Dio (buddhismo)

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Il Buddhismo è fondamentalmente una religione non-teista; Gautama Buddha, fondatore della religione, rifiutò sempre di occuparsi di questioni metafisiche sostenendo di insegnare solo ciò che è necessario a seguire la Via, e nient'altro. Al monaco Malunkyaputta che gli poneva simili domande rispose che se un uomo avvelenato desiderasse sapere tutto dell'avvelenatore prima di assumere l'antidoto, non riuscirebbe a salvarsi.[1]

In tutte le speculazioni posteriori, gli dei, che pure compaiono spesso nelle scritture buddhiste, sono considerati esseri senzienti al pari degli altri, e quindi prigionieri del Saṃsāra; la natura "divina" è solo una di quelle appartenenti al ciclo delle rinascite, ed agli dei si nega dunque la trascendenza (esempio Brahmajala Sutta). Un altro atteggiamento verso gli dei è che avendo natura diversa da quella umana sia impossibile ogni forma di contatto: nel Tevijja Sutta, Gautama condanna come sciocchezza l'idea che i brahmini possano insegnare ad altri come raggiungere Brahma, che essi stessi non conoscono.

Nelle scuole Buddhismo Theravāda nessun essere vivente è al di là del Saṃsāra, e dopo la sua morte un Buddha è al di là dei sensi. A partire dal Buddhismo Mahāyāna però si assiste a un progressivo fenomeno di "divinizzazione" della figura del Buddha; la scuola Mahāyāna si formò in un'area di forte influenza ellenistica (dentro o vicino all'Impero Kushan), e fu la prima scuola a rappresentare il Buddha con statue e bassorilievi, oltre che la prima a riferirsi a lui col nome Bhagavān (venerabile, divino), usato nell'induismo per riferirsi agli dei.

Nel Buddhismo Mahāyāna, pur negandosi decisamente il concetto di un creatore o di una entità onnipotente (sia singolari che plurali), si parla tuttavia in alcuni sutra (ad esempio nel Mahāparinirvāṇa Sūtra) di un principio noto come "Natura di Buddha" (Buddha-dhatu o Tathagatagarbha), piano ultimo di tutte le cose, la "Mente Risvegliata", eterno e onnisciente, immanente e trascendente la realtà, un germoglio del quale è presente in ogni essere senziente ed apre a esso la strada per diventare un vero Buddha. Sebbene siano esistiti ed esisteranno infiniti Buddha, la loro natura è la medesima; nel Lalitavistara Sūtra, Gautama dice: «Io sono il dio sopra gli dei, superiore a tutti gli altri dei; nessun dio è come me – come potrebbe essercene uno più in alto?». Questa "essenza" del Buddha è indistruttibile, incomprensibile, divina, eterna, infinita, onnisciente, immacolata, increata e immortale, e il suo reame, secondo il Nirvāṇa Sūtra è inerente a tutti gli esseri senzienti. Contemporaneamente è priva di sé ed è, significativamente, identica alla vacuità. L'esistenza degli dei non viene quindi negata, ma relegata ai paradisi della Forma e ai paradisi Senza Forma, limitati nel tempo e nello spazio, soggetti alla rinascita e alla morte, luoghi in cui è difficile produrre azioni positive o negative (in questo specularmente identici agli inferni), luoghi dove, sotto forma di divinità, gli enti godono i frutti delle loro azioni karmicamente positive ma ineluttabilmente destinati a finire come qualsiasi forma di vita dipendente da altro.

Nel Buddhismo Vajrayana, nelle scuole tantriche, in particolare nel Buddhismo tibetano, è presente la figura dello Yidam, discutibilmente tradotto come "deità"; gli Yidam sono forme di Buddha che rappresentano particolari qualità della mente; tali forme sono parte centrale di alcune specifiche meditazioni nelle quali lo studente si identifica con esse per sviluppare le qualità che la forma rappresenta. Alcune forme, come ad esempio quella del "Buddha primordiale" (Adi-Buddha), rappresentano la natura della mente stessa, non creata, avente le caratteristiche di spazio (vacuità), luminosità (capacità di conoscere e di sperimentare) ed assenza di limiti; il praticante buddhista ha come scopo ultimo il riconoscimento della natura della mente, l'Illuminazione. Nel Kunjed Gyalpo Tantra ("Tantra del Re Creatore del Tutto"), appartenente alla tradizione Nyingmapa, l'Adi-Buddha, identificato con Samantabhadra, dice di sé: «Io sono il nucleo di tutto ciò che esiste. Io sono il seme di tutto ciò che esiste. Io sono la causa di tutto ciò che esiste. Io sono il tronco di tutto ciò che esiste. Io sono le fondamenta di tutto ciò che esiste. Io sono la radice dell'esistenza. Io sono "il nucleo" perché Io contengo tutti i fenomeni. Io sono "il seme" perché Io do la nascita a tutte le cose. Io sono "la causa" perché tutto viene da me. Io sono "il tronco" perché le ramificazioni di ogni evento partono da me. Io sono " le fondamenta" perché tutto poggia su di me. Io sono chiamato "la radice" perché Io sono tutte le cose». Nel Buddhismo Vajrayana non è presente il concetto di un Dio creatore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Walter Henry Nelson, Buddha: His Life and Teaching. Penguin Putnam, 1996, pagg 94-95. ISBN 1-58542-001-8.