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Discromatopsia

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Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Daltonismo
Tavola di Ishihara usata per diagnosticare il Daltonismo.
Specialitàoftalmologia
Incidenza mondiale1 su 12 (M)
1 su 200 (F)
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-10H53.5
MeSHD003117
MedlinePlus001002
Eponimi
John Dalton

Il Daltonismo è un difetto alla vista di alcuni colori, ovvero un'inabilità a percepire i colori, del tutto o in parte. È principalmente dovuto ad un difetto del cromosoma X, tuttavia può insorgere anche in seguito a danni agli occhi, ai nervi o al cervello e persino in seguito all'esposizione ad alcuni composti chimici.

Esempio di test sulla visione dei colori. Con lo schermo del computer configurato correttamente, le persone con visione corretta dovrebbero vedere il numero "74". Molte persone discromatopsiche leggono il numero "21"

Una persona daltonica non riesce a distinguere correttamente alcuni colori, ciò è dovuto alla mancata sensibilità a determinate lunghezze d'onda. Esistono varie forme, per esempio quella che confonde verde e rosso: davanti ad un disegno con un triangolo rosso su uno sfondo verde (o viceversa) il soggetto potrebbe non dentificare il triangolo in quanto lo percepisce dello stesso colore dello sfondo.

Fu il chimico inglese John Dalton a dare nel 1794 una descrizione scientifica della discromatopsia, pubblicando l'articolo intitolato Extraordinary facts relating to the vision of colours (Fatti straordinari legati alla visione dei colori) dopo essersi reso conto della propria condizione. Proprio per questa scoperta da Dalton deriva il termine "daltonismo"

Classificazione

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Tipi di altonismo relativa prevalenza
Tipi di discromatopsia
Rappresentazione della distribuzione dei coni nella fovea di un individuo con normale visione dei colori (a sinistra) e di un individuo daltonico protanopico). Il centro della fovea contiene pochissimi coni sensibili al rosso.

Si parla di dicromatismo[1] quando è completamente assente la funzione di una sola delle tre varietà di coni.[2][3] Si distinguono quindi:

  • protanopia, cecità per il primo colore fondamentale, ossia il rosso;
  • deuteranopia, cecità per il secondo colore fondamentale, ossia il verde;
  • tritanopia, cecità per il terzo colore fondamentale, ossia il blu–giallo.

Quando la cecità al colore è totale per mancanza di tutti e tre i coni si parla di acromatopsia.

Sono detti tricromati anomali quegli individui che sono sensibili a tutti e tre i colori fondamentali (tricromatismo), ma sono deficitari, in misura variabile, dei recettori di uno dei tre colori fondamentali. Si parla perciò di:

  • protanomalia, qualora sia deficitaria la sensibilità per il rosso;
  • deuteranomalia, qualora sia deficitaria la sensibilità per il verde;
  • tritanomalia, qualora sia deficitaria la sensibilità per il blu–giallo.

Tipi di Daltonismo

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Sistema dei coni Rosso Verde Blu N = normale
A = anomalo
NANANA
1Vista normale TricromatoNormale
2Protanomalia Tricromato anomalo Parzialmente discromatopsicoRosso–verde
3Protanopia Dicromato
4Deuteranomalia Tricromato anomalo
5Deuteranopia Dicromato
6Tritanomalia Tricromato anomalo Blu–giallo
7Tritanopia Dicromato
8Acromatopsia MonocromatoCompletamente discromatopsico
9Tetracromia Tetracromato
10

Epidemiologia

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Il Daltonismo ha una diffusione significativa, benché la sua incidenza vari molto all'interno di diversi gruppi umani. Comunità isolate con un patrimonio genetico relativamente ristretto a volte presentano un'alta proporzione di individui affetti da cecità ai colori, anche dei tipi più rari. Si stima che il 4.5% della popolazione mondiale abbia una qualche carenza nella percezione del colore, percentuale che può arrivare fino all'8% per la popolazione maschile e che si aggira intorno allo 0.5% per la popolazione femminile[4].

Esistono diversi tipi di daltonismo I più diffusi sono dovuti ad alterazioni ereditarie dei coni, i fotorecettori sensibili ai colori, ma è anche possibile diventare discromatopsici in seguito a un danneggiamento della retina, del nervo ottico o di determinate aree della corteccia cerebrale. Questa discromatopsia è spesso diversa da quella di origine genetica; per esempio può manifestarsi solo in una parte del campo visivo. Alcune forme di discromatopsia acquisita sono reversibili. Alcune forme temporanee di discromatopsia affliggono raramente chi soffre di emicrania.

