Djuna Barnes

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Djuna Barnes, circa 1921

Djuna Barnes (Cornwall on Hudson, 12 giugno 1892New York, 18 giugno 1982) è stata una scrittrice statunitense.

Giocò un importante ruolo nello sviluppo del linguaggio modernista inglese del XX secolo e fu una delle figure chiave negli anni venti e trenta dell'ambiente bohèmienne parigino dopo esserlo stato nel primo decennio del secolo al Greenwich Village.

Il suo romanzo Nightwood (tradotto in italiano dapprima come Bosco di notte e successivamente come La foresta della notte) è diventato un cult nella produzione letteraria moderna, grazie anche all'introduzione scritta da T.S. Eliot. Il romanzo è tutt'oggi conosciuto per la presenza di temi lesbici e il suo distintivo stile letterario. Sin dalla morte della Barnes, l'interesse per i suoi lavori è cresciuto e molti dei suoi libri sono in ristampa.

Dal 1892 al 1912[modifica | modifica wikitesto]

Djuna Barnes nasce in una baita sulla Storm King Mountain a New York. La sua nonna paterna, Zadel Turner Barnes, era una scrittrice, giornalista e suffragetta, che aveva un tempo ospitato un influente salone letterario. Suo padre, Wald Barnes, era un compositore fallito, musicista e pittore. Sostenitore della poligamia, sposò Elizabeth, la madre di Djuna, nel 1889.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • The Book of Repulsive Women. 8 Rhythms and 5 Drawings (1915),
  • A Book (1923), ripubblicato come A Night among Horses (1929) e infine come Spillway (1962), (La passione, trad. di Lucia Drudi Demby, Adelphi, Milano, 1994)
  • Ryder (1928), (Ryder, trad. di Alessandro Ceni, Bompiani, Milano, 1989)
  • Ladies Almanack (1928), (Almanacco per signore, trad. di Giuliana Arcidiacono, a cura di Salvatore Marano, Quattroventi, Urbino, 2014)
  • Nightwood (1936), (Bosco di notte, trad. di Filippo Donini, Bompiani, Milano, 1962; La foresta della notte, trad. di Giulia Arborio Mella, Adelphi, Milano, 1983)
  • The Antiphon (1958), teatro
  • Selected Works (1962). Contiene Spillway, Nightwood e una versione riveduta di The Antiphon.
  • Vagaries Malicieux: Two Stories (1974), pubblicazione non autorizzata dall'autrice
  • Creatures in an Alphabet (1982)
  • Smoke and Other Early Stories (1982), a cura di Douglas Messerli, (Fumo, trad. di Claudia Valeria Letizia, Adelphi, Milano, 1994)
  • I Could Never Be Lonely without a Husband (1987) (Anche le ragazze tireranno di boxe, trad. di Eleonora Chiavetta, Novecento, Palermo, 1994), interviste
  • New York (1989), articoli di giornale, a cura di Alyce Barry
  • At the Roots of the Stars: The Short Plays (1995), (Animali quasi umani. Short Plays, a cura di Silvia Masotti, introduzione di Maura Del Serra, illustrazioni di Cristina Gardumi, nota di Carmelo Rifici, Petite Plaisance, Pistoia, 2013)
  • Collected Stories of Djuna Barnes (1996), a cura di Phillip Herring
  • Poe's Mother: Selected Drawings (1996), disegni, a cura di Douglas Messerli
  • Black Walking: Selected Letters of Djuna Barnes to Emily Holmes Coleman , 1934-38, (Camminare nel buio: lettere scelte a Emily Holmes Coleman, 1934-1938, a cura di Mary Lynn Broe, Archinto, Milano, 2004).
  • Discanto, poesie 1911–1982, a cura di Maura Del Serra, Edizioni del Giano, Roma, 2004,

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elémire Zolla, "Djuna Barnes", in Studi americani, 5 (1959), pp. 301-313
  • Alide Cagidemetrio, Una strada nel bosco : scrittura e coscienza in Djuna Barnes, Vicenza, Neri Pozza, 1980
  • Andrew Field, Djuna: vita e tempi di Djuna Barnes (1983), Milano, Frassinelli, 1984; poi Milano, Sperling paperback, 1993
  • Giovanna Olivieri, Ladies' Almanack: artiste e scrittrici a Parigi e Londra negli anni Venti e Trenta, Firenze, Estro, 1992
  • Valeria Gennero, L'anatomia della notte: Djuna Barnes e Nightwood, Bergamo, Sestante, 2002

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