Diocesi di Lamezia Terme

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Diocesi di Lamezia Terme
Dioecesis Neocastrensis
Chiesa latina
CattedraleLamezia.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Catanzaro-Squillace
Regione ecclesiastica Calabria
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Luigi Antonio Cantafora
Vescovi emeriti Vincenzo Rimedio
Sacerdoti 90 di cui 70 secolari e 20 regolari
1.555 battezzati per sacerdote
Religiosi 23 uomini, 139 donne
Diaconi 19 permanenti
Abitanti 142.000
Battezzati 140.000 (98,6% del totale)
Superficie 915 km² in Italia
Parrocchie 62 (8 vicariati)
Erezione IX secolo
Rito romano
Cattedrale Santi Pietro e Paolo
Indirizzo Via Lissania 2, 88046 Lamezia Terme [Catanzaro], Italia
Sito web www.diocesidilameziaterme.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Lamezia Terme (in latino: Dioecesis Neocastrensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2013 contava 140.000 battezzati su 142.000 abitanti. È retta dal vescovo Luigi Antonio Cantafora.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 25 comuni in provincia di Catanzaro: Amato, Conflenti, Cortale, Curinga, Decollatura, Falerna, Feroleto Antico, Gizzeria, Jacurso, Lamezia Terme, Maida, Marcellinara, Martirano, Martirano Lombardo, Miglierina, Motta Santa Lucia, Nocera Terinese, Pianopoli, Platania, San Mango d'Aquino, San Pietro a Maida, San Pietro Apostolo, Serrastretta, Soveria Mannelli, Tiriolo.

Sede vescovile è la città di Lamezia Terme, dove si trova la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.

Il territorio si estende per 915 km² ed è suddiviso in 62 parrocchie, raggruppate in 8 vicariati: Santi Pietro e Paolo, San Giovanni Calabria, San Pancrazio, Pianopoli, Maida, Nocera Terinese, Soveria Mannelli e Tiriolo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Non è facile ricostruire la storia della dioecesis Neocastrensis (diocesi di Nicastro)[2] prima del XVII secolo, soprattutto perché l'archivio diocesano fu completamente distrutto, assieme alla cattedrale, in occasione del terremoto del 1638[3], ed incerta è pure l'origine della diocesi.

Benché i primi vescovi, documentati storicamente, risalgano solo alla seconda metà dell'XI secolo, la diocesi sembra essere più antica. Infatti è attestata per la prima volta nella Notitia Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli attribuita all'imperatore Leone VI e databile all'inizio X secolo.[4] L'assenza di Nicastro nelle Notitiae precedenti e l'ultimo posto occupato, nella Notitia di Leone VI, fra le suffraganee dell'arcidiocesi di Reggio sono indizi di una sua recente istituzione[5]; lo storico Francesco Russo infatti ne fa risalire l'origine alla fine del IX secolo.[6]

Lo stesso Russo[7] ipotizza che Nicastro, diocesi di rito greco fondata dai Bizantini, sia erede di un'antica diocesi di rito latino, la Turritana ecclesia menzionata nell'epistolario di papa Gregorio Magno, ed identificabile con la statio ad Turres, localizzata tra Nicastro e Maida, esistente prima della fondazione di Nicastro e distrutta prima del IX secolo.[8] L'identificazione della Turritana ecclesia gregoriana con la località ad Turres del territorio lametino è invece esclusa da altri autori, tra cui Capialbi, Minasi e Taccone-Gallucci. A sostegno della sua tesi, Russo elenca una serie di vescovi turritani del VI e VII secolo, i medesimi però che tradizionalmente vengono attribuiti alla diocesi di Thurio.[9] Louis Duchesne invece sostiene l'ipotesi che sul territorio delle diocesi di Nicastro e Amantea esisteva la diocesi di Tempsa, anch'essa menzionata ai tempi di Gregorio Magno, i cui vescovi fuggirono in seguito alle incursioni longobarde o Arabe; quando il territorio venne riconquistato dai Bizantini, furono costituite le due suddette diocesi, che risulterebbero dunque eredi dell'antica Tempsa.[10]

