Discussioni Wikipedia:Copyright

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Cococo Progetto Cococo: collabora a Wikipedia sull'argomento Cococo

Gradita risposta definitiva su standard di razza[modifica | modifica wikitesto]

Una volta per tutte si può sapere se è lecito riportare in toto o parte del testo di standard di razza di un cane (in generale di ogni animale domestico)?

Mi chiedo, se posso riportare fedelmente una classificazione medica, guai se non lo facessi fedelmente, perchè non si può fare lo stesso con lo standard? Non cambia concettualmente molto; inoltre gli standard sono fatti per essere conosciuti il più possibible, mi sembra contradittorio porli sotto copyright.

Ho provveduto a togliere quello del lagotto romagnolo, ma mi chiedo perchè rimangono quelle delle altre razze di cani? L'ho tolto per evitare discussioni che avrebbero ritardato l'inserimento nella ribrica Lo sapevi che...

Adesso sono spariti dalla cronologgia le versioni che lo riportavano cassettato, cosi si è persa una informazione preziosa a danno di una voce, mentre altre simili sono immuni dallo stesso trattamnento. Lungi da me l'idea di sconvolgere tutte le voci di animali domestici che hanno uno standard, ma mi chiedo se una volta per tutte non si può farre chiarezza definitiva su questo dolente punto?

Grazie a chi si prenderà cura del caso.--OppidumNissenae (msg) 17:48, 16 feb 2011 (CET)

Domanda[modifica | modifica wikitesto]

Scusate se ripeto una domanda già chiarita, ma non sono riuscito a trovare una risposta esatta. Allora, se io prendo un testo (o una parte) di Wikipedia e lo pubblicherò su un altro sito, con la annotazione che è da Wikipedia.it. Ci sono problemi o lo posso fare tranquillamente? Grazie. Let.there.be.rock (msg) 12:58, 17 feb 2010 (CEST)

L'indirizzo non funziona![modifica | modifica wikitesto]

L'autore di un'opera scultorea della quale ho pubblicato la foto su wikimedia, ha mandato un'email all'indirizzo che è segnalato in questa pagina, ma il risultato è il seguente:
Remote MTA mchenry.wikimedia.org: SMTP diagnostic: 550 Address permission-it@wikimedia.org does not exist<br /B L'indirizzo non funziona o cosa? --Francescost (msg) 20:16, 21 lug 2011 (CEST)

Cosa. Ho forti sospetti che l'indirizzo corretto fosse diverso. --Elitre ♥ wp10 21:03, 21 lug 2011 (CEST)
Sì, nel frattempo me ne ero accorto (ad un primo impatto non mi era venuto in mente che invece di un copia-incolla l'autore avesse fatto la cosa a mano), comunque grazie. --Francescost (msg) 12:09, 25 lug 2011 (CEST)

Comune di Genova[modifica | modifica wikitesto]

Segnalo per richiesta pareri (e/o volenterosi) Discussioni_progetto:Genova#Vivere_Genova. In pratica sembra che il comune abbia iniziato a mettere in CC BY-SA 3.0 tutti i contenuti dei suoi siti il che, se non sbaglio, li renderebbe importabili su wikipedia (cosa che potrebbe essere molto utile per le foto). --Yoggysot (msg) 16:29, 23 lug 2011 (CEST)

Omofobia e definizione UE[modifica | modifica wikitesto]

Sottopongo questo mio edit per chiedere se la rimozione delle virgolette che ho fatto è corretta dal punto di vista del rispetto del copyright della fonte indicata in nota (questa). Qui sono stati sollevati dubbi, qui la mia risposta. --ArtAttack (msg) 11:54, 3 set 2011 (CEST)

Io concordo con Tenan nel senso che le affermazioni letterali bisogna virgolettarle, per correttezza "giornalistica", e anche per capire meglio l'estensione di questa citazione che, se eccessiva, può presentare poi effettivamente problemi di copyright. Il problema mi sembra però un altro, e cioè l'uso che si fa delle fonti. Io non credo, in virtù della peculiarità della nostra opera, che si possa eleggere una qualunque fonte, per quanto autorevole, come l'unica depositaria della verità e quindi appropriarci della sua visione in questo modo. --Elitre ♥ wp10 10:53, 4 set 2011 (CEST)
Gli aspetti di merito volevamo discuterli dopo aver risolto il dubbio sulla possibile violazione di copyright, può darsi che la definizione "migliore" che si possa mettere nell'incipt sia diversa da quella dell'UE ma può anche darsi che essendo quest'ultima il risultato di un processo che vede coinvolte più fonti e punti di vista possa andare bene ed essere usata da noi direttamente come definizione e non come citazione, dal momento che in ogni voce abbiamo il dovere di scrivere un incipit che dica direttamente "XXX è <definizione>" e non "Secondo pincopallo XXX è <definizione>". Ma di questo si parlerà in talk voce, qui, nonostante il diritto non una scienza esatta, sarebbe utile avere una risposta relativa al caso specifico il più possibile del tipo: "Sì, questa versione è violazione di copyright" oppure "No, non è violazione di copyright". Qualunque sia la risposta poi si discuterà di come migliorare l'incipit, la risposta ci serve solo per sapere se possiamo riformularlo (per ragioni di merito) o se dobbiamo riformularlo per motivi di copyright (indipendentemente dalle ragioni di merito). --ArtAttack (msg) 11:39, 4 set 2011 (CEST)
Ho controllato la legge italiana sul diritto d'autore (Legge 633/1941): i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle Amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere, se ho capito bene, non sono protetti da copyright (art. 5). Sempre se ho capito bene, in ogni caso, con o senza virgolette, non c'è mai una violazione di copyright quando si cita un atto parlamentare (riportando gli estremi come fatto). Possiamo riformulare. Makeyo (msg) 12:00, 4 set 2011 (CEST)
Ma togliere le virgolette non è riformularlo, ed è chiaro che riformulare è possibile per qualunque tipo di materiale. Anche AFAIK quel genere di testi non è "coperto" da copyright, ma ribadisco che anche se lo fosse non sarebbe quello il problema (un passo non molto lungo ricade sempre nel diritto di citazione, ma non credo che togliere il virgolettato e lasciare una nota esplicativa sia pratica corretta). Comunque potresti linkare la cosa al progetto Diritto, se credi. --Elitre ♥ wp10 17:30, 4 set 2011 (CEST)
Ok, grazie per le risposte, sostanzialmente mi pare di capire che dal punto di vista del copyright non dovrebbero esserci problemi e che da parte di Elitre c'è comunque il consiglio di riformulare (o forse di rivirgolettare, ma quello tenderei a escluderlo per i motivi spiegati sopra). --ArtAttack (msg) 21:52, 4 set 2011 (CEST)
Il mio intervento non era tanto per il problema di copyright (che potrebbe esistere) ma sull'etica delle citazioni. Un passo letterale, secondo una normale etica della ricerca e della scientificità, va citato fra virgolette. Per questo, sarebbe buono pensare secondo ciò che ha detto ArtAttack: o rimettere le virgolette, o riformulare il testo e, nella nota, riportare per intero il testo letterale (se si considera rilevante).--Tenan (msg) 11:55, 5 set 2011 (CEST)
Ok, in questa sede però è opportuno parlare solo di eventuali obblighi derivanti da motivi di copyright, per il resto ti consiglio di fare cosi: prima di tutto raccogli altre fonti che ritieni utili per l'incipit, ho visto che accennavi alla versione spagnola, quello con altre versioni di wikipedia può essere un confronto utile ma tieni conto che nessuna di esse può essere considerata fonte, puoi comunque vedere quali fonti usano a loro volta e proporle qui, poi apri un nuovo topic in Discussione:Omofobia in cui riporti tali fonti e, se ritieni, anche una nuova proposta per l'incipit. --ArtAttack (msg) 12:21, 5 set 2011 (CEST)
Vediamo se ci sarà tempo e qualcuno disponibile per tali lavori. Mentre, la cosa più giusta sarebbe rimettere le virgolette per un testo letterale. Grazie.--Tenan (msg) 15:11, 5 set 2011 (CEST)
Questo no perché, come già detto, nell'incipit ci va la definizione del lemma che dà l'enciclopedia e non qualcosa che lasci intendere un messaggio tipo "secondo xxx la definizione è...". Oltre a questo ci sono anche problemi di chiarezza, un virgolettato buttato lì senza una introduzione del tipo "XXXX afferma che..." è incomprensibile. Ma ovviamente non si risolve aggiungendo questa premessa, sarebbe legittimo in un qualunque altro punto ma non nell'incipit, dove qualunque sia la definizione che si sceglierà non potrà essere né un virgolettato né un riferimento a terzi, ma una definizione propria dell'enciclopedia basata su fonti, e se al momento di fonti ne abbiamo una... In ogni caso di queste cose se ne deve parlare di là. --ArtAttack (msg) 19:42, 5 set 2011 (CEST)
Segnalo che ho riformulato l'incipit e aperto un topic in talk. --ArtAttack (msg) 20:06, 5 set 2011 (CEST)
Così è superato il problema perché il testo non è più una riproduzione fedele di un testo altrui. Penso che il caso sia chiuso da questo punto di vista. Grazie--Tenan (msg) 19:22, 6 set 2011 (CEST)

Incorporare testo in PD[modifica | modifica wikitesto]

Se in una voce inseriamo del testo sotto copy ma donato a wiki inseriamo {{crediti}} nella pagina di discussione. Ma se il testo e' in PD e proviene da una fonte "non attiva" (es vecchio libro), come si fa ad evidenziare la paternità di quell'inserimento? C'e' qualche template apposito? Su en.wiki per es hanno tutta una serie di template apposito per i casi come quello dell'enciclopedia Brittanica in PD ([1]), oltre ad uno generico per tutto il PD [2], noi abbiamo qualcosa di simile? C'e' {{Attribuzione}}, ma sembra valga per tutte le licenze compatibili, e non solo per il PD, che ha problemi specifici (es potrebbe essere PD da noi e negli USA, ma non altrove). --Yoggysot (msg) 06:29, 21 ott 2011 (CEST)

Io penso che Attribuzione potrebbe bastare, in caso contrario, non dobbiamo avere un template per qualsiasi cosa (a meno che non si tratti di fonti usate in modo massiccio, nel qual caso si può creare qualcosa ad hoc), basta una nota anche testuale nell'oggetto e nella pagina di discussione. --Elitre ♥ wp10 23:34, 30 nov 2011 (CET)

Modifica WP:CONCEDI[modifica | modifica wikitesto]

Ho rivoluzionato un po' perché le cose su OTRS non funzionavano per niente. Propongo un mese di prova e se le cose non migliorano, si può anche tornare indietro. Nel frattempo suggerite pure modifiche e miglioramenti ma vi prego di non limitarvi a dare l'indirizzo senza far passare gli utenti da quella pagina, e agli admin ricordo di usare C4+C13 ogni volta che è necessario. --Elitre ♥ wp10 23:34, 30 nov 2011 (CET)

Mi sembra molto, molto piú leggibile ora, brava! Ho cambiato alcune cose qua e là. Mi piace (inutile nasconderlo) soprattutto che si dia maggiore enfasi alla procedura rapida; mi chiedo se non lo si possa aumentare ulteriormente. Dopotutto, se qualcuno rilascia con licenza libera il suo sito a noi fa piacere comunque, se poi aggiunge materiale che non ci serve lo si annulla e basta; quello che invece causa problemi è l'autorizzazione via OTRS, quindi tutte le premesse sui criteri di enciclopedicità ecc. ecc. dovrebbero servire a scoraggiare solo quel tipo di richieste. Nemo 16:59, 14 dic 2011 (CET)
Ho riscritto ordinaria perché è obbligatoria per alcuni tipi di donazione e non voglio che la gente pensi che ci metteremo eoni a rispondere visto che non è più vero. Sulla rapida, come ho detto mi sono presa questo mese per testare, dopo so già che dovrò rivedere alcune cose, se hai idee per questa (che non siano mettere testo in grassetto o in rosso) aggiungimele qui :) --Elitre ♥ wp10 00:08, 16 dic 2011 (CET)
Il fatto che non sia scritto da nessuna parte l'indirizzo è secondo me un problema. L'unico modo per ottenerlo è quello di cliccare su "Per sapere cos'è il servizio OTRS di Wikimedia, clicca qui". Almeno cliccando sulle varie procedure dovrebbe dire dove mandare l'e-mail Jalo 08:33, 23 lug 2012 (CEST)
Mica vero. Alla fine delle procedure che prevedono l'invio della mail, c'è l'indirizzo, ovviamente. A metterlo in chiaro tanto vale eliminare tutte le spiegazioni e smaltire le tonnellate di junk che si ricevono per questo motivo... Rifai bene il percorso ;) --Elitre 15:32, 17 set 2012 (CEST)

Misteri – L'enciclopedia del CICAP[modifica | modifica wikitesto]

Segnalazione spostata qui--Carnby (msg) 13:01, 2 gen 2012 (CET)

Copyright immagini[modifica | modifica wikitesto]

Sì lo so, è l'ennesima domanda sulle immagini (ma anche sul Copyright in genere) però portate pazienza. Nel reperire materiale fotografico per scrivere la voce Casa del Balilla (Forlì) mi sono imbattuto in questa fotografia, esempio da manuale di {{PD-Italia}} visto che la piscina è stata interrata nei primi anni del secondo dopoguerra e l'immagine, non artistica, ha quindi più di venti anni. Sennonché la pagina ha indicazioni di copyright più grandi della piscina stessa :-) Beninteso, con un simile fuoco di fila non oso inserire l'immagine su Wikipedia, ma in via di principio come ci si deve comportare di fronte a qualcosa (testo o immagine che sia) palesemente nel pubblico dominio, che viene invece reso pubblico con indicazioni esplicite di Copyright? --Lepido (msg) 11:29, 6 gen 2012 (CET)

Nei casi di frode di copyright bisogna essere assolutamente certi che si tratta proprio di questo. Per la fotografia che hai indicato, ad esempio, e' possibile che la fotografia sia considerata artistica (c'e' una scelta dell'inquadratura e dell'illuminazione non casuale); e' possibile che il fotografo non fosse italiano e che sia stata pubblicata per la prima volta al di fuori dell'Italia; e' possibile che sia una pubblicazione inedita (25 anni ancora di copyright). E cosi' via. Solo con una sicurezza al 100% IMHO si puo' procedere al caricamento nonostante una dichiarazione di copyright.--Trixt (msg) 12:24, 6 gen 2012 (CET)
Grazie. Ti sembrerà strano, ma la tua risposta mi ha reso un po' più contento, così almeno ho qualche motivo in più per lasciar perdere. --Lepido (msg) 08:24, 7 gen 2012 (CET)

massimo iosa ghini pagina[modifica | modifica wikitesto]

provo ad aggiungere la biografia aggiungendo anche alcune citazioni da libri. fammi sapere cosa togliere o aggiungere.

grazie.

Direzione generale per gli archivi: Copyright e Copyviol sulle norme statali.[modifica | modifica wikitesto]

La Legge 22 aprile 1941 n. 633 "Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio (e successive variazioni) all' Art. 5 sancisce che Le disposizioni di questa legge non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello stato e delle amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere. Ora ho provveduto a realizzare le pagine della Direzione generale per gli archivi tanto quanto di altri istituti dipendenti dal Ministero per i beni e le attività culturali citando parte dei regolamenti attuativi dai quali è possibile spiegare "correttamente" quali siano i compiti, le attività, le funzioni degli uffici pubblici. Una serie di interventi di utenti "iperattivi" hanno provveduto alla cancellazione dei contenuti e a riportare le pagine, nel caso della Direzione generale per gli archivi, ad una situazione amministrativa vecchia di 5 anni or sono. Ovvero la descrizione dell'ufficio è divenuta anacronistica e pessima presentazione, quindi, per la validità di wikipedia. L'accusa di Copyviol rivoltami continuamente dall'utente in questione, probabilmente non molto addentro agli aspetti normativi crea forte ostacolo alla volontà di rappresentare adeguatamente le istituzioni pubbliche in Wikipedia. Peraltro il riferirsi al copyright indicato nelle pagine di siti di cui sono io stesso webmaster e gestore dei contenuti crea notevoli difficoltà operative come è possibile verificare [Cronologia delle modifiche di "Direzione generale per gli archivi"] e [Discussione:Direzione generale per gli archivi ] Come posso ritornare ad agire con rispetto delle norme di Wikipedia ma anche delle norme di copyright, assolutamente non violate evitando azioni di blocco, cancellazione, rampogne con scarso stile e rispetto ???--Giancarlo Buzzanca (msg) 16:58, 6 mag 2012 (CEST)

Template Copyright libertà di panorama[modifica | modifica wikitesto]

Come ben sapete in Italia non esiste la libertà di panorama però esiste il diritto di di "critica o di discussione" quindi, secondo la legge italiana, una foto come questa è in violazione di copyright (perché l'architetto non è morto da più di 70 anni) ma, se noi la degradiamo adeguatamente, possiamo metterla su it.wikipedia. Mi sono accorto però che non esiste alcun template per dare una licenza a questo tipo di file! Che ne dite se ne creiamo uno? Se mi date l'approvazione posso provarci io.--dega180 (msg) 00:13, 18 giu 2012 (CEST)

Alla voce "diritto di critica" io leggo questo che non mi pare c'entri molto con il copyright... comunque, il tuo discorso si applica non solo ai palazzi ma a qualunque oggetto copyrighted, quindi stai in pratica proponendo un duplicato di quello che gli inglesi chiamano fair use e che qui in italia non c'è? --151.75.28.99 (msg) 04:28, 18 giu 2012 (CEST)
Non si tratta primariamente di creare un template apposito, ma di discutere per l'n-esima volta sul fair-use applicato al diritto italiano. @Dega180 ti sei documentato sulle precedenti discussioni? Sai la storia? --93.144.119.184 (msg) 05:21, 18 giu 2012 (CEST)
Non sto assolutamente facendo un discorso sul fair use e nemmeno sul diritto di critica citato nella costituzione. Qui c'è scritto che la legge italiana permette la "libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro". È la stessa legge che utilizziamo per pubblicare gli screenshot dei film (vedi anche {{Screenshot copyrighted}}). Vorrei applicarla anche per gli edifici altrimenti sarebbero da mettere subito in immediata foto come questa, questa, questa (che non è assolutamente in pubblico dominio!); la voce Palazzo Lombardia per esempio è piena di violazioni di copyright.--dega180 (msg) 09:35, 18 giu 2012 (CEST)

Se non si discute su questo tema tutte quelle fotografie saranno da eliminare completamente perché in violazione di copyright!--dega180 (msg) 11:56, 19 giu 2012 (CEST)

L'argomento va ovviamente al di là del solo problema della libertà di panorama. Un template, esiste già, ed è {{Uso educativo}}. Quando è stata fatta l'aggiunta all'articolo 70 se n'è discusso molto a lungo (per una lista, vedi Utente:Alcuni Wikipediani/Segnalibri#Revisione diritto d'autore ecc.). Per riassumere molto brevemente, su it.wiki non c'è stato consenso sull'applicazione perchè il governo, a parte quel (non cristallino) comma, non ha dato gli strumenti pratici necessari per applicare la legge (decreti attuativi).--Trixt (msg) 14:41, 19 giu 2012 (CEST)
Quindi tutte le immagini che ho sopra citato sarebbero da mettere in cancellazione e non se ne fa più niente? Ho detto bene? Per me va anche bene una soluzione di questo tipo. Poi però se le metto in immediata non voglio che mi si dica che non ne ho discusso prima, che c'è la legge 70 ecc. ecc.--dega180 (msg) 18:24, 19 giu 2012 (CEST)
Le immagini che hai sopra citato dovrebbero stare tutte su commons mentre su it.wiki ci dovrebbero stare solo le miniature a bassa risoluzione (quelle linkate dalle voci). --79.43.235.55 (msg) 22:44, 19 giu 2012 (CEST)
No in realtà le immagini che ho citato sopra su commons te le cancellano senza pensarci su due volte...--dega180 (msg) 22:45, 19 giu 2012 (CEST)
File:PalazzoLombardia5.jpg, File:Torre_Unicredit - Cesar_Pelli.jpg, File:Garibaldi Tower Milan.jpg, ecc...--dega180 (msg) 22:49, 19 giu 2012 (CEST)
Stai facendo una gran confusione. Il primo file non può andare su commons perché è in CC BY-SA-NC, quindi una licenza non libera (e non c'entra niente con la libertà di panorama), il secondo invece è trasferibile. Questo tipo di foto, al contrario di quanto dici, di solito su commons si tengono eccome. --79.43.235.55 (msg) 23:34, 19 giu 2012 (CEST)
Tutte le foto che ho segnalato nel mio ultimo intervento sono in cancellazione su commons perché non rispettano la libertà di panorama, il template NoFoP-Italy dice espressamente: "If a copyrighted architectural or artistic work is contained in this image and it is a substantial reproduction, this photo cannot be licensed under a free license, and will be deleted".--dega180 (msg) 23:37, 19 giu 2012 (CEST)
Cavolo io intendevo queste! File:PalazzoLombardia5.jpg, File:Torre_Unicredit - Cesar_Pelli.jpg e File:Garibaldi Tower Milan.jpg.--dega180 (msg) 23:41, 19 giu 2012 (CEST)
Dato che su commons le foto che ho segnalate sono state cancellate per violazione di copyright in quanto in Italia non c'è la libertà di panorama, segnalo anche le immagini italiane.--dega180 (msg) 19:20, 22 giu 2012 (CEST)

licenze 2.5 o 3.0?[modifica | modifica wikitesto]

