Digitalis grandiflora

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Digitale gialla grande
Digitalis grandiflora ENBLA01.jpeg
Digitalis grandiflora
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Scrophulariaceae
Genere Digitalis
Specie D. grandiflora
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Plantaginaceae
Sottofamiglia Digitalidoideae
Tribù Digitalideae
Genere Digitalis
Nomenclatura binomiale
Digitalis grandiflora
Mill., 1768
Nomi comuni

Digitale gialla maggiore
Digitale a grandi fiori

La digitale gialla grande (nome scientifico Digitalis grandiflora Mill., 1768) è una pianta erbacea e perenne dai grandi fiori gialli, appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo studioso ad introdurre il nome del genere (Digitalis) fu il botanico e fisico germanico Leonhart Fuchs (17 gennaio 1501 – 10 maggio 1566); il termine significa “ditale” e indubbiamente il fiore ricorda questo utile oggetto. In seguito fu il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708) ad elevare questo termine a valore di genere ed infine fu Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, a completare questo genere con una dozzina di specie.[2]

È stato invece il botanico scozzese Philip Miller (Chelsea, 1691 – Chelsea, 1771) a definire il binomio scientifico della pianta di questa voce nel 1768 (pubblicazione "Gardeners Dictionary, Edition 8. London - Ed. 8"). Il nome specifico grandiflora (ma anche quello comune “digitale gialla grande”) fa riferimento alla bellezza dei suoi grandi fiori gialli.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
La foglia
Infiorescenza
Il fiore
I frutti

Si tratta di una pianta mediamente alta (da 5 cm fino a 1 metro) la cui forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia è una pianta perennante con gemme situate alla base del terreno e con fusti a infiorescenza terminale.[4][5][6][7][2]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

La radice è ramosa con la parte centrale ingrossata.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto è eretto, verde, molto foglioso e finemente pubescente. È inoltre semplice (non ramificato) e ingrossato alla base.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le foglie sono pubescenti, soprattutto sulla pagina inferiore; mentre quella superiore è lievemente bollosa. Le foglie si dividono in:

  • foglie basali: le foglie basali sono semplici con una forma lineare-spatolata, acute all'apice e dentellate sui bordi; dimensione delle foglie basali: larghezza 4 – 5 cm; lunghezza 15 – 25 cm;
  • foglie cauline: le foglie cauline sono progressivamente ridotte, sessili e quasi amplessicauli e a disposizione alterna lungo il fusto.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è formata da un folto racemo terminale bratteale (alla base di ogni pedicello è presente una brattea). Generalmente i fiori hanno una disposizione unilaterale (specialmente quelli superiori) causata dalla torsione dei pedicelli. I singoli fiori sono inoltre penduli, questo per proteggere il polline e il nettare dalla pioggia. Lunghezza dei pedicelli : 6 – 9 mm (alla fruttificazione si allungano fino a 18 mm).

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi, leggermente attinomorfi quasi zigomorfi, tetraciclici (composti da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo), pentameri (calice e corolla divisi in cinque parti).