Secondo la Chronica Trium Tabernarum, sulla cui attendibilità storica tuttavia esistono molti dubbi[11], primo vescovo noto di Nicastro, ed anche l'ultimo di rito greco, sarebbe stato Andrea, alla cui morte successe Riccardo, primo vescovo di rito latino, imposto dai Normanni.[12] Questi primi due vescovi risalirebbero alla seconda metà dell'XI secolo, e precederebbero Enrico, vescovo sulla cui storicità non esistono dubbi, documentato in diversi diplomi dal 1094 al 1123.[13] Proprio all'epoca del vescovo Enrico, Amburga d'Altavilla, figlia di Drogone e sorella di Riccardo di Salerno, rifabbricò l'antica cattedrale di Nicastro, dedicata ai santi Pietro e Paolo. Una nuova ricostruzione della cattedrale avverrà, ad opera del vescovo Giovan Tommaso Perrone, dopo il terremoto del 1638.

Già durante la dominazione bizantina, nel territorio lametino esistevano diversi monasteri basiliani di rito greco, tra cui quelli di San Costantino, dei Santi Quaranta Martiri e di Sant'Eufemia, attestati da un catalogo bizantino della prima metà dell'XI secolo.[14] Dopo l'arrivo dei Normanni alcuni di questi monasteri adottarono il rito latino diventando di pertinenza dei benedettini; tra questi il monastero di San'Eufemia, che fu rifondato dall'abate benedettino Robert de Grantmesnil (1062), diventando il vero polo di latinizzazione del territorio. Altra importante abbazia prima basiliana e poi benedettina fu quella di Santa Maria del Carrà. Durante la dominazione sveva, nel territorio diocesano si installarono i francescani e i domenicani; i primi fondarono un monastero a Nicastro nella prima metà del XIII secolo; con gli Svevi iniziò anche il declino, lento ma inesorabile, dei monasteri basiliani.[15]

Con la fine del potere degli Svevi, la diocesi conobbe un periodo di instabilità e di tensioni. Infatti, come riflesso della lotta fra papato e impero o fra potere civile o religioso, nel 1278 il vescovo Roberto fu deposto da Niccolò III perché ritenuto simoniaco, mentre il suo successore Tancredi fu scomunicato nel 1285 da Onorio IV per avere incoronato re di Sicilia Giacomo II d'Aragona e poi deposto nel 1290, continuando tuttavia a mantenere la sua sede fino alla morte.

Nel Cinquecento la diocesi ebbe il privilegio di essere governata da due futuri pontefici: Marcello Cervini (1539-1540), divenuto papa Marcello II; e Giovanni Antonio Facchinetti (1560-1575), eletto papa col nome di Innocenzo IX. Quest'ultimo fu uno dei protagonisti al concilio di Trento e, ritornato in diocesi, fondò il seminario vescovile, istituì diverse confraternite laicali e chiamò in diocesi i conventuali, i carmelitani e gli agostiniani.

Tra Cinquecento e Seicento, la diocesi fu coinvolta in un'aspra e annosa lotta contro il potere civile per la tutela e la salvaguardia dei beni della mensa vescovile e dei privilegi acquisiti. Il terremoto del 1638, che, oltre alle migliaia di vittime, distrusse quasi completamente il patrimonio edilizio della diocesi, le numerose abbazie, le residenze dei vescovi e dei baroni, pose drasticamente fine alla disputa. La ricostruzione fu lunga e impegnò le energie di tutti; il giovane vescovo Giovan Tommaso Perrone (1639-1677) pagò a sue spese la ricostruzione della cattedrale e concesse i vasti terreni della mensa episcopale per accogliere gli sfollati.

In applicazione del concordato tra il Regno delle Due Sicilie e la Santa Sede, con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818, alla diocesi di Nicastro venne annesso il territorio della soppressa diocesi di Martirano. Prima dell'annessione di Martirano, la diocesi di Nicastro comprendeva i seguenti comuni: Nicastro, Sambiase, Gizzeria (con il villaggio di Sant'Eufemia), Platania, Maida, San Pietro a Maida, Curinga, Cortale, Jacurso, Tiriolo, Marcellinara, Miglierina, Amato, Feroleto Antico, Feroleto Piano (dal 1872 Pianopoli[16]), Serrastretta, San Pietro Apostolo e la frazione di Montesoro.[17]