Salve, ho trovato in questo sito alcuni materiali (testi, foto) che potrebbero essere utili in wikipedia, e mi piacerebbe copiarli. Quello che mi trattiene è soprattutto un dubbio: nella pagina su WP e il copyright si dice

« È garantito il permesso di copiare, distribuire e/o modificare i testi di Wikipedia secondo le condizioni delle licenze Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.. »

ma alcune pagine del sito sono in Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 (es). Questo vuol dire che non posso usare il materiale di tali pagine oppure sì? Grazie del chiarimento.--Pạtạfisik 17:33, 29 ago 2012 (CEST)

Il sito in sé adesso sembra essere in BY 3.0. Ad ogni modo le licenze CC sono compatibili con le versioni vecchie: basta usare il template Attribuzione in talk. --Elitre 15:29, 17 set 2012 (CEST)
Perfetto, grazie!--Pạtạfisik 16:54, 17 set 2012 (CEST)

Violazione di copyright o no?[modifica | modifica wikitesto]

Segnalo che la pagina Manifesto Debian (creata di recente) è stata letteralmente copiata da questa pagina che fa capo a questo documento come potete vedere la licenza è simile ad una CC-BY-SA, ma non lo è dichiaratamente. Lo possiamo tenere su wikipedia? non ritengo che quelli del progetto Debian si arrabbieranno tanto se pubblichiamo il loro manifesto però...--dega180 (msg) 10:58, 17 set 2012 (CEST)
PS: segnalo anche la pagina http://www.debian.org/license in cui si citano delle licenze più esplicite, ma non so se queste riguardano anche il manifesto Debian.--dega180 (msg) 15:17, 17 set 2012 (CEST)

Secondo me i termini indicati nella seconda pagina vanno bene - tramite la cronologia si vedono i cambiamenti, e in discussione indichiamo i crediti. Nella pagina di discussione è da usare il template Attribuzione. --Elitre 15:26, 17 set 2012 (CEST)
Io ho usato il template Attribuzione, però non so se l'ho usato correttamente.--dega180 (msg) 15:47, 17 set 2012 (CEST)
Sì, ma non penso che un copincolla del manifesto possa costituire una voce enciclopedica. --Elitre 16:21, 17 set 2012 (CEST)
Anch'io a naso direi che la licenza vada bene, noi ora usiamo le licenze Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported (CC-BY-SA) e, se non indicato diversamente, GNU Free Documentation License, versione 1.3 o qualsiasi altra versione pubblicata successivamente dalla Free Software Foundation,, la Debian fa riferimento alla GNU GENERAL PUBLIC LICENSE da cui credo sia derivata la GNU Free Documentation License (GFDL). --Bramfab Discorriamo 16:38, 17 set 2012 (CEST)

────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────Attenzione debian utilizza la GPL per il codice sorgente del suo sistema operativo, ma per i suoi documenti utilizza altre licenze, quello che mi lascia perplesso è che in WP:IMPORTARE c'è scritto che

« ...non puoi importare testi che siano disponibili solo nei termini della GFDL. In altre parole, puoi importare solo testo che sia a) pubblicato solo secondo condizioni compatibili con la licenza CC-BY-SA, o b) con una doppia licenza: GFDL e un'altra licenza con condizioni compatibili con la licenza CC-BY-SA. »

--dega180 (msg) 16:51, 17 set 2012 (CEST)

Il testo completo del manifesto è probabilmente più adatto a Wikisource, la voce su Wikipedia dovrebbe parlare più della storia del manifesto ed avere un riassunto. Dal punto di vista della licenza non vedo problemi, dato che non prevede una clausola share-alike stretta. IMHO il senso della richiesta è di non spacciare per testo del manifesto una versione modificata dal primo che passa, senza però restringerne la circolazione. Il manifesto non è rilasciato né in GPL né in GFDL AFAIK. --Cruccone (msg) 20:11, 17 set 2012 (CEST)

Il simbolo del copyright dov'è finito?[modifica | modifica wikitesto]

Ma come mai il simbolo del copyright (©) a inizio pagina è diventato un cerchio completamente nero?--Mauro Tozzi (msg) 13:40, 20 set 2012 (CEST)

Io lo vedo completamente nero in LiveRC ma all'inizio di quale pagina tu lo vedi nero?--dega180 (msg) 13:48, 20 set 2012 (CEST)
Ok si sta parlando di questa immagine: File:Copyright.svg.--dega180 (msg) 13:50, 20 set 2012 (CEST)
Segnalata in commons:Commons:Graphics village pump#Yet another rendering problem. Sembra che ultimamente non sia l'unico problema con le svg. --Cruccone (msg) 14:30, 20 set 2012 (CEST)
Sostituita l'immagine in questione con File:Copyright.png.--Mauro Tozzi (msg) 16:39, 20 set 2012 (CEST)
Per la cronaca è stata sostituita in questa modifica, comunque io il simbolo lo vedevo giusto. Non lo vedevo giusto se cliccavo sull'immagine.--dega180 (msg) 16:52, 20 set 2012 (CEST)

Dal Progetto:Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Qualcuno esperto di copyright può passare *qui* per darci una mano sul da farsi? :-) . danyele 18:00, 20 set 2012 (CEST)

Per le traduzioni: è una mia impressione o c'è stato un lapsus?[modifica | modifica wikitesto]

Qui, al Caso A, credo ci sia un errore: dovrebbe essere l'autore a essere morto da più di 70 anni, non il traduttore. Anche perché così com'è il testo ora, mi pare che caso A e caso B siano troppo simili. --Dry Martini confidati col barista 16:12, 15 ott 2012 (CEST)

Nel caso A è stato sottinteso che l'opera originale è già in PD e quindi un traduttore ha potuto tradurla, non vorrei dire una stupidaggine ma a mio modo di vedere le cose la traduzione di un opera è a sua volta un'opera, frutto del lavoro di una persona e quindi è sotto copyright. Sarebbe meglio dire che le traduzioni sono utilizzabili dopo 70 anni dalla morte dell'autore dell'opera e 70 anni dopo la morte del traduttore.--dega180 (msg) 18:03, 15 ott 2012 (CEST)

Youtube, i link e le crono[modifica | modifica wikitesto]

Come siamo tornati a dirci qualche settimana fa (si vedano questa discussione e i "vedi anche" in cima) i link a youtube sono un problema per 'pedia e vanno trattati alla stregua di un concorso in violazione di copyright (insomma vanno rimossi). Oggi, rimuovendo alcuni link da Glissando, mi sono posto un problema: essendo violazioni di copyright, andrebbe oscurata la cronologia? IMHO no, perché comunque non è un copyviol residente sui nostri server, ma vorrei un parere--Formica rufa 09:34, 2 nov 2012 (CET)

Il singolo link in sé non costituisce alcuna violazione, al massimo lo è il video che però non è direttamente visibile sulla pagina. È un po' come le immagini in copyviol, non si oscura la crono in quel caso. :-) Restu20 10:25, 2 nov 2012 (CET)
Sono d'accordo con le tue conclusioni. Devo dire però che l'analogia con le immagini in copyviol non mi convince: in questa diff non c'è bisogno di oscurare la crono perché cliccando sul link all'immagine in copyviol non è comunque possibile visualizzarla, mentre da questa si può ancora arrivare al video in copyviol--Formica rufa 11:30, 2 nov 2012 (CET)
Per me sarebbe una precauzione eccessiva. Conserviamo le energie per la lotta ai copyviol ben più concreti che purtroppo abbiamo sempre --Bultro (m) 12:19, 2 nov 2012 (CET)
Ottimo, procedo. Grazie per il parere--Formica rufa 12:21, 2 nov 2012 (CET)
ok togliere i link ai video caricati da canali non ufficiali, ma l'oscuramento pare eccessivo pure a me --Salvo da PALERMO 12:31, 2 nov 2012 (CET)
L'oscuramento lo trovo eccessivo, comunque va detto che i link verso canali ufficiali si possono usare, ma se si evita è meglio in genere --Erik91☆☆☆ Mister 1500 voci 12:54, 2 nov 2012 (CET)

Il link a materiale in violazione di copyright è sempre vietato (vedi), ma 5 anni in Rete sono un'era, in questo caso per fortuna perché nel frattempo Youtube ha lavorato bene sulla questione e questo rende la faccenda molto meno scottante. Quel sito oggi ha infatti stipulato accordi con molte major, ha raffinato il suo software ed è ora in grado di intercettare molto meglio i contenuti caricati abbastanza presto, rimuovendo molto materiale a richiesta delle società interessate (che quindi si sono in sostanza fatte carico della partecipazione al controllo della roba loro e hanno quindi molto meno da rivendicare), e addirittura è in grado di distinguere cosa può essere visto in playlist e cosa invece soltanto come video a sé, a riprova dei progressi raggiunti. In più, anche su video caricati da utenti ordinari (non canali ufficiali) c'è la pubblicità, che serve anche a pagare le royalties; questa pubblicità esclude il copyviol visto che la violazione è repressa proprio in quanto sottrae royalties, che in questo caso vengono invece dagli spot. Oggi, quindi, si può cominciare a considerare che Youtube sia molto meno pericoloso sotto il profilo della citata sentenza, che a suo tempo ci allarmò non poco perché allora YT non faceva proprio nulla, o quasi, in argomento.
Ciò posto, penso che tuttora la soluzione più "enciclopedica" sia il famoso template cancellato, che rinviava ad una fonte nel suo complesso, con addirittura in potenza più opzioni di approfondimento (a questo fine si usano i link), e non a uno specifico singolo video che potrebbe anche sparire senza preavviso per molti motivi. E comunque, da un punto di vista legale, con il template c'era (e c'è) responsabilità zero per WP, tutta YT se la spiccia: il template dice all'utente di WP "prova a vedere se YT ha qualcosa in argomento", non gli dice "vediti sto video", che accordi o non accordi non spetta a noi sapere se è lecito o meno. Oggi, peraltro, YT ospita anche film completi e interi LP/CD/DVD bellamente copiati lassù, questi non sembrano beneficiare della nuova attenzione che quel sito dà ai suoi contenuti, quindi la perfezione non pare ancora raggiunta e residua perciò l'obbligo di porsi degli scrupoli sempre in funzione della vecchia sentenza. Tuttavia pulire le crono oggi mi pare eccessivo, i termini della questione sono molto cambiati. --gLibero sapere in libero web 03:40, 3 nov 2012 (CET)

Ciao Gianfranco, ben tornato. Me la ricordo bene quella discussione, tanto che l'avevo messa fra i "vedi anche" di cui parlo nel primo intervento. La situazione è cambiata? Dal punto di vista della giurisprudenza temo di no: nessuna nuova sentenza, che io sappia, ha dato una linea diversa; si può ritenere che vi siano meno citazioni in giudizio di Youtube, ma non mi sembra il caso di scommettere su un'eventualità. E poi, lo dici tu stesso, YT collabora con le major, ma questo non la rende esente da copyviol (anche perché tutti i link che ho rimosso finora erano certamente in copyviol). Sul template Mvideo: vedo che ogni volta che riprendo l'argomento Youtube riapro la ferita causata dalla cancellazione; ma tant'è, l'ha deciso la comunità. Magari si potrebbe verificare se vi sia consenso per ripristinarlo (cosa che spannometricamente mi pare di rilevare dalle ultime due discussioni). Comunque nel merito, cioè sulla cancellazione delle crono, vedo che siamo tutti d'accordo, quindi archiviamola come inutil precauzione --Formica rufa 08:41, 3 nov 2012 (CET)

[ Rientro] A suo tempo avevo espresso forte contrarietà alla cancellazione di quel template (ribadisco che si è confuso un problema con uno strumento: se uso un martello per darlo in testa a qualcuno il problema non è il martello, sono io). Anche a mio parere, come detto da mister g., l'utilizzo del template eviterebbe, in maniera pressoché totale, eventuali chiamate in causa per problemi di copyright: fortemente favorevole a ripristinarlo. -- Pap3rinikQuack 11:07, 3 nov 2012 (CET)

Non ho capito la proposta di g : linkare genericamente l'home page di Youtube? Come dire "non so se ci sia, prova a cercartelo". Ma allora perché linkare proprio quel sito piuttosto che un altro? E perché linkare se si sa che è impossibile che (legalmente) ci sia? --87.0.136.105 (msg) 11:20, 3 nov 2012 (CET)
il punto è che obiettivamente adesso un video non è più per forza "impossibile che ci sia", cioè non è più "qualcuno mi deve dimostrare che sia lecito che ci stia" (quando i video palesemente leciti erano un'irrisoria minoranza), ma oggi "ci potrebbe stare e non sarebbe più così inaudito trovarcelo perché YT si sta organizzando". I video in copyviol su YT ci sono sempre, attenzione, non posso pensare che un DVD appena messo in vendita possa contemporaneamente stare gratis tutto intero su YT col beneplacito dei titolari dei diritti, nemmeno se so che questi hanno accordi generali con quel sito. Tuttavia sulla questione YT ha fatto passi da gigante, perciò resto convinto che non vadano linkati i video specifici (salvo canali ufficiali e altri casi di evidente liceità - ma sempre solo se van bene per WP...), però nemmeno si debba correre a pulire crono, che era la domanda. YT ha oggi un sistema di repressione del copyiol che, se anche rispetto al nostro può farci sorridere, è comunque un sistema di repressione del copyiol; non stiamo cioè linkando un sito a contenuti incontrollati o ad alto rischio, non lo è più. Per la legge imho (IANAL, quindi 5 volte imho) ci basta togliere dalla voce, che non sia in voce, rollbaccare il prima possibile, ma non credo proprio ci spetti fare polizia giudiziaria ed inseguire reato e reo.
YT è il sito più importante per questo tipo di contenuti, e soprattutto è il sito che si conosce meglio e che meglio si può valutare. Ma è anche il sito che viene linkato di più dagli utenti di passaggio, perciò per forza di cose ci si trova molto spesso a doverne tener conto. Mi pare fosse Leoman che nella discussione "antica" diceva che non ci pagano per dargli accessi, quindi tutto va certamente visto con misura: noi facciamo voci con metodo scientifico e non diamo suggerimenti per l'intrattenimento, perciò bisogna sempre che ci sia una ragione per linkare un video. Io ad esempio incrementerei, incentiverei i link a tutto quel materiale storico che la RAI sta mettendo online, specialmente i filmati dell'Istituto Luce (i cui diritti sono rivendicati dal medesimo anche, talora, ultra limina, saepe vagos ;-) ma limiterei di molto quei link che al più possono farci ballare per tre minuti e non ci danno molto di più. Poi io sono per il tpl, ma ce l'ho aggiunto come punto di wishlist, l'importante è non impiastrarci in complicazioni per l'ultimo singolo mozzafiato dei crinuti Chuffettons e tenere gli admin su ciò che serve di più (volendo può essere un uso utile dell'admin-bot, ma non ci perdete troppo tempo) --gLibero sapere in libero web 12:19, 3 nov 2012 (CET)
certo che se un certo utente che io chiamo numero uno :-) fosse qui a dare una mano ai poveri sysop tornando a fare quello per cui è portatissimo sarebbe meglio... Comunque ben tornato... So che sei sempre stato tra noi, ma Gianfranco è un nick a cui sono ormai affezionato... --torsolo 15:30, 3 nov 2012 (CET)
"numero uno"? Santo cielo, anche i poveri sysop si mettono a dare i numeri... :-P Il nick non cambia più, ho deciso di non cambiarmi più i calzini. Solo in WP, eh, abito in un condominio. :-P --gLibero sapere in libero web 15:55, 3 nov 2012 (CET)

Anch'io sono contrario all'oscuramento della cronologia, e generalmente sono contrario all'inserimento di collegamenti a YouTube, se non strettamente necessari (e non sono in pratica mai necessari), limitandosi a siti ufficiali e/o professionali. Bisogna considerare che sono sconsigliati i collegamenti esterni a reti sociali, e di fatto YouTube lo è, ergo non vedo per quale motivo vada citata, e ne va scoraggiato l'uso... --Gce (msg) 00:44, 5 nov 2012 (CET)

l'influenza dell'Architettura Islamica in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Commento di ‎Eugenio Luxardo

Premesse Architettoniche e Sociali Per capire e studiare i caratteri stilistici e costruttivi dei monumenti è necessario avere chiaro il concetto di Architettura. Il concetto di Architettura è legato a tanti altri concetti: sociali, storici, culturali, tecnici, estetici, economici.

Quale fase storica avrei potuto scegliere, se non una dinamica, di transizione, molto simile alla nostra nella quale viviamo ? Un epoca soggetta allo scontro tra due grandi civiltà avverse ? Un epoca non tanto remota da non potersi capire ? Quali civiltà avrei potuto scegliere se non l’Islamica e la Cattolica ? Civiltà di cui col tempo ho imparato a conoscerne pregi e difetti ? 
 Pertanto, piuttosto che esaminare un dato edificio, rintracciarne le sue trasformazioni nel tempo attraverso le varie civiltà, studiandone ogni particolare, ho preferito analizzare il percorso inverso, e cioè studiare attentamente una civiltà, conoscerne i valori sociali, tecnici, culturali, religiosi, architettonici e rintracciarla in luoghi influenzati da un'altra civiltà in contatto con la prima. Riscoprire quella civiltà in vari altri edifici e sforzarmi di capire perché tali segni siano stati apprezzati e riprodotti. 
 Il constatare che dal conflitto tra queste due civiltà scaturiscano  monumenti  di incomparabile bellezza , spesso troppo isolati in spazi moderni, questo sorprende, entusiasma ed è d’incontestabile ammonimento per un architetto che è in fondo il creatore del tappeto fertile e vitale sul quale deve muovere i suoi passi la società medesima.
  Tra l’altro é mio intento quello di valorizzare l’Architettura Islamica sbocciata in un epoca così vicina alla nostra, la quale civiltà ha lasciato molto in noi. Una civiltà che nel suo sorgere, nel suo maturarsi, nel suo apparente eclissarsi ha lasciato un impronta viva in tantissimi campi compresa l’Architettura. Darle l’importanza reale, non svalutarla o in parte ignorarla spesso volutamente, come è stato fatto sinora.
L’importanza di questa civiltà in tutti i campi, e quindi in Architettura, non è solo estetica, ornamentale, superficiale e d’addobbo con arabeschi e stucchi, né influenzante un solo periodo della nostra civiltà. Noi ne abbiamo assimilato molto e non ce ne accorgiamo.
Ha un grande valore urbanistico, tecnico costruttivo, volumetrico, ambientale, un valore che precorre il nostro Rinascimento, con scansioni metriche, spaziali e modulari del nostro Rinascimento. 
 La nostra società è anche frutto dello scontro di due civiltà : quella Islamica e quella  Cattolica.
 Dovevo ricercare elementi costruttivi, dimensioni, spazi e strutture che non sono solo bizantine. Cortili, fontane, giardini, ariosità e leggerezza che ricordano e contrastano con la nostra Roma antica e relativa archeologia ribaltata in tanti altri paesi. 
 Queste ricerche mi sono servite a identificare i caratteri stilistici dell’architettura islamica  e quindi poterli riconoscere con sicurezza distinguendoli da altri stili e rintracciarne l’epoca ed il momento storico. 
 Questo studio è servito a rendermi più chiaro il significato di Architettura ed ad incoraggiarmi a progettare. 
 Questo studio mi è servito a darmi una coscienza di Architetto rendendo più matura la mia sensibilità nel distinguere ogni spazio, ogni elemento necessario all’insieme.  
 Mi sono reso conto che una data idea o complesso di idee o principi architettonici, nasce generalmente rudimentale, può essere abbandonata e ripresa, ripensata col tempo in base alle circostanze ed i luoghi e sotto l’influenza della tecnica, della scienza e della cultura e può maturare tra le mani dello stesso Architetto o di vari Architetti. 
 E’ la nascita di un progetto che realizzato raggiunge la propria raffinatezza e bellezza per ragioni sociali, funzionali, scientifiche ed economiche spesso nascoste o poco palesi. 
 Questi capolavori, però, rischiano di essere dimenticati,  trascurati degradati, e spesso crollano o vengono demoliti o isolati dal loro contesto e dai loro spazi circostanti e trasformati dalle esigenze della vita “moderna”.  
 Questo percorso di un Architettura in una civiltà progredita ci obbliga ad assumerci grandi responsabilità verso la società in continua evoluzione. Sta, soprattutto,a noi architetti, con tutte le nostre forze e le nostre previsioni e fantasie, a gettare le fondamenta di una società migliore. 
 A noi il compito di dimostrare al mondo che un progetto e relativa realizzazione inserito in un adatto ambiente urbanistico ha bisogno di una società ben costruita che a sua volta valorizza l’architettura stessa.  
 Non si può capire un opera architettonica e le caratteristiche di quello stile se non si conosce la civiltà, in cui ha avuto origine. 
 L’architettura deve essere sempre esaminata nel contesto della sua vita sociale. 
 Un edificio, spesso, non è ritenuto monumento perché viene esaminato  per le sue caratteristiche costruttive, estetiche, ornamentali o spazi esterni, ma più spesso non è capito il valore reale che ha avuto in quel periodo storico, spesso in conflitto con gli interessi evolutivi. 
 Molti edifici storici e soprattutto i loro spazi esterni, parchi ed enormi  giardini sono stati  sacrificati, abbandonati al loro degrado e distrutti non solo per ignoranza o per mancanza di finanziamenti, ma spesso per gli interessi della società in evoluzione, non sempre  per mancanza della conoscenza della civiltà di quel particolare periodo, ma per antagonismo ai principi sociali e religiosi e spesso senza rendersene veramente conto.   
 Tutte le civiltà della storia, dalla precisione e chiarezza di una capanna africana, la solida costruzione del sistema romano, l’eleganza delle case greche, spagnole ed arabe, la raffinata sobrietà delle case cinesi e giapponesi, hanno dato alla grande Architettura un contributo inestimabile.  
 Appunto perché questo contributo è così  poco chiarito nell’attuale critica della storia dell’architettura, sarà sempre necessario cercare di studiare e frugare tutto ciò che riguarda gli edifici antichi, cercando di inserirli nel vero quadro mondiale, senza adorarli rinchiudendoci nei nostri pregiudizi latini, astraendoci e sforzandoci a non capire i gusti, le esigenze ed i modi di vita degli altri popoli e delle altre civiltà.
 L’influenza della civiltà Islamica in architettura oltre che estetica è anche strutturale soprattutto per la sua leggerezza costruttiva. Questa influenza si ritrova nelle decorazioni “iconoclaste”, che non vogliono “offendere” l’individuo.
Si ritrova nell’urbanistica  nel rispetto dell’organizzazione delle comunità, negli spazi interni ed esterni, nel rispetto della scala umana, della natura e soprattutto nel rispetto di Dio che è ovunque e si deve sentire sempre presente.
Questi caratteri stilistici colpirono l’estro di progettisti e costruttori italiani, che li plasmarono e realizzarono in ogni parte d’Italia.
 La metrica spaziale, le scansioni modulari  del Rinascimento sono ricercate, studiate e paiono già sentite in precedenza dagli arabi. Si sente ovunque la necessità dell’acqua che deve essere ben recuperata e ben conservata. Si sente sempre la presenza  delle fontane, del giardino, la ricerca dell’ombra e della sua freschezza. La leggerezza, l’eleganza fanno parte del carattere islamico.
   A questo punto sento la necessità di ricordare i due antagonisti delle crociate.
Il cavaliere Cristiano, col suo scudo enorme, con le armi pesanti, coperto lui ed il suo cavallo, esageratamente, di ferro e dall’altra parte l’agilissimo cavaliere saraceno che gli gira intorno con la scimitarra curva sfoderabilissima sul suo cavallo arabo agili e leggeri come il vento.
 La nostra società, dallo scontro di queste due civiltà, ha assimilato moltissimo per vari secoli, e non ce ne rendiamo conto o non vogliamo riconoscerlo.
 È mia intenzione incoraggiare a studiare questa civiltà e la sua vasta cultura, con la convinzione che essendo grande ed umana, conscia di un continuo relativismo delle cose, ha portato a delle conclusioni non semplicistiche nel campo dell’architettura.
 È necessario, perciò rintracciare la vera importanza tecnica di vari elementi costruttivi che si sono sviluppati sotto la grande sensibilità degli artisti islamici. 
 La tecnica degli archi ogivali riduce le spinte laterali. 
Gli archi rampanti e lobati diventano braccia muscolose capaci di contrapporsi ad ogni dissesto. Gli elementi baroccheggianti delle stalattiti, assumono un valore soprattutto strutturale ed irrigidiscono le leggere coperture e le terrazze inevitabilmente piane ed accessibili per i paesi caldi con forte sole e pochissime piogge.
L’arco a ferro di cavallo è un arco che sfrutta il pulvino.

