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Difilo

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Difilo (in greco antico: Δίφιλος, Díphilos; Sinope, IV secolo a.C.Smirne, III secolo a.C.) è stato un poeta greco antico contemporaneo di Menandro. La maggior parte delle sue commedie furono scritte e rappresentate ad Atene, ma condusse una vita errante.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da Sinope, come attesta Strabone,[1] e fratello del comico Diodoro di Sinope,[2] fu in intimi rapporti con la famosa cortigiana Gnatena (Ateneo, XIII). Si dice abbia scritto 100 commedie, delle quali sono pervenute soltanto cinque oltre a frammenti di numerose altre. Ottenne una vittoria alle feste Lenee, come testimonia un'iscrizione greca che elenca come vincitori, prima di lui, Menandro, Filemone di Siracusa e Apollodoro di Gela.[3] Talvolta recitava anche in alcuni dei suoi lavori. A giudicare dalle imitazioni di Plauto (Casina dai Κληρούμενοι, Asinaria dall'Ὀναγός, Rudens da qualche altra opera), era molto abile nella costruzione delle sue trame. Terenzio ci dice anche che avesse introdotto negli Adelphoe (II, 1) una scena dei Συναποθνήσκοντες, che era stata omessa da Plauto nel suo adattamento (Commorientes) della medesima opera.

Lo stile di Difilo era semplice e naturale, e il suo linguaggio in buon dialetto attico; era molto attento alla costruzione dei versi, e si suppone che avesse inventato un nuovo metro. Gli antichi erano indecisi se classificarlo tra gli scrittori della Commedia Nuova o di quella di mezzo. Nella sua predilezione per i soggetti mitologici (Ercole, Teseo), e con la sua introduzione sul palco (con un audace anacronismo) dei poeti Archiloco e Ipponatte come rivali di Saffo, si avvicinava allo spirito di quest'ultima.

Titoli pervenuti e frammenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Adelphoi ("Fratelli")
  • Agnoia ("Ignoranza")[4]
  • Airesiteiches
  • Aleiptria ("La massaggiatrice")
  • Amastris ("Amastri"), o Ateneo
  • Anagyros
  • Anasozomenoi ("Gli uomini salvati")
  • Aplestos ("Insaziabile")
  • Apobates
  • Apolipousa
  • Balaneion
  • Boiotios ("L'uomo di Beozia")
  • Chrysochoos ("L'orafo")
  • Gamos ("Matrimonio")
  • Danaides ("La figlia di Danao")
  • Diamartanousa
  • Elaion o Phrourountes
  • Emporos ("Il mercante")
  • Enagizontes
  • Enkalountes ("Accusatori")
  • Epidikazomenos
  • Epikleros ("L'ereditiera")
  • Epitrope, o Epitropeus
  • Hecate ("Ecate")
  • Helenephorountes
  • Helleborizomenoi
  • Herakles ("Ercole")
  • Heros ("L'eroe")
  • Kitharodos
  • Kleroumenoi
  • Lemniai ("La donna di Lemno")
  • Mainomenos ("Matto")
  • Mnemation ("Piccola tomba")
  • Onagros ("Asino selvaggio")
  • Paiderastai ("I pederasti")
  • Pallake ("Le concubine")
  • Parasitos ("Il parassita")
  • Peliades ("La figlia di Pelia")
  • Philadelphos
  • Phrear
  • Pithraustes (probabilmente Tithraustes)
  • Plinthophoros
  • Polypragmon
  • Pyrrha
  • Sappho ("Saffo")
  • Sikelikos ("Il siciliano," probabilmente di Filemone)
  • Schedia
  • Synapothneskontes
  • Syntrophroi
  • Synoris
  • Telesias
  • Thesaurus ("Il tesoro")
  • Theseus
  • Zographos ("Il pittore")

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Strabone, Geografia, XII, 3, 11 = test. 2 Kassel-Austin.
  2. ^ PA, 3959; cfr. IG II² 10321 = test. 3 Kassel-Austin.
  3. ^ IG II² 2325, 163
  4. ^ Secondo Ateneo (IX, 401a), la commedia fu scritta da Difilo o da Calliade, un poeta di cui non si hanno altre notizie a parte un'iscrizione greca che lo indica tra i vincitori alle feste Lenee alla fine del IV secolo a.C. (IG II² 2325, 166).

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