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X o * K (4-5), [C (4) o (2+3), A 2+2 o 2], G (2), capsula.[5]
  • Calice: il calice (gamosepalo) è diviso profondamente in cinque lobi lesiniformi; le divisioni arrivano fin quasi alla base del calice stesso. Dei cinque lobi quello posteriore è più stretto degli altri. Sul calice sono presenti dei peli ghiandolari. Dimensione dei lobi calicini : larghezza 1,5 mm; lunghezza 8 mm.
  • Corolla: la corolla è simpetala a forma sub-campanulata con fauci oblique ed ha il colore giallo chiaro con lievi nervature brune nella parte interna; nella zona dell'ovario è lievemente contratta e prende una forma più tubolare (è la parte che contiene il nettare). La corolla termina in cinque lobi non molto incisi; quello superiore è ricurvo, dentellato e più corto; mentre quello inferiore è più lungo degli altri (per questo può essere considerata debolmente bilabiata). La corolla nel suo interno è ricoperta di macchie (simili a quelle del leopardo) che nella fase finale dell'antesi s'inscuriscono; sempre nella parte interna della corolla sono presenti delle setole pelose. Diametro della corolla: larghezza 10 – 15 mm; lunghezza 22 – 40 (massimo 45 mm) mm.
  • Androceo: gli stami sono quattro (cinque in alcuni casi) didinami (due lunghi e due corti) e sono inclusi nella campana corollina.
  • Fioritura: da giugno a agosto.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è del tipo a capsula prolungata in un becco acuto e dall'aspetto peloso-glandoloso. All'interno sono disposte due logge a deiscenza “septicida” (ossia è un frutto che si apre per fenditure longitudinali) : vengono così dispersi al vento un gran numero di piccolissimi semi. La forma dei semi è angolosa. Nella fruttificazione inoltre il calice è persistente. I semi maturano in settembre.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama). Le antere maturano prima degli stimmi (potenzialmente è possibile quindi una autoimpollinazione), ma indubbiamente è anche chiaro che tutta la struttura del fiore è predisposta per favorire l'impollinazione entomofila soprattutto da parte dei calabroni.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Habitat: l'habitat tipico sono le schiarite dei boschi, i margini boschivi, le siepi e gli arbusteti, ma anche le zone incendiate e i megaforbieti. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo, con pH neutro del suolo e alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sulle alture, questa pianta, si può trovare dal piano fino a 1.500 m s.l.m. (massimo 1.800 m s.l.m.); quindi frequenta i seguenti piani vegetazionali: collinare (non molto frequentemente), montano e subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Areale alpino[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[9]

  • Formazione: comunità delle macro- e megaforbie terrestri
  • Classe: Epilobietea angustifolii

Areale italiano[modifica | modifica wikitesto]

Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[10]

  • Macrotipologia: vegetazione erbacea sinantropica, ruderale e megaforbieti
  • Classe: Mulgedio alpini-Aconitetea variegati Hadač & Klika in Klika & Hadač, 1944
  • Ordine: Calamagrostietalia villosae Pawl. in Pawl., Sokolowski & Wallisch, 1928
  • Alleanza: Calamagrostion arundinaceae (Luquet, 1926) Jenik, 1961

Descrizione: l'alleanza Calamagrostion arundinaceae è relativa alle comunità mesofile della fascia montana-altimontana. Questa alleanza è composta da erbe alte e megaforbie elio-termofile che si sviluppano nei piani bioclimatici, soleggiati e ripidi ricoperti dalla neve per brevi periodi, sia subalpino che alpino. Altre caratteristiche dei suoli: devono essere moderatamente ricchi di humus (e altre sostanze organiche) e parzialmente esposti al vento. Questa alleanza è relativa ai Pirenei, Alpi settentrionali e alla maggior parte delle montagne più basse dell'Europa centrale (compresi i Carpazi occidentali).[10]

Specie presenti nell'associazione: Calamagrostis arundinacea, Athyrium distentifolium, Calamagrostis villosa, Dryopteris filix-mas, Lilium martagon, Laserpitium latifolium, Gentiana lutea, Molopospermum peloponesiacum, Aconogonon alpinum, Allium victorialis, Eryngium alpinum, Athyrium distentifolium.[10]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza (Plantaginaceae) è relativamente numerosa con un centinaio di generi, mentre il genere della Digitalis comprende una ventina di specie di cui mezza dozzina sono presenti nella flora spontanea italiana.

La classificazione tassonomica della Digitalis grandiflora è in via di definizione in quanto fino a poco tempo fa il suo genere apparteneva alla famiglia delle Scophulariaceae (secondo la classificazione ormai classica di Cronquist), mentre ora con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (classificazione APG) è stata assegnata alla famiglia delle Plantaginaceae; anche i livelli superiori sono cambiati (vedi il box tassonomico iniziale).

