Dinastia Jin posteriore (936-947)

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History of China
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Storia della Cina
Preistoria
Paleolitico c. 500 000 anni fa – c. 8500 a.C.
Neolitico c. 8500 – c. 2070 a.C.
Antica
Dinastia Xia c. 2100-c. 1600 a.C.
Dinastia Shang c. 1600-c. 1046 a.C.
Dinastia Zhou c. 1045-256 a.C.
 Dinastia Zhou occidentale
 Dinastia Zhou orientale
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   Periodo degli Stati Combattenti
Imperiale
Dinastia Qin 221-206 a.C.
Dinastia Han 206 a.C.-220 d.C.
  Dinastia Han occidentale
  Dinastia Xin
  Dinastia Han orientale
Tre Regni 220-265
  Wei 220-265
  Shu 221-264
  Wu 222–280
Dinastia Jìn 265-420
  Jin occidentale Sedici regni
304–439
  Jin orientale
Dinastie del Nord e del Sud
420-589
Dinastia Sui 581-618
Dinastia Tang 618-907
  (Wu Zetian 690-705)
Cinque dinastie
e dieci regni

907-960
Dinastia Liao
907–1125
Dinastia Song
960–1279
  Song del Nord Xia occ.
  Song del Sud Dinastia Jīn
Dinastia Yuan 1271-1368
Dinastia Ming 1368-1644
Dinastia Qing 1644-1911
Moderna
Repubblica di Cina 1912-1949
Repubblica Popolare
Cinese

1949-oggi
Repubblica di Cina (Taiwan)
1949-oggi
Territorio occupato dai Jin posteriori nel 939

La dinastia dei Jìn posteriori (後晉T, 后晋S, Hòu JìnP, 936–947), chiamati anche Shi Jin (石晉), fu una delle Cinque Dinastie durante il periodo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni in Cina. Fu fondata da Shi Jingtang, che ebbe il titolo postumo di "Gaozu". Liao, il suo originario stato protettore, distrusse i Jin posteriori invadendoli nel 946 e 947, dopo che il secondo sovrano dei Jin, Shi Chonggui, aveva rotto i rapporti con esso.

Fondazione dei Jin posteriori[modifica | modifica wikitesto]

Il primo stato di etnia shatuo sinizzata,[1] i Tang posteriori, fu fondato nel 923 da Li Cunxu, figlio del grande capo shatuo Li Keyong. Esso estese i domini shatuo dalla loro base nello Shanxi alla maggior parte della Cina settentrionale e nel Sichuan.

Dopo la morte di Li Cunxu, suo figlio adottivo Li Siyuan divenne imperatore. Tuttavia, la relazione degli Shatuo con i Kitai, che era stata vitale per la loro ascesa al potere, si era guastata. Shi Jingtang, il genero di Li Cunxu, si ribellò contro di lui e, con l'aiuto dei Kitai, si dichiarò imperatore dei Jin posteriori nel 936.

Il fondatore dei Jin posteriori Shi Jingtang rivendicava ascendenza cinese Han patrilineare.[2]

Vi furono ducati per i rampolli delle famiglie reali della dinastia Zhou, della dinastia Sui e della dinastia Tang sotto i Jin posteriori.[3] Questa pratica era designata come 二王三恪.

La stirpe imperiale Tang di Longxi Li 隴西李氏 includeva anche sottostirpi come la Guzang Li 姑臧李, dalla quale venne Li Zhuanmei 李專美, che servì i Jin posteriori.[4]

Estensione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

I Jin posteriori detenevano essenzialmente gli stessi territori dei Tang posteriori, tranne il Sichuan, che era stato perso dai Tang posteriori nei loro anni declinanti ed era diventato indipendente come Shu posteriore.

