Diritto di accesso a Internet

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Il diritto di accesso a Internet è una nuova situazione giuridica discussa dalla dottrina mondiale in seguito alla diffusione di massa della connessione a Internet.

L'accesso a Internet (right to Internet access, anche conosciuto come right to broadband, letteralmente diritto alla banda larga) è diretto a garantire la possibilità di ogni persona di accedere ad Internet al fine di esercitare nella realtà online i propri diritti, dalla libertà di espressione all'iniziativa economica privata e così via, e le proprie libertà fondamentali, attribuendo la responsabilità di tale garanzia agli Stati. Gli Stati devono quindi garantire la più ampia disponibilità di connessione e non limitare irragionevolmente l'accesso ad Internet.

L'accesso ad Internet è considerato un diritto dalle leggi di diversi Stati, sempre più proclamato da dichiarazioni di principi (la più famosa è contenuta nella legge brasiliana No 12.965 nota come Marco Civil Da Internet), report e documenti di enti sovrannazionali come l'Unione Europea, e riconosciuto, in diversi modi, dalle Corti Costituzionali di sempre più Stati.

Il diritto di accesso ad Internet in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Rodotà

Il riconoscimento del diritto di accesso ad Internet all'interno dell'ordinamento italiano venne proposto per la prima volta dal giurista Stefano Rodotà il 29 novembre 2010, nell'ambito dell’Internet Governance Forum Italia a Roma, dove propose di inserire un articolo "21-bis" nella Costituzione della Repubblica al fine di far rientrare l'accesso alla rete quale diritto fondamentale[1].

La modifica costituzionale proposta da Stefano Rodotà consisteva nell'inserimento in Costituzione di un art. 21-bis il quale recita:

«Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire le violazioni dei diritti di cui al Titolo I della parte I».

Si trattava quindi di una modifica che prevedeva l'inserimento del diritto di accesso ad Internet in stretto legame con il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost. e con un legame particolare alla libertà di espressione.

Su questa proposta si sono inserite le osservazioni di Gaetano Azzariti il quale suggeriva che la collocazione più corretta dal punto di vista del sistema sia quella di un emendamento all'articolo 21 e quindi la creazione di un nuovo comma all'interno dell'art. 21 stesso piuttosto che l'inserimento di un nuovo articolo. Ciò era giustificato dal fatto che il nuovo diritto riguarda direttamente l'espansione dei diritti dei cittadini anche nella direzione di una più larga apertura delle possibilità di partecipazione pubblica e degli spazi di democrazia.

La proposta di Rodotà venne poi ripresa da diversi parlamentari che presentarono, nelle legislature seguenti, diversi disegni di legge costituzionali volti a inserire il diritto di accesso ad Internet o in un art. 21-bis o in un comma dell'art. 21.

Nella XVII legislatura è stata discussa un'altra proposta di riforma costituzionale mirante ad inserire nella Costituzione repubblicana il diritto di accesso ad Internet in un art. 34-bis. In questo caso, all'accesso ad Internet viene attribuita la qualificazione giuridica di "diritto sociale"[2].

La proposta è contenuta nell'atto del Senato della Repubblica n. 1561 del 2014[3] e nell'atto della Camera dei Deputati n. 2816 del 2015[4]. La proposta è attualmente in corso di esame presso la Prima Commissione Permanente (Affari Costituzionali) del Senato della Repubblica che ha disposto un ciclo di audizioni con professori ed esperti[5].

Unione Europea[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 aprile 2016 è entrato in vigore il Regolamento UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, recante "misure riguardanti l’accesso a un'Internet aperta e che modifica la direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica e il regolamento (UE) n. 531/2012 relativo al roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili all'interno dell'Unione".

Tale regolamento acquista un'importanza strategica nello scenario europeo e, quindi, nazionale, affiancandosi alla disciplina posta dalla Federal Communication Commission americana in materia di neutralità della rete (net neutrality).

Il regolamento, stabilendo all'art. 3 che "Gli utenti finali hanno il diritto di accedere a informazioni [...] tramite il servizio di accesso a Internet" ha come scopo quello di garantire la neutralità della Rete nel territorio dell'Unione. Il primo considerando recita infatti: "Il presente regolamento mira a definire norme comuni per garantire un trattamento equo e non discriminatorio del traffico nella fornitura di servizi di accesso a Internet e tutelare i relativi diritti degli utenti finali".

Regioni[modifica | modifica wikitesto]

A livello regionale, un'ipotesi di riconoscimento legislativo del diritto di accesso ad Internet è riscontrabile nella Regione Umbria. Tale diritto è stato infatti riconosciuto nel dicembre 2013 con la legge regionale n. 31 del 13 dicembre 2013.

Nel comma 1 dell'art. 1 di tale legge, rubricato "Oggetto e finalità" si può leggere:

«La Regione riconosce il diritto di tutti i cittadini di accedere a internet quale fondamentale strumento di sviluppo umano e di crescita economica e sociale e promuove lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione al fine di assicurare la partecipazione attiva alla vita della comunità digitale. [...].»

Altri documenti[modifica | modifica wikitesto]

Il diritto di accesso ad Internet è attualmente anche presente all'interno dell'art. 2 della cosiddetta Dichiarazione dei diritti di Internet,[6] elaborata dalla Commissione per i diritti e i doveri in Internet. Tale Commissione è stata costituita il 27 ottobre 2014 presso la Camera dei Deputati dalla presidente Laura Boldrini ed è presieduta da Stefano Rodotà.

In questo caso però si tratta di una dichiarazione, non di un testo normativo, sul modello del Marco Civil Brasiliano. Tale documento è concepito per essere un contributo al pubblico dibattito con una direzione per possibili sviluppi a tutti i livelli, da quello nazionale ai trattati internazionali.

Tale Commissione è composta sia da esponenti del mondo politico sia da esperti di Internet in diversi ambiti.

Il testo dell’art. 2 è il seguente:

«1. L'accesso ad Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale. 2. Ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.

3. Il diritto fondamentale di accesso a Internet deve essere assicurato nei suoi presupposti sostanziali e non solo come possibilità di collegamento alla Rete.

4. L'accesso comprende la libertà di scelta per quanto riguarda dispositivi, sistemi operativi e applicazioni anche distribuite.

5. Le Istituzioni pubbliche garantiscono i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale tra cui quelli determinati dal genere, dalle condizioni economiche oltre che da situazioni di vulnerabilità personale e disabilità.».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Internet in Costituzione: ecco il disegno di legge, su mag.wired.it. URL consultato l'08 ottobre 2015.
  2. ^ Accademia Codice Internet: diritto d’accesso alla rete in Costituzione, in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 30 novembre 2017.
  3. ^ Parlamento Italiano - Disegno di legge S. 1561 - 17ª Legislatura, su www.senato.it. URL consultato il 30 novembre 2017.
  4. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Lavori - Progetti di legge - Scheda del progetto di legge, su www.camera.it. URL consultato il 30 novembre 2017.
  5. ^ Parlamento Italiano - Disegno di legge S. 1317 - 17ª Legislatura, su www.senato.it. URL consultato il 30 novembre 2017.
  6. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Deputati e Organi - Commissione diritti e doveri per l'uso di internet, su www.camera.it. URL consultato il 28 giugno 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]