Nel XIX secolo il clero nicastrese partecipò attivamente alla vita politica. Già durante il periodo napoleonico, il clero aveva aderito in massa alla rivoluzione napoletana del 1799. Nel 1821, dopo l'emanazione della bolla Ecclesiam a Jesu con la quale papa Pio VII condannava la Carboneria, ben cinquanta sacerdoti della Diocesi di Nicastro (su un totale di 316) dichiararono la loro iscrizione alla Carboneria. Furono tutti "assoluti"[18] Numerosi religiosi parteciparono attivamente ai moti risorgimentali; si ricordano, fra i tanti, Ferdinando Bianchi, Raffaele Piccoli e Pietro Ardito. Il vescovo Barberi fu uno dei pochi presuli a non essere mandati al confino dal governo italiano, dopo l'annessione del 1860. La maggior parte del clero partecipò al plebiscito d'annessione e, nonostante il non expedit, prese parte alle varie elezioni politiche, che si tennero dal 1860 in poi.[19]

I vescovi dell'Ottocento si impegnarono soprattutto nella rifondazione e nella rivalutazione del seminario diocesano, a cui il vescovo Giovanni Regine, nel 1907, dedicò una speciale lettera pastorale; lo stesso prelato collaborò attivamente alla fondazione del seminario regionale di Catanzaro (1910-1912).

Nella seconda metà del Novecento sono intervenute alcune modifiche territoriali, per adattare, secondo il criterio della provincialità civile, i territori delle diocesi con quelli delle province:

Nel 1968 il vescovo Renato Luisi decise di dare le dimissioni per svolgere attività missionaria in Brasile. Il suo successore, Ferdinando Palatucci, riorganizzò l'archivio e potenziò la biblioteca diocesana. Si deve infine al vescovo Vincenzo Rimedio (1982-2004) la fondazione del museo diocesano d'arte sacra.

Il 30 settembre 1986 con il decreto Cum procedere della Congregazione per i Vescovi la diocesi ha assunto il nome italiano attuale, pur continuando a mantenere, per rispetto alla sua storia, il nome latino Neocastrensis - Nicastro.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 142.000 persone contava 140.000 battezzati, corrispondenti al 98,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 117.500 117.500 100,0 73 62 11 1.609 8 60 56
1970 148.000 148.500 99,7 94 68 26 1.574 34 125 69
1980 135.400 136.600 99,1 82 56 26 1.651 31 102 60
1990 129.840 130.596 99,4 76 52 24 1.708 3 27 118 56
1999 136.000 138.000 98,6 61 53 8 2.229 10 32 112 58
2000 139.000 139.600 99,6 64 54 10 2.171 19 10 100 58
2001 139.200 139.700 99,6 67 57 10 2.077 19 10 100 58
2002 139.300 139.750 99,7 70 60 10 1.990 21 10 100 60
2003 139.500 140.000 99,6 67 59 8 2.082 22 8 100 59
2004 139.400 140.000 99,6 69 61 8 2.020 22 8 100 60
2013 140.000 142.000 98,6 90 70 20 1.555 19 23 139 62