Il pulvino permette agli archi un sostegno d’appoggio più largo di quello offerto dall’abaco dei capitelli.

Gli arabi hanno dato al capitello, al pulvino, al peduccio dell’arco una continuità ed unità necessarie alla completezza della composizione spaziale, raccordando con grande sensibilità ogni elemento strutturale ed estetico in modo sorprendente.
In un cortile l’architetto arabo preferisce mettere tante colonne leggere, piuttosto che mettere pochi pilastri o poche colonne robuste e pesanti. L’essenziale che tra l’una e l’altra colonna possano passare almeno due uomini.
 L’uomo é la scala dell’Architettura islamica.
 L’Architetto arabo si è impegnato seriamente a distinguere tra architettura civile, religiosa e militare e come ogni architetto veramente capace sa scegliere la struttura, i materiali, i metodi costruttivi e le forme adatte alla funzionalità della costruzione.
 Gli Arabi portano con sé un ondata di cultura, di scienza e di tecnica,  oltre che nuovi metodi di costruzione e di decorazione, tale da permettere la realizzazione di veri e propri capolavori. 

1 - LA RELIGIONE ISLAMICA a) LA LEGGE ISLAMICA

          Il Dogma e la Teologia

Il Corano

Nel nome di Allah, il Misericordioso, sia lode pietosa ad Allah, Signore di tutti i mondi. Il Corano è la parola di Allah. È venuto da Lui come parola senza che sia possibile dire come. Egli lo inviò sul Suo Messaggero come rivelazione. I credenti lo accettano come verità assoluta. Essi sono certi che esso sia, in verità, la parola di Allah. Non è stato creato come è creata la parola degli esseri umani, e chiunque lo ascolti e dichiari che si tratta di parola umana è diventato un infedele. La Fede : Non vi è altro Dio fuori di Allah che è Grande e Maometto è il suo Profeta. Le opere e la pratica dei riti canonici hanno per i musulmani un valore secondario. Esse completano la Fede, non incidono nella sostanza di questa, al punto che il peccatore diviene un reprobo, ma non un dannato escluso dal Paradiso. Chiunque descriva Allah come simile in qualche modo ad un essere umano diventa un infedele. Tutti coloro che comprendono questa volontà staranno in guardia e si tratterranno dal fare affermazioni simili a quelle degli infedeli e sapranno che Egli, nei Suoi attributi, non è come gli esseri umani. L’oggetto dell’azione (maf‘ûl) è creato, mentre l’Atto di Dio Altissimo è increato. I Suoi attributi sono sin dall’eternità non innovati ed increati: chi afferma quindi che essi sono creati o innovati, chi esita o ha dubbi al riguardo, quegli è un miscredente nei confronti di Dio Altissimo. Il miscredente è colui che non solo non é musulmano ma è colui che associa ad Allah altri dei ed è quindi da condannare. Il Dogma : L’unicità di Dio : Egli è il Dio Uno, il Dio Eterno che non ha generato e non è stato generato da nessuno e non ha uguali. Tutto perisce ad eccezione di Lui. Non vi è nulla che sia simile a Lui. Egli non deve rendere ragione a nessuno di quel che fa. L’Onnipotenza di Allah si manifesta nella sua Potenza Creatrice. Non esiste peccato originale.

b)                        FONTI della  LEGGE

Per i Musulmani Maometto è un uomo che partecipò alla vita normale, preoccupandosi di organizzare la comunità nell’interesse di tutti, aiutando di chiarire una morale adatta agli uomini di quei tempi e di quei luoghi dell’Arabia, interessandoli con l’imminenza del Giudizio.

  Egli si rese conto che occorreva assicurare la vita materiale della comunità e a questo scopo Maometto non esitò ad adottare mezzi adatti alle circostanze.
 La Legge complesso di prescrizioni religiose e sociali che devono in ogni tempo governare la comunità dei Credenti è fondata sul Corano.
Seconda fonte della Legge è la Sunnah = condotta, maniera d’agire che si riferisce alla condotta del Profeta.
 Per rispondere ai problemi nuovi posti dall’evoluzione della comunità primitiva si indagarono gli usi del tempo del Profeta, si interrogarono i discepoli e discendenti degni di fiducia, si raccolse un insieme di tradizioni e di detti saggi che finirono per essere contributo della comunità.

c) La Legge Islamica e la vita Religiosa

La LEGGE ISLAMICA è l’espressione del contratto che il Signore elargisce al credente, il quale da semplice schiavo viene assunto così ad uno “stato giuridico privilegiato” .

 La LEGGE ha come scopo di garantirgli le migliori condizioni di esistenza nella vita presente e la ricompensa eterna nella vita futura. 
Gli obblighi coranici comprendono la preghiera, il digiuno,l’elemosina legale, il pellegrinaggio.
La preghiera deve essere compiuta 5 volte al giorno.

Il fedele scalzo compie la preghiera dopo essersi posto in stato di purezza con una abluzione. Il fedele deve rivolgersi verso la Mecca, sentirsi separato dal mondo esterno almeno con un tappeto e deve pronunciare le formule rituali accompagnandole, con gesti, inchini e prosternazioni. Il Venerdì a mezzo giorno i musulmani devono riunirsi nella moschea numerosissimi. Nella moschea i fedeli, in file serrate, seguono i gesti dell’Imam che dirige la preghiera, che é rivolto verso la nicchia (mihrab) che é collocata sul muro di fondo per permettere a tutti di rivolgersi verso la MECCA. Nelle moschee é indispensabile uno spazio enorme spazio che richiede moltissime colonne, che non permettono una visuale, che non è necessaria né richiesta dal rito. Invece è indispensabile il costante ingrandimento della moschea. L’aggiunta di solo 10 persone, a causa della prosternazione richiede un considerevole ingrandimento dell’area totale e la necessità di tenere le pareti esterne laterali leggere e pronte ad essere demolite. La moschea é sviluppata in largo e non in profondità e non ha cappelle laterali con altari. Il digiuno del Ramadam dura un mese, comincia all’alba e finisce al tramonto. L’elemosina o imposta coranica (zakat) è un obbligo che deve imporsi ad ogni possidente sano di corpo e di spirito, che abbia un minimo di rendita. L’elemosina legale finì per diventare un imposta : una decima prelevata ai ricchi per essere ripartita ai poveri. Il pellegrinaggio alla Mecca è un obbligo di carattere particolare, almeno una volta nella vita, solo per colui che sia in grado di farlo. La guerra santa è un dovere non personale, ma collettivo con carattere di reclutamento morale, diretta contro i popoli infedeli prossimi al territorio dell’Islam. Questi, però prima di essere combattuti devono essere invitati a convertirsi : se accettano entrano a far parte della comunità, chi non accetta viene combattuto con la forza. La tomba di persona venerabile è posta nel cortile o nella moschea stessa. L’Islam riconosce solo “l’obbligazione giuridica” avente per oggetto preciso il rispetto dei “diritti di Dio” doveri fondamentali e dei “diritti degli uomini” diritto penale. L’Islam predica, sostiene e difende la solidarietà, l’ospitalità, la generosità, la moderazione dei desideri, la sobrietà, la fedeltà agli impegni presi con i membri della comunità; ideali senza pretese che devono essere proporzionati alle forze della natura umana.

Il peso e il rilievo storico di questi ideali vengono apprezzati se le scelte avvengono sotto la guida di una persona istruita, capace di illustrare pienamente le sue argomentazioni, con 

riferimenti all’ambiente intellettuale e storico. Si conclude sempre con: “ Che Allah ci conceda una vera comprensione della fede e ci annoveri tra coloro descritti dal Profeta come il Gruppo dei Salvati.”

d) Le Prescrizioni Giuridiche e la vita Sociale Benché il diritto consuetudinario ed influenze locali abbiano inciso profondamente nella vita sociale e cittadina è ancora in essa che possiamo trovare l’immagine più viva dell’Islam. Il diritto penale: la LEGGE divide e classifica i crimini e li punisce con sistemi primitivi. La vita familiare e le donne L’Islam regolò la poligamia, condizione per una discendenza maschile numerosa cercando di rendere meno precaria la situazione della donna. Il Corano riduce a 4 il numero delle spose. La successione La possibilità di fare testamento è limitata. Solo un terzo del patrimonio può passare agli eredi. La vita sociale è fondata sulla nozione di Comunità (Umma) che subordinò gruppi tribali, complessi nazionali e razziali ad un superiore principio di fraternità e di uguaglianza assoluta tra adepti della stessa fede. La Manomorta é la condizione giuridica per cui i beni speciali sono inalienabili e protetti. Si raccomanda la costituzione dei beni di “manomorta”, che secondo i giuristi vengono rimessi a Dio ed il cui usufrutto va ad opere pie e di interesse pubblico, il mantenimento di moschee, scuole, ospedali. I beni “tutelati sotto manomorta” presero una estensione considerevole nella città musulmana, sino a comprendere la maggior parte delle botteghe, dei bagni pubblici, dei mulini dei parchi e giardini, di grandi estensioni agricole e d’allevamento. Si formò così rapidamente una proprietà collettiva, la cui dimensione ed importanza rese necessario un controllo ufficiale con la sorveglianza del Cadì che portò talvolta ad abusi. Lo spirito di solidarietà che è alla base di queste istituzioni tipicamente islamiche, anima consuetudini anche autoctone o locali, protegge l’organizzazione dei mestieri in corporazioni con lo scopo di proteggere gli aderenti dalla concorrenza e dalla disoccupazione. L’attività commerciale viene assoggettata a norme precise che mirano ad indurre l’acquirente e il venditore a trattarsi da fratelli.

Il sistema di vita comunitario e le istituzioni che dominano la società musulmana trovano il loro pieno sviluppo nella città.  Furono i cittadini, i mercanti ed i piccoli artigiani a fondare solidamente l’Islam. L’espansione dell’Islam è segnata dal sorgere di città nuove (come al-Fustat in Egitto, al-Kufah in Iraq, Kairuan in Tunisia)  nuovi accampamenti militari fortificati che divennero ben presto fiorenti centri commerciali quanto gli antichi agglomerati urbani occupati dagli arabi (come Damasco e Aleppo in Siria).
La struttura della città musulmana è formata da due  elementi essenziali :

- il luogo dei cambi e del mercato settimanale = suuk , intorno a cui si raggruppano le bancarelle e le botteghe degli artigiani riuniti in corporazioni (centro commerciale) ; - la Moschea = masgid, (da prosternarsi = sagiada), luogo di preghiera e di ritiro per i devoti, ma anche casa comune sede dell’insegnamento coranico, biblioteca e centro culturale e d’insegnamento per studenti di ogni età raccolti attorno al loro professore. Centro della giustizia religioso, politico e militare. Così in uno spazio ristretto veniva concentrata una vita comunitaria attiva ispirata al rispetto della LEGGE. Con l’estendersi della città e l’evolversi del sentimento , la Moschea divenne un santuario ed intorno sorsero organismi specializzati per svolgere le altre funzioni.

Il Cadì giudica nel tribunale = mahcamat, e l’insegnamento religioso ha la propria sede nella scuola = madrasat. 
Un esempio importante é l’università religiosa delle Moschee Al-AZHAR, fondata al Cairo nel 968 d.C. dai Fatimidi.

In molti casi alla scuola è annesso un ospedale che talvolta comprende una scuola di medicina.

Le Moschee si moltiplicano proprio per questo loro valore sociale. Ben presto ogni quartiere ha la sua Moschea , come ha il suo stabilimento di bagni caldi = hammam , per l’accurata purezza del corpo prevista dalla LEGGE coranica.
Infine nella capitale fa la sua apparizione il palazzo = kassr, sede dell’amministrazione e della corte, il più delle volte situato di fronte o a ridosso della grande Moschea.
Centro economico organizzato nell’interesse della Comunità, la città sarebbe rimasta tale se espedienti giuridici non avessero consentito l’introduzione dell’usura. Furono i non musulmani, soprattutto gli ebrei, che per primi si dedicarono a questa attività.  Così, a partire dal IX secolo, la città musulmana corporativa divenne anche sede di banchieri che giunsero a controllare tutta l’attività economica e ad instaurare, contro lo spirito della LEGGE, un regime capitalistico che si diffuse poi in Europa.
 Centro letterario e intellettuale la città vide lo sviluppo delle scienze profane e della filosofia.
 Sotto gli Arabi ebbero grande sviluppo : l’aritmetica, l’algebra, la trigonometria, l’astronomia, la chimica, la fisica  e soprattutto la medicina. La letteratura, la poesia, la geografia, la filosofia erano le loro televisioni, erano i loro divertimenti.

e) Le Arti

 L’Arte  musulmana presenta le caratteristiche di essere un arte dinastica. Essa aveva bisogno di un generoso mecenatismo per raggiungere la piena fioritura. Tutti i califfi  e sovrani si preoccuparono di arricchire i loro regni con produzioni artistiche che abbellissero le capitali e testimoniassero lo sfarzo delle corti. Così nel mondo arabo si svilupparono forme d’arte diverse, le quali pur rispettando le tradizioni autoctone, riuscirono sempre ad infondere costantemente i valori e principi fondamentali della LEGGE Islamica.  L’Arte Islamica è iconoclasta. Ha dato e ricevuto ecletticamente.
 Una nuova civilizzazione, fondata su una nuova religione, non poteva non produrre una nuova espressione artistica e architettonica dalla quale nacque una nuova estetica e una nuova maniera di intendere l'arte.    
   Il  profeta Muhammad disse : 

"La conoscenza è la proprietà perduta del credente". "Cercate la conoscenza ovunque essa sia."

 Per l'Islam é stato inevitabile arricchire la sua cultura col patrimonio delle tradizioni precedenti, sia nel campo artistico che in quello della ricerca scientifica.  L’urbanistica, l’architettura, gli enormi spazi a giardino, le fontane, l’acqua caparbiamente conservata ovunque, la ricerca dell’ombra e della frescura per evitare il forte caldo e la forte luce anche in paesi meno caldi, sono l’espressione della mentalità islamica sorta dalle necessità pratiche e contemporaneamente da una visione astratta della natura. 
Fra i vari monumenti che le città hanno conservato, moschee, palazzi, scuole, università, conventi, mausolei, la moschea rimane l’esempio più significativo dell’incontro delle esigenze della vita religiosa e sociale con i segni artistici locali.

La MoscheaTT (Masgid) TTSa-gia-da = prosternarsi , è il luogo della prosternazione.

Quando il Profeta Muhammad  arrivò a Madina cacciato dai suoi concittadini Meccani che lo volevano uccidere, fece costruire la prima moschea che divenne il centro dell'attività sociale, politica e religiosa .  Questa prima moschea che nacque in Arabia era di mattoni d'argilla con tetto in foglie di palma.: un edificio semplice, privo di oggetti di culto, con una sala di preghiera e un cortile aperto. 
Infatti pur restando fedele al modello primitiva della casa del Profeta a Medina con cortile e stanza coperta per la preghiera, la moschea, alla quale si affiancherà in seguito il minareto per chiamare i fedeli alla preghiera ben 5 volte al giorno, presenterà la forma basilicale della sala d’udienza romana. All'interno si trova il minbar, il podio per le predicazioni e il mihrab, la nicchia per prosternarsi verso la Mecca e per insegnare il Corano, oltre che per lo studio delle scienze. Accanto alle moschee viene sistemata la scuola = madrasat, poi università e conventi. 

Gli elementi architettonici caratteristici delle moschee sono: la cupola; il mihrab; il minareto.

