Distretto biomedicale di Mirandola

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 44°51′56.34″N 11°03′56.7″E / 44.86565°N 11.06575°E44.86565; 11.06575

Il distretto biomedicale di Mirandola[1] è un'agglomerazione di imprese del settore biomedico, specializzate nella produzione di dispositivi medici quali apparecchiature e prodotti monouso (cosiddetti disposable) per applicazioni terapeutiche, situate nella zona di Mirandola e in alcuni comuni limitrofi come Medolla, Concordia sulla Secchia, Cavezzo, San Felice sul Panaro, San Possidonio e San Prospero. Inoltre numerose imprese del settore biomedico hanno avviato la propria produzione anche a Poggio Rusco, nel mantovano, comune a pochi chilometri a nord di Mirandola.[2]

Il distretto biomedicale di Mirandola è considerato il più importante del settore in Europa e terzo nel mondo, dopo quello di Minneapolis e Los Angeles negli Stati Uniti d'America[3]: per tale motivo la zona è chiamata la "Silicon Valley italiana del biomedicale"[4].

Il territorio mirandolese vide negli anni 1970 una grande affluenza industriale in ambito biomedico, assistendo alla nascita di numerose aziende specializzate nella produzione di dispositivi biomedici monouso (disposable): l'area a grande densità industriale che stava prendendo vita è divenuta l'anima del distretto biomedico attuale, ancora in espansione. Nel corso degli anni ottanta e novanta, il numero delle aziende nel suddetto territorio è cresciuto considerevolmente, portando la specializzazione produttiva a livelli molto alti.

Nel 2010, in previsione del cinquantesimo anniversario della nascita della prima azienda biomedica (2012), è stato costituito un museo specializzato nella storia e nei primi prodotti del distretto biomedico mirandolese che ha sede nel centro storico della città.[5]

Le numerose aziende del distretto ora si rivolgono a un ampissimo ventaglio di aree sanitarie, tra le quali spiccano emodialisi, cardiochirurgia, anestesia e rianimazione, aferesi e plasmaferesi, trasfusione, nutrizione, ginecologia. La specializzazione produttiva delle imprese del distretto biomedico di Mirandola riguarda i prodotti plastici monouso (disposable) per uso medico e le apparecchiature per dialisi, cardiochirurgia, trasfusione e altri impieghi sanitari. La produzione di disposable costituisce una quota superiore all'80% del totale, mentre un 13% è costituito da quella delle apparecchiature biomediche. Nel distretto si realizzano sia prodotti finiti sia i componenti necessari per realizzare i disposable.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il distretto è nato negli anni sessanta, grazie all'iniziativa di Mario Veronesi, un farmacista che intuì le potenzialità del mercato di prodotti monouso per uso medico. Nella sua piccola officina di assemblaggio, (Miraset, con solo tre dipendenti), studiò e sviluppò un nuovo prototipo di rene artificiale, uno dei più sofisticati tra i pochi che venivano prodotti.

Da questo primo nucleo, tecnici e investitori (tra cui lo stesso Veronesi) si staccarono più volte per dare vita a propri progetti imprenditoriali e fondare altre imprese.

A partire dal 2000 il favorevole andamento economico di queste imprese ha attirato l'interesse di investitori stranieri e delle grandi multinazionali attratte dalle capacità tecnologiche della zona, dando luogo a numerosi passaggi di proprietà ed a fenomeni di concentrazione industriale e contribuendo allo sviluppo locale.

Ne è risultato un tessuto imprenditoriale caratterizzato da una forte proiezione verso i mercati esteri e, parallelamente, da una tendenza alla concentrazione delle attività strategiche e di carattere innovativo, a cui si è accompagnata l'ampia diffusione di attività di servizi e realizzazione di lavorazioni, che vengono decentrate all'esterno ed affidate a piccole imprese locali.

Il terremoto del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Capannone industriale di Mirandola danneggiato dal terremoto dell'Emilia del 2012
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoti dell'Emilia del 2012.

Nel maggio del 2012 una serie di terremoti ha devastato, insieme ad altri centri emiliani, la fascia di pianura della provincia di Modena, specialmente Mirandola e i comuni vicini. Il distretto ha subito gravissimi danni sin dal 20 maggio, aggravati poi dalla devastante scossa di magnitudo 5.8 del 29 maggio, il cui epicentro fu ad appena 2 km dalla zona industriale di San Giacomo Roncole e causò la morte di 4 persone schiacciate dalle macerie delle aziende Aries e BBG[6][7].

