Distretto del Mustang

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Distretto del Mustang
distretto
मुस्ताङ जिल्ला
Localizzazione
StatoNepal Nepal
RegioneOccidentale
ZonaGandaki
Amministrazione
CapoluogoJomoson
Territorio
Coordinate
del capoluogo
28°46′59.88″N 83°43′50.16″E / 28.7833°N 83.7306°E28.7833; 83.7306 (Distretto del Mustang)Coordinate: 28°46′59.88″N 83°43′50.16″E / 28.7833°N 83.7306°E28.7833; 83.7306 (Distretto del Mustang)
Superficie3 573 km²
Abitanti13 452 (2011)
Densità3,76 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+5:45
Cartografia
Distretto del Mustang – Localizzazione
Sito istituzionale

Il distretto del Mustang (in lingua nepalese : मुस्ताङ जिल्ला, mustāṅa jillā) è uno dei 75 distretti del Nepal.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il distretto è situato nel nord-ovest del paese; è collegato alla zona di Dhawalagiri e fa parte della Regione di Sviluppo Occidentale. Nel suo territorio è incluso il regno del Mustang, che gli ha dato il nome. La superficie è di 3 573 km², che ne fa il 5º distretto più grande del paese dopo Dolpa, Humla, Taplejung e Gorkha), e la popolazione è di 13 452 abitanti (nel 2011), quindi il distretto meno popolato del paese dopo il Manang[1]. Il capoluogo del distretto è Jomoson.

Il distretto è posto a cavallo dell'Himalaya ed arriva a nord, sino all'altopiano del Tibet dove si stendeva l'antico regno del Mustang.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la decimazione, nel 1959, di quattro gruppi di guerriglieri paracadutati in Tibet, per unirsi ai resti della resistenza tibetana, la CIA ha cambiato la sua strategia ed ha istituito una base nel Mustang. Raccolse quasi 2.000 tibetani, comandati da un ex monaco, Bapa Yeshe, organizzandoli in un esercito moderno e fornendoli di armi e munizioni per via aerea. Questi combattenti avevano il compito di lanciare incursioni in Tibet[2].

Nel 1964, la maggior parte dei villaggi del Mustang accoglievano campi o basi militari, per un totale stimato in 6000 combattenti[3].

L'ultima azione armata ha avuto luogo nel maggio 1965. All'inizio del 1969, l'Agenzia bloccò ogni supporto ai guerriglieri. Questa era una delle condizioni imposte dalla Cina per ristabilire relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti[4] · [5].

A causa delle efficaci misure di controllo alle frontiere prese dalla Cina ed alle lotte intestine che opposero i vari leader tibetani, la guerriglia Mustang si è ritrovata impotente e senza mezzi[6].

Nel 1974, sotto la pressione dei cinesi, il governo nepalese ha inviato truppe nel Mustang, richiedendo che i combattenti si arrendessero. Temendo spargimenti di sangue, il Dalai Lama ha inviato loro un messaggio registrato chiedendo di arrendersi, cosa che venne fatta, non senza rammarico, tanto che alcuni guerriglieri si suicidarono poco dopo[4]. Quelli che non si suicidarono, vennero internati fino al 1981[7].

Comitati di sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Carte dei comitati di sviluppo del distretto del Mustang.

Il distretto del Mustang conta 16 comitati di sviluppo.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Statoids (a cura di), Districts of Nepal, su statoids.com.
  2. ^ (EN) Ramananda Sengupta, The CIA Circus: Tibet's Forgotten Army How the CIA sponsored and betrayed Tibetans in a war the world never knew about, in Outlook, 15 février 1999, riprodotto sul sito: World Tibet News : « Undeterred, the CIA parachuted four groups of Camp Hale trainees inside Tibet between 1959 and 1960 to contact the remaining resistance groups.
  3. ^ Philippe Hayez, Mourir pour Lhassa, un épisode méconnu de la guerre froide Archiviato il 10 ottobre 2008 in Internet Archive., sul sito stratisc.org, 2005.
  4. ^ a b Ramananda Sengupta, The CIA Circus: Tibet's Forgotten Army How the CIA sponsored and betrayed Tibetans in a war the world never knew about, op. cit.
  5. ^ Richard M. Bennett, Tibet, the ‘great game’ and the CIA, op. cit.
  6. ^ Joseph G. Morgan, a review of Kenneth J. Conboy and James Morrisson’s The CIA’s Secret War in Tibet, published by H-Diplo, June 2002 : « The guerrilla force based at Mustang scored an impressive early success by capturing a cache of classified Chinese documents in 1961, but did little in subsequent years because of effective Chinese border control measures and infighting among the force’s leadership.
  7. ^ Philippe Hayez, Mourir pour Lhasa, op. cit.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN123211994 · LCCN (ENn84234091 · GND (DE4040932-6 · BNF (FRcb12131319q (data)