Diocesi di Grosseto

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Diocesi di Grosseto
Dioecesis Grossetana
Chiesa latina
731GrossetoDuomo.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino
Regione ecclesiastica Toscana
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Rodolfo Cetoloni, O.F.M.
Vescovi emeriti Giacomo Babini
Sacerdoti 71 di cui 51 secolari e 20 regolari
1 767 battezzati per sacerdote
Religiosi 20 uomini, 28 donne
Diaconi 5 permanenti
Abitanti 134 903
Battezzati 125 459 (93,0% del totale)
Superficie 1 239 km² in Italia
Parrocchie 50 (4 vicariati)
Erezione IV secolo (Roselle)
9 aprile 1138 (Grosseto)
Rito romano
Cattedrale San Lorenzo
Santi patroni San Lorenzo
Indirizzo Corso Carducci 11, 58100 Grosseto, Italia
Sito web www.diocesi.grosseto.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
La cattedra, nella cattedrale di San Lorenzo a Grosseto.
L'ingresso del palazzo vescovile di Grosseto.

La diocesi di Grosseto (in latino: Dioecesis Grossetana) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2013 contava 125 459 battezzati su 134 903 abitanti. È retta dal vescovo Rodolfo Cetoloni, O.F.M.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi si estende su 10 comuni della provincia di Grosseto: Campagnatico, Castiglione della Pescaia, Cinigiano (le frazioni di Sasso d'Ombrone e Poggi del Sasso), Civitella Paganico (la frazione di Casale di Pari), Gavorrano, Grosseto, Massa Marittima (la frazione di Tatti), Montieri (la frazione di Boccheggiano), Roccastrada, Scarlino.[1]

Sede vescovile è la città di Grosseto, dove si trova la cattedrale di San Lorenzo. Nella stessa città sorge anche la basilica minore del Sacro Cuore di Gesù.

Parrocchie e zone pastorali[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio ha una superficie di 1 239 km² ed è suddiviso in 50 parrocchie, raggruppate in 4 zone pastorali:

Istituti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Al termine del 2017 sono presenti in diocesi i seguenti istituti religiosi:[2]

Istituti religiosi maschili[modifica | modifica wikitesto]

Istituti religiosi femminili[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Grosseto è erede dell'antica diocesi di Roselle, la cui sede vescovile venne trasferita a Grosseto nel 1138, rimanendo invariato l'assetto territoriale fino al XV secolo.

La diocesi di Roselle è attestata per la prima volta sul finire del V secolo, con il vescovo Vitaliano, presente al concilio romano celebrato da papa Simmaco il 1º marzo 499. Segue, un secolo dopo, il vescovo Balbino, che venne nominato da Gregorio Magno visitatore della Chiesa di Populonia, rimasta senza il suo pastore, e che prese parte al concilio del 595. Anche gli altri vescovi di Roselle del primo millennio, sono noti per lo più per la loro partecipazione ai concili celebrati dai pontefici romani.

Il territorio della diocesi coincideva con quello della circoscrizione civile; questa situazione si mantenne fino all'epoca longobarda, quando la parte nordorientale, comprendente le zone di Ancaiano, Civitella, Paganico e, forse, Cinigiano, passò alla diocesi di Siena. Questo smembramento divise la diocesi di Roselle in due porzioni non contigue tra loro; l'exclave detta «la Pisana» verrà ceduta a favore della diocesi di Montalcino nel XV secolo.[3]

La primitiva cattedrale di Roselle è stata identificata o con la basilica paleocristiana ricavata nelle terme di età imperiale dell'antica città, o con la chiesa romanica edificata poco a est del foro cittadino nella località denominata oggi Moscona; essa era dedicata al martire San Lorenzo, nome con cui era nota la Sancta Rosellana Ecclesia molto prima del 1071. Sul finire dell'XI secolo, ad opera di Dodone o del suo successore Baulfo, la sede vescovile venne trasferita sulle pendici del Poggio Mosconcino; la nuova cattedrale è attestata in un documento del 1108.[4]

Nel corso dell'XI secolo una controversia sui confini diocesani con la diocesi di Populonia fu risolta a favore di Roselle da papa Gregorio VII nel 1076.[5]

La presenza monastica nel territorio diocesano è testimoniata in modo particolare a partire dal Mille. Si ricordano i camaldolesi che fondarono il monastero di San Lorenzo al Lanzo nel 1204, gli agostiniani di Sestinga a partire dal 1258, i cisterciensi di San Salvatore di Giugnano nel 1209; la diocesi vide il sorgere di un ordine monastico autoctono, quello dei Guglielmiti, cui passò nel XII secolo l'abbazia di San Pancrazio al Fango. Altro importante centro monastico fu l'abbazia di San Rabano, citata per la prima volta in un documento del 1101 come Santa Maria Alborensis.[6]