 L’unità dell’arte Islamica non appare solo nella struttura architettonica, ma anche e soprattutto nelle inconfondibili ornamenti profusi sulle superfici dei monumenti quali : stucchi, mosaici, dipinti murali, mobili, vasi, tappeti, stoffe, manoscritti.
 La decorazione nelle arti minori viene arricchita dalla raffinatezza e dalla varietà delle tecniche : sculture su legno ed avorio; tarsia, lavorazione del cuoio, dei metalli, soprattutto del rame e dei tessuti, oreficeria, ricamo, ceramica e miniatura.  
Il valore di simili opere si trova soprattutto nello spirito che le anima e che trova la sua più completa espressione nell’arabesco che è l’estrema stilizzazione di vegetali e altre forme varie. Figure geometriche che si ripetono all’infinito e si richiamano l’un l’altra senza mai giungere ad una corrispondenza completa .
 L’epigrafia occupa un posto importantissimo nell’Arte Islamica, determinata dall’esigenza di tramandare ai posteri ogni versetto del Corano.  Pur vigendo l’iconoclastia artisti islamici, per le esigenze dei diversi committenti di religione diversa e in luoghi diversi riprodussero numerose rappresentazioni figurate.
La tendenza alla stilizzazione favorì, a danno della scultura, lo sviluppo della decorazione lineare e a “bassorilievo”, portandola ad una raffinatezza ed originalità incomparabili.
Alcuni storici dell’arte contestano l’esistenza di una vera e propria arte araba, ritenendola : “una filiazione della bizantina e nel suo fiorire dopo il mille, nei monumenti moreschi della penisola iberica, della Francia meridionale e della Sicilia, una filiazione dell’arte romanica.”
 Tutto ciò non è esatto . Non si può negare l’esistenza vera e propria dell’arte araba e della sua identità. Quando gli arabi nel VII° secolo invasero la Siria e l’Egitto trovarono l’arte bizantina, ma portarono con loro nuove idee e quindi nuove forme ed altre vecchie di altri paesi, con scelta eclettica.
 L’originalità di questa nuova arte è indiscutibile, anche se l’arte Islamica deve molto alle arti che l’hanno preceduta. 
 L’arte Islamica ha avuto per culla la cultura dell’Asia occidentale, della Persia, dell’Assira, della Babilonese, dell’Egizia e con l’estinguersi di quelle civiltà più venerabili, ha fatto la sua scelta, ha inevitabilmente raccolto quella meravigliosa eredità, ne ha assimilato gli elementi, trasformandoli  e improntandoli col proprio carattere. Ha donato a quell’insieme di elementi una forma che li rende straordinari. Gli architetti in Italia hanno fatto altrettanto, soprattutto nel Meridione. 
 Un centinaio d’anni sono bastati per dare ad ogni opera un carattere completamente diverso.
 Come l’arte bizantina, nel corso dei secoli, si sviluppò in tutti i paesi sottoposti alla chiesa greca, così l’arte islamica si estese ovunque arrivasse la dottrina di Maometto.
 Le decorazioni dell’architettura islamica risalgono agli arabi nomadi, la cui ricchissima tenda era ornata da straordinari tappeti. Gli ornamenti e gli arabeschi arabi appaiono come un sogno incantevole simile ad un capriccio di creatori imbizzarriti nel traforare la pietra, nel ritagliarla minutamente in frange leggere, in tenui intrecci di filamenti attorcigliati, nei quali l’occhio si smarrisce in cerca di una simmetria che ad ogni momento ci pare di afferrare e pur ci sfugge con un perpetuo moto gentile.
L’architettura islamica risponde alle esigenze della civiltà islamica, alle delizie lussuriose consentite dalla religione. 
 Il dominio dell’arte musulmana si è esteso su una larga fascia dal golfo del Bengala all’Oceano Atlantico. Questa zona a sud della zona temperata dell’emisfero nord, presenta una relativa unità di clima. Il caldo è generalmente più forte, il cielo è più luminoso, le piogge meno frequenti che in gran parte dell’Europa. I deserti occupano delle superfici notevoli.   
 A queste condizioni fisiche geografiche si è tentato di attribuire alcuni tratti comuni all’architettura dei diversi paesi mussulmani. La rarità delle piogge, il carattere semiarido e desertico delle regioni, spiegano le preoccupazioni dei fondatori delle città di rifornirle di acqua, di moltiplicare le fontane pubbliche, di arricchire le costruzioni col verde, cercando di rendere l’ombra più fresca. Nasce, così, il caratteristico connubio del bianco col verde dell’architettura del deserto.  In questi paesi secchi, l’acqua abbondante diventa un lusso ed un elemento essenziale del conforto. 
Il pozzo dei monasteri in mezzo al cortile nei paesi nordici  ha una ragione ed origine, completamente, diversa.  
 Il desiderio di vita all’aria aperta si esprime nelle abitazioni con i cortili, di varie dimensioni, circondati da un susseguirsi di portici, in uno sviluppo che non è facile riscontrare nei climi più rigidi.  L’architetto deve preoccuparsi del sole quando progetta la dimora dell’uomo, deve tenerne conto quando distribuisce i vari ambienti e le varie facciate esterne, sfruttando e cercando il sole nei paesi freddi ed evitandolo nei paesi caldi. La troppa luce riscalda ed abbaglia, può provocare strani riflessi sulle pareti sui pavimenti e sui soffitti. 
La sobrietà delle facciate con il debole rilievo delle sporgenze, lo sviluppo di quel curioso insieme di ornamenti ricchi di colori, giochi geometrici che si dilatano come le onde alla caduta d’un sasso nell’acqua, formano gli arabeschi così caratteristici dell’iconoclasta arte islamica. 

L’Islam penetra nella vita domestica come nella vita politica ed economica. I costumi che propaga e diffonde modellano le cose. Impone alle donne di portare il velo, fa della loro clausura nell’Harem una pratica inseparabile nella vita cittadina e delle costruzioni edilizie. L’abitazione si chiude al mondo esterno, sia per il clima che per la concezione della vita famigliare che oppone la sua barriera all’indiscrezione degli estranei, aprendosi verso l’interno.

Le finestre delle abitazioni si affacciavano  all’esterno, un tempo raramente sulle vie. Le finestre a davanzale sporgente ed i balconi, sono sempre protetti e nascosti dalle muscirabya.  Le “musciarabya”  =      المشربية    sono delle  superfici grigliate, a protezioni contro il sole e il suo calore, e protezioni dagli sguardi indiscreti, sono dei meravigliosi schermi a grata, composti da centinaia di sferette lignee incastrate fra di loro che formano motivi ornamentali raffinati e leggeri.  Le “musharabya” permettono alle donne di guardare all’esterno e curiosare senza affacciarsi e senza essere viste. Le “musharabya” impediscono che il sole penetri all’interno conservando il fresco, cosa molto apprezzata in climi molto caldi. L’idea del balcone chiuso si ritrova su numerose facciate europee (persino in Alto Adige a Bolzano), però in Europa, la loro funzione era quella di proteggere dal clima troppo freddo e con lo scopo diverso di osservare il passeggio sottostante, senza però preoccuparsi d’essere visti o meno. Differenti abitudini di vita che vengono comunque rispettate.
Lungi dall’annullarsi i tre elementi d’influenza : il clima, la tradizione, la religione, convergono e si rinforzano.

L’Islam è un monoteismo irriducibile, non c’è altra divinità che Allah. Egli è puro spirito al quale non si può e non si deve dare apparenza umana. I musulmani essendo iconoclasti devono proibire figure di uomini e di bestie, ciò che ha contribuito ad eliminare la statuaria.

 Ha spinto gli artisti orientarli a scartare l’imitazione della natura, portandoli verso l’invenzione illimitata di forme fantastiche extranaturali. 
 Le iscrizioni grafiche richiamando i versetti del Corano, inneggiando Dio, sono la reazione all’iconoclastia, e occupano nell’arte musulmana un posto importantissimo. Tutto lo studio e l’accuratezza è rivolta verso questo genere di ornamento.  L’arte islamica è caratterizzata soprattutto  dal clima arido e dalla religione musulmana.  

Dove più sono risentiti questi due fattori, più esisterà l’impronta dell’arte islamica, con la funzione ed il vero concetto dello spazio musulmano anche se riecheggiano fattori caratteristici autoctoni. In caso contrario solo fattori islamici estetici e decorativi ambientali e anche strutturali o metodi di lavorazione appariranno qua e là.

  Appunto per giungere a questa dimostrazione ho approfondito il mio studio sull’ISLAM per capire sino a qual punto l’architettura islamica insieme a quella bizantina e a tutte le altre arti orientali entrano o fanno capolino nell’architettura Italiana e per poter rintracciare meglio gli elementi veramente islamici e dimostrare come e quanto la civiltà e l’architettura islamica siano state in Italia assimilate.
 In genere molti sono gli elementi presi in prestito dall’arte orientale, ma sono soprattutto forme e metodi costruttivi che vengono repressi o diversamente “ricercati” dalle aspettative locali.
 In nessun paese l’architettura araba si svolse con tanta grazia e nobiltà quanto in Spagna, donde gli arabi diffusero nell’Europa, allora, semibarbara, gli splendori d’una civiltà e di una cultura per più secoli insuperata. Ma mentre in Sicilia quella cultura venne assimilata per molti secoli ed amata soprattutto dai Normanni e dagli Svevi, in Spagna venne osteggiata e respinta definitivamente solo verso la fine del 1400, facilitata dalle discordie dei musulmani medesimi.   
 Forse proprio per questo in Spagna gli Arabi si sforzarono sino all’ultimo di dimostrare la loro grandezza, senza aver potuto raggiungere sino in fondo le loro intenzioni.
Abderrahman I°  costruì a Cordoba nel 786 d.C. una magnifica moschea poi trasformata in cattedrale che eguagliò la celebrità dei santuari di Gerusalemme e Damasco.  
 Ad un periodo posteriore appartengono gli splendidi edifici dell’Alcazar di Siviglia.   L’Arte moresca raggiunse il suo apogeo negli edifici del regno di Granata, celeberrima è l’Al-HAMBRA “la ROSSA”,  l’ultima fortezza e residenza dei così detti Mori.
 Molti degli edifici che gli Arabi costruirono in Sicilia furono distrutti successivamente.

2 - L’ARCHITETTURA ISLAMICA L’Arte Islamica, che inizia nel VII secolo, appare nel momento in cui l’Architettura Bizantina è in pieno sviluppo e quindi ne subisce l’influenza. Le zone nelle quali essa si sviluppa, però, sono quelle dove l’arte bizantina non ha ancora gettato radici profonde. Invece di accettare i procedimenti bizantini, l’arte islamica ritorna alla sorgente donde quelli erano nati e ispirandosi ai principi che avevano dominato l’architettura di Costantinopoli, arriva a delle combinazioni e forme completamente diverse.

 Le moschee in Siria, Egitto e Spagna hanno la caratteristica della basilica romana, con tetti piani a terrazza sostenuti da arcate leggere. Le prime moschee, però, erano ispirate alla sala di raccolta, realizzata verso il 623 da Maometto, nel suo giardino, con copertura di foglie di palma infangate, sorretta da colonne di tronchi di palma, pareti e recinzione in muri di mattoni cotti al sole, intonacati a gesso su fondazioni in pietra.  Questa struttura leggerissima faceva parte della tradizione conservata nei secoli.
  I Persiani costruivano soprattutto con mattoni e non adoperavano arcate su colonne, ma su muratura, mentre gli Arabi costruivano soprattutto su colonne. 

a) Procedure Costruttive

               l’arco e la volta
  Nel corso dei secoli, l’arco ha subito molteplici trasformazioni, sia esteticamente che staticamente.  Gli Egizi, gli Assiri, i Babilonesi e i Greci utilizzarono la tecnica costruttiva del “falso arco”, cioè sistemando i conci di pietra orizzontalmente e restringendosi verso l'alto, cioè aggettanti progressivamente all’interno.   Queste strutture, però, non lavorano come un arco e non possono essere definite tali.
 Comunque é impossibile datare con precisione l'anno di nascita del vero arco, mentre nel corso dei secoli abbiamo avuto straordinari esempi dell’utilizzo dell’architrave.  

L'archeologo C.L. Woolley afferma di aver scoperto il primo esempio di struttura ad arco semicircolare nella facciata di un edificio di Dublal-Mah, presso Ur, che risalirebbe al 1400 a.C. Quel tipo di arco pare sia già stato utilizzato per coprire i canali di scolo e condotti sotterranei nella stessa regione mesopotamica.

  Robert Koldewey, architetto ed archeologo aveva scopertola grande muraglia della fortezza di Babilonia, con la famosa Porta di ISHTAR costruita intorno al 575 a.C. esposta a Berlino al Pergamon Museum dal 1930. 
 Questa porta è stata ricostruita magistralmente, però, sormontata con un arco di cui, non si hanno elementi sicuri. 
Si pensa che in realtà fosse una struttura  a “falso arco” coperto dai magnifici bassorilievi di mattoni di ceramica azzurra con gli animali dorati . 
 L'arco non venne mai utilizzato nelle strutture  monumentali nell’arte greca. Gli etruschi furono i primi ad utilizzare archi soprattutto nei ponti e nelle porte.  Coi romani, invece, si raggiunse lo splendore dell’arco, che lo utilizzarono nelle costruzioni civili, negli edifici privati e pubblici, negli anfiteatri, negli acquedotti nei magazzini e nelle fognature, ovunque.  Ancora oggi ammiriamo le grandiose opere di  ingegneria celebrativa, cioè gli archi di trionfo, che esaltavano le battaglie vittoriose dell'imperatore.  
L’arco di trionfo, con l’opera degli storici e dei poeti, prolungava il ricordo nei secoli, dopo la cerimonia dei trionfi, che durava solo vari giorni. 
L'arco rialzato fu una caratteristica peculiare dell’arte moresca .

L'arco, in architettura é un elemento strutturale a forma curva che si appoggia su due piedritti, è una struttura bidimensionale e viene spesso utilizzato per sovrastare aperture. È costituito normalmente da coni, cioè pietre tagliate, o da laterizio, i cui giunti sono disposti in maniera radiale verso un ipotetico centro.

L’arco è costituito da una serie di elementi, ciascuno avente un preciso termine tecnico ed una precisa collocazione .  

Nomenclatura dell’Arco : - piedritto o spalla : è il sostegno generico sul quale si appoggia un arco; - freccia o saetta o monta : è la distanza massima verticale tra la sommità dell’intradosso e la linea d’imposta dell’arco; - luce o interasse o corda : è la distanza tra i due piedritti; - rinfianco : è la struttura muraria che circonda l’arco e ne sostiene le spinte laterali; - piano d’imposta : è il piano del piedritto sul quale appoggia l’arco; - spessore : è la distanza tra l’intradosso e l’estradosso; - giunti : sono i bordi di ogni cuneo; - sesto : è il rapporto tra la freccia e la semicorda. Anticamente sesto significava il compasso.

Quando il sesto è uguale a uno, l'arco viene detto a tutto sesto;

- quando è maggiore di uno, l'arco si dice a sesto rialzato ;

- quando è minore di uno l'arco si dice a sesto  ribassato.                                     

Un arco a tutto sesto era un arco nel cui disegno il compasso faceva un semigiro. L'arco ha la funzione dell' architrave, ma mentre l'architrave è una struttura che scarica il peso direttamente sui piedritti, l'arco genera spinte laterali sui piedritti e permette un apertura molto più ampia. La “catena” é un tirante orizzontale incastrato sui piedritti in corrispondenza del piano d’imposta in modo che la spinta laterale viene eliminata.

Il ripetersi di più archi dà luogo alla struttura tridimensionale della volta. Sia l’arco che la possono essere costruite in vari materiali pietra da taglio, laterizi, muratura a secco, conglomerato cementizio.

b) Tipologie d’archi Le varie tipologie di archi sono:

   - il falso arco

- l’arco a sesto acuto

   - l’arco a tutto sesto 
   - l’arco rialzato

- l’arco a ferro di cavallo - l’arco a sesto ribassato - l’arco lobato

   - l’arco tudor
   - l’arco a ogiva

Il falso arco - Nella preistoria, era usato il “falso arco” o “arco a mensola”, costruito con la progressiva sovrapposizione di pietre piatte che, a partire dai due sostegni laterali,(pulvini),venivano appoggiate l’una sopra l’altra riducendo la distanza intermedia, fino a congiungersi al centro. Si otteneva, così, una struttura “a scalini”, staticamente diversa dall'arco poiché scaricava il peso solo verticalmente. Spesso, per alzare i passaggi, vennero scalpellate in un unico concio aperture modellate ad arco. Ugualmente, con ricorsi in aggetto successivo, posti l'uno sull'altro, sono costruite le pseudo volte e le pseudo cupole, a copertura del vano sottostante . Arco acuto – è un arco bicentrico, cioè ha due centri collocati ai punti d’appoggio dell’arco medesimo. Gli arabi lo scoprirono in Persia e con nuovi metodi di costruzione lo sfruttarono sia per ridurre le spinte laterali, sia per regolarizzare l’esecuzione e l’inclinazione dei vari strati di mattoni, sia per aumentare l’altezza dei passaggi. Arco a tutto sesto o a pieno centro – è un arco semicircolare, il cui rapporto tra la freccia e la semicorda è uguale a uno, cioè un arco con freccia uguale alla semicorda. Arco rialzato – è un arco il cui centro si trova al di sopra della linea d'imposta, staticamente è più debole degli altri archi. L'arco rialzato è tipico dell’architettura moresca. Arco a ferro di cavallo – é un arco rialzato che si restringe agli appoggi sui pulvini, formando un raccordo continuo che permette di aumentare l’altezza dei passaggi. Arco ribassato – è un arco, che si apre su una corda minore del diametro, il cui rapporto fra freccia e raggio è inferiore ad 1, cioè il centro, verso il quale tendono i cunei si trova più basso della linea d’imposta. Arco ellittico – è un arco che ha forma di metà ellisse.

Il ponte Vecchio attraversa l’Arno con tre sole campate d’archi ellittici, evitando troppi pilastri nel letto del fiume.

Arco lobato – è un arco sormontato da altro arco più piccolo un arco, può essere trilobato, quindi diviso in più lobi.. Arco tudor – è un arco acuto ribassato. Arco a ogiva o a bulbo o inflèsso o a fiamma o a carena – è un arco tipo tudor con l’apice rialzato ed appuntito, è formato da due archi convessi su un arco ellittico (concavo).

Tra le   volte semplici troviamo la volta a botte a tutto sesto, la volta policentrica, la volta ellittica, la volta a sesto acuto e la volta a bacino o a cupola; tra le   volte composte, troviamo la volta a crociera  e la volta a padiglione, aventi origine dall'intersezione di due volte. 

Composizione di arcate Sono state realizzate arcate a più piani per la necessità di ottenere spazi molto alti con colonne di piccole dimensioni, spesso colonne riutilizzate da edifici antichi in degrado.

A Cordoba, su un primo piano di colonne abbiamo un secondo piano di colonne o pilastri. Questa sovrapposizione non sarebbe realizzabile se non a sfavore della stabilità, perciò era necessario inserire archi con funzione di catena.    

Gli “archi catena” o “archi sovrapposti”riempiono gli spazi con pannelli decorativi di mattoni che irrigidiscono la struttura. c) Terrazze , tetti e cupole Gli Arabi abituati al deserto ed al caldo, si spostano per lunghi percorsi rapidamente utilizzando leggere tende. Essi coprono i loro edifici con strutture leggerissime, semplici e con i materiali trovati sul posto, con travi di tronchi di palma, sostenenti coperture di foglie di palma amalgamate con fango o gesso per proteggersi dal caldo e dalle poche piogge. Gli arabi adoperavano gli stessi sistemi di costruzione delle navi per realizzare le loro cupole rivestendole di argilla o anche rame. Cupola (in arabo “cuba”)

La cupola si costruisce per rotazione di un arco sull'asse verticale e assume le denominazioni analoghe a quelle derivanti dal sesto dell'arco: sferica, emisferica, rotonda, ribassata, rialzata, archiacuta, parabolica, conica, ovoide, a bulbo a ogiva. La cupola, essendo formata dalla rotazione di un arco è una struttura spingente che crea spinte laterali, oltre che quelle verticali del peso .

Per ovviare alle forze laterali si applicano vari accorgimenti quali spessori, contrafforti , catene e tiranti, carichi superiori.

 Se una cupola ha le parti strutturali saldamente coese è possibile innalzarle su tamburi. Spesso le cupole venivano realizzate coi mattoni d’argilla cotti al sole uniti orizzontalmente  l’uno sull’altro a sbalzo in forma di falso arco. In Italia meridionale abbiamo esempi di cupole sferiche in conci di pietra intonacati internamente ed esternamente.

Nel mondo islamico sono realizzate cupole a bulbo e ovoidi rialzate. Cupola a bulbo o a ogiva o rialzata: tipica dell'architettura musulmana e indiana, ha un corpo rialzato e strombato e una coronazione a punta, tipica dell'architettura dell'Europo Caentrale e della Russia. La parte gonfia costruita a strati orizzontali reagisce alla spinta laterale della cupola. Cupola a cipolla: come la cupola a bulbo, ma dalla base molto stretta rispetto al corpo strombato. Cupola su pennacchi : è una cupola appoggiata su una cupola aperta, che appoggia sui quattro angoli di una pianta quadrata. Pennacchio : elemento sferico triangolare di una cupola che appoggia su sostegno della struttura quadrata. Combinazioni di equilibrio

Gli arabi usarono catene e pulvini in legno che annullano la spinta degli archi e resistono alle trazioni.  Moschea di Amr al Cairo vecchio. Catene di legno annegate nella cupola a bulbo della tomba a Deh-Abad in Persia.

Come i Persiani, i Romani, i Bizantini, anche gli Arabi cercarono l’aiuto dei contrafforti e studiarono rozzi archi rampanti e gallerie attorno la cupola centrale. Usarono i minareti come pinnacoli. Unirono le colonne come i piloni a fascio gotici, sia per ragioni strutturali che estetiche. Le spinte abilmente controbilanciate sono attenuate grazie alla leggerezza della cupola cava. Se si eccettua l’arte gotica, in una costruzione voltata, nessun altra architettura impiegherà tali sofisticati artifici d’ingegnosa eleganza per contrastare ed analizzare gli sforzi e ricercare le forme più aggraziate.