Nonostante i gravissimi disagi, le aziende del distretto hanno cercato di ripartire da sole subito per non interrompere la produzione. Il fatto che molte grandi aziende appartenessero a gruppi industriali internazionali e che molti capannoni fossero coperti da assicurazione contro gli eventi naturali (inclusi quelli sismici) ha fatto sì che le risorse finanziarie necessarie per poter ricostruire e ripartire fossero reperite in tempi più rapidi rispetto agli aiuti promessi dallo Stato. In base ad un indagine del 2015, solo il 16,4% delle aziende aveva ricevuto un risarcimento statale a 3 anni di distanza dal sisma[8].

Già nel 2014 non si faceva più uso della cassa integrazione, mentre tra il 2015 e il 2016 il 90% delle aziende biomedicali del distretto erano tornate a pieno regime[9], con anche un aumento della produzione rispetto alla situazione precedente il terremoto[10].

Grazie ai fondi per la ricostruzione, il 10 gennaio 2015 è stato inaugurato all'interno del nuovo polo scolastico di Mirandola il Technology Park for Medicine (TPM), un parco scientifico-tecnologico[11] per la ricerca su tossicologia, proteomica, microscopia applicata, biologia cellulare e materiali, sensori e sistemi.[12]

Caratteristiche del distretto[modifica | modifica wikitesto]

Nel distretto hanno sedi e stabilimenti più di 300 aziende (di cui un centinaio di medie e grosse dimensioni), per un totale di quasi 4 000 lavoratori[13].

I dati dell'Osservatorio sul settore biomedico del distretto mirandolese relativi all'anno 2000 riportavano un fatturato di circa 1.000 miliardi di lire e una quota di prodotto esportata pari a circa il 61%.[14]. Nel 2003 la produzione dei disposable raggiunse un valore di 475 milioni di euro, mentre quella delle apparecchiature elettromedicali fu pari a 119 milioni di euro[15]. Nel 2014 il fatturato delle sole esportazioni ammontava a circa 250 milioni di euro[13].

Il distretto è incluso tra i distretti tecnologici italiani[16][17][18][19], dove grazie alla specializzazione produttiva della zona, chiunque voglia intraprendere un'attività del settore è spinto a posizionarsi all'interno del distretto stesso. Questo diminuisce i costi dei trasporti e favorisce una migliore comunicazione tra i fornitori e le aziende del distretto.[20] Nel caso del biomedico la caratteristica peculiare è l'alta incidenza delle esportazioni, problema che si affronta meglio quando le aziende sono collegate.[21] Tuttavia, essendo Mirandola una zona di origine agricola, l'organizzazione della rete dei trasporti non è stata concepita per spostamenti di carattere industriale: ciò provoca tuttora problemi relativi alla viabilità e al traffico.[22]

Museo del biomedicale[modifica | modifica wikitesto]

La mostra permanente del biomedicale di Mirandola (Mobimed), inaugurata presso il Castello dei Pico nel 2010 e in seguito trasferita in via Focherini, è nata con la finalità di valorizzare, conservare e rendere accessibile a tutti il complesso di beni storici e scientifici del comparto mirandolese in merito al biomedico (macchine disposable). L'intenzione è quella di sottolineare la storia e le capacità creative/produttive del distretto sin dalla sua formazione, ovvero a metà degli anni sessanta[23].

Gli oggetti esposti vantano la propria provenienza dalle ditte biomediche stesse o da collezionisti privati. In esposizione si trovano vere e proprie rarità, come il rene artificiale di tipo Kiil, venduto dalla Dasco alla fine degli anni sessanta. All'ingresso una serie di pannelli illustrativi spiega la cronologia della nascita di tutte le aziende dal 1962 fino al 2012, fornendo anche approfondimenti e spiegazioni in merito alla realtà attuale del settore biomedico (con prodotti e servizi); si trova anche una sintesi della biografia del fondatore del biomedico, Mario Veronesi. L'ultima ala del museo è dedicata ai prodotti/servizi delle aziende locali, che si alternano in mostra, esponendo le loro ultime novità in ambito medico e scientifico.

Questa esposizione testimonia l'avanzamento delle conoscenze e delle abilità umane: uno sguardo al passato e all'attuale presente per fornire informazioni utili per progetti futuri. Il museo vede un'affluenza di visitatori del settore, provenienti anche da diversi paesi. In occasione del cinquantesimo[24] sta organizzando molte visite scolastiche. Inoltre organizza incontri e colloqui all'interno della struttura. In media l'affluenza giornaliera è circa di 70 persone, con picchi di 200 nei week-end.

