Semivegetarianismo

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Il semivegetarianismo denota un insieme di pratiche alimentari aventi in comune la libertà di consumare ogni tipo di prodotti di origine animale, compresi quelli carnei, ma che contemplano limitazioni, più o meno severe, sulla quantità e/o sulla frequenza della loro assunzione. Sono decise sulla base di motivazioni salutistiche, etiche ed ecologiche[1].

La dieta mediterranea privilegia i cibi vegetali a scapito della carne

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni autori definiscono come semivegetariani coloro che assumono occasionalmente carne e/o altri cibi animali ma che principalmente seguono una dieta vegetariana[2][3][4]. Nelle diete semivegetariane quindi non viene rifiutato completamente il consumo delle carni, come invece avviene in una dieta vegetariana, tuttavia alcuni soggetti che seguono un regime semivegetariano si autodefiniscono vegetariani pur non essendo tali[5][6]. Dal momento che il vegetarianismo è caratterizzato proprio dalla esclusione di alimenti nella dieta la cui produzione abbia avuto come conseguenza la morte di esseri viventi appartenenti al regno animale, nessuna organizzazione vegetariana riconosce il semivegetarianismo come una categoria del vegetarianismo. I singoli vegetariani invece si dividono tra coloro del tutto-o-niente che rifiutano di validare in alcun modo il semivegetarianismo e chi invece, in maniera pragmatica, lo ritiene una soluzione di compromesso accettabile per ottenere una quota più ampia di popolazione che, agendo sugli stessi argomenti del vegetarianismo, ha come conseguenza il portare ad una maggiore riduzione complessiva della sofferenza degli animali e della devastazione ambientale.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine semivegetarianismo, da cui deriva "semivegetarianism" usato nella lingua inglese e quindi in ambito internazionale, è un neologismo formato dalla radice "semi" della parola latina "semis", che significa metà di un tutto, unita alla parola vegetarianismo della lingua italiana o di un'altra lingua romanza come la lingua spagnola o la lingua portoghese. Questa parola è nata in risposta al crescente numero di persone che, limitando il consumo di carne nella propria dieta senza però arrivare mai ad escluderla completamente, non ha trovato una collocazione appropriata nel vegetarianismo e nel veganismo.

Il sashimi viene realizzato con pesce crudo e verdure crude

Motivazioni[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente chi segue un regime semivegetariano può essere motivato in questa scelta da ragioni ambientaliste al fine di contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale provocato dall'industria dei cibi animali, oppure perché ritiene che un consumo ridotto degli alimenti animali a favore di un maggiore consumo degli alimenti vegetali possa giovare alla propria salute diminuendo il rischio di malattie cardiache, del diabete e dell'ictus o, infine, per un desiderio di benessere degli animali e la conseguente critica agli allevamenti intensivi. I motivi per cui, nonostante queste ragioni, gli alimenti di origine animale non vengono eliminati del tutto, includono difficoltà pratiche nonché il timore di andare incontro ad una carenza di amminoacidi, della vitamina B12, di sali minerali e di altri nutrienti essenziali. Quindi il mantenimento di una quota di alimenti di origine animale avviene per la consapevolezza che creare una dieta equilibrata è generalmente più facile quando si mangia carne e/o pesce. Comunque in molti casi un regime semivegetariano viene adottato temporaneamente come passaggio graduale ad una dieta vegetariana vera e propria oppure per far fronte alle situazioni sociali occasionali e speciali, come cenare al ristorante con la famiglia o con gli amici oppure in casa durante le festività, in cui non sia possibile in alcun modo alimentarsi da vegetariani.

Le diete semivegetariane[modifica | modifica wikitesto]

Tra le diete semivegetariane troviamo quelle seguenti:

  • dieta flexitariana o part-time vegetariana: alimentazione prevalentemente vegetale che consente, solo occasionalmente, l'uso di cibi di provenienza animale;
  • dieta falso-vegetariana o week-end vegetariana: sono ammessi alimenti di origine animale, compresa la carne, non più di una/due volte la settimana;
  • dieta macrobiotica: tipicamente non include carne o latticini e può quindi presentarsi anche come una dieta vegana, ma in alcune forme può comprendere limitate quantità di pesce[7], oltre a differire notevolmente sotto altri aspetti dalle diete vegetariane più comuni[8].

