Diocesi di Tagaste

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Tagaste
Sede vescovile titolare
Dioecesis Thagastensis
Chiesa latina
Arcivescovo titolare Ivo Scapolo
Istituita XV secolo
Stato Algeria
Diocesi soppressa di Tagaste
Eretta ?
Soppressa ?
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche

La diocesi di Tagaste (in latino: Dioecesis Thagastensis) è una diocesi soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tagaste, corrispondente alla città di Souk Ahras in Algeria, è un'antica sede episcopale della provincia romana di Numidia.

Tagaste è famosa per aver dato i natali a sant'Agostino, che fu vescovo nella vicina Ippona (oggi Annaba), e a sua madre santa Monica. Nei pressi di Tagaste, santa Melania la giovane fondò due monasteri in uno dei vasti possedimenti di sua proprietà nell'Africa romana, dove visse alcuni anni prima di recarsi a Gerusalemme dove morirà nel 439.

Il primo vescovo noto di Tagaste è Fermo, che subì il martirio verso la fine del III secolo ed è ricordato dal Vetus Martyrologium Romanum alla data del 31 luglio: “Tagaste, in Africa, sancti Firmi Episcopi, confessionis gloria conspicui”. Sant'Agostino lo menziona nell'opera La menzogna.[1]

Il successivo vescovo conosciuto è Alipio, discepolo ed amico di Agostino, anch'egli ricordato dal Vetus Martyrologium Romanum alla data del 15 agosto: "Tagaste, in Africa, sancti Alipii Episcopi, qui beati Augustini olim discipulus, postea in conversione socius, in munere pastorali collega, et in certaminibus adversus haereticos commilito strenuus, ac demum in caelesti gloria consors fuit." Ad Alipio Agostino dedica tre capitoli del libro VI delle sue Confessioni.[2]

Terzo vescovo noto di Tagaste è Gennaro, che partecipò al sinodo riunito a Cartagine dal re vandalo Unerico nel 484, in seguito al quale venne esiliato.

Oggi Tagaste sopravvive come sede vescovile titolare; l'attuale arcivescovo, titolo personale, titolare è Ivo Scapolo, nunzio apostolico in Cile.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Dolfin (1617-1699)
Luis José María Amigó y Ferrer (1854-1934)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La menzogna, cap. 13,23.
  2. ^ Confessioni, libro VI, cap. 7-10.
  3. ^ Succede a Juan de Porto.
  4. ^ Succede a Bernardo de Andújar.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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