 Nelle possenti costruzioni Romane la massa inerte è sempre presente, come per ricordare la forza incontrastabile dell’Impero Romano.
 Disgraziatamente in San Cataldo, in Giovanni degli Eremiti e nel Duomo di Monreale, il Romanico e la persistenza classica hanno sovrastato, soprattutto nella struttura, però volumi spazi e forme sembrano d’influenza Islamica. 
 Invece la cupola di san Marco a Venezia e la Piazza dei Miracoli a Pisa sembrano aver attinto alle stesse fonti degli edifici Islamici. Sembrano essere stati realizzati con analoghi principi estetici e costruttivi.
Gli Islamici adoperarono colonne, piastri ed arcate secondo le necessità del momento e del luogo. Usarono il pulvino in dimensioni enormi, come all’Al-Hamra in Spagna, o in dimensioni ridotte come nel chiostro di Monreale. 
Cornici e strombature, leggermente sporgenti di limitato spessore, spesso intarsiate con scritte ed arabeschi in bassorilievo. Cornici e porte finestre che spesso consistono in un'unica linea ondulata e continua come una merlatura.  (vedere la ZIZA, la Cuba, la Chiesa delle S. Trinità di Delia a Castelvetrano). Usarono Soffitti e travi in legno riccamente lavorate con stalattiti. Gli Arabi realizzarono pareti grigliate in legno lavorato che servono a delimitare gli spazi o usate come mushrabye (bow - windows), arabeschi e intrecci geometrici colorati. Realizzarono basso rilievi su pietra, stucchi, intarsi su legno ed avorio, mosaici, ceramiche, rivestimenti di grandi superfici, interne ed esterne, con marmi colorati. Usarono vetrate colorate e marmi traforati alle finestre (transenne). Ciò che,straordinariamente caratterizza l’Arte Islamica è quella animazione di motivi geometrici ove la luce, attraversando una transenna di vetri colorati, illumina una persona in movimento, come ad esempio a S.Trinità di Delia Castelvetrano.
  Gli edifici

La tendenza a riprodurre stelle e motivi geometrici spinge i progettisti a dimensionare le piante degli edifici con stranissime forme geometriche. Nella pianta di Sakhra si nota una stella, ai cui vertici sono collocati pilastri esterni.

A Sultanieh le dimensioni derivano dal diametro del cerchio inscritto nella poligonale di base. La  cornice interna si trova ad un altezza pari  al diametro, mentre il punto più alto d’appoggio della cupola corrisponde a due volte il diametro.
 Nella pianta di San Giovanni degli eremiti si ripete il rettangolo sormontato dall’abside circolare che richiama la cupola. Il rispetto di queste proporzioni fanno parte delle caratteristiche degli edifici Islamici.  Queste architetture, in apparenza così capricciose, sono la riproduzione di una geometria in continua evoluzione dinamica. Solo una legge semplice poteva stabilire l’ordine nella complessità dei disegni.

a) Le abitazioni Le abitazioni arabe riprendono molto dall’abitazione romana e persiana e si distinguono da queste per la differenza di destinazione dei locali e spazi privati. Il “Harem”, locali riservati alle donne, forma sempre una zona ben separata e sempre presente. Tutto si sviluppa attorno al giardino interno, in fondo al quale spesso c’è la grande sala IWAN. Lungo tutti i lati sono collocati gli ambienti di servizio e per gli ospiti.

Sin dalle origini, la casa islamica sulla facciata al piano terreno non presentava altra apertura oltre la porta d’ingresso.
Solo i piani superiori si affacciavano sulla via con finestre e balconi sporgenti, però tutti grigliati e schermati con le musciarabya.
Una delle più vecchie abitazioni musulmane è il palazzo di Amman in Siria, d’influenza persiana, sul cui schema si è ispirata la Moschea del Sultano Hassan. 
A questi schemi di antiche popolazioni sedentarie i musulmani uniscono i ricordi delle popolazioni nomadi : le tende.  Essi spesso inseriscono chioschi o gazebo, al centro dei parchi o dei cortili, come rifugi aperti da tutte le parti, nascosti nel verde, tende fisse dove si svolgeva la vita del Sultano, che poteva tenere sotto controllo tutto con il volgere dello sguardo.  Raramente questi chioschi, soprattutto in Europa, assumono l’aspetto feudale di piccole fortezze. I Re Normanni, che seppero con grande diplomazia accaparrarsi la fiducia dei musulmani, furono considerati Emiri Arabi e ci lasciarono la ZIZA e la CUBA che corrispondono al tipo di chiosco - fortezza e la piccola CUBA simile al chiosco aperto.
L’acqua, così preziosa nei paesi caldi, è un lusso nell’abitazione araba. La ZIZA e la CUBA sorgevano un tempo in mezzo a due laghetti artificiali cosparsi di isolette. La sala principale della ZIZA è disposta come un ninfeo antico, e come all’Al-Hamra  l’acqua gocciola a cascatelle nelle vasche attraverso corsi di rigagnoli aperti attraversanti la corte. La CUBA, padiglione delle delizie, edificata da Guglielmo II nel 1180, era in mezzo ad un lago artificiale, chiusa dalle sue mura aperta all’interno.
La ZIZA iniziata da Guglielmo I  (1156- 1166), ha pianta ed alzato più complessi, come per un più stabile soggiorno nell’incanto dei giardini. L’atrio coi suoi stalattiti ornato di marmi e mosaici è rinfrescato dall’acqua che proviene da un alta fonte e scorre sul pavimento marmoreo. Nella struttura, nella distribuzione dei locali, nelle volte, nelle nicchie a stalattiti, negli stucchi, ovunque sono vivissimi segni islamici. L’edificio di circa 20 per 30 metri ha due scalinate, che pur essendo collegate da ballatoi, servono i piani di due zone nettamente separate. Schema, forse un po’ troppo rigido, che tuttavia ricorda le esigenze musulmane.
A Palermo il Palazzo dei Re Normanni era formato da diverse costruzioni sparse in un recinto di mura. In  torri diverse sorgevano abitazioni per ancelle e per gli eunuchi, unici ammassi al servizio delle donne. Officine di stoffe preziose, i locali per gli affari di stato e nel mezzo una residenza più splendida per gli ozi del Re circondata dal verde, in un susseguirsi di giardini ed acque, di piccoli chiostri delimitati da arcate sostenute da candidie ed esili colonnine. Sale di ricevimento, appartamenti per ospiti, la piccola cappella, un bagno, realizzati secondo le tradizioni islamiche. 
È il segno dell’inevitabile presenza dell’architetto musulmano, con maestranze del luogo.
Nella villa suburbana della Favara, costruita da Re Ruggero, appare ancora quel collegamento tra le costruzioni e la bellezza dei luoghi circondati dagli artifici di acque e giardini. Ogni provincia occupata dagli arabi acquisisce e dona un carattere proprio all’architettura islamica. 
 Le produzioni più originali si rivelano nel momento in cui l’etnia dominante comincia ad unirsi all’etnia indigena : sboccia l’opera di una popolazione meticcia. 
 Architetti musulmani : persiani, siriani, armeni furono chiamati in terre straniere dai Califfi e progettarono dando l’impulso che maestranze locali acquisirono e fecero proprio.

Questo spiega i differenti stili e le varie scuole d’influenza Islamica, regolarmente costituite durante gli oltre due secoli tra l’arrivo degli arabi e d il lento scomparire della loro architettura. b) La moschea I principali edifici musulmani sono le moschee che sono i luoghi di preghiera dove i credenti si dispongono in lunghe file rivolti verso la Mecca. È una sala di assemblea di riposo e concentrazione dello spirito.

L’asse invece di svilupparsi longitudinalmente, come nelle chiese, è disposto trasversalmente.

La Moschea basilicale di Amr a Fustat al Cairo Vecchio, di 112m x 120m, iniziata nel 643 d.C. , è stata continuamente ingrandita sino all’827. I muri di cinta sono in mattoni. La sala di preghiera è profonda 34m e larga 112m. Nella sala riescono ad entrare 3800 fedeli che occupano uno spazio di 1mq ognuno, precisamente 1,25 m x 0,80 m..

 Ogni fedele deve prostrarsi in avanti sui suoi 1,25metri. Sotto ogni campata, riescono quindi, a riunirsi 28 fedeli, perché ogni campata è di 5,60m x 5metri. Ventun file di arcate sostengono il tetto piano.  Colonne e capitelli sono stati tolti da edifici antichi. Il capitello porta un piatto di legno che sostiene l’arco, leggermente acuto, leggermente a ferro di cavallo, incatenato con tiranti in legno che rinforzano la costruzione trattenendo le spinte ed alleggerendo la struttura del suo peso e del suo aspetto.
 La Moschea di Maometto alla Mecca appartiene al tipo basilicale. Una grande sala con soffitto piano su arcate, preceduta da un cortile porticato.
 Nella Moschea di Ibn-Tulun dell’879 ha il medesimo schema, gli archi sono un pò più acuti, i pilastri sono circondati da esili colonne che ne alleggeriscono l’aspetto.
 Una delle Moschee più antiche (1356) coperte da volte è la Moschea del Sultano Hassan al Cairo. 
 Mentre in Italia si assimilavano i caratteri islamici con la dovuta diffidenza, nei paesi musulmani si plasmavano forme e strutture romaniche con la dovuta riservatezza.
 Nella sala delle preghiere che è nel medesimo tempo la tomba del fondatore, è uno spazio quadrato coperto dalla cupola. Sui quattro lati del cortile si aprono quattro immense arcate che sostituiscono i portici delle moschee primitive. La nicchia mihrab, che indica la direzione della Mecca, è l’unico ornamento simbolico ammesso dai musulmani. Nelle moschee non esistono altari o cappelle.  In San Cataldo e San Giovanni degli Eremiti chiese cristiane, non esistono cappelle.  Pianta a T con leggera sporgenza dell’abside, quasi ad evitare la croce.
Le scuole, gli ospedaletti, gli alloggi dei pellegrini, dei viaggiatori poveri sono spazi annessi  alle moschee. Non devono mancare mai le  fontane ed i gabinetti per purificare i fedeli prima di entrare nella Moschea. Altro elemento indispensabile è il minareto per il richiamo alla preghiera. 
 Il minareto non essendo sottoposto al peso delle campane ed alla loro oscillazione subirà, col tempo, un evoluzione tendente alla snellezza.
 Tuttavia i primi minareti furono a base prismatica a piani rientranti molto simili al faro di Alessandria. Questa rozzezza è dovuta alla iniziale mancanza d’esperienza tecnica. 

c) Le Città Musulmane Le città maomettane non sono comunità organizzate come quelle Europee, non hanno corporazioni influenti o altre organizzazioni che possano creare un unità operante ed influente indipendentemente.

L’Islam non ha mai perso la struttura sociale originaria.
Per molto tempo fu la religione di un esercito invasore, organizzato in tribù e clan. I vincoli di questi gruppi si estendono oltre le città e non contribuiscono quindi ad unirle. 
 La struttura delle città si è sviluppata secondo le libere esigenze dei vari gruppi e tribù e non è imperniata su un tracciato stradale sistematico del tipo romano.
 La città è come un oasi in cui ci si rifugia. L’Islam è una religione pratica, basata sulle esigenze della vita quotidiana, ma in realtà, al suo interno agiscono forze che troppo spesso annullano i suoi aspetti razionali. La vena artistica si esplica soprattutto nel decorativo intricato e complesso ed in una letteratura piena di fantasia esuberante.
 Intere zone dominano lo sviluppo della città islamica, con il loro dedalo di vicoli tortuosi, interrotti irregolarmente da slarghi e piazzi irregolari. Zone residenziali labirintiche, adattate alle curve di livello, generate dalla libera volontà dei singoli e dal tacito consenso della comunità. Visto dall’alto, il tessuto stradale sembra stampato come un motivo ornamentale sulla massa compatta delle case. Né città né case si presentano estroverse, tutto ha carattere introverso. 
 Le città e le case spagnole e quelle dell’Italia meridionale hanno copiato molte di queste caratteristiche. Da questa idea provengono i bei cortili interni ed i muri esterni aperti solo dagli ingressi indispensabili. Da qui rinasce il susseguirsi di isolati di palazzi coi bei cortili interni voltati di stile rinascimentale ereditati da Roma con gli esterni chiusi. 
Le strade hanno solo un importanza secondaria e vengono costruite pezzo per pezzo. Le case non vengono costruite sugli allineamenti stradali. Si costruisce dove si vuole, la strada viene dopo, se è indispensabile.
 In una città come Toledo, Capri, Andria e tante altre, pare che le case non debbano avere nessun rapporto tra loro. Ogni casa vive una vita propria. 
 Il contrasto tra il verde della natura ed il bianco dell’intonaco, la libera composizioni di prismi rettangolari e di cupole, esili campanili, tetti piani, muri merlati, palme e palmeti, fontane, giardini e fiori, mercatini bancarelle come tanti suk ovunque, sono la presenza e l’aspetto della città d’influenza Islamica e l’Italia ne è piena. 
               

Nella nuda solitudine del deserto, dove nulla sembra mutare, nulla sembra muoversi, ma tutto si muove e cambia, dove la cappa del cielo si stacca dalla netta curvatura dell’orizzonte, come in mezzo ad un mare lontano dalle coste, dove l’uomo che vuole muoversi per sua volontà è soggetto alla sua natura ed alla natura di ciò che lo circonda, “è naturale che Dio trascenda completamente i fenomeni concreti”. “Ogni realtà finita si riduce a nulla di fronte al valore assoluto che è Dio”.

 Gli arabi, i beduini, gli abitanti della steppa, i nomadi guerrieri, pervasi dal costante desiderio umano di migliorare e cercare le comodità della vita, sempre in cerca di un oasi migliore, abituati al viaggio e al trasporto dell’indispensabile, hanno sempre usato ed usano la tenda, che addobbano, più o meno riccamente, secondo il loro grado e la provvisorietà della loro permanenza, materiale leggero e facilmente smontabile, adatto ai loro climi ed al loro sistema di vita, ridotto al minimo indispensabile. Queste abitudini le hanno mantenute quando hanno trovato la necessità di stabilirsi nelle regioni occupate in Europa dove il clima è diverso da quello del deserto, ma dove i terreni sono spesso più ospitali. Germogliò anche, in molti di loro, il desiderio di permanenza e presto l’abilità nel costruire delle popolazioni occupate fece sentire la sua influenza. Tuttavia quel carattere originario di provvisorietà e leggerezza, l’esilità ed eleganza delle colonne e degli archi, il desiderio di sforacchiare le pareti rendendole trasparenti membrane funzionali il meno possibile gravanti sulla struttura, quel carattere che era stato improntato dalla religione, per la stessa religione si mantenne forte e si fuse con le esigenze delle nuove terre e delle nuove popolazioni, si rifuse col carattere stilistico e costruttivo degli edifici europei e ritornò a ripercuotersi in Oriente.
 Il vero valore dell’Architettura Islamica sta nella sua maturazione a contatto dei paesi occupati, maturazione dovuta alla reciproca comprensione tra i due popoli, che se anche di carattere diverso, ambedue tendenti ad esplicare la propria vita, riescono a formare una comunità per i loro stessi interessi.
 Che il fanatismo musulmano abbia pesato, anche, sulle popolazioni occupate con forme di intolleranza eccessiva è cosa spiegabile e storicamente certa. Ma è ugualmente certo che dopo le prime manifestazioni di intolleranza subentrò una maggiore comprensione, la quale facilitò i rapporti di convivenza tra vincitori e vinti.
Le cupole islamiche, i grandi archi delle sale aperte sul cortile delle moschee, la sagoma della cupola a volta a bulbo, gli archi acuti a ferro di cavallo, sprigionano un atmosfera di irrealtà e di leggerezza, svelano lo spirito dell’uomo del deserto arricchito dell’esperienza occidentale. Lo spirito musulmano ha dimostrato, soprattutto in architettura, la sua possibilità di adattamento ai paesi occupati, al clima, ai materiali, al terreno. Nulla ci rimane delle prime costruzioni islamiche in Italia, solo segni e ricordi. Prima aperte, poi per le esigenze climatiche, assunsero l’aspetto chiuso romanico, con le caratteristiche della moschea Al-Guyusci di Muhattam al Cairo del 1085 e della moschea di Sultan Hassan al Cairo 1356. Strana moschea quella di Al-Guyusci si direbbe progettata da architetti Siciliani. Ricorda la chiesa di San Cataldo e soprattutto quella di San Giovanni degli Eremiti. Con spirito di astrazione, l’architetto islamico dei primi secoli dell’Egira, sembra assorto in un abile giuoco con la materia, togliendole peso e volume, sfidando i limiti che le necessità strutturali sembrano porre. Il ricamo ornamentale che spesso copre la superficie esterna delle cupole ripete sulla pietra i disegni dei tappeti per la preghiera, ricchi di motivi geometrici che accentuano la leggerezza. Gli interminabili arabeschi di forme geometriche intrecciate con infiniti e vivaci colori sulle volte interne, sulle pareti e sui pavimenti, in ogni parte degli edifici, la grazia degli innumerevoli particolari, la chiarezza compositiva dell’insieme; tutti questi elementi creano l’equivalente architettonico delle Mille e una Notte, con il loro interminabile susseguirsi di motivi simili e diversi, denotano il gusto e la ricerca di una realtà fantastica da sogno.
 L’Al-Hamra, la reggia ed ultima fortezza dei Re Mori a Granata in Spagna rappresenta con somma perfezione il momento più creativo, più misurato e fantastico dell’Architettura Islamica. La fusione di spazio aperto e semiaperto, di colore e di forma, di luce e di ombra, d’architettura e di natura, che si risente così forte  nel chiostro di Monreale, creano una chiarezza ed una forma espressiva che poteva derivare solo da un coscienza sociale di forte sicurezza nei propri mezzi e da un cultura sensibile alla bellezza che può nascere dalla comprensione tra uomo e natura e uomo e uomo.
 Quanta sensibilità per i materiali, quanta delicatezza d’espressione, quale ricchezza di fantasia architettonica in ogni parte di questi edifici.! Spazio e materia sono in equilibrio perfetto. Le superfici decorate sembrano negare il peso e la densità del materiale.

3 - L’ARCHITETTURA in ITALIA

Molti degli elementi presi in prestito dall’arte orientale, sono forme e metodi costruttivi che vengono trasformati o diversamente “ricercati” dalle aspettative locali.

 Non tutti riescono facilmente a capire sino a qual punto l’architettura islamica insieme alle altre arti orientali e a quella bizantina entrino o fanno capolino nell’architettura Italiana. Per poter capire meglio l’influenza dell’architettura islamica e dimostrare come e quanto la civiltà e l’architettura islamica siano state in Italia assimilate, consciamente o inconsciamente, è indispensabile approfondire  lo studio e la conoscenza della cultura e della storia islamica in tutti i vari momenti. Ricercare quale e quanta sia stata l’influenza delle maestranze musulmane ora libere ed indipendenti, ora assoggettate alle varie occupazioni territoriali. Ad esempio molti degli edifici che gli Arabi costruirono in Sicilia, che occuparono nell’827 d.C. furono distrutti dal potere autoctono o per il deperimento delle strutture  o per riutilizzare parti delle strutture in nuove costruzioni.
  Può sorprendere, invece, la volontà di aver voluto riprendere, in varie parti d’Italia,  stili, forme e metodologie anche strutturali abbondantemente utilizzate dagli arabi. L’Architettura Islamica pare abbia in sé, sin dalle proprie origini, i semi inconfondibili degli stili architettonici che la seguirono nel tempo.              

Si potranno scoprire : - i segni del gotico nella continua ricerca della lotta contro la materia; - i segni del Rinascimento per la ricerca della scala umana in ogni ambito spaziale,(premessa all’atteggiamento umanistico) scansioni metriche, modulari, spaziali (premessa alla riflessione matematica e scientifica); - i segni del Barocco per quel radicato desiderio di nascondere la materia inerte con movimenti di masse tendenti a trasformare la conformazione spaziale degli ambienti e delle superfici.

 L’elemento predominante che distingue l’Architettura Islamica dall’Italiana è la diversità tra le due Religioni.
A questo punto dovrei accennare alla civiltà Italiana, come ho fatto per l’Islamica, almeno riguardo all’epoca in cui si ebbero quei contatti politici e culturali che lasciarono tanta “impronta” nell’una e nell’altra delle due civiltà.  Per il momento mi limiterò a dire che l’analfabetismo, le differenze sociali e la miseria regnanti nel Meridione e in Sicilia, sotto i bizantini, facilitarono e permisero agli arabi l’occupazione totale della Sicilia nel 827 d.C.  
 Analogamente, in seguito dopo oltre 200 anni di dominazione araba,  i Normanni, con Ruggero d'Altavilla, sbarcati nel 1061 in Sicilia, iniziarono l’occupazione totale della Sicilia, facilitata dalla discordia tra gli arabi stessi, per  la rigida interpretazione ed applicazione della Legge del Corano, ma anche per l’assuefazione all’ozio ed alla vita siciliana, che portò alla perdita totale di quella terra considerata ormai “islamica” e non solo terra “d’occupazione”.  I Normanni si trovarono in un ambiente ricco di antiche culture, civiltà ed arti, ove avevano prosperato Greci, Romani, Bizantini, Longobardi, Ebrei, Arabi.  Fu proprio l’evoluzione della società a sacrificare i monumenti dell’architettura Islamica in Italia. 
 I semi islamici che germogliarono nell’architettura Italiana furono come posti sul palmo di una mano e soffiati verso il nord dell’Italia ed i semi si sparsero più al sud e meno al nord.  Mentre, però, al sud gli edifici hanno una vaga incomprensibile impronta d’insieme di carattere islamico, anche se nascosta o recepita con diffidenza, al nord abbiamo, soprattutto, concezioni spaziali e procedimenti costruttivi d’influenza islamica, sapientemente adattate ai luoghi e trasformate da una cultura evoluta in continuo contatto culturale anche o soprattutto con l’Oriente.
 Anche per questa ragione ha preferito approfondire lo studio confrontando civiltà, religioni, abitudini di vita, piuttosto che approfondire l’esame di particolari costruttivi ed estetici di solo alcuni edifici, rischiando di perdere in questo modo le qualità essenziali che caratterizzano la progettazione architettonica ed il periodo relativo. 