Il museo organizza corsi pilota per gli alunni delle scuole secondarie del luogo, al fine di offrire una formazione di base sulle tecnologie e per stimolarli alla conoscenza ed all'innovazione dei prodotti. Si è aperta anche una collaborazione con gli studenti delle facoltà di medicina e biotecnologie dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, per incontrare futuri medici, informarli sui prodotti esistenti e raccogliere nuove idee.

Il museo si divide in due parti: una incentrata sui prodotti moderni, a scopo conoscitivo e informativo, e una sui prodotti più vecchi, che ha un valore per lo più storico.

Percorso storico attraverso i prodotti esposti[modifica | modifica wikitesto]

Da un inizio molto modesto nei primi anni sessanta un salto di qualità, a metà decennio, fu dato dalla produzione del rene artificiale, un dispositivo costituito da una membrana piatta e da una serie di pompe che ha consentito, tramite la rimozione per osmosi delle sostanze tossiche dal sangue del paziente in circolazione extracorporea, il trattamento dell'insufficienza renale cronica tramite emodialisi.[25] Per emodialisi (o dialisi extra-corporea) intendiamo un procedimento medico finalizzato alla rimozione dei prodotti di scarto e dell'eccesso di acqua che si accumulano nel sangue a causa dell'insufficienza renale.[26]

Tutte le apparecchiature e dispositivi esposti erano prodotti dalla Dasco, con esclusione del letto con bilancia prodotto dalla Tassinari Bilance di Sant'Agostino (FE). L'emodialisi si effettua con lo scambio di sostanze, attraverso una membrana porosa, tra il sangue e un liquido chiamato dializzante (o liquido di dialisi). A quel tempo, nei centri di dialisi, il liquido di dialisi veniva normalmente preparato da un unico apparecchio e distribuito ai vari monitor[27] collegati ai pazienti: ogni paziente perciò aveva lo stesso dializzante. Il monitor serviva a regolare e monitorare la portata, la pressione e la temperatura del dializzante; un manometro serviva a controllare la pressione del sangue a livello del gocciolatore venoso.

Il rene artificiale a piastre[28], chiamato anche dializzatore tipo Kiil, era costituito da grosse piastre dentro un'intelaiatura metallica. All'interno di tali piastre venivano inseriti dei fogli di un materiale simile al cellophane (membrana porosa) per formare un compartimento in cui far passare il sangue. Il dializzante veniva fatto passare all'esterno di tale compartimento per permettere lo scambio di sostanze ed acqua. Il rene artificiale era collegato al paziente per mezzo di un sistema di tubi[29] chiamato "linee per emodialisi". Una pompa peristaltica[30], chiamata anche pompa sangue, serviva a vincere le resistenze del circuito esterno al paziente (circuito extracorporeo). Il sangue veniva prelevato e ricondotto al paziente per mezzo di due grossi aghi (aghi per fistola) o tramite due tubetti in silicone impiantati (Shunt). Il letto con bilancia[31] serviva a controllare la perdita di peso, cioè la perdita di acqua, del paziente durante la dialisi. Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta i dispositivi per la dialisi trovano in zona largo sviluppo e viene fondata una nuova azienda Bellco che sviluppa e produce come Dasco macchine, linee e filtri per emodialisi. Negli anni settanta il monitor, le pompe peristaltiche e la preparazione del dializzato vengono ridotte in dimensione e trovano alloggiamento in una unica apparecchiatura. Anche i filtri dialisi hanno avuto una evoluzione e a parità di superficie sono stati fabbricati in dimensione più compatta prima con membrane parallele e in seguito con membrana capillare. La Bellco per prima sviluppa un rene single-pass completamente monouso senza necessità di sterilizzazione per singolo paziente denominato Unimat BL760, con la possibilità di personalizzare il liquido dializzante (nelle macchine precedenti Dasco il dializzante era uguale per tutti i pazienti) con il vantaggio di eliminare le gravosi febbri pirogeniche dovute ai sistemi a ricircolo precedenti di Dasco. Inoltre permette di sostituire l'acetato con il bicarbonato. Tale rene consente il trattamento di 4 pazienti al giorno, contrariamente a quelli che necessitano sterilizzazioni i cui pazienti trattati si riducono a 3. Inoltre Bellco realizza per prima una pompa ematica a due testate che consente la dialisi ad ago singolo. Questa apparecchiatura nel 1973 è stata presentata al EDTA di Vienna e il prototipo assieme a successivi sviluppi fino al modello Formula della Bellco è esposto presso il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna. Tale apparecchiatura è stata la punta dell'iceberg per far conoscere il polo biomedicale mirandolese.