L'altra principale eccezione era una regione nota come le Sedici prefetture. In quel momento della storia, i Kitai avevano formato la dinastia Liao fuori dalla loro base nella steppa. Erano divenuti anche un importante intermediario tra le potenze della Cina settentrionale. Costrinsero quindi i Jin posteriori a cedere le strategiche Sedici prefetture ai Liao. Consistendo di una regione larga da 110 a 160 chilometri (da 70 a 100 miglia) e includendo l'attuale Pechino e punti verso ovest, era considerato un territorio altamente strategico e diede ai Liao ancora più influenza nella Cina settentrionale.

Relazioni con i Kitai[modifica | modifica wikitesto]

La dinastia Jin posteriore era stata spesso descritta come un fantoccio dell'emergente dinastia Liao. L'aiuto dei loro potenti vicini settentrionali fu vitale nella formazione dei Jin posteriori e la cessione delle Sedici Prefetture portò alla loro derisione come i servi dei Kitai.

Dopo, la morte del fondatore della dinastia, Shi Jingtang, suo nipote, il figlio adottivo e successore Shi Chonggui sfidò i Liao, facendo sì che questi ultimi invadessero nel 946 e nel 947, producendo come risultato la distruzione dei Jin posteriori.

Dopo la conquista dei Jin posteriori da parte dei Liao, questi preseo come elemento dinaastico l'Acqua, che derivava dall'elemento dinastico Metallo dei Jin posteriori, secondo la teoria dei Cinque Elementi (wuxing).[5]

Sovrani[modifica | modifica wikitesto]

Sovrani del periodo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni, 907–960
Nome templare Nome postumo Nome personale Periodo del regno Nome dell'era e date relative
Le Cinque Dinastie
Convenzione: nome della dinastia + nome templare o nome postumo
Dinastia Jin posteriore (Hou Jin) 936–947
高祖 Gāozǔ Troppo tedioso, quindi non usato quando ci si riferisce a questo sovrano Shi Jingtang 石敬瑭 Shí Jìngtáng 936–942 Tiānfú (天福) 936–942
Non esisteva 出帝 Chūdì Shi Chonggui 石重貴 Shí Chóngguì 942–947 Tiānfú (天福) 942–944

Kāiyùn (開運) 944–947

Albero genealogico dei sovrani[modifica | modifica wikitesto]

adottato
Matrimonio
Li Siyuan 李嗣源
Mingzong 明宗
dei Tang (posteriori)
867–926–933
Shi Shaoyong
石紹雍
Imperatrice Li
m. 950
Shi Jingtang
石敬瑭 892–942

Gaozu
高祖
936–942
Shi Jingru
石敬儒
Shi Chonggui
石重貴 914–974

Chudi
出帝
942–947

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frederick W. Mote, Imperial China 900-1800, Harvard University Press, 2003, pp. 12–13, ISBN 978-0-67401-212-7.
  2. ^ Wudai Shi, cap. 75. Considerando che il padre era chiamato originariamente Nieliji senza un cognome, il fatto che i suoi antenati patrilineari avessero tutti nomi cinesi qui indica che questi nomi furono probabilmente tutti creati postumamente dopo che Shi Jingtang divenne un imperatore "cinese". Shi Jingtang rivendicava in effetti di essere un discendente delle figure storiche cinesi Shi Que e Shi Fen, e insisteva che i suoi antenati andarono ad ovest verso un'area non cinese Han durante il caos politico alla fine della dinastia Han al principio del III secolo.
  3. ^ Xiu Ouyang, Historical Records of the Five Dynasties, traduzione di Richard L. Davis, Columbia University Press, 2004, pp. 76–, ISBN 978-0-231-50228-3.
  4. ^ Chang Woei Ong, Men of Letters Within the Passes: Guanzhong Literati in Chinese History, 907-1911, Harvard University Asia Center, 2008, p. 29, ISBN 978-0-674-03170-8.
  5. ^ (EN) Yuan Julian Chen, "Legitimation Discourse and the Theory of the Five Elements in Imperial China.", in Journal of Song-Yuan Studies, vol. 44, 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]