Dio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge)

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Dio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge)
ArtistaCaterina Caselli
Nomadi
Autore/iFrancesco Guccini
GenereMusica d'autore
Beat
Esecuzioni notevoliOrnella Vanoni, Luciano Ligabue, Fiorella Mannoia, Gianna Nannini
Pubblicazione
IncisioneDio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge)/Per fare un uomo
Data1967
Durata2:42

Dio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge) è un brano musicale scritto da Francesco Guccini nel 1965, è una canzone di protesta, il cui testo è ispirato al poema di Allen Ginsberg intitolato L'urlo[1] mentre il titolo al mito di Friedrich Nietzsche della Morte di Dio. Nell'aprile 1967 il brano fu inciso in contemporanea da Caterina Caselli[2] e dal gruppo beat i Nomadi[3].

Storia e significato[modifica | modifica wikitesto]

«Perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura, una politica che è solo far carriera, il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto. E un dio che è morto.»

(Francesco Guccini)

Con questo brano Guccini apre la stagione della canzone di protesta italiana che parla di temi relativi all'opposizione radicale all'autoritarismo, all'arrivismo, al carrierismo, al conformismo. [4] La canzone può essere considerata la più rappresentativa di un sentimento molto diffuso tra i giovani italiani alla fine degli anni sessanta.

L'incipit del testo di Guccini è molto simile a quello di Ginsberg che aveva cercato di descrivere la protesta nascente di un'intera generazione.[5] La controcultura degli anni 1960, veicolata dal movimento hippy e dalla contestazione studentesca, era arrivata anche in Italia ed aveva portato la consapevolezza della necessità di un cambiamento del mondo, della società, dell'uomo. Secondo la maggioranza dei giovani la civiltà del tempo era piena di contraddizioni: da un lato gli ideali formalmente proclamati e dall'altro lato un mondo pieno di ipocrisie e di meschinità. Il "dio" di quella società era morto, non convinceva più nessuno.[5]

(EN)

«I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked, dragging themselves through the negro streets at dawn looking for an angry fix, Angel-headed hipsters burning for the ancient heavenly connection to the starry dynamo in the machinery of night [...].»

(IT)

«Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte [...].»

(Incipit del poema L'urlo di Allen Ginsberg)

Tuttavia, nelle ultime strofe, l'autore pensa che la sua generazione è preparata a un mondo nuovo, una speranza appena nata, ad un futuro che ha già in mano a una rivolta senza armi quindi ad una rinascita basata su nuovi ideali che alla fine porteranno un mondo dove dio è risorto.

La censura[modifica | modifica wikitesto]

Benché il testo non presenti alcun elemento antireligioso ma al contrario richiami a sani principi morali, la canzone ebbe problemi di censura. Il testo venne etichettato come blasfemo dalla Rai, per il contenuto e per il titolo stesso, per cui il brano in quel periodo non fu mandato in onda. Tuttavia per ironia della sorte, nel contempo, il brano veniva trasmesso spesso da Radio Vaticana e pare che anche il papa Paolo VI lo apprezzasse.[6]

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano fu pubblicato nell'LP Diamoci del tu di Caterina Caselli[7] e in Per quando noi non ci saremo[8] e contemporaneamente lanciato come Lato A del 45 giri Dio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge)/Per fare un uomo[9]

Formazione di Caterina Caselli[modifica | modifica wikitesto]

Formazione dei Nomadi[modifica | modifica wikitesto]

Le cover[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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