Dittico di Melun

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Dittico di Melun
AutoreJean Fouquet
Data1450-1455
Tecnicaolio su tavola
Dimensioni(ciascuna tavola) 95×86 cm
UbicazioneKoninklijk Museum voor Schone Kunsten, Anversa, e Gemäldegalerie di Berlino

Il Dittico di Melun è un dipinto su tavola attribuito a Jean Fouquet, databile al 1450-1455 circa e oggi smembrato. Lo scomparto sinistro, con Etienne Chevalier presentato da santo Stefano (93×85 cm) si trova nella Gemäldegalerie di Berlino, mentre lo scomparto destro con la Madonna del latte in trono col Bambino (91,8×83,3 cm) si trova al Koninklijk Museum voor Schone Kunsten di Anversa. Ne faceva parte anche un medaglione a smalto con l'Autoritratto di Jean Fouquet (diametro 6 cm), oggi al Louvre.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera risale a dopo il rientro di Jean Fouquet in Francia in seguito al viaggio in Italia (entro la prima metà del 1448). In quel periodo entrò alla corte di Carlo VII, lavorando sia per il sovrano che per i suoi più alti dignitari. Per il tesoriere Etienne Chevalier miniò un Libro d'Ore oggi al Museo Condé di Chantilly, ma soprattutto dipinse il dittico, considerato il suo capolavoro. L'opera venne commissionata per un altare della collegiata di Melun, eretto in memoria di Agnès Sorel, amante di Carlo VII e morta nel 1450, di cui il committente era esecutore testamentario. Forse nella Vergine si cela proprio il ritratto di Agnes Sorel. La realizzazione non dovette procedere oltre il 1455, quando il pittore si dedicava verosimilmente ad altre opere.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Autoritratto di Jean Fouquet in miniatura (diam. 7,5 cm) che costituiva la "firma" del dittico, oggi conservato al Louvre.

Il pannello di sinistra mostra Etienne Chevalier in ginocchio presentato da santo Stefano (riconoscibile per l'abito diaconale e la grossa pietra che tiene sul libro), suo patrono, alla Vergine, ritratta nello scomparto seguente. La scena "terrena" dei due personaggi è ambientata in una chiesa, con specchiature marmoree che richiamano l'architettura rinascimentale italiana. Sullo spigolo della base del pilastro a sinistra è iscritta parte del nome del committente "[Cheval]ier Estienn[e]".

Il pannello di destra mostra invece la Vergine in trono che scopre un seno per allattare il Bambino, circondata da uno stuolo di cherubini blu e serafini rossi (i loro colori richiamano rispettivamente la sapienza e l'amore di Dio), che riempiono tutto lo sfondo.

Nonostante le differenze di impaginazione, che creano un effetto di frattura, le due parti hanno in comune alcune rispondenze comuni. La prospettiva del pannello sinistro converge esattamente sotto il mento della Vergine e tutte le figure dei due gruppi sono comprese entro un arco di cerchio.

Molti sono gli elementi di commistione fra tradizione italiana e mondo transalpino, per i quali Jean Fouquet fu una figura di incontro e fusione. Le grandiose figure del committente e del patrono sono grandiose e individuate con incisività, secondo la tradizione della statuaria gotica del nord Europa, mentre l'ambiente in cui si trovano rimanda ad esempi italiani. I ritratti di tre quarti curati fin nei più minuti dettagli ricordano la lezione del fiammingo Jan van Eyck. La Madonna invece è impostata su una composizione piramidale, memore delle opere italiane, così come è ispirata al Rinascimento fiorentino la sintesi geometrica delle sue forme (volto ovale, seno sferico), che paiono intagliate nell'avorio, la posa e la robustezza del Bambino. La luce studiata analiticamente, come nelle gemme del trono e della corona, e il gusto per la linea di contorno sono invece caratteristica di marca più prettamente nordica.

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