Questa pianta appartiene alla tribù delle Digitalideae (Dumort.) Dumort. (1829)

Il numero cromosomico di D. grandiflora è: 2n = 56.[11]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Digitalis ambigua Murray
  • Digitalis ambigua var. grandiflora Wender.
  • Digitalis flava Georgi
  • Digitalis grandiflora var. acutiflora W.D.J.Koch
  • Digitalis grandiflora var. ochroleuca Lej. & Courtois
  • Digitalis lutea-majar Gilib.
  • Digitalis magniflora Mill.
  • Digitalis milleri G.Don
  • Digitalis ochroleuca Jacq.
  • Digitalis orientalis Mill.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

La Digitalis purpurea L. (Digitale rossa) è molto simile alla pianta di questa voce anche se non è possibile nessuna confusione in quanto la corolla è decisamente colorata di rosso-purpureo con chiazze interne bianche. Inoltre anche la distribuzione in Italia è diversa: mentre la presenza della “Digitale rossa” in Sardegna è ben certificata, non altrettanto si può dire per alcune sporadiche presenze nella provincia di Bolzano e di Vercelli.

Più simile è forse la Digitalis lutea L. (Digitale gialla piccola), ma come dice il nome i fiori sono più piccoli e molto più pubescenti alle fauci (il resto della pianta invece è più glabro); anche le antere di colore giallo-aranciato sono più visibili.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sostanze presenti: queste piante contengono eterosidi cardiotonici primari e derivati come digitonina e alcaloidi tossici come digitalina, digitossina e altri prodotti.[2]
  • Proprietà curative: queste piante sono considerate velenosissime (specialmente le foglie durante la fioritura) quindi sono da escludere i vari utilizzi casalinghi sia come piante da medicina che alimentari. Solamente tramite manipolazioni farmacologiche opportune si possono ottenere dei prodotti che sono validi come cardiotonici e diuretici (facilita il rilascio dell'urina). Sono inoltre impiegate per le proprietà attive sul meccanismo di regolazione del sistema nervoso vegetativo.[2]

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

La “Digitale grande gialla” è una pianta molto decorativa è quindi ampiamente usata nei giardini di tipo roccioso (in luoghi accidentati) anche per la sua facilità ad essere coltivata. Sono valide anche come piante da fiore reciso per i fioristi.[2]

Piante protette[modifica | modifica wikitesto]

In molte regioni italiane queste piante sono regolamentate e protette dalla raccolta indiscriminata.

Questioni scientifiche[modifica | modifica wikitesto]

I vari botanici si sono chiesti l'utilità delle macchie e delle setole pelose all'interno della corolla. Probabilmente le macchie hanno una funzione di guida alla ricerca del nettare da parte degli insetti pronubi; mentre la presenza delle setole pelose non trova tutti concordi in una univoca spiegazione (c'è chi dice che servano a tenere lontani certi insetti troppo piccoli, o chi al contrario che le setole servano come punto di appoggio).[2]

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La digitale gialla maggiore in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Großblütiger Fingerhut
  • (FR) Digitale à grandes fleurs
  • (EN) Yellow Foxglove

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b The Plant List, http://www.theplantlist.org/tpl1.1/record/kew-2768008. URL consultato l'8 agosto 2018.
  2. ^ a b c d e f Motta 1960, Vol. 2 - pag. 15
  3. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato l'8 agosto 2018.
  4. ^ Kadereit 2004, pag. 394
  5. ^ a b Judd et al 2007, pag. 493
  6. ^ Strasburger 2007, pag. 852
  7. ^ Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 551
  8. ^ Conti et al. 2005, pag. 87
  9. ^ a b Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 212
  10. ^ a b c Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org, p. Digitalis grandiflora. URL consultato l'8 agosto 2018.
  11. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato l'8 agosto 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Richard Olmstead, A Synoptical Classification of the Lamiales, 2012.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004.
  • Kadereit J.W, The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VII. Lamiales., Berlin, Heidelberg, 2004.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 496, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • D. C. Albach, H. M. Meudt and B. Oxelman, Piecing together the “new” Plantaginaceae, in American Journal of Botany, vol. 92, nº 2, 2005, pp. 297-315 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2016).
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, ISBN 88-7621-458-5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]