nord del capoluogo.
- Chiesetta di San Bartolomeo nei pressi della borgata di Boeri.
- Chiesetta dei Santi Cosma e Damiano nei pressi della borgata di Magliani.
- Chiesa di San Mauro nella frazione di Bellissimi, datata al XVIII secolo.
- Chiesa della Madonna della Misericordia nella frazione di Bellissimi, edificato nel 1864 quale segno di riconoscenza per lo scampato pericolo dell'epidemia del colera.
- Oratorio di Santa Lucia nella frazione di Bellissimi.
- Chiesa di Santa Maria del Belvedere o della Santissima Annunziata nella frazione di Castellazzo. Probabilmente edificata nel XII secolo per opera delle cuneesi suore Benedettine di Caramagna presenti a Porto Maurizio. Conserva internamente elementi architettonici romanici, esternamente si presenta nello stile barocco.
- Cappella di Sant'Antonio Abate nella frazione di Castellazzo, edificata nel 1407.
- Chiesa di San Giacomo nella frazione di Costa.
- Oratorio di San Rocco nella frazione di Costa.
- Chiesa di San Sebastiano nella frazione di Isolalunga.
- Oratorio di San Michele Arcangelo nella frazione di Isolalunga.
- Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino nella frazione di Lecchiore.
- Santuario di Nostra Signora dell'Acquasanta nei pressi della frazione di Lecchiore, edificato nel XVII secolo ad unica navata e pronao esterno.
- Cappella dei Santi Cosma e Damiano nella frazione di Lecchiore.
- Chiesa di San Giovanni Battista nella frazione di Ripalta.
- Chiesetta di Santa Lucia nella frazione di Trincheri.
- Cappella di Santa Brigida. Sorge a circa 8 km da Dolcedo, sulla strada che conduce ai piedi del monte Faudo e sul valico verso Pietrabruna e la valle di San Lorenzo. Di origini medioevali, venne ricostruita nel 1425.
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]- Loggia comunale, XVII secolo
Società
[modifica | modifica wikitesto]Dolcedo, Piazza
Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[18]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2019, i cittadini stranieri residenti a Dolcedo sono 162[19], così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative[20]:
- Germania, 48
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale è costituito dalle frazioni di Bellissimi, Castellazzo, Costa, Isolalunga, Lecchiore, Piazza (capoluogo comunale), Ripalta, Trincheri per una superficie territoriale di 19,8 km²[21]. Fanno altresì parte dell'ente comunale le borgate storiche di Acquasanta, Boeri, Magliani, Ramelli, Rimbaudi.
Confina a nord con il comune di Prelà e Vasia, a sud con Pietrabruna, Civezza e Imperia, a ovest con Montalto Carpasio, Badalucco e Taggia e a est con Imperia.
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia locale si basa sulla produzione agricola (olio di oliva) e vinicola.
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio di Dolcedo è attraversato principalmente dalla strada provinciale 42 che dal centro del capoluogo comunale di Piazza conduce alle frazioni di Costa e di Bellissimi. Altre arterie provinciali sono la SP 39 per Prelà, la SP 41 per Imperia, la SP 43 per la frazione di Trincheri e la SP 79 per Civezza.
Amministrazione
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| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 15 giugno 1985 | 30 maggio 1990 | Luigi Paolo Gandolfo | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 11 giugno 1990 | 24 aprile 1995 | Luigi Paolo Gandolfo | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Pier Giorgio Gandolfo | lista civica | Sindaco | |
| 14 giugno 1999 | 14 giugno 2004 | Pier Giorgio Gandolfo | lista civica | Sindaco | |
| 14 giugno 2004 | 8 giugno 2009 | Marco Ascheri | lista civica | Sindaco | |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Pier Giorgio Gandolfo | Dolcedo (lista civica) |
Sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 26 maggio 2019 | Giovanni Danio | Cambiamo Dolcedo (lista civica) |
Sindaco | [22] |
| 27 maggio 2019 | 10 giugno 2024 | Giovanni Danio | Cambiamo Dolcedo (lista civica) |
Sindaco | |
| 10 giugno 2024 | in carica | Giuseppe Rebuttato | Cambiamo Dolcedo (lista civica) |
Sindaco | |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b Bilancio demografico mensile anno 2025 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
- ^ Strategicamente a metà strada della via romana che dal colle San Maurizio passava dal colle di Poggiobonfiglio, percorreva la val Prino e proseguiva per Santa Brigida.