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito web della diocesi..
  2. ^ Il comune di Lamezia Terme è nato nel 1968 dall'unione amministrativa dei comuni di Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia. La diocesi di Lamezia Terme è stata denominata diocesi di Nicastro fino al 1986.
  3. ^ Vincenzo Monachino, Emanuele Boaga, Luciano Osbat, Salvatore Palese (a cura di), Guida degli Archivi diocesani d'Italia Archiviato il 24 marzo 2012 in Internet Archive., vol. III, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 1998, pp. 182-183.
  4. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, Notitia 7, p. 283, nº 548 (Neokastrou).
  5. ^ Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae, p. 74.
  6. ^ Russo, La diocesi di Nicastro, p. 64.
  7. ^ Russo, La diocesi di Nicastro, pp. 69-74.
  8. ^ Francesco Russo, "L'episcopato calabrese nei Concili" in Almanacco calabrese: rassegna annuale di vita e problemi regionali, Roma, Ist. Grafico Tiberino, 1962, pag. 73 n. 1.
  9. ^ Vedi la cronotassi riportata dal sito web della diocesi.
  10. ^ Louis Duchesne, Les évêchés de Calabre, in Scripta Minora. Études de topographie romaine et de géographie ecclésiastique, Roma 1973, pp. 10-11.
  11. ^ Riniero Zeno, La "Chronica Trium Tabernarum" ed una cronaca inedita di Taverna del secolo XV, in Archivio storico della Calabria, I, 1912-1913, pp. 31 e seguenti. Kehr, Italia pontificia, X, pp. 77-78.
  12. ^ Kehr, Italia pontificia, X, p. 30.
  13. ^ Kehr, Italia pontificia, X, p. 31.
  14. ^ Dal sito BeWeB - Beni ecclesiastici in web.
  15. ^ Russo, La diocesi di Nicastro, pp. 82 e seguenti.
  16. ^ Dal sito: www.cittadiferoletoantico.it.
  17. ^ Adilardi, Cenni storici..., pp. 461-466.
  18. ^ Pietro Bonacci, Decollatura, vicende sociali e religiose dal Seicento all'Ottocento. Decollatura, Grafica Reventino, 1982, pp. 76-77.
  19. ^ Pietro Bonacci, Op. cit., p. 154.
  20. ^ Decreto Cum territorio, AAS 56 (1964), pp. 463-464.
  21. ^ Decreto Quo aptius, AAS 66 (1974), pp. 95-96.
  22. ^ Decreto Ad uberius, AAS 82 (1990), pp. 841-843.
  23. ^ a b c Kehr, Italia pontificia, X, pp. 30-31.
  24. ^ a b c d e f g h i j k l Kamp, Kirche und Monarchie..., II, pp. 974-981.
  25. ^ Russo (La Diocesi di Nicastro, p. 225) identifica il vescovo W., menzionato nel 1168, con un ipotetico vescovo Guglielmo, a cui assegna come anni di episcopato il periodo fra il 1168 e il 1178; e al suo successore Guido, gli anni 1179-1195. Secondo Kamp (Kirche und Monarchie…, II, p. 974, nota 7), queste conclusioni sono puramente ipotetiche, senza alcuna attestazione nei documenti.
  26. ^ Secondo Russo (La Diocesi di Nicastro, p. 225), Boemondo fu vescovo dal 1195 al 1202; Kamp (Kirche und Monarchie…, II, p. 975, nota 9), documenta come la datazione del diploma citato al 1195 sia errata, e la cronologia ipotetica.
  27. ^ Il prolungamento dell'episcopato di Ruggero fino al 1221, dato dal Russo (La Diocesi di Nicastro, p. 226), non ha alcun fondamento documentale (Kamp, Kirche und Monarchie…, II, p. 975, nota 14).
  28. ^ La diocesi risulta essere vacante il 17 ottobre 1236, giorno in cui papa Gregorio IX cassa sia l'elezione di G., canonico di Nicastro, sia l'eventuale postulazione, fatta dal capitolo, del vescovo di Ravello, ed obbliga i canonici della cattedrale ad eleggere un nuovo vescovo (Kamp, Kirche und Monarchie..., II, p. 976; Eubel, Hierarchia catholica, II, p. XXXII). Russo ipotizza che l'episcopato di Taddeo si sia prolungato fino al 1236, ma senza alcun fondamento documentario (Kamp).
  29. ^ La datazione dell'episcopato di Urso dal 1236 al 1241 data dal Russo (La Diocesi di Nicastro, p. 227), è puramente ipotetica (Kamp, Kirche und Monarchie…, II, p. 976, nota 27).
  30. ^ Il prolungamento dell'episcopato di Gualtiero fino al 1252, dato da Russo (La Diocesi di Nicastro, p. 228), "è del tutto infondata" (Kamp, Kirche und Monarchie..., II, p. 977, nota 33).
  31. ^ Russo (La Diocesi di Nicastro, p. 229) ipotizza che l'episcopato di Samuele sia durato fino al 1264; non conosce tuttavia l'esistenza del vescovo Bernardo.
  32. ^ Postulato arcivescovo di Messina, la sua nomina non ebbe effetto (Eubel, Hierarchia catholica, I, pp. 337 e 361.
  33. ^ Benché deposto, continuò a governare la diocesi fino alla sua morte, nel 1299 circa.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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