Diritto di famiglia (diritto italiano)

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Il diritto di famiglia, nel diritto italiano, è una branca del diritto di famiglia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il diritto di famiglia codificato nel 1942 concepiva una famiglia fondata sulla subordinazione della moglie al marito, sia nei rapporti personali sia in quelli patrimoniali, sia nelle relazioni di coppia sia nei riguardi dei figli; e fondata sulla discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio (figlio naturale), che ricevevano un trattamento giuridico deteriore rispetto ai figli legittimi.

Il primo libro del codice venne riformato dalla legge 19 maggio 1975, n. 151 ("Riforma del diritto di famiglia")[1], che apportò modifiche tese ad uniformare le norme ai principi costituzionali. Con questa legge venne riconosciuta la parità giuridica dei coniugi, venne abrogato l'istituto della dote, venne riconosciuta ai figli naturali la stessa tutela prevista per i figli legittimi, venne istituita la comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia (in mancanza di diversa convenzione), la patria potestà venne sostituita dalla potestà di entrambi i genitori, in particolare nella tutela dei figli. Il coniuge superstite nella successione ereditaria diventa erede, mentre prima, legalmente, non ereditava nulla.

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma del diritto di famiglia italiano del 1975.

La disciplina fondamentale è contenuta nel codice civile italiano dedica alla famiglia il primo libro del codice intitolato "Delle persone e della famiglia", Titoli V, VI, VII, VIII, IX, IX-bis, X, XI, XII, XIII, XIV.

La maggior parte degli articoli che lo compongono hanno oggi[da quando?] un contenuto profondamente diverso da quello che avevano nel testo originario del 1942. Il diritto di famiglia nel corso degli anni subì altre modifiche:

  • la legge n. 431/1967 integrò le norme del codice in tema di adozione e affido, che successivamente vennero riformati con la legge n. 184/1983 e con la legge 149/2001;
  • nel 1970 venne introdotto il divorzio (legge n. 898/1970), la cui disciplina venne modificata nel 1987 (legge n. 74/1987);
  • con la legge n. 121/1985 (legge che rese esecutivo l'accordo del 1984 che modificò il Concordato del 1929) venne modificata la disciplina del matrimonio concordatario;
  • la legge 40/2004 regolamentò la procreazione medicalmente assistita;
  • la legge 54/2006, la cosiddetta legge sull'affidamento condiviso rivoluziona l'assetto dei rapporti genitori-figli così come disciplinato dal codice civile.

Istituti[modifica | modifica wikitesto]

Separazione e divorzio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Divorzio.

Quando la coppia genitoriale decide di separarsi, o anche un solo membro lo decide unilateralmente, possono nascere dispute sulle modalità con cui i due genitori separati continueranno ad occuparsi della prole.

Nelle famiglie di fatto, non ratificate con atto di matrimonio, risulta competente il Tribunale per i Minorenni per regolare l'affido dei minori. Nel caso di famiglie ratificate con atto di matrimonio, civile e religioso concordatario, risulta competente il Tribunale Ordinario per compiere la separazione e, quindi, il divorzio dei coniugi.

Affidamento dei figli in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Affidamento dei figli.

In Italia, dopo l'introduzione della legge sul divorzio (art 155 c.c. 1974) si è sviluppata la consuetudine di affidare la prole alla mamma in via esclusiva, riducendo il legame dei figli verso il padre a un orario di visita limitato (spesso corrispondente ad un pomeriggio alla settimana e due fine settimana al mese). Nasce così il termine famiglia monogenitoriale. La proprietà domiciliare è sempre assegnata al coniuge affidatario su semplice richiesta dello stesso, a titolo di utilizzo gratuito, indipendentemente dalla proprietà dell'immobile.

L'incremento delle separazioni (con un rapporto di una ogni tre matrimoni nel 2002 e di una ogni due nel 2004 secondo i dati Istat) ha posto in discussione l'attuale regolamentazione giuridica del divorzio a causa delle sofferenze che provoca ai figli ed ai genitori non affidatari. Nel febbraio 2006 è stata promulgata la nuova legge sull'affido condiviso.

L'interesse morale e materiale del minore diviene linea guida nella decisione del giudice. Questi, nel regolamentare i rapporti figli-genitori, dovrà prediligere, in quanto compatibile con interesse del minore, la soluzione dell'affido condiviso su quello monogentitoriale. Importante è il riferimento del nuovo art. 155 c.c. al diritto del minore, anche in caso di separazione personale dei genitori, di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Dai lavori delle associazioni di categoria sono nate diverse proposte di legge che hanno l'obiettivo di minimizzare l'affidamento esclusivo a un solo genitore promuovendo invece due regimi di affido, congiunto e condiviso, che mantengono entrambi i genitori nel loro ruolo esercitando insieme la patria potestà anche dopo la separazione; in particolare l'affido condiviso ha l'obiettivo di garantire il principio di bigenitorialità anche quando esiste conflitto fra gli ex-coniugi. Inoltre, esso tende a riportare su un piano di pari dignità entrambi i genitori, cancellando così dal nostro ordinamento giuridico le figure di genitore affidatario e genitore non affidatario.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Legge 19 maggio 1975, n. 151 "Riforma del diritto di famiglia" Testo diffuso dal Ministero delle pari opportunità

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Ungari, Storia del diritto di famiglia in Italia (1796-1975), Il Mulino, coll. Biblioteca, 2002, ISBN 8815084215
  • Michele Sesta, Manuale di diritto di famiglia, CEDAM, coll. Manuali di scienze giuridiche, 2007, ISBN 9788813273163

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