- ^ Le fonti citano il Castello di Dolcedo nel 1028, quando il Marchese Olderico Manfredi e sua moglie Berta, infeudarono alcune terre della zona del convento delle Benedettine di Caramagna Piemonte, terre che si trovavano nei pressi del Castello. Infatti, i Benedettini avevano fondato accanto al castello un monastero, contribuendo a dare un grande impulso all’agricoltura. Successivamente essi costruiranno nel 1290 una Chiesa accanto al convento, dedicata alla SS. Annunziata, che è da considerarsi la prima chiesa conservata al culto cristiano nel paese e la prima parrocchia della vallata. Il Castello fu distrutto dai genovesi nel 1342. Tuttavia, le possenti pietre squadrate, si possono ancora ammirare inserite nella costruzione di alcune abitazioni del luogo, Catalogo generaledei Beni Culturali.
- ^ Alcuni storici ne hanno contati più di cento.
- ^ Nel 1228, tutto il territorio tra Taggia e Cervo viene ceduto da Oddone e Bonifacio Tagliaferro, marchesi di Clavesana, alla Repubblica di Genova in cambio di un reddito annuo di lire 250. Nel documento si legge: ... castrum et locum et villam Diani, et castrum et locum et villam Portus Mauriti … et locum et villam S.ti Georgi et locum et villam Dulcedi et quidquid habemus in ipsa villa Dulcedi et S.ti Gigrgi quidquid avus noster, tempore mortis, in ipsa villa habebat nihil in nobis retento.
- ^ Questo ordine di monaci guerrieri, nel quale dopo la loro soppressione confluirono i famosi Templari, aveva una sede a Porto Maurizio.
- ^ I ponti sul Prino sono complessivamente cinque.
- ^ Vestigia di questo fiorente passato sono le misure per l'olio, il vino e le aste murate nella loggia sotto il palazzo comunale, le numerose botteghe con le tipiche finestre aperte sul lato dell'ingresso a mo' di bancone per la vendita, le case torri per l'avvistamento e la difesa.
- ^ I nomi più rappresentativi ricorrono ancora oggi fra i residenti: Ajrenti, Ascheri, Berti, Lupi, Orengo.
- ^ Le fabbriche più rinomate nei secoli XIV e XV erano quelle dei Gazzano di Dolcedo e dei Riccardi di Castello.
- ^ Il Monte in seguito si fonderà con la Confraternita di Santo Spirito e sarà attivo fino al 1863.
- ^ Sotto le sue volte aveva luogo il mercato. Sono tuttora visibili le antiche misure per le merci. Oggi è sede del Municipio.
- ^ a b c Emblema del Comune di Dolcedo (Imperia), su Governo italiano, Ufficio onorificenze e araldica. URL consultato il 12 settembre 2021.
- ^ a b Dolcedo, su Araldica Civica.it. URL consultato il 6 novembre 2011.
- ^ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ^ Cittadini stranieri residenti secondo i dati Istat del 31-12-2019, su demo.istat.it. URL consultato il 4 aprile 2021.
- ^ Dati superiori alle 20 unità.
- ^ Fonte dallo statuto comunale di Dolcedo, su comune.dolcedo.im.it. URL consultato il 18 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2019).
- ^ Il 1º gennaio 2016 viene eletto alla carica di presidente del Consiglio dell'Unione dei comuni montani della Valle Prino
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.dolcedo.im.it.