 Ecco che, a questo punto, sarà inevitabile accennare almeno alle caratteristiche dell’Architettura  Arabo – Normanna.

a) L'architettura arabo-normanna è lo stile proprio dell'epoca normanna che si diffuse principalmente in Sicilia e nell'Italia Meridionale nel XII secolo.

 Per “arabo” dobbiamo intendere la forte influenza degli architetti arabi, mentre  per  “normanno” intendiamo l’impulso dato dalla stirpe reale dominante. 
 Dopo la conquista normanna della Sicilia avvenuta nel 1171, i nuovi reali cercarono il proprio stile architettonico, che ecletticamente mescolava tre stili: l’ arabo, il bizantino e il romanico. 
 La presenza degli architetti arabi in Sicilia mantiene le tecniche costruttive portate dall’occupazione araba.  
 Tra gli elementi più importanti troviamo gli archi a sesto acuto, decorazioni a stalattiti, scritte arabe, pennacchi, capitelli e merloni dentellati. L'influenza bizantina si nota nella scelta della pianta centrata quadrata, nel cui interno è inserita una croce greca con volta a botte. 
 Altri elementi dell'influenza bizantina sono i mosaici che ricoprono gli interni degli edifici.

L’influenza romanica la troviamo nella pianta a croce latina, nelle facciate con torri massicce, nelle figure di animali e di vegetali stilizzati, rappresentate da semplici palmette o da piante sottili e piatte.

 Esempi dell’ architettura arabo – normanna si trovano :

- a Mazara del Vallo nella Provincia di Palermo. - a Palermo nella Cattedrale, nel Palazzo dei Normanni, nella

ZIZA, nella Cuba, nella chiesa di San Cataldo, nella Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, nel Castello di Maredolce;

- a Monreale : nel Duomo; - a Cefalù nel Duomo. b) Lo scontro tra civiltà

 Il conflitto tra le esigenze dell’allora Chiesa Cristiana e quella del Potere costituito e relative esigenze vitali della esistenza quotidiana, crea tensioni di una sconcertante complessità. 
 Questo conflitto od antagonismo scorre per tutto il Medio Evo.  In realtà è il problema eterno di ogni civiltà caricata dagli egoismi ed estremismi, politici, economici, religiosi e sociali.  Le prime chiese romaniche rispecchiano questa lotta tra il gusto della materia bruta, il combattuto piacere della vita presentato satanico e l’isterismo religioso. Il tutto sembra trovare sfogo e  le sua espressione nella bellezza del mostruoso delle sculture forti e piacevolmente volgari dei capitelli delle chiese medioevali, ma d’altra parte le eteree sculture e le più incorporee strutture creano un atmosfera di trascendenza e di spirituale abbandono con un strana nascente sensibilità dello spazio come elemento formativo della vita dell’uomo. 
 Col tempo i Siciliani si sono accaniti a distruggere e trasformare le meraviglie lasciate degli Arabi in Sicilia, poiché non rispondevano più alle loro esigenze sociali e religiose, persino molto di tutto ciò che i Normanni riuscirono a edificare grazie alle maestranze arabe con le quali erano riusciti a convivere, scomparvero o deperirono.
Di sicuramente arabo abbiamo una sala con pilastri e volta incorporata nella chiesa  Normanna di San Giovanni degli Eremiti a Palermo,forse un avanzo con altri piccoli resti di una moschea.
 Si ritiene arabo il nucleo centrale del palazzo fortificato, già reggia degli Emiri e poi dei Normanni. 
Arabi sono anche i resti isolati dei bagni nella valle sotto il Castello di Cefalà - Diana, non lungi da Villafrati .
In scarsi avanzi di fortificazioni è impossibile stabilire quanto risalga agli Arabi e quanto ai Normanni, tanto i caratteri delle murature sono simili nei due periodi, sia nell’architettura militare sia nella civile e persino religiosa.  
 Infatti molti Re Normanni conservarono abitudini musulmane utilizzando Harem, bagni e altre zone separate. 
 Nella storia araba i Re Normanni sono descritti come califfi musulmani, tanto da credere che il Re Ruggero fosse convertito all’Islam, e quindi musulmano. 
 Si ritengono arabi i resti dello Xibene o Uscibene, restaurati ed ampliati dai Normanni come soggiorno di delizie e residenza estiva ad ovest di Palermo, interessanti dal punto di vista architettonico, simili alle ville dei principi Normanni della ZIZA e CUBA.  Lì in certe “bellissime case con bellissimo giardino” il Boccaccio collocò la scena di una sua novella del Decamerone.
 La funzione dei Siciliani in architettura è sempre stata duplice : 

- una di filtro: quella cioè di selezionare nell’arte dei nuovi conquistatori i caratteri più consoni alla propria indole respingendo quelli meno sentiti, - e l’altra di sano eclettismo: fare cioè che la coesistenza dei caratteri dell’arte del nuovo popolo dominatore non si risolvesse in una contaminazione e perciò in uno scadimento, ma al contrario conferisse maggiore vivacità all’arte risultante.

 In Sicilia più che altrove i monumenti hanno segni vivissimi delle remote civiltà, non solo per i loro diversi componenti, ma per la potenza creatrice che li formò in opere d’arte. 
 Dopo lunga dominazione bizantina, l’isola fu occupata dagli Arabi il cui potere restò sin quando fu invasa dai Normanni.

I Normanni non guastarono e non sconvolsero la Sicilia, e come gli Arabi, furono tolleranti con la popolazione siciliana.

Gli Arabi portarono la loro cultura e la mantennero per molti altri anni . I Normanni permisero a tutti i sicilini di mantenere la loro cultura, la loro religione ed i loro costumi, si valsero della loro operosità nei commerci e nelle arti. 
 Nell’architettura Siciliana del periodo romanico si riflette lo stato dell’isola alla quale i Normanni mantennero i valori delle civiltà precedenti, tenendo concordi gli elementi diversi in saggio eclettismo. 

Accanto ai numerosissimi edifici del periodo arabo, tutti scomparsi in poco tempo, in epoca Normanna i nuovi edifici vennero edificati da maestranze siciliane, le quali mantennero le tradizioni maturate nel periodo arabo.

Nel 1184 il viaggiatore Ibn-Giobair vide convivere pacificamente le diverse stirpi intorno a Palermo e trovò ancora la propria gente nell’agiatezza. Ritrovò moschee, conventi musulmani, scuole e biblioteche musulmane e i giardini. Palermo gli parve simile nell’architettura di Cordoba e completamente uguale ad una ricca città araba, con le sue donne ammantate e velate. Persino la corte Normanna non era dissimile da quelle orientali e si confondeva per costumi e stile di vita. 
Quella civiltà era troppo grande perché si potesse distruggere così presto senza lasciare alcuna traccia, come si usava fare a quei tempi. Tuttavia i Normanni legati al Papato, portarono in Sicilia il Cristianesimo e questa tendenza si ripercuote sull’Architettura.
 La Religione Musulmana più di tante religioni è determinante della politica, della vita sociale e dell’Architettura. Nell’Architettura vennero assimilati i concetti della legalità e del diritto comuni alle due religioni. 
 L’eclettismo vivificatore dell’architettura siciliana è riuscito a rendere più matura l’architettura d’allora. I Normanni facilitarono questo eclettismo e l’Architettura islamica continuò ad essere assimilata, trasformata ed elaborata dall’Architetto siciliano.
 I Normanni furono abili politici, guerrieri valorosi e fortunati, non vollero predominare su nessuna delle varie etnie colà sempre in conflitto, forse non avendo una civiltà propria da far prevalere, come invece l’avevano gli arabi, i greci, i latini, gli ebrei.   I Normanni divennero così i maggiori fautori dell’eclettismo, facendo fiorire il meglio della civiltà trilingue trovata in Sicilia. Infatti tre erano le lingue ugualmente parlate in Sicilia : l’arabo, il latino ed il greco.  
 Non fu necessario alcun periodo di assestamento socio culturale, bastava far continuare quella già in corso sotto gli arabi, avendosi solo cura da parte dei Normanni che avevano compiuto la totale conquista dell’isola, anche come legati del Papa, di rinforzare i deboli caratteri latini superstiti dopo la sopraffazione bizantina ed araba. 
 Il primo edificio rimastoci di questa architettura siciliana in tempi normanni è la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, edificio allora sorto fuori le mura di Palermo, come chiesa propiziatrice alla vittoria sui musulmani, però con caratteri stilistici e costruttivi d’influenza musulmana.  
 In seguito si ritroveranno i caratteri , che poi saranno propri della Architettura Siciliana, caratteri dell’evoluzione della Chiesa Cristiana, che si era continuata nell’Italia meridionale, sotto la spinta dei Santi Anacoreti  di Sicilia, colà riparati, ritornata in Sicilia con esempi maturi insieme alla conquista Normanna. 
 San Pietro e Paolo di Forza d’Agrò e altri resti minori sono di grande interesse per la formazione dell’architettura normanna del primo periodo.  La ricostruzione Normanna del San Pietro e Paolo di Forza d’Agrò  avvenne nei primi anni del XII secolo, restaurata poi da Giraldo il Franco nel 1172, nella splendida veste orientale che ora si ammira. 
 La chiesa é in Provincia di Messina, risaliva al 560 d.C., venne distrutta dagli arabi e ricostruita nel 1172 col consenso di Ruggero II, subì gravi danni nel1169 a causa del terremoto della Sicilia Orientale. La chiesa ha orientamento absidale ad est. Probabilmente nata come fortezza bizantina, considerato il suo aspetto con robuste muri merlati. Ha forma basilicale a tre navate, corpo centrale coperto da cupola su quattro colonne. La parte posteriore è triabsidata con tiburio coperto da una cupola più piccola di quella centrale, con carattere strutturale diverso .
 Addossato alla facciata esterna della chiesa  vi è un esonartece con loggia superiore tra due piccoli campanili, forse un tempo coperti da piccole cupole, simili alle cattedrali Normanne di Cefalù e Monreale. L’ingegnosità della composizione di questa chiesa basilicale rivela l’abilità di saper unire gli elementi tipicamente orientali.  I pulvini ricordano il carattere bizantino. Gli archi sovrapposti che sorreggono la cupola minore del presbiterio su tamburo ottagonale e la forma delle cupole denotano lo stile arabo.
La planimetria a tre navate e l’ingresso fiancheggiato da due torri sono il segno della presenza Normanna.  
 Il bizantino,l’arabo, il normanno sono ovunque presenti.
 In contrasto con la vivacità orientale del paramento murario propria di questo gruppo di chiese monastiche della provincia di Messina, si ritrovano gli esempi più puri, nella loro nuda essenzialità uguale a quella di monumenti del periodo arabo, di una più severa geometrica scuola, che conta sugli effetti di massa, anziché sulla fastosa decorazione, ottenuta con lesenature, intrecci di archi, elementi che si fondono con l’architettura, policromia naturale, per il contrasto di colori delle pietre, di rossi dei mattoni, di lava e di pomice bruna, cui talvolta si uniscono gli strati appositamente lasciati a “faccia vista” e di largo spessore. 
 Quel carattere occidentale lo ritroviamo nelle due chiese contigue, centriche di San Cataldo e Santa Maria dell’Ammiraglio detta Martorana. Alla stessa corrente, ma su pianta non centrica, appartengono le chiese di San Giovanni degli Eremiti, la così detta Magione e la chiesetta e il castello di Maredolce. 
 Si tratta di composizioni di tipo arabo basate sul gioco di volumi semplici, superfici prismatiche, cilindriche, cubiche, con la relativa interessante fusione tra i vari elementi. 
 È chiara la fusione del carattere arabo con la funzionalità bizantina. 
 L’allacciamento al tamburo della cupola di San Cataldo è il desiderio bizantino, raffinato dagli arabi e interpretato dai siciliani. 
 Non mancano esempi in cui le masse sono ravvivate da intarsiature limitate a zone determinate, come nella “Chiesa dei Vespri” nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo. 
 A Santa Maria dei Catalani a Messina troviamo la decorazione ad archetti e colonnine, con i tondi e le losanghe ad intarsio geometrico, caratteristici nelle chiese pugliesi e toscane dello stesso periodo. 
Tutte queste chiese hanno santuari triabsidati e sono orientate verso oriente e cioè ingresso ad occidente ed absidi ad oriente. Ciò farebbe pensare che almeno nelle fondazioni furono delle Moschee.
 All’interno dei templi normanni vi sono le colonne che dividono le navate sul tipo tradizionale delle basiliche antiche, con le travature riccamente dipinte col gusto orientale dell’epoca normanna.
 Una ricchissima decorazione a mosaico con le allegorie religiose di quei tempi, ricopre tutte le pareti del Duomo di Monreale.
 I medesimi caratteri stilistici li ritroviamo nelle costruzioni murarie latine mescolate con le bizantine e sopraffatte dai nuovi contributi arabi. Li ritroviamo nell’architettura civile e militare, e soprattutto nei palazzi dei Re Normanni, nelle dimore di delizia circondate da giardini, peschiere, laghetti e da chioschi. Domina tra tutti il Palazzo Reale di Palermo, splendida dimora fortificata, con la magnifica Cappella Palatina di San Pietro arricchita dagli archi arabi dal lungo soprasesto, dalla cupoletta coi suoi stupendi mosaici bizantini, ed il meraviglioso soffitto a stalattiti.
  Le cupole sono sempre presenti. In San Cataldo di Palermo le cupole seguono l’asse longitudinale e sono tutte e tre uguali.
 Derivata dal precedente periodo arabo, ma in alcuni caratteri determinata anche dai nuovi compiti religiosi, la scuola siciliana ebbe attività intensa per numero e grandezza di opere. La scuola siciliana elaborò le sue forme dalle primitive più semplici, nelle quali l’esterno disadorno delle costruzioni meglio risponde all’arte musulmana, a quelle della fine del secolo dodicesimo, ricche d’intrecci di archi e di incrostature policrome. La scuola siciliana gettò propaggini anche sulla costa della Campania, propaggini così vivaci che continuarono a svilupparsi sino alla fine del  1200.
 San Giovanni degli Eremiti, costruito intorno al 1070 e il 1132, ha aspetto musulmano, all’esterno squadrato, senza cornici alle finestre, sormontato dalle cinque cupole. La pianta di San Giovanni degli Eremiti è a forma di T e parrebbe cruciforme per il leggero sporgersi verso oriente dell’abside centrale. All’interno infiniti segni arabi.
 Nella cappelle del dirupo castello di Favara, presso Palermo, la navata è coperta di volte a crociera con peducci pensili, la cupola emisferica sull’alto tamburo cilindrico illuminata da due ordini di aperture è di stile musulmano.
 Nel secolo dodicesimo, l’architettura elaborò forme ora più strette alla tradizione mussulmana, ora più libere. Per molti anni si alternarono queste due tendenze. Con caratteri arabi sorsero la Ziza e la Cuba, ma col tempo prevalsero caratteri stilistici in modi sempre più originali nel Duomo di Cefalù, nell’Annunziata dei Catalani di Messina e nelle Cattedrali di Monreale e di Palermo.
 La struttura e le decorazioni del campanile della Martorana, ammirato da Ibn–Giobair nel 1184, sono complesse. Gli elementi dell’architettura musulmana d’Egitto vengono introdotti e moltiplicati dai maestri Siciliani ed il campanile della Martorana è il capolavoro della loro arte.
 Nella cappella Palatina del Palazzo Reale, che risale al 1140, i marmorari siciliani, con metodologie arabe, realizzarono il pavimento e lo zoccolo. Tecnici musulmani realizzarono le stalattiti del soffitto.
 L’Arte Siciliana  non subì inerte gli influssi estranei, si appropriò di quelli più adatti al suoi principi e gli sviluppò rifiutando gli altri stili. Rifiutò le volte a costoloni, i robusti archi rampanti, i contrafforti esterni e le colonne attorno  alle absidi all’esterno tanto sfruttate dal gotico. Proseguì, invece, in quella nuova iconografia che diede la possibilità di intrecciare le arcate e collegare le navate con le absidi  e le tante cupole relativamente piccole.
 L’Arte Siciliana riuscì ad esaltare le proprie qualità stilistiche grazie anche all’apporto della natura originaria musulmana.  
 Ma il più celebre palazzo di delizia col prepotente carattere arabo è la ZIZA di Palermo che in arabo vuol dire: “La Splendida, la Meravigliosa”. 

c) La ZIZA la meravigliosa, la splendida Il palazzo della Zisa (al-Azīza, in arabo "la splendida" “la meravigliosa”) era stata costruita, unitamente alla Cuba fuori le mura della città di Palermo, all’interno del Parco Reale Normanno,chiamato: il Genoardo (Jannat al-ard in arabo "giardino della terra"o “Paradiso terrestre”). Il Genoardo si estendeva con splendidi giardini e bacini d’acqua da Altofonte fino alle mura del palazzo reale. Il palazzo della Zisa era stato concepito come dimora estiva dei Re e realizzato su progetto di un architetto di cultura islamica che sapeva come rendere più confortevoli e freschi gli edifici durante i mesi più caldi dell’anno.

 La Ziza è un palazzo rivolto a nord-est, verso il mare per ricevere le brezze ed i venti più temperati,  inumiditi prima dalla presenza della grande peschiera e poi dall’acqua che scorreva fresca all’interno della Sala della Fontana, al piano terreno. Ogni sala interna era stata posizionata in modo da permettere un ottima circolazione dell’aria attraverso canne di ventilazione e finestre che facilitavano il flusso continuo dell’aria.
Nella tradizione islamica è importante l’idea del giardino, collegato al mito del paradiso terrestre. Il giardino promesso da Dio è la ricompensa per i giusti dopo la morte.
Nur-al-Din, scriveva : “Era un giardino in cui c’era tutto quello che le anime desiderano. Era di solida costruzione e cinto da alte mura. Aveva un porticato con una porta celestiale che somigliava alla porta del paradiso . Nel giardino c’era ogni genere di frutti, arbusti profumati, verdure e piante aromatiche come l’odoroso gelsomino, il fior di ligustro, il pepe, la lavanda, rose di ogni specie, mirto e tutte le qualità di arbusti aromatici. Era un giardino senza uguali, con l’aspetto di paradiso, e se qualcuno vi entrava indebolito ne usciva forte come un leone.”
 Nur-al-Din sogna  in terra ciò che il Corano promette nella vita dell’aldilà. E quasi tutte le storie delle Mille e una Notte hanno come scenografia un giardino arabo.
 Nel giardino arabo l’acqua è  importantissima.

I giardini arabi devono essere progettati attorno all’acqua e circondati dell’acqua, l’acqua purissima deve essere garantita sempre pura, acqua delle fontane e delle sorgenti per irrigare terre aride e garantire frescura con movimenti rinfrescanti. Gli arabi provengono da oasi circondate dai torridi deserti e quando giungono in un luogo in ombra con fontane fresche, per loro é il paradiso, per loro l'acqua é la vita, la salvezza, la sopravvivenza. Nel Trattato di Agricoltura e Giardineria, Ibn Luyun consiglia di prevedere in ogni casa tantissima acqua che scorra circondata da giardini all’ombra di alberi e piante profumate. Tutto ciò era perfettamente realizzato nel Genoardo attorno alla ZIZA ed alla Cuba, come nel giardino dell’Alhambra a Granada.

 Nei giardini islamici si godeva  non solo la visione dei fiori ed il loro profumo, ma veniva, anche, studiato e curato il suono dell’acqua, il rumore degli zampilli che cadono sulla superficie del canale, nonché il gusto dei frutti, che si potevano mangiare passeggiando all’ombra degli alberi.
Nei nostri giardini, nei climi più freddi, spesso non riusciamo a tenere in buona manutenzione laghetti o fontane, perché l’acqua potrebbe gelare e si ridurrebbero in pozzanghere secche.

d) La CUBA Re Guglielmo II, nel 1180 fece costruire la Cuba dall’arabo cubba = cipola, assieme alla Cubula e la Ziza, a Palermo al centro del parco detto il Genoardo, dall’arabo Giannat al Ardd = “Giardino della terra” o meglio “Paradiso terrestre”. Erano i palazzi di corte dei Re Normanni, detti Sollazzi Regi.

