Divinità degli alberi

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Una Driade.

Una divinità degli alberi (o divinità arborea) è una figura divina della Natura legata ad un albero. Tali divinità sono presenti in molte culture di tutto il mondo; solitamente vengono rappresentate come una giovane donna, spesso collegata ad un arcaico culto della fertilità o di venerazione nei confronti degli alberi[1].

Lo status divino di tali figure può variare, da quello della locale fata, al fantasma al folletto alla ninfa, fino a giungere alla vera e propria Dea[2].

Esempi di divinità degli alberi[modifica | modifica wikitesto]

Le Yaksi o yakṣiṇī (in lingua sanscrita: याक्षिणि ), sono mitici spiriti femminili dall'aspetto di giovinette della mitologia induista, del buddhismo e del Giainismo; strettamente associati con gli alberi, in particolare l'"albero di Ashoka" (Saraca asoca) e l'albero sal (Shorea robusta). Anche se queste presenze arboree si dimostrano generalmente come benevole, vi possono in certi casi essere anche yakṣiṇī con caratteristiche malevoli nel folclore della cultura indiana[1].

Panaiveriyamman, dal nome Panai, termine della lingua Tamil usato per indicare la "palma Palmyra" (Borassus spp.), è un'antica divinità della fertilità legata a questo tipo di palma da sempre molto importante nella cultura dei Tamil.Questa divinità è anche conosciuta come Taalavaasini, un nome che riguarda inoltre tutti i tipi di palme. Alcune altre divinità arboree Tamil sono collegate ad antiche divinità agricole, quali Puliyidaivalaiyamman, la divinità del tamarindo, e Kadambariyamman, associata alla kadamba. Questi sono stati visti come manifestazioni di una dea che offre le sue benedizioni, donando in tal modo frutti in abbondanza[3].

In Thailandia i fantasmi del villaggio o le fate legate agli alberi, come Nang Ta-khian e Nang Tani sono noti genericamente come Nang Mai (นาง ไม้)[4]. Ci sono anche altri fantasmi di alberi che sono di sesso maschile.

Le divinità dell'albero erano comuni nell'antica tradizione dell'Europa settentrionale. Ai tempi di Carlo Magno, a seguito della "Capitulatio de partibus Saxione" del 782 le offerte rivolte agli alberi sacri o qualsiasi altra forma di culto degli spiriti degli alberi e delle sorgenti vennero messe ufficialmente fuorilegge. Ancora nel 1227 il sinodo di Treviri ha decretato che il culto degli alberi e delle fonti era rigorosamente e definitivamente proibito[5].

Elenco di divinità degli alberi[modifica | modifica wikitesto]

Divinità-albero sono presenti in diverse culture sparpagliate in tutto il mondo:

Un'amadriade.
"Yokkaso" (spiriti guardiani degli alberi) birmani.

Ninfe degli alberi[modifica | modifica wikitesto]

Il Deipnosophistai di Ateneo di Naucrati elenca otto amadriadi, figlie di Oxylo (figlio di Orea) e di sua sorella Hamadryas:

  1. Karya (noce, nocciolo o castagno)
  2. Balanos/Balanus (quercia, ma da cui prende nome anche il crostaceo o ghianda di mare Balanus appartenente ala famiglia delle Balanidae)
  3. Kraneia (corniolo o ciliegio)
  4. Morea (gelso)
  5. Aigeiros (Pioppo nero)
  6. Ptelea (olmo. Da cui prende nome il genere Ptelea appartenente alla famiglia delle Rutaceae)
  7. Ampelos (vitis vinifera. Derivante dal nome di Ampelo, il satiro adolescente amato da Dioniso)
  8. Syke (ficus)

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Gli Akathaso sono spiriti birmani che abitano le cime degli alberi e fungono così da guardiani del cielo.

Gli Ent sono una razza di esseri arborei creati da J.R.R. Tolkien.

La Salabhanjika sono un tipo particolare di scultura che visualizza caratteristiche femminili stilizzate.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Heinrich Zimmer, Myths and Symbols in Indian Art and Civilization. (1946)
  2. ^ Trees in Mythology
  3. ^ Mythical Trees and Deities
  4. ^ Spirits
  5. ^ Leander Petzoldt: Kleines Lexikon der Dämonen und Elementargeister, 3. Auflage München 2003; Seite 31–32; Lemma „Baumgeist“
  6. ^ Wolfram Eberhard, The Local Cultures of South and East China, pg. 64
  7. ^ Olivier Dabène & Sophie Blanchy, Les dieux au service du peuple: Itinéraires religieux, médiations, syncrétisme à Madagascar, Karthala Editions, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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