Nel XII secolo, una serie di eventi determinarono il definitivo trasferimento della sede vescovile da Roselle, ormai ridotta a piccolo centro, a Grosseto, elevata a sede pievana nel 1101.[7] A tal proposito, un ruolo fondamentale fu svolto da papa Innocenzo II, che soggiornò più volte nella città di Grosseto tra il 1133 e il 1137 ospite del vescovo Rolando, dopo la precedente visita di papa Callisto II del maggio 1120. Durante una delle sue presenze nel capoluogo maremmano, il papa assistette, tra l'altro, all'assedio portato alla città dalle truppe tedesche del duca Arrigo di Baviera (1137), dopo il rifiuto dei grossetani di prestare il servizio dovuto all'imperatore. Il 9 aprile 1138, con la bolla Sacrosancta Romana Ecclesia, Innocenzo II decretò il trasferimento della cattedra vescovile da Roselle a Grosseto. Si trattò di un semplice trasferimento della sede episcopale, senza alcun ulteriore mutamento dei confini diocesani; tuttavia Roselle mantenne per un certo periodo il capitolo dei canonici dell'antica cattedrale.[8]

Secondo i più antichi registri delle Rationes decimarum, tra XII e XIII secolo la diocesi di Grosseto comprendeva 24 pievi[9]; questa suddivisione rimase invariata fino al XV secolo. Nel 1462 infatti la diocesi grossetana cedette una porzione di territorio, comprensivo delle circoscrizioni pievane di Camigliano, Argiano, Poggio alle Mura, Porrona e Cinigiano,[6] per l'erezione della diocesi di Montalcino. Nel 1459 la diocesi, da sempre immediatamente soggetta alla Santa Sede, divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Siena.

Un lungo periodo di declino caratterizzò il Cinquecento e il Seicento, ben documentato già nella visita apostolica effettuata nel 1576 dal vescovo perugino Francesco Bossi. Ancora nella seconda metà del XVI secolo il territorio pagava le conseguenze delle lunghe guerre che avevano posto fine all'indipendenza di Siena, di cui Grosseto faceva parte, e avevano visto la nascita del Granducato di Toscana nel 1557. Nella città episcopale la maggior parte delle chiese era andata distrutta e la cattedrale era di fatto l'unica parrocchia cittadina; il personale ecclesiastico era ridotto al minimo, insufficiente per le necessità pastorali della diocesi, e per lo più composto da preti provenienti da diocesi vicine, e in alcuni casi letteralmente analfabeti; non esisteva alcuna preparazione teologica e non v'erano le risorse necessarie per la fondazione del seminario vescovile. L'insalubrità della Maremma inoltre ebbe, tra le altre, due conseguenze gravissime per la diocesi: era pressoché spopolata, comprendendo poche migliaia di abitanti, e i vescovi, fino all'Ottocento, preferivano risiedere altrove, spesso anche fuori diocesi, assentandosi per lunghi periodi e cercando riparo in località più salubri soprattutto nei periodi estivi.[6]

In questo contesto fecero eccezione l'episcopato di Giacomo Falconetti (1703-1710), che spese le sue energie nel governo pastorale della diocesi, riuscì per la prima volta ad aprire il seminario vescovile e convocò due volte il sinodo diocesano (1705 e 1709); e quello di Antonio Maria Franci (1737-1790), primo vescovo grossetano ad essere nato nella diocesi, che negli oltre cinquant'anni del suo episcopato ricoprì un ruolo centrale nella storia della Maremma grossetana in epoca lorenese.

Sul finire del Settecento, la dominazione napoleonica portò alla temporanea cessione di alcune parrocchie di Castiglione della Pescaia alla diocesi di Ajaccio; il secolo successivo vide la sede vacante per un decennio, proprio in concomitanza con l'unità d'Italia.

Nel 1858 il defunto vescovo Giovanni Domenico Francesco Mensini lasciò un fondo di 30.000 scudi per la costruzione del nuovo seminario. Il progetto di Mensini fu portato a termine da Paolo Galeazzi nel 1935, che inaugurò il 26 ottobre di quell'anno il nuovo edificio in via Ferrucci; oggi è sede e punto di riferimento per diverse attività diocesane.

Dal 1924 al 1932, durante l'episcopato di Gustavo Matteoni, la diocesi di Grosseto fu unita in persona episcopi alle diocesi di Sovana e Pitigliano.