La cucina tradizionale giapponese, basata principalmente su modeste quantità di pesce con riso e verdure, la cucina mediterranea, in cui si privilegiano le carni dei pesci e con un apporto totale di carni limitato, e la cucina indiana, a base quasi esclusivamente vegetale, possono essere considerati altri esempi di diete semivegetariane.

Le diete fraintese semivegetariane[modifica | modifica wikitesto]

Nei paesi anglosassoni si sono diffusi alcuni neologismi basati sulla parola inglese vegetarianism (vegetarianismo) per definire modelli dietetici che escludono tutti i tipi di carne eccetto, ad esempio, il pesce (pescetarianism), o il pollame (pollotarianism), eccetera. Questi modelli alimentari possono derivare da una motivazione etico-filosofica basata sull'idea di evitare i cibi provenienti da determinati animali, permettendo quelli dei restanti, sulla base di una scala gerarchica evolutiva, che pone alcuni animali al di sopra degli altri. In particolare gli animali superiori sono considerati ad alto ordine e meritevoli di un trattamento migliore. In un esempio di tale scala i mammiferi stanno al di sopra degli uccelli, seguiti dai pesci ed infine dagli invertebrati. Un'altra motivazione che può portare al concetto di scala gerarchica evolutiva è di tipo salutistica e deriva dall'osservare che le carni rosse dei mammiferi possono essere negative per la salute umana mentre quelle dei pesci, al contrario, hanno un ruolo positivo. Questo può portare alla conclusione che tanto più, nella scala evolutiva, una specie animale è lontana dai mammiferi, a cui l'uomo appartiene, tanto più i cibi che da essa si possono ricavare sono meno nocivi per l'alimentazione umana. Una diversa discriminazione di tipo scalare si ha quando alcune persone hanno obiezioni etiche riguardo il mangiare la prole degli animali come, ad esempio, il vitello o l'agnello. In tal caso sono gli individui giovani, rispetto agli adulti, ad essere considerati ad alto ordine e meritevoli di un trattamento migliore. Queste particolari diete, che escludono totalmente una o più tipologie di carni, spesso vengono erroneamente classificate come semivegetariane per le limitazioni sulla carne imposte nell'alimentazione. In realtà non possono appartenere al semivegetarianismo perché nella tipologia in questione il soggetto è libero di scegliere ogni tipo di prodotto animale, essendo la limitazione imposta solo sulla quantità totale di carne consumata. Queste diete costituiscono quindi dei regimi alimentari a se stanti. Fra di esse vi sono le seguenti:

  • dieta vegetariana patosensibile: sono ammessi alimenti di origine animale, compresa la carne, fatta eccezione la provenienza da animali superiori a sangue caldo e quindi dagli uccelli e dai mammiferi;
  • dieta pescetariana: sono ammessi alimenti di origine animale, compresa la carne, con provenienza solo dal pescato, e quindi da pesci molluschi e crostacei, di mare di lago e di fiume.

Il pollotarianismo[modifica | modifica wikitesto]