Discromatopsia genetica

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La discromatopsia genetica è normalmente dovuta a un allele recessivo posto sul cromosoma X. La mappatura del genoma umano ha peraltro dimostrato che la discromatopsia può essere indotta da una mutazione in 58 geni diversi, divisi tra 19 cromosomi. Questo tipo di discromatopsia colpisce circa il 5-8% degli uomini e <1% delle donne.[5] La maggior probabilità degli uomini di esprimere un fenotipo recessivo legato al cromosoma X è dovuta al fatto che i maschi hanno un solo cromosoma X, mentre le donne ne hanno due; se le donne ereditano un cromosoma X normale oltre a quello mutato, non mostreranno la mutazione, mentre gli uomini non hanno cromosomi X "di scorta" che contrastino il cromosoma X mutato. Se il 5% delle varianti di un gene è difettoso, la probabilità che una copia singola sia difettosa è del 5% e la probabilità che entrambe siano difettose è (5% × 5%) = (0,05 × 0,05) = 0,0025, ovvero 0,25%.

Individuazione e tavole di Ishihara

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Esistono diverse forme di Daltonismo, e ognuna può avere diverse intensità. Possono riscontrarsi in modo evidente già durante l'infanzia. Dopo un primo accorgimento è indispensabile somministrare ai bambini le cosiddette tavole di Ishihara. Per una maggiore attendibilità bisogna somministrare test di questo tipo non prima dei 3 anni ed è molto importante ripeterli nel corso degli anni. Le tavole di Ishihara consentono di valutare la presenza di alterazione visiva per quanto riguarda la percezione dei colori. Per questo test vengono utilizzate 38 tavole pseudo-isocromatiche, in cui alcuni numeri colorati sono scritti s'uno sfondo di colore diverso; bisognerà riconoscere i numeri che tendono a confondersi con lo sfondo colorato. Nei test rivolti ai bambini in età prescolare, i numeri sono sostituiti con un disegno o un percorso. Questo test viene eseguito durante una visita oculistica ed è ideale soprattutto per l'identificazione dei deficit congeniti nell'asse rosso-verde; non riesce a fornire, invece, informazioni complete sui deficit di percezione cromatica che interessano l'asse blu-giallo. I risultati andrebbero, quindi, integrati con altri test per avere un quadro più completo. Queste tavole si chiamano così dal nome dell'ideatore, il medico giapponese Shinobu Ishihara.

Non sono ancora note cure per tutte le forme di discromatopsia, ma è stato elaborato un software apposito dedicato a coloro che soffrono di discromatopsia. Alcuni tipi sono suscettibili di miglioramento mediante operazioni chirurgiche. Sono inoltre state sviluppate anche delle applicazioni per smartphone che permettono di simulare e di correggere la visione discromatica. Questi strumenti non sono comunque risolutivi del problema. Dal punto di vista ottico sono disponibili dei filtri colorati in forma di lenti oftalmiche[6] o lenti a contatto sviluppate per chi soffre di discromatopsia che permettono di migliorare il contrasto cromatico e poter distinguere le diverse tonalità di colore che questi non riescono a distinguere. Con l'uso dei filtri cromatici i miglioramenti sono percepibili soggettivamente, per qualità e quantità, con il test di Ishihara.

  1. dicromatopsia nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 6 febbraio 2021.
  2. (IT) Dale Purves, Augustine George J., Fitzpatrick David, Hall William C., LaMantia Anthony-Samuel, White Leonard E., La funzione visiva: l'occhio, in Neuroscienze, Zanichelli, 2013, ISBN 978-88-08-17928-9.
  3. Discromatopsia rosso-verde, daltonismo rosso-verde e acromatopsia completa, su zeiss.it. URL consultato il 17 aprile 2022.
  4. (EN) About Colour Blindness, su Colour Blind Awareness. URL consultato il 25 luglio 2025.
  5. (EN) LT Sharpe, Stockman A, Jägle H, Nathans J, Opsin genes, cone photopigments, color vision and color blindness, in Gegenfurtner KR, Sharpe LT (a cura di), Color Vision: From Genes to Perception, Cambridge University Press, 1999, ISBN 978-0-521-00439-8.
  6. How can ChromaGenTM help | ChromaGen, su dyslexia-help.co.uk. URL consultato il 17 aprile 2022.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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