Alla fine degli anni settanta con la nascita di Dideco si sviluppa una nuova linea produttiva dedicata ai separatori cellulari utilizzati anche in autotrasfusione; sempre negli stessi anni viene sviluppato un separatore cellulare per l'autotrasfusione intraoperatoria per il recupero del sangue autologo. Esso è utilizzato negli interventi chirurgici o ortopedici. Dideco è la prima in Europa e la seconda al mondo a produrre sistemi aferetici, separatori cellulari: Progress a rotazione intermittente, Vivacell a rotazione continua ed infine BT 795 P. Negli anni ottanta vengono sviluppati i primi ossigenatori al mondo per cardiochirurgia per pazienti adulti, pediatrici e neonatali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Distretto industriale, in Dizionario di economia e finanza, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
  2. ^ Distretto Biomedicale Mirandolese (PDF). URL consultato il 16 dicembre 2012.
  3. ^ Biomedicale, che ripresa!, in Borsa Italiana, 04 ottobre 2016.
  4. ^ Antonio Mascolo, Mirandola, la Silicon Valley d'Italia, in La Repubblica, 29 maggio 2012.
  5. ^ Fondazione Cassa Risparmio di Modena
  6. ^ TERREMOTO Capannoni e case crollate nella Bassa: almeno 16 morti, 1 disperso, più di 350 feriti, 5mila nuovi sfollati. La Procura apre un'inchiesta, in Gazzetta di Modena, 29 maggio 2012.
  7. ^ Emiliano Liuzzi, Terremoto in Emilia: 17 morti, 300 feriti, 15mila sfollati. Paesi in ginocchio, in Il Fatto Quotidiano, 29 maggio 2012.
  8. ^ Annalisa Dall'Oca, Terremoto Emilia, eccellenza biomedicale in crescita: “Ma mai visto soldo da Stato”, in Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2015.
  9. ^ Ludovica Lugli, La situazione in Emilia, quattro anni dopo, in Il Post, 26 agosto 2016.
  10. ^ Sanità: aziende Mirandola rinate, produzione superiore a pre terremoto, in ADN Kronos, 1° maggio 2014.
  11. ^ Tecnopolo TPM, su Comune di Mirandola. URL consultato l'08 marzo 2017.
  12. ^ Inaugurazione Tecnopolo di Mirandola, su distrettobiomedicale.it, 23 dicembre 2014.
  13. ^ a b Distretto biomedicale di Mirandola, su Osservatio nazionale dei distretti italiani. URL consultato l'08 marzo 2017.
  14. ^ 360-gradi.it
  15. ^ Anagrafica del distretto biomedicale di Mirandola, su Osservatio nazionale dei distretti italiani. URL consultato l'08 marzo 2017.
  16. ^ I distretti tecnologici in Italia: note introduttive e metodologiche, su Osservatorio nazionale sui distretti tecnolocici. URL consultato l'08 marzo 2017.
  17. ^ vedi anche Presentazione di PowerPoint - Confindustria link ricercabile alla voce Google Distretti tecnologici confindustria
  18. ^ Giuseppe Tripoli, L'esperienza italiana dei distretti tecnologici, in Impresa & Stato, 63-64, Camera di Commercio di Milano, Aprile/Settembre 2003.
  19. ^ Dario D'Elia, I distretti tecnologici italiani sono solo 18, in Tom's Hardware, 25 gennaio 2011.
  20. ^ Le PMI localizzate nei distretti produttivi industriali:vantaggi competitivi
  21. ^ Camera di commercio di Modena
  22. ^ CGIL punto 5.2
  23. ^ Mobimed – La memoria storica del biomedicale mirandolese, su Al Barnardon, 7 ottobre 2015.
  24. ^ anniversario della nascita del biomedicale di mirandola
  25. ^ L'industria che si specializzò nel settore fu la Dasco ora della multinazionale Gambro.
  26. ^ unibo.it
  27. ^ DAS 205: monitor per la regolazione ed il controllo della portata, la pressione e la temperatura del liquido di dialisi. Lettura e controllo della pressione venosa. Dasco – Medolla (MO) – 1967
  28. ^ DAS 203: Rene artificiale tipo Kiil a due strati, con carrello. Superficie utile: circa 1 metro quadrato. Dasco – Medolla (MO) - 1967
  29. ^ Linee emodialisi con gocciolatore venoso con filtro e doppio spezzone per pompa sangue. Punti iniezione/prelievo in lattice. Dasco – Medolla (MO) – 1967
  30. ^ DAS 225: pompa peristaltica per emodialisi con regolazione elettronica della velocità. Dasco – Medolla (MO) – 1967
  31. ^ Letto con bilancia con portata massima di 150kg e risoluzione di 50g. Tassinari BilanceSant'Agostino (FE) - 1970

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]