La bonifica della Maremma portò all'aumento del numero della popolazione e di conseguenza l'aumento costante del numero delle parrocchie; ne è un esempio Grosseto, che nel 1938 aveva una sola parrocchia e oggi sono una decina. Altre parrocchie furono erette nei nuovi centri abitati, come Sticciano Stazione, Bagno di Gavorrano, Scarlino Scalo e Marina di Grosseto.

Nel 1975 acquisì dalla diocesi di Sovana-Pitigliano le frazioni grossetane di Alberese e Rispescia.[10]

Il 21 maggio 1989 la città e la diocesi di Grosseto ricevettero la visita di papa Giovanni Paolo II, il terzo pontefice della storia a recarsi nel capoluogo maremmano, a distanza di 852 anni dall'ultima visita di un papa.

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Roselle[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Grosseto[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 134 903 persone contava 125 459 battezzati, corrispondenti al 93,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 99.800 100.000 99,8 105 66 39 950 6 45
1970 127.702 129.009 99,0 109 62 47 1.171 51 106 57
1980 107.500 108.300 99,3 82 52 30 1.310 60 120 52
1990 110.000 115.000 95,7 79 48 31 1.392 1 31 76 49
1999 110.434 112.805 97,9 83 52 31 1.330 2 55 53 49
2000 110.152 111.140 99,1 82 52 30 1.343 2 40 49 49
2001 104.845 111.370 94,1 77 51 26 1.361 2 27 46 49
2002 105.215 111.810 94,1 82 56 26 1.283 2 26 45 49
2003 105.882 111.307 95,1 80 55 25 1.323 2 25 43 49
2004 105.850 110.980 95,4 77 52 25 1.374 2 25 36 49
2006 122.464 128.338 95,4 76 55 21 1.611 3 21 32 50
2013 125.459 134.903 93,0 71 51 20 1.767 5 20 28 50

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dai siti web parrocchiemap.it e diocesidigrosseto.it.
  2. ^ Elenco dal sito web della diocesi, consultato il 19 dicembre 2017.
  3. ^ Vittorio Burattini, Il cristianesimo nella Maremma grossetana dalle origini al Medioevo, in «Guida agli edifici sacri della Maremma», a cura di Carlo Citter, Siena 2002, p. 122 e mappa a p. 124.
  4. ^ Informazioni tratte da: Mauro Ronzani, Prima della "cattedrale": le chiese del vescovato di Roselle-Grosseto dall'età tardo-antica all'inizio del secolo XIV, in «La Cattedrale di Grosseto e il suo popolo», Grosseto 1996, pp. 157-194.
  5. ^ Kehr, Italia pontificia, III, p. 259, nº 4.
  6. ^ a b c Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  7. ^ Burattini, Il cristianesimo nella Maremma grossetana dalle origini al Medioevo, p. 125.
  8. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVII, p. 647.
  9. ^ Elenco in: Burattini, Il cristianesimo nella Maremma grossetana dalle origini al Medioevo, pp. 129-131.
  10. ^ AAS 67 (1975), p. 679.
  11. ^ Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 843-859, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1984, pp. 495 e seguenti. Il concilio, che la recente critica ritiene sia un falso ed assegnato all'850 circa, viene attribuito all'853 nelle cronotassi tradizionali.
  12. ^ a b c d e f g Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, pp. 262-263.
  13. ^ Questo vescovo, secondo Cappelletti (p. 641), sarebbe menzionato in una lettera di papa Gregorio VII, in riferimento ad una lite intercorsa tra i vescovi di Roselle e di Populonia all'epoca di papa Silvestro II (999-1003). Tuttavia nella suddetta lettera, trascritta dello stesso Cappelletti (pp. 692-693), non appare mai il nome di Ottone, motivo per cui Schwartz lo esclude dalla cronotassi di Roselle.
  14. ^ Vescovo citato da Ughelli, ma senza alcuna documentazione a sostegno della sua esistenza; messo in dubbio da Schwartz.
  15. ^ Vescovo citato da Ughelli, ma senza alcuna documentazione a sostegno della sua esistenza; ignorato da Schwartz.
  16. ^ Kehr, Italia pontificia, III, p. 260, nnº 6-7. Questo vescovo fu destinatario di due lettere di papa Callisto II; le fonti non permettono di stabilire se si tratti del predecessore Berardo o del successore Rolando.
  17. ^ Stefano Sodi, Maria Luisa Ceccarelli Lemut, La diocesi di Roselle-Grosseto dalle origini all'inizio del XIII secolo, Quaderni dell'Istituto superiore di scienze religiose "Niccolò Stenone" n. 2, Pisa, Pacini Editore, 1994, pp. 31-32.
  18. ^ Contestualmente nominato vescovo titolare di Amatunte di Cipro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]