Piatto della cucina araba con molti cibi vegetali e solo un poco di carne

Il pollotarianismo denota qualunque pratica alimentare che escluda totalmente i prodotti alimentari derivati dai mammiferi, permettendo invece quelli derivati dagli uccelli e da ogni altro tipo di animale al di sotto degli uccelli nella scala evolutiva e quindi dagli anfibi, dai pesci e dagli invertebrati. Il termine pollotarianismo, equivalente a "pollotarianism" usato in ambito internazionale, è un neologismo molto più diffuso nei paesi di lingua anglosassone ma derivato dalla lingua italiana oppure dalla lingua spagnola. E' formato dall'unione della parola "pollo" con la parola "vegetarianismo", pur non costituendo un regime vegetariano. La motivazione alla base di queste diete è principalmente di tipo salutisca, per ridurre o escludere le carni rosse ricche di colesterolo a favore di quelle bianche che ne contengono molto di meno. Una seconda motivazione può essere anche di tipo etica, perché si ritiene che a livello cognitivo e intellettivo i mammiferi, tra gli animali, siano quelli che più si avvicinano alla nostra specie avendo quindi una più alta percezione della vita e delle sue esperienze negative. Anche questo tipo di alimentazione viene classificata erroneamente semivegetariana ma non può essere considerata tale, costituendo invece un regime alimentare indipendente, perché il semivegetarianismo, pur limitando le quantità, permette ogni tipo di carne.

Vantaggi per la salute[modifica | modifica wikitesto]

Il consumo limitato della carne e, in generale, di alimenti provenienti da fonti animali, apporta gli stessi benefici forniti dalla dieta semivegetariana più indagata, ovvero la dieta mediterranea[9]. Il suo valore per la tutela della salute è così alto da essere stata dichiarata patrimonio immateriale dell'umanità[10]. Condurre una dieta semivegetariana, riducendo il rischio di sviluppare gravi patologie come il diabete ed il cancro, estende il periodo temporale in cui si può godere di buona salute e la durata complessiva della vita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Semivegetarianismo, officinadellambiente.com.
  2. ^ Sabate J. et al. definiscono come semivegetariani coloro che assumono occasionalmente carne ma che principalmente seguono una dieta vegetariana. Fonte: Sabate J., Ratzin-Turner R.A., Brown J.E., Vegetarian diets: descriptions and trends. Cit. in: ADA, Dietitians of Canada, Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: Vegetarian diets. Journal of the American Dietetic Association, June 2003, Volume 103: Pages 748-765. Trad. italiana: Posizione dell'American Dietetic Association e dei Dietitians of Canada: Diete Vegetariane.
  3. ^ Tonstad S. et al. definiscono come semivegetariani coloro che assumono latticini, uova, carne rossa e pollame con una frequenza uguale o superiore ad una volta al mese e inferiore ad una volta alla settimana. Fonte: Tonstad S., Stewart K., Oda K., Batech M., Herring R.P., Fraser G.E., Vegetarian diets and incidence of diabetes in the Adventist Health Study-2
  4. ^ Fraser G.E. et al. definiscono come semivegetariani coloro che assumono pesce e pollame con una frequenza inferiore ad una volta alla settimana. Fonte: Fraser G.E., Associations between diet and cancer, ischemic heart disease, and all-cause mortality in non-Hispanic white California Seventh-day Adventists.
  5. ^ Barr S.I., Chapman G.E., Perceptions and practices of self-defined current vegetarian, former vegetarian, and nonvegetarian women. Cit. in: ADA, Dietitians of Canada, Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: Vegetarian diets. Journal of the American Dietetic Association, June 2003, Volume 103: Pages 748-765. Trad. italiana: Posizione dell'American Dietetic Association e dei Dietitians of Canada: Diete Vegetariane.
  6. ^ Perry C.L., McGuire M.T., Neumark-Sztainer D., Story M., Adolescent vegetarians. How well do their dietary patterns meet the Healthy People 2010 objectives? Cit. in: ADA, Dietitians of Canada, Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: Vegetarian diets. Journal of the American Dietetic Association, June 2003, Volume 103: Pages 748-765. Trad. italiana: Posizione dell'American Dietetic Association e dei Dietitians of Canada: Diete Vegetariane.
  7. ^ ADA, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets. Trad. italiana: Posizione dell'American Dietetic Association: Diete Vegetariane
  8. ^ Virginia Messina, Ann Reed Mangels, Considerations in planning vegan diets: Infants.
  9. ^ La dieta mediterranea, salute.leonardo.it.
  10. ^ Dieta mediterranea, patrimonio dell'Umanità Unesco, amando.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Travaglini, Perché essere quasi vegetariani, Milano, Sperling & Kupfer Edizioni, 2001, ISBN 978-88-200-3130-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]