Digital hardcore

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Digital hardcore
Origini stilistiche Hardcore punk[1]
Musica elettronica[1]
Breakcore[1]
Techno hardcore[1]
Gabber[1]
Anarcho punk[1]
Riot grrrl[1]
Origini culturali inizio anni novanta in Germania
Strumenti tipici voce, chitarra, basso, batteria, drum machine, sintetizzatore, tastiera, sequencer, campionatore
Popolarità Prevalentemente underground
Generi correlati
Dance punk - Drum and bass - Cybergrind - Synthpunk - Industrial hip hop
Categorie correlate

Gruppi musicali digital hardcore · Musicisti digital hardcore · Album digital hardcore · EP digital hardcore · Singoli digital hardcore · Album video digital hardcore

Il digital hardcore è un genere musicale nato dall'incontro tra l'hardcore punk e varie forme di musica elettronica sviluppatosi in Germania nei primi anni novanta[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il digital hardcore è solitamente rapido e aggressivo, combinando la rapidità e la potenza di hardcore punk e riot grrrl[1] con vari sottogeneri dell'elettronica, in particolare hardcore techno, drum and bass e industrial rock[1]. Permane l'utilizzo delle chitarre elettriche, abbinate a campionatore, sintetizzatore e drum machine, mentre spesso sono assenti basso e batteria. La voce è frequentemente in scream, e spesso gli artisti di questo genere sono simpatizzanti del comunismo e dell'anarchismo[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Alec Empire in concerto a Prato nel 2007.

Il digital hardcore fu definito dagli Atari Teenage Riot formatisi a Berlino nel 1992[1]. Il frontman del complesso, Alec Empire, coniò il termine e nel 1994 fondò l'etichetta indipendente Digital Hardcore Recordings[1][2]. In questo modo vari altri gruppi con uno stile simile a quello degli ATR firmarono con la DH Recordings, e il genere divenne popolare nell'underground grazie anche ad alcuni piccoli festival specializzati che si andavano organizzando[1]. Versò la metà degli anni 90, il genere uscì dai confini della Germania, ed iniziò a diffondersi in altri paesi d'Europa e nel mondo, e nacquero etichette discografiche specializzate in questo genere, tra cui Gangster Toons Industries, Praxis Records, Cross Fade Enter Tainment, Drop Bass Network e Bloody Fist[1]. I lavori successivi di Alec Empire, prodotti attraverso queste etichette, contribuirono alla nascita del breakcore[3][4] Altri importanti artisti digital hardcore di questo periodo furono Christoph De Babalon, Cobra Killer, EC8OR, Hanin Elias, Lolita Storm, Nic Endo, The Panacea e The Mad Capsule Markets.

Anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

In seguito il digital hardcore si espanse, evolvendo dalla scena locale di Berlino ad un movimento underground internazionale[5]. Ad esempio, la colonna sonora del film Threat fu composta in larga parte da artisti digital hardcore, assieme ad alcuni gruppi metalcore[6]. In anni recenti si sono sviluppati anche generi di fusione: James Plotkin, Dave Witte e Phantomsmasher hanno combinato il digital hardcore con il grindcore[7]. Altri gruppi digital hardcore del nuovo millennio sono Ambassador 21, Left Spine Down, Motormark, Phallus Über Alles, Rabbit Junk, Schizoid, The Shizit, Moshpit, Tuareg Geeks e Ultramerda.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Intervista con J. Amaretto della Digital Hardcore Recordings, WAX Magazine #5, 1995
  2. ^ (EN) On the Digital Hardcore scene and its origins, Indymedia.ie. URL consultato il 29-12-2009.
  3. ^ (EN) Intervista ad Alec Empire, Musicomh.com. URL consultato il 29-12-2009 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2008).
  4. ^ (EN) Breakcore: Live Fast, Xlr8r.com. URL consultato il 29-12-2009 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2008).
  5. ^ (EN) The definitive Alec Empire Interview 26/02/02, Digitalhardcore.com. URL consultato il 9-12-2009 (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2007).
  6. ^ (EN) Just A Minor Threat, Medusapr.com. URL consultato il 29-12-2009 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2009).
  7. ^ (EN) The History of Rock Music: James Plotkin, Scaruffi.com. URL consultato il 29-12-2009.
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