Disticha Catonis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Disticha Catonis
Altro titoloDicta Catonis
Cato, Dionysius – Incipit liber Cathonis in vulgares, 1475 – BEIC 9871083.jpg
Incipit dei Disticha Catonis in volgare, 1475
AutoreDionisio Catone
PeriodoIII-IV secolo
Generetrattato
Sottogenereraccolta di sentenze e proverbi in distici elegiaci
Lingua originalelatino

I Disticha Catonis ("Distici di Catone"), noti anche come Dicta Catonis ("Detti di Catone"), sono una collezione in quattro libri di sentenze e proverbi, espressi sotto forma di distici elegiaci, assemblata nel III o IV secolo d.C. da Dionisio Catone, autore altrimenti ignoto.

Quest'opera fu molto diffusa nel Medioevo come testo scolastico per l'apprendimento del latino, sia per la sua semplicità, sia per i suoi contenuti moraleggianti, ed era ancora usata nel Settecento (se ne ricorda l'uso da parte di Benjamin Franklin), e ricevette traduzioni in numerose lingue.

Successo[modifica | modifica wikitesto]

I Disticha Catonis sono menzionati da Geoffrey Chaucer nei Canterbury Tales, nel racconto The Miller's Tale:

(EN)

«He knew nat Catoun, for his wit was rude»

(IT)

«Non conosceva Catone, infatti la sua mente era rozza»

I Disticha Catonis, infatti, erano comunemente noti come "Catone": nel Medioevo si pensava che fossero stati scritti da Catone il Censore, o addirittura da Catone Uticense. Si riteneva che Catone il Censore avesse incluso nel suo Carmen de Moribus alcune parti in poesia, ma in seguito queste parti furono riconosciute come interpolazioni. Infine l'umanista Giulio Cesare Scaligero attribuì l'opera a un altrimenti ignoto Dionisio Catone, sulla base di un manoscritto in seguito andato perduto.

Nel 1513 Erasmo da Rotterdam pubblicò un'edizione dei Disticha Catonis da lui rivista e commentata.

Mathurin Cordier tradusse i Disticha Catonis in francese e li commentò con riferimenti ad altri autori classici. Quest'opera di Corderio ricevette a sua volta numerose traduzioni in spagnolo. Tra le traduzioni in inglese si segnala quella di John Kingston del 1584.

Benjamin Franklin probabilmente studiò i Disticha Catonis presso la Boston Latin School; citò infatti "Catone" nei Poor Richard's Almanac e credette nel loro valore morale con tanto fervore da adoperarsi per farne stampare nelle Tredici colonie una traduzione inglese curata da James Logan, intitolata Cato's Moral Distichs Englished in Couplets (1735).

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Disticha Catonis, recensuit et apparatu critico instruxit Marcus Boas. Opus post Marci Boas mortem edendum curavit Henricus Johannes Botschuyver, Amstelodami, North-Holland Publishing Company, 1952.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]