 La Cuba era uno dei padiglioni delle delizie, un luogo in cui il Re e la sua corte potevano trascorrere ore piacevoli al fresco delle fontane nei grandi magnifici giardini, ricchi di fiori, agrumi ed essenze pregiate che si potevano cogliere direttamente dall’albero. Il Re e la sua corte poteva riposarsi sia di giorno all’ombra, che di notte, per assistere alle feste ed alle cerimonie secondo le usanze arabe. La Cuba era circondata da un bacino artificiale profondo circa due metri.
Un epigrafe su un muro della Cuba ricorda che il re Guglielmo II che aveva fatto costruire la Cuba. Lo studioso della Sicilia Arabo Normanna Michele Amari ha tradotto dall’arabo l’epigrafe : “Nel nome del Dio misericordioso, qui fermati ed ammira, vedrai la stanza dell’egregio tra i re di tutta la terra Guglielmo II re cristiano. Non esiste edificio che sia degno di lui. Sia lode perenne a Dio. Lo mantenga nel bene e gli dia benefici per tutta la vita”. Questa epigrafe dimostra quanto i Normanni fossero tolleranti verso i vinti arabi e quanta riconoscenza gli stessi arabi dimostrarono nei confronti di un re cristiano vassallo del Papa Cristiano.
Nei secoli successivi il bacino venne prosciugato e la Cuba destinata ad usi diversi e infine adattata a lazzaretto in per la peste del secolo sedicesimo. Solo nel 1921 passò in proprietà dello Stato. 

La struttura Dall'esterno, l’edificio si presenta in forma rettangolare, lungo 31,15 metri e largo 16,80. Al centro di ogni lato sporgono quattro corpi a forma di torre. Sui muri esterni con arcate ogivali si aprono finestre separate da pilastri in muratura. I muri spessi e le poche finestre, aperte verso il nord - est lato più fresco esposto ai venti provenienti dal mare, si adeguano al clima, resistendo al calore del sole. he umidificati dalle acque del bacino circostante.

  L'interno della Cuba era divisa in tre ambienti allineati e comunicanti tra loro. Al centro dell'ambiente interno si vedono i resti di una splendida fontana in marmo, tipico elemento delle costruzioni arabe necessario per rinfrescare l'aria. 

e) Storia Siciliana

Nel 1066 Guglielmo il Conquistatore, Normanno Duca diNormandia, vinceva gli inglesi nella vittoriosa battaglia di Hastings, illustrata e ricamata magistralmente nell’arazzo di Bayeux.  Nel 1072 Ruggero Bosso d’Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo degli Altavilla, sbarcò a Messina, invase tutta la Sicilia,che era occupata dagli Arabi, creò il Regno Normanno di Sicilia con Palermo capitale, nominandosi Ruggero I. Il Natale del 1130 nella Cattedrale di Palermo, il figlio erede, divenne Ruggero II, re di Sicilia, duca di Puglia e di Calabria, che estese nel Meridione l’occupazione Normanna, comprendendo Napoli nel 1137. Nel 1140 Ruggero II formò il primo Parlamento con organizzazione feudale gerarchica sottomessa al Re. Era una struttura, all’avanguardia per l’Europa Medioevale di quei tempi, struttura, che consentiva, tra l’altro, la massima tolleranza alla popolazione locale. Prevedeva che latini, greci, ebrei, arabi si potessero giudicare in base, ognuno alla propria Legge. Ruggero II morì nel 1154. Guglielmo I governò dal 1154 al 1166, Guglielmo II dal 1166 al 1189.
 Nel 1186 Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II da lui nominata erede, zia di Guglielmo II, sposò il tedesco Enrico VI di Svevia, figlio di Federico I detto il Barbarossa. Nel luglio del 1194, alla morte di Tancredi, ultimo discendente maschio degli Altavilla, Costanza ereditò il regno di Sicilia quindi il Natale del 1194 Enrico VI divenne Re di Sicilia, che, automaticamente, venne annessa al Sacro Romano Impero. Il giorno dopo il 26 dicembre del 1194, Costanza dette alla luce Federico II a Jesi.

f) Federico II Imperatore del Sacro Romano Impero Federico II, nipote del Barbarossa e nipote di Re Ruggero II Normanno di Sicilia, nacque a Jesi nel 1194 considerato da molti: stupor mundi (“meraviglia o stupore del mondo”) e puer Apuliae (“fanciullo di Puglia”), educato in Italia Meridionale, iniziò i suoi studi sotto la tutela di Papa Innocenzo III . Nel 1196 fu nominato Re di Sicilia.

 Nel 1212 fu nominato Re di Germania e  nel 1220 Imperatore del Sacro Romano Impero. Nel 1225 si sposò con Isabella di Brienne, figlia ed erede di Giovanni di Brienne sovrano dell’impero latino crociato di Costantinopoli. Questo matrimonio conferì il titolo di Re di Gerusalemme a Federico II, che nel 1229 entrò a Gerusalemme, in pace senza combattere, circondato dai suoi consiglieri Musulmani. Federico scomunicato nel 1239, definito anticristo, odiato ed amato da molti (attualmente amato e studiato da molti italiani e moltissimi tedeschi) era riuscito a mantenere uniti  cristiani, ebrei, greci e musulmani.  Ha cercato, sin quando ha potuto, sotto ben cinque Papi, di evitare conflitti, guerre tremende e crociate orribili. Ha dimostrato che con l’Islam si può vivere in pace. La sua corte, Magna Curia, fu centro di cultura, punto d’incontro con la tradizione greca, ebraica ed araba.  Sostenne un conflitto ventennale contro il Papato e le forze guelfe cittadine e poi contro i suoi stessi vassalli allorché venne deposto nel 1245 dal papa Innocenzo IV fuggito a Lione.  Federico II morì, nel 1250 a Castel Fiorentino, in piena disperata lotta contro l’allora strapotere dei Papi.

g) L’eterno conflitto tra Oriente ed Occidente

 Le Crociate per il possesso dei Luoghi Sacri furono tremende guerre di conquista con conseguenti atrocità. Una terribile calamità tra Oriente ed Occidente, tra musulmani ed il resto del Mondo. L’Occidente rifiutò i musulmani associandoli al terrorismo. Dimenticò la cultura e la storia dell’Islam, isolando tutto ciò che riguarda l’Islam  nelle favole delle “Mille ed una notte”e le forme stranissime e bellissime della iconoclastia .    La guerra santa sollecitava gli arabi ad occupare progressivamente le coste del Mediterraneo, spinti dalle esigenze economiche verso terre più fertili e più ricche. Gli Arabi iniziarono a distinguere tra "terra dell'Islam" e "terra d’occupazione".  La "terra dell'Islam” comprendeva i territori sottomessi alla fede islamica, la "terra d’occupazione" invece comprendeva tutti gli enormi i territori circostanti che proteggevano con la loro estensione il territorio islamico, “terra sacra dell’Islam”.

Nell'827 d.C. gli arabi iniziarono la conquista della Sicilia, che rimase "terra dell'Islam" fino alla conquista normanna. La cultura araba era fiorente nell'isola. Federico II ebbe un rapporto pacifico con Islam che gli permise di entrare pacificamente in Gerusalemme come Re di Gerusalemme nel 1229.

 Il suo talento diplomatico, il suo rispetto verso la  mentalità orientale e la religione Islamica, l'amicizia con molti musulmani insigni che lo avevano educato sin da piccolo, la conoscenza perfetta della lingua araba, gli permettevano quel rapporto confidenziale che gli arabi amano.  Molti mussulmani insigni, saraceni già appartenenti alla corte Normanna, erano al seguito di Federico quando entrò a Gerusalemme. La corte di Federico conosceva  gli scritti di Averroè medico, astronomo, grande filosofo arabo, conoscitore del Corano, che aveva condiviso la filosofia del "primato della ragione"di Aristotele.  Averroè aveva scritto documenti, che, tradotti in latino, si diffusero in tutta Europa.  Le tesi di Averroè erano incompatibili con il cristianesimo, ma erano anche incompatibili con l'islamismo . Averroè  ritiene che, nella ricerca scientifica, le verità di ogni fede devono sottostare alle verità raggiunte con la ragione. 

Federico II trasmise le traduzioni in latino degli scritti di Averroè a Bologna perché venissero esaminate e studiate. Conosciuto dalla corte di Federico era anche Avicenna, un altro scienziato arabo, astronomo, studioso di scienze naturali, filosofo, psicologo, fisico e metafisico. Le sue opere ed i suoi scritti si diffusero in tutta Europa, tradotti in latino con il titolo “Sufficientia”. Dopo vari secoli, anche Leonardo da Vinci esaminò a lungo gli scritti di Avicenna.

 h)    Il Duomo di Monreale, il Chiostro ed il chiostrino
 Il Duomo di Monreale è stato costruito nel 1174 per volere di Guglielmo II d’Altavilla.  L’esterno del Duomo conserva i caratteri stilistici dell’arte Normanna. Le tre absidi sono coperte dall’intreccio degli archi acuti e delle decorazioni policrome di stile arabo. L’interno è composto da tre navate divise da colonne che sostengono archi a sesto acuto di stile arabo. I soffitti sono sostenuti da stalattiti arabe. Sul fianco destro c’è il sarcofago di porfido di Guglielmo I morto nel 1166 accanto al sarcofago di Guglielmo II il Buono.
 Affianco del Duomo si estende il meraviglioso Chiostro quadrato di 47 metri di lato, con  porticato ad archi acuti su colonne binate. In un angolo del chiostro si erge un piccolo chiostrino di tre arcate per lato con al centro una colonna a forma di palma da cui sgorga l’acqua. L’effetto d’insieme è indimenticabile, la varietà delle colonne, il motivo verticale a zig zag lungo le colonne, i merletti arabi tra gli intradossi degli archi, i riflessi di luci ed ombre, il riposante gocciolio delle fontane, l’odore dei fiori ed degli agrumi, il verde delle palme, tutto ci fa ricordare il paradiso terrestre degli arabi, tutto ci ricorda la grande arte musulmana stupendamente presente in Spagna ed in Oriente.
 Guy de Maupassant scrive : “il meraviglioso chiostro di Monreale suggerisce alla mente una tale sensazione di grazia che ci si vorrebbe trovarci in eterno. È molto grande, perfettamente quadrato, di un eleganza delicata e fine. Chi non l’ha visto non può immaginare cosa sia l’armonia di un colonnato. La squisita proporzione, l’incredibile snellezza di tutte queste leggere colonnine, che vanno a due a due, a fianco a fianco, tutte differenti, alcune rivestite di mosaici, altre nude, alcune ricoperte da sculture di incomparabile bellezza, altre  adorne di un semplice disegno di pietra che vi sale attorno, avvolgendosi come una pianta rampicante, meravigliano lo sguardo, e poi lo affascinano, lo incantano, vi generano quella gioia artistica che le cose di un gusto assoluto fanno penetrare nell’anima  attraverso gli occhi. Tutte queste copie di colonnine, come tutti i capitelli di fattura incantevole sono differenti. Ci si meraviglia sia dell’effetto mirabile dell’insieme che della perfezione del particolare.  Victor Hugo scriveva dell’artista greco che seppe mettere “qualcosa di bello come un sorriso umano sul profilo dei Propilei”. In questa divina passeggiata  è racchiusa tra le mura e gli archi ogivali. La Sicilia è la patria dei colonnati che sono stupendi. Il chiostrino della chiesa di San Giovanni degli Eremiti, una delle più antiche chiese normanne a carattere orientale, sarebbe meno notevole di quello di Monreale”.
 Jean Houel scrive :  “le colonne del chiostro di Monreale sono tutte scanalate, alcune sono tortili, altre dritte. Sono tutte incrostate di mosaici colorati e dorati, di granito, di porfido, di ogni tipo di marmo con forma di piccoli disegni di incantevole esattezza. I capitelli sono una mescolanza di fiori, di frutta, di figure di animali di ogni specie. Questo chiostro è il monumento più completo, più ricercato che sia possibile costruire nel suo genere. È un luogo sublime”.
 Riesaminando meglio il chiostro di Monreale ci si accorge di una diversità di dimensioni tra le masse circostanti e le campate del chiostro, tra i piccoli ed i grandi spazi, sembra che sia stato un arabo a metter  mano in questo edificio con lo spirito latino. Si sente lo spirito latino che vuol tendere al grandioso. La sagoma interna di ogni campata ha le proporzioni arabe, la distanza tra colonnina e colonnina è uguale all’altezza netta del fusto della colonnina. L’intradosso coi capitelli è della stessa dimensione della distanza tra colonnine. Lo spessore tra intradosso ed estradosso sormontato dalla modanatura superiore è enorme rispetto le dimensioni tradizionali tipo Al-Hamra, la moschea dell’Azhar ed il portico rinascimentale del Duomo di Monreale. Il chiosco è molto più grande rispetto la sua altezza e le torri la sovrastano esageratamente. I soliti accorgimenti decorativi degli arabi non riuscirebbero a darne un aspetto più aggraziato. Il capolavoro del Monreale dei maestri siciliani, nel suo insieme, salvo i particolari, è stupendamente italiano.
 Nell’architettura siciliana conservò, sin oltre il 1300, le forme derivate dall’arte islamica. Quella tradizione non disparve dinnanzi all’arte gotica. Persistette nel duecentesco castello di Chiaromonte alla Favara presso Girgenti, nell’alta cupola della cappella, negli ornati a formelle dell’attigua volta, si svilupparono nella varietà locale che si era prodotta sulla costiera di Amalfi, nelle case di Rufolo a Ravello.
 Derivano dall’arte islamica volte e cupole, archi incrociati, incrostature policrome con caratteri stilistici di scuola Amalfitana. Questa scuola  aveva svolto i motivi siciliani in modo originale e proprio nel cortile dei Rufolo e nei chiostri di Amalfi, subordinando l’architettura alle decorazioni in effetti fantastici che hanno paragone nell’architettura veneziana del 1300 , anch’essa commista di elementi islamici di scuola persiana e di elementi pregotici di influenza islamica.
 Aspetto proprio ebbero a Venezia le case signorili prima che si trasfigurassero nelle forme gotiche, anche prima del duecento.
 Nelle costruzioni civili ed in quelle sacre si importarono modelli bizantini, persiani ed inevitabilmente, dati i continui contatti con l’Oriente, si diffuse la cultura islamica, anche, nell’architettura .
 Si attribuisce all’arte veneziana l’aver svolto una forma di palazzo adatta alle condizioni del suolo ed alla vita della città, che consentì infinite varianti nei secoli. Tale alta creazione dell’arte, ricavò dall’architettura nuovi effetti estetici, compenetrandola di luce ed aria. 
 Sul terreno instabile che occorre assodare, tra i canali, circondati dal mare, ove tutto ondeggia di acqua e luce, appare inevitabile costruire in modo leggero con particolare attenzione alle ombre ed ai riflessi.  In queste condizione si sviluppò l’architettura Veneziana.   Questa necessità compositiva e strutturale ha una grande familiarità con l’architettura Islamica, che si trova nelle condizioni di affrontare ampliamenti di moschee, necessità di carattere nomade e consistenze di terreni sabbiosi ed argillosi.
 Le relazioni commerciali e gli scambi culturali tra Venezia e l’Islam facilitarono la reciproca influenza tra le due architetture.
 Però mentre le dimore signorili dei tempi Normanni , le abitazioni mediterranee, più soggette alla tradizione e alla religione musulmana, erano quasi chiuse all’esterno, le case veneziane si aprivano a specchio sull’acqua e sui canali tutte zone pubbliche. Gli edifici Veneziani hanno la profondità di logge e di atri di puro gusto orientale, come le abitazioni musulmane, le abitazioni musulmane aprivano logge e musciarabye verso i cortili ed i parchi delle stesse abitazioni.
 Le case veneziane sono estroverse e quelle musulmane sono introverse.

i) Il Palazzo Ducale di Venezia

 Sulle fondamenta del vecchio castello dell’800, sorse sin dall’inizio del secolo XIV° il Palazzo Ducale di Venezia. 
 Fu residenza dei Dogi e sede del potere per tanti secoli.
A Venezia l’influenza dell’architettura sacra degli ordini monastici francesi negli edifici religiosi, e l’influenza dell’arte arabo – normanna negli edifici laici, trovarono l’interesse dei veneziani per l’affinità con vecchi stili e l’attenzione per le ricche decorazioni e intensi colori, che ritennero “degni di una forte Repubblica”
 Soprattutto negli edifici dei ricchi commercianti di Venezia il nuovo stile produsse le opere più stupefacenti come la Cà d’Oro, il fondaco dei Turchi, il Palazzo Foscari, sviluppando tutta la sua ricchezza in forme esili e pittoresche.
Il Palazzo del Doge doveva essere la sede del Governo e di una splendida Corte, quindi doveva avere porticati e logge. 
 Fu innalzato questo edificio “fabbricato d’aria” che sorprende chiunque e lascia tutti a bocca aperta, per lo sviluppo interminabile di un enorme massa continua magnificamente traforata da archi lobati a ogiva. sormontati da quadri-lobi entro cerchi. Gli archi si intrecciano su una continuità di colonnine leggere che risvolta sul mare. 
 La parte superiore ha un muro colorato a losanghe interrotto da finestroni e da una loggetta riccamente incorniciata. 
 Il muro è disegnato con delicate losanghe colorate ed è coronato nella parte superiore da una leggerissima merlatura sagomata ad archi trilobati, merlatura esile che pare voglia sforzarsi a proiettare verso l’alto tutto il palazzo.
 Chi contempla la facciata con alle spalle il Campanile vuole vedere dove finiscono le logge e all’angolo si accorge che la facciata continua e risvolta sul lato verso il mare con altri 5 finestroni ad altra soggetta incorniciata. Le colonnine sono molto ravvicinate tra loro e creano un susseguirsi di vuoti meravigliosi che alleggeriscono la struttura.
  Sorprende che quella magnifica arcata intermedia del primo piano, così aperta, così forata, con quelle esili colonnine, possa sostenere quel pesantissimo muro sovrastante forato solo dalle poche enormi aperture per tutta la così lunga facciata.  Non si può credere che  la parte superiore così piena e pesante possa reggersi così a lungo sui porticati inferiori.   
 Tutto ci ricorda le moschee più belle ed i palazzi arabi con gli enormi cortili.
  Un altro edificio importantissimo che riprende i caratteri stilistici del mondo Islamico è la basilica di San Marco, con le sue cupole, con i suoi archi e in molti dei suoi particolari e nella sua possente struttura.
l)    La Piazza dei Miracoli a Pisa

La costruzione degli edifici della Piazza, inizia nel 1063, fuori delle mura di Pisa, quando viene fondato il nuovo Duomo della Città dedicato a Santa Maria Maggiore.

 Le forme Islamiche si diffusero largamente, insinuandosi da prima nelle città marittime. 
 Nel 1153 fu iniziata la costruzione del Battistero rotondo dal Diotisalvi, che doveva essere un misto tra l’Anastasia del Santo Sepolcro a Gerusalemme e la Moschea d’Omar a Gerusalemme ritenuta all’epoca il Tempio di Salomone. 
 Il Battistero è posto di fronte la facciata del Duomo ed è il più grande d’Italia con una circonferenza di 107,25 metri, uguale alla larghezza della facciata del Duomo stesso. 
 Le esili colonne che ricoprono gli edifici della piazza nei piani superiori provengono dal bottino di sei grandi navi saracene catturate entro il porto di Palermo verso il 1063..
 Buschero ne fu il progettista del Duomo.
 Il complesso pisano ha una grande unità urbanistica ed ogni edificio ha un altrettanta unità architettonica.
 Questa unitarietà è dovuta dalle dimensione delle colonne che impongono un modulo di arcata con interasse relativamente piccolo, che ricorda gli archi arabi con relativo sesto rialzato. Inevitabilmente il progettista ha voluto e sentito quella unitarietà determinata, anche, dalla quantità eccessiva delle colonnine.
 Per il candido insieme del gruppo spiccante nel semplice verde del prato, nell’interno e negli esterni, per le fasce orizzontali bianche e verdi del serpentino, per le foracchiature e la leggerezza delle logge, per gli archi acuti e gli archi ciechi, traspare il carattere arabo, ma è un qualcosa di vago ed impercettibile. 
 L’architetto Buschero si valse, anche, di altri elementi, ispirandosi all’Architettura Musulmana e Lombarda : innalzò sul transetto la cupola nella sezione ellissoidale e nei sostegni ad archi acuti ad alto piedritto ; non è improbabile che nelle città visitate da tutti i levantini, egli abbia avuto conoscenza dell’architettura armena dell’ XI° secolo.
La facciata del Duomo fu ricostruita da Rainoldo e finita nel XIII° secolo. La navata centrale ebbe il tetto visibile.
 Buschero concepì questa basilica a cinque navate con grandezza e semplicità romane, ispirandosi, pura Lui come gli arabi, alle antiche basiliche cristiane. Ma innovò il vecchio tema con l’ampio transetto a tre navate con il ritmo delle bifore e dei matronei che girano attorno al transetto, tra pilastri e strisce di marmo chiaro e scuro, con il succedersi della prospettiva della navata centrale degli arconi altissimi di qua e là dalla cupola.
 L’architettura della città Marinara, che si diffuse sino alle porte di Firenze, in Maremma, in Sardegna ed in Corsica, rivela questa sua opera d’influssi d’architettura Islamica ed Armena con le cupole ellittiche su base ottagona, fasce chiare e scure, arcate sulle lesene, sovrapposizioni di loggiati, losanghe negli archi ciechi tra due lesene, arco di scarico sulla porta architravata. 
 La volontà  Toscana di voler dare logica chiarezza al dimensionamento che dà rilievo alle parti ritenute più importanti come la facciata, le absidi, le colonne tuttotondo, le loggette con le candide colonne splendenti sul muro in ombra disposte e proporzionate a più ordini e vari piani, sono tutti caratteri cari agli arabi. 
 La cosiddetta Torre di Pisa o Campanile di Pisa, alta 56 metri è la più famosa torre pendente del mondo, fu innalzata da Bonanno Pisano nel 1174 e cominciò ad inclinarsi prima del suo completamento a causa del terreno in parte argilloso.
 La costruzione continuò e venne completata nel 1350.
 I sei degli otto piani sono circondati da soggette con archi a tutto sesto completamente uguali a quelli del Duomo e del Battistero.
 La cupola conica rialzata del Battistero di Pisa è molto legata ai particolari estetici e costruttivi esterni e vuole definire lo spazio interno con un particolare effetto scenografico. Ciò viene accettato e  riplasmato con forme ricercate in quell’epoca, con sensibilità orientale, ma realizzate con carattere latino.

