Die Deutschland-Illusion

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Die Deutschland-Illusion, l'Illusione tedesca (sottotitolo "Warum wir unsere Wirtschaft überschätzen ed Europa brauchen", "Perché sopravvalutiamo la nostra economia e abbiamo bisogno dell'Europa") è un saggio del 2014 scritto dall'economista tedesco Marcel Fratzscher.

Il libro, rivolto ad un pubblico tedesco profano di economia, mira a descrivere la situazione economica della Germania e, mentre celebra i veri successi del paese e le virtù della sua gente, rende giustizia a pregiudizi e idee sbagliate ("illusioni") prevalenti nell'opinione pubblica tedesca, con le quali tende a sopravvalutare la sua performance economica, a vedersi vittima delle politiche europee e a minimizzare ciò che la Germania deve alla costruzione europea.

Il libro è diviso in quattro sezioni, le prime tre sulle tre principali categorie in cui queste "illusioni tedesche" possono essere classificate.

La quarta è una proposta su come tirare l'Europa fuori dalla crisi attuale e rilanciare il progetto europeo.

La prima illusione contro la quale l'autore intende mettere in guardia il lettore è l'eccessiva fiducia nella durabilità dei successi economici della Germania che, sebbene spettacolari sotto molti aspetti (bilancia commerciale, eccellente reputazione dei prodotti tedeschi, pronta ripresa durante la crisi, ecc.), hanno anche le loro ombre e le loro battute d'arresto: il lieve aumento dei salari (che per il lavoratore medio tedesco è appena aumentato dal 2000); la sottoccupazione (le imprese tedesche, in particolare quelle del DAX, il principale indice azionario tedesco, preferiscono spesso creare posti di lavoro all'estero); l'espansione della precarietà (con un raddoppio del numero di contratti a tempo determinato dal 2000); l'ampliamento delle disparità negli ultimi venti anni (in termini di reddito e ricchezza, il numero di proprietari di casa rimane molto più basso rispetto al resto dei paesi dell'OCSE); la mancanza di investimenti sia privati che pubblici (che sono diminuiti dal 23% del PIL all'inizio degli anni '90 al 17% nel 2014, vale a dire al di sotto del tasso di investimento medio di tutti Paesi OCSE, con particolare impatto sull'infrastruttura di comunicazione e sull'istruzione).

L'idea che la Germania potrebbe fare a meno dell'Europa e dell'euro è la seconda illusione. La Germania è uno dei maggiori beneficiari della moneta comune, perché il suo commercio dipende molto più dal commercio internazionale che da quello di altri paesi europei. L'autore, sottolineando che sono principalmente gli interessi degli investitori tedeschi, delle banche tedesche, delle società tedesche, dei privati tedeschi, che sono stati preservati dalla politica della BCE negli anni di crisi, chiama i suoi compatrioti a essere più razionali sull'Europa.

La terza illusione vede la Germania come l'eterna truffata dall'Europa, costantemente chiamata a sostenere la maggior parte dei rischi finanziari dei programmi di soccorso europei, senza prendere parte alle decisioni. Tuttavia, osserva l'autore, il peso e la stabilità economica e politica della Germania gli hanno invece permesso di segnare fortemente le sue decisioni europee. Per quanto