CONCLUSIONE

      Era mia intenzione poter  dimostrare che anche  l’Architettura Islamica, grazie alla sua civiltà, ha dato, come tante altre Architetture, un contributo all’Architettura mondiale. Concetti, idee e realizzazioni di carattere Islamico sono stati assimilati differentemente dalle varie comunità organizzate. Idee riadattate e restituite per cercare di migliorare l’Architettura e la sua urbanistica.
 Inoltre questo studio mi è servito a capire meglio il carattere dell’Architettura Islamica, a riconoscerla con sicurezza a distinguerla da altri stili, ma ciò che è più importante per me, questo studio mi è servito a rendermi più chiaro il significato di Architettura  incoraggiandomi a  progettare e cioè a darmi una coscienza di Architetto.   Maturando la mia conoscenza sullo sviluppo e sull’influsso di questo stile nel mondo, ho anche raffinato la mia sensibilità.  Mi sono reso conto che una data idea o complesso di idee nasce rudimentale, viene espressa, ripresa, ristudiata, imitata, riplasmata, unita abilmente ad altre, ecletticizzata. L’idea  matura e migliora col tempo, secondo le circostanze ed i luoghi, sotto l’influsso della scienza, della tecnica e della cultura e senza alcun mezzo o materiale a disposizione. L’idea può maturare tra le mani dello stesso Architetto o di vari Architetti, può raggiungere una raffinatezza o un barocchismo, che spesso unite a ragioni sociali, scientifiche, economiche, funzionali, estetiche le fanno morire  o dimenticare.
  Questo sviluppo dell’Architettura sotto l’afflato della società, in questa epoca di transizione sociale fa presagire la nuova struttura di una Nuova Società.
 Sta a Noi Architetti a gettare le fondamenta di questa Nuova Società ! A Noi il compito di dimostrare al Mondo che ogni progetto Urbanistico, Architettonico, può trovare difficoltà di realizzazione solo superabile conuna migliore organizzazione della Società e delle sue leggi.
Se Noi creiamo l’Ambiente adatto a questa Nuova Società Essa potrà sbocciare e viverci!
 È necessario dare ottimismo, educare amorevolmente la nuova generazione con scuole ed università adeguate, prepararne l’ambiente sociale, immedesimarsi dando piena libertà e comprensione, permettendole le scelte di crearsi l’ambiente nel quale deve vivere, senza imporle le condizioni dei nostri antenati vissuti in epoche decadenti, ma studiandone pregi e difetti, nel rispetto dei valori della tradizione, in felice convivenza col prossimo.

Leon Battista Alberti (1404+1472) scrisse : “Architettore chiamo io colui il quale saprà, con certa e meravigliosa ragione e regola, sì con la mente e con l’animo divisare, sì con l’opera recare a fine tutte quelle cose le quali, mediante movimenti di pesi, congiungimenti ed ammassamenti di corpi, si possano con gran dignità accomodare benissimo allo uso degli uomini.” Nel 1958 consegnai la mia tesi di “Caratteri Stilistici”intitolata : “L’influenza dell’Architettura Islamica in Italia” , che ora intendo pubblicare con il medesimo titolo.

Nel 1957 l’Assistente dell’Architetto Ernesto Roger Professor di “Caratteri Stilistici” al Politecnico di Milano mi consigliò di affrontare una tesi più semplice, meno generale come ad esempio : “L’influenza dell’Architettura Islamica sul palazzo della Ziza o su alcuni monumenti Siciliani”.
Risposi, allora giovane studente d’Architettura, che affrontare il tema suggerito sarei caduto in descrizioni pedanti su rivestimenti, elementi costruttivi, senza poter affrontare seriamente la vita sociale ed i motivi fondamentali delle scelte architettoniche ed urbanistiche di una civiltà che ha lasciato al mondo tantissimo senza essere  né capita, né troppo studiata a causa  di secolari antagonismi e differenza di ideali.
La mia tesi fu accettata nella forma da me voluta e mi affrettai a stenderla con ricerche ed approfondimenti accurati, che ora mi sorprendono. (allora internet era alquanto sconosciuta). 

Ho deciso, quindi, di riesaminare e ricopiare la copia che ho conservato accuratamente per tanti anni e che intendo ora pubblicare. FINE Tesina dell’esame di Caratteri Stilistici e Costruzione Monumenti superaro il 12 gennaio 1959 al Politecnico di Milano Professore Ernesto Natan Roger Aggiornato il 7 novembre 2012 Si ringraziano tutti coloro che hanno consentito a pubblicare il presente libro aggiornato e ci si scusa se è stato impossibile rintracciare tutte le fonti legittime. In modo particolare si ringrazia Wiki pedia : l’Enciclopedia sempre aggiornata.

BIBLIOGRAFIA Girault De Prangey – Essai sur l’Architecture des Arabes – 1841. Michele Amari – Storia degli Arabi in Sicilia 1872. Von Pranz Pascià – Die Baukunt des Islam 1887. Th. Kutschmann – Meisterwerke Saracenisch 1900. G.V.Arata – L’architettura Arabo-Normanna in Sicilia 1913. G.V.Arata - Architettura Medioevale in Sicilia 1942. E.Calandra – Breve storia dell’architettura in Sicilia 1938. G.T.Rivoira – Architettura Musulmana 1914. Toesca – Storia dell’Arte Italiana nel Medioevo. Bruno Zevi – Saper vedere l’architettura 1948 Einaudi. Auguste Choisy – Histoire de l’Architetture 1873 Baranger. Gorge Marcais – l’Art de l’Islam 1946 Larousse. Francesco Gabrieli - Il Mezzogiorno –Rass. mensile -Roma 1953. Hassan Abdel Wahab - capo ispett. - Monumenti Islamici al Cairo

1955 H.Schindler – Cairo.

Ugo Ometti – Luigi Dami – Giuseppe Lugli – Atlante di Storia dell’Arte 1947 Garzanti.

Per aggiornamenti : Giulio Carlo Argan – Storia dell’arte italiana 1977 G.C. Sansoni Firenze

Leon Battista Alberti (1404+1472) scrisse : “Architettore chiamo io colui il quale saprà, con certa e meravigliosa ragione e regola, sì con la mente e con l’animo divisare, sì con l’opera recare a fine tutte quelle cose le quali, mediante movimenti di pesi, congiungimenti ed ammassamenti di corpi, si possano con gran dignità accomodare benissimo allo uso degli uomini.” Nel 1958 consegnai la mia tesi di “Caratteri Stilistici”intitolata : “L’influenza dell’Architettura Islamica in Italia” , che ora intendo pubblicare con il medesimo titolo.

Nel 1957 l’Assistente dell’Architetto Ernesto Roger Professor di “Caratteri Stilistici” al Politecnico di Milano mi consigliò di affrontare una tesi più semplice, meno generale come ad esempio : “L’influenza dell’Architettura Islamica sul palazzo della Ziza o su alcuni monumenti Siciliani”.
Risposi, allora giovane studente d’Architettura, che affrontare il tema suggerito sarei caduto in descrizioni pedanti su rivestimenti, elementi costruttivi, senza poter affrontare seriamente la vita sociale ed i motivi fondamentali delle scelte architettoniche ed urbanistiche di una civiltà che ha lasciato al mondo tantissimo senza essere  né capita, né troppo studiata a causa  di secolari antagonismi e differenza di ideali.
La mia tesi fu accettata nella forma da me voluta e mi affrettai a stenderla con ricerche ed approfondimenti accurati, che ora mi sorprendono. (allora internet era alquanto sconosciuta). 

Ho deciso, quindi, di riesaminare e ricopiare la copia che ho conservato accuratamente per tanti anni e che intendo ora pubblicare.

Allegate : 25 pagine di disegni e foto.

Firmato : dottor Architetto EUGENIO LUXARDO

Questo commento senza la firma utente è stato inserito da Eugenio Luxardo (discussioni contributi) 17:52, 9 nov 2012‎.

Mi permetto di cassettare il commento di Eugenio perché estremamente lungo.--dega180 (msg) 19:39, 9 nov 2012 (CET)

Copyright di una lettera[modifica | modifica wikitesto]

'giorno! Volevo sapere, una lettera dattiloscritta, di una persona morta da circa 50 anni, è coperta da qualche genere di copyright? --Syrio posso aiutare? 16:58, 17 nov 2012 (CET)

Il copyright dei testi scade 70 anni dopo la morte dell'autore. --Formica rufa 17:02, 17 nov 2012 (CET)
Grazie. --Syrio posso aiutare? 17:53, 17 nov 2012 (CET)

"CC-ecc" -> "CC ecc."[modifica | modifica wikitesto]

Mi sono messo a togliere i trattini dai nomi delle licenze (es. da CC-BY-SA a CC BY-SA) perché ho visto che nel sito di Creative Commons non figurano (e d'altra parte si dice "Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo", mica "Creative Commons-Attribuzione-Condividi allo stesso modo"). Mi sono però reso conto che non è una cosa da nulla: tutti i template tipo {{cc-by-sa-3.0}} hanno i trattini (persino tra SA e 3.0!), e sono protetti da modifiche.

Posto che in materia tanto delicata è sempre bene essere precisi, pensate che "valga la pena" proseguire e correggere (ammesso che di errori si tratti, per quanto insignificanti) tutte le menzioni in cui "CC-" compare con il trattino, o no? E nel secondo caso, meglio essere coerenti e lasciare tutto con il trattino (ci metto pochi minuti a RBare i miei edit)?-- / Kàmina / 17:18, 5 gen 2013 (CET)

Non vedo perché dobbiamo tenerci i nomi sbagliati. Penso che ne valga la pena. I nomi dei template non possono essere cambiati perché sono standard in tutte le wikipedie, però si potrebbe cambiare quello che sta scritto al loro interno.--dega180 (msg) 18:51, 5 gen 2013 (CET)

Dubbio sul PD-Italy[modifica | modifica wikitesto]

Segnalo. --Antenor81 (msg) 14:45, 30 apr 2013 (CEST)

Panathlon Club[modifica | modifica wikitesto]

Chiedo autorizzazione per fare uso legale e espresso dalla imagine della imagine dil Panatlhon Club per compietare il articolo de Panathlon per la Viquipèdia (Wikipedia in catalano). Grazie mille!

Moritz Corominas

Te contesté en tu página de discusión--Formica rufa 13:54, 8 lug 2013 (CEST)

Diritto d'autore sulle foto di pagine di giornale[modifica | modifica wikitesto]

Segnalo.--Antenor81 (msg) 01:05, 24 set 2013 (CEST)

GFDL[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono parti della pagina che ancora la menzionano come se fosse l'unica attuale. :/ --Elitre 08:41, 8 feb 2014 (CET)

Procedura da rivedere?[modifica | modifica wikitesto]

Bramfab mette l'indirizzo della coda dei permessi in chiaro. Qui e qui trovate motivazioni e discussione. Io me ne lavo le mani, visto che il sistema attuale l'ho creato io e non sarei NPOV. Mi lavo le mani anche dai ticket a cavoli che arrivano nel frattempo, per essere. Mi aggiornate quando avete deciso qualcosa? --Elitre 17:29, 14 mar 2014 (CET)

A quanto ho scritto a Elitre qui, aggiungo che essendoci nella pagina Wikipedia:OTRS già un indirizzo OTRS immagino che questo indirizzo finisca per ricevere anche email di chi, non trovando l'indirizzo corretto, si rivolge a questo come unico canale di comunicazione chiaramente visibile.--Bramfab Discorriamo 17:43, 14 mar 2014 (CET)
suggerirei per prima cosa di ripristinare tutto com'era sino a ieri, valutiamo le proposte e poi si decide. Capisco la buona intenzione, ma andiamoci piano, in ballo c'è un sistema delicato e affannato -- g · ℵ (msg) 18:09, 14 mar 2014 (CET)
Giusto ieri volevo girare istruzioni e indirizzo email a una persona e ho fatto fatica a trovarle. --Jaqen [...] 18:27, 14 mar 2014 (CET)
(conf.) Il punto non e' far scoppiare un sistema, ma non perdere contributi preziosi, facendo scappare chi vuole contribuire ma non trova una via di uscita dal gioco dell'oca.
Questa pagina e' scritta per chi deve chiedere a un terzo il permesso di usare materiale di quest'ultimo, non esplicita il caso di chi vuole usare materiale di cui lui stesso ha i diritti, e anche questo lo può mettere in confusione.
Quando poi, se capisce, finisce in Wikipedia:OTRS/Procedura_3 inizia a leggere cosa mettere nell'email, il paragrafo seguente gli spiega cosa fare dopo aver ricevuto risposta alla sua mail, ma la chiave per trovare l'indirizzo a cui spedire la mail e' nascosta in fondo ad un testo che riempie un foglio A4, e usandola si ritrova in un altro foglio e qui finalmente l'indirizzo lo ritrova sempre in fondo alla pagina. Ora si sa benissimo che dopo un certo tot di righe le istruzioni non le segue piu' nessuno, sembra che si punti a voler scoraggiare chi vuole collaborare contribuire a wikipedia con lo spirito con cui contribuiamo noi: la voglia di condividere qualcosa. Chiaramente chi contribuisce in quanto pagato per inserire contenuti in una voce non si arrenderà e con pazienza alla fine troverà l'indirizzo.
Non si riesce ad invertire l'approccio, sfruttando quanto ormai le tecniche comunicative insegnano (rapporto segnale/rumore - necessita' di chi trasmette il messaggio di farsi capire) in modo da aiutare chi in buona fede, e spesso con competenza, vuole contribuire in wiki con quanto ha già fatto? Un approccio volutamente obstruttivo non mi sembra utile.--Bramfab Discorriamo 18:51, 14 mar 2014 (CET)
Va bene, ma non possiamo prima studiare come rivedere organicamente i punti ostici e poi metterci mano? Non mi pare che Elitre abbia obiettato cose irragionevoli: se è uno solo il caso in cui si scrive a permissions, il 3, perché mandare su quella coda ciò che non serve mandarci? Non si poteva linkare, per questo, una pagina di servizio dove non serve essere otierressiani per aiutare?
Nel frattempo vediamo cosa si potrebbe fare, ci saranno bene delle soluzioni che contemperino tutti gli aspetti, studiamole -- g · ℵ (msg) 18:58, 14 mar 2014 (CET)
Il problema non e' che sia solo il caso 3 quello che necessariamente deve passare per permission, ma il percorso da fare per finire su questo benedetto indirizzo, dopo superato varie pagine per ciascuna delle quale sembra prospettarsi dalla precedente che finalmente si saprà dove scrivere. Un percorso che scoraggia chi si avvicina in buona fede e son convinto che finisca per intasare info-it(at).svgwikimedia.org in quanto ben visibile nella pagina Wikipedia:OTRS dove finiscono tutti quelli che cercando di capire cosa fare si sentono rispondere che devono passare per un OTRS.
Prendiamoci pure il weekend per meditare su cosa fare, ma qualcosa occorre migliorare.--Bramfab Discorriamo 19:16, 14 mar 2014 (CET)
ok, ma "permissions" è una coda con sue specificità, non possiamo mandarci ciò che è meglio vada a "info-it" o che potremmo spicciarci noi nel wiki. Apriamo una pagina apposita qui, tanto per dirne una, e cominciamo a sfoltire come utenti ordinari; la soluzione non è ampliare le competenze di OTRS, perché io ci sono entrato in quel sistema e per come ne conosco le dinamiche non credo proprio che sia questa l'esigenza più avvertita. Ampliamo il sostegno in wiki, piuttosto. Proposte? -- g · ℵ (msg) 19:34, 14 mar 2014 (CET)
Gianfranco non si parla di ampliare, cambiare o modificare alcunché nelle procedure OTRS, si tratta del fatto che se qualcuno vuole donare ovvero utilizzare in wikipedia parti di un testo che ha scritto da qualche parte e/o di cui ha i diritti si spupazza una specie di caccia al tesoro in cui continua a leggere che deve mandare una email, come deve scrivere questa, che tipo di indirizzo mittente si accetta, deve e cosa deve contenere questa mail, cosa fare dopo aver ricevuta la mail ma non trova l'indirizzo a cui spedire la mail.
E come noti questa difficoltà' l'ha pure incontrata un "niubbo" come Jaqen, figuriamo qualcuno che approda da altri lidi in wikipedia. Inutile propagandare il wikilove e tecnice di arruolamento per nuovi contributori, quando poi siamo cosi' ostici verso nuovi contributori che potenzialmente possono dar molto (chi ha già pubblicato su cartaceo, quanto meno sa scrivere in un italiano decente, si presume).--Bramfab Discorriamo 13:08, 17 mar 2014 (CET)

Io sono arrivato qui da wp:CONCEDI e con tutta la buona volontà questo benedetto indirizzo non lo trovato, quindi direi che wikipedia può tranquillamente fare a meno dei contributi degli "impediti" come me. Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 151.47.125.134 (discussioni contributi) 18:23, 11 lug 2014.

Vai qui --Bramfab Discorriamo 19:01, 11 lug 2014 (CEST)

Licenza immagini[modifica | modifica wikitesto]

Colleghi wikipediani, l'organizzatore dell'Agglutination Metal Festival mi ha appena inviato immagini dell'evento da caricare su Wikipedia ed eventualmente su Commons. Vorrei sapere come devo regolarmi con le licenze. Grazie! --Generale Lee (posta) 18:34, 20 set 2014 (CEST)

Generale Lee, dando per scontato che siano loro i possessori del copyright (altrimenti non si può fare niente), sono loro che devono "regolarsi con le licenze". Vediti bene Wikipedia:Copyright_immagini/Modello_autorizzazione. --Elitre 19:50, 20 set 2014 (CEST)
Ok, ho contattato l'organizzatore e attendo una sua risposta. --Generale Lee (posta) 14:20, 21 set 2014 (CEST)

Scorporiamo le condizioni d'uso[modifica | modifica wikitesto]

Non ho letto tutto ma sicuramente questa pagina è un po' un calderone, parla del copyright dell'Enciclopedia, dei termini d'uso (non aggiornati) e poco o forse male dei requisiti in termini di copyright del materiale apportato. Di certo a vederla è una pagina che spaventa. Siccome sono tre argomenti che non sono totalmente sovrapposti e i termini d'uso aggiornati sono molto più lunghi io intanto li scorporerei in Wikipedia:Condizioni d'uso, vista la centralità degli stessi che non sono solo un problema di copyright ma prevedono anche tutta una serie di clausole legali, e per rendere più amichevole la pagina. --Pierpao.lo (listening) 13:35, 4 ott 2014 (CEST).

Prima di scorporare, operazione che provocherebbe in ogni caso un aumento un incremento delle righe da leggere, io inizierei a vedere se è possibile ridurre la verbosità di tutta la pagina con un testo più scorrevole.--Bramfab Discorriamo 15:52, 4 ott 2014 (CEST)
Utente:Bramfab. Forse mi sono spiegato male, quello che è scritto nella pagina sotto il titolo condizioni d'uso non sono le nostre condizioni d'uso, ormai neanche lontanamente, le nostre che si trovano cliccando in fondo ad ogni pagina di Wikipedia sono queste, di righe da leggere in più ce ne sono a iosa, quindi o lasciamo le condizioni così e ci teniamo una valanga di errori (oltre ad una dichiarazione legale errata) o aggiungiamo il nuovo mallopone alla pagina (ma ovviamente non si può fare), o scriviamo anche sul nostro sito le vere condizioni d'uso in una pagina apposita e nella pagina ne mettiamo solo la sintesi, oppure mettiamo in wp:copyright solo la sintesi e aggiungiamo solo il link alle condizioni così evitiamo problemi di aggiornamento.--Pierpao.lo (listening) 16:57, 4 ott 2014 (CEST)
In questa pagina ci sono le condizioni d'uso limitatamente al copyright, eventualmente da aggiornare e magari sintetizzare, levando la parte inglese per la quale si può rimandare alla polpettone versione inglese del polpettone che si espande in altre tematiche.--Bramfab Discorriamo 09:43, 6 ott 2014 (CEST)

Probabile errore temprale[modifica | modifica wikitesto]

spostata al progetto:storia--Pierpao.lo (listening) 16:39, 15 ott 2014 (CEST)

Modifica al template {{Avvisocopyviol}}[modifica | modifica wikitesto]

Segnalo --Horcrux九十二 14:10, 20 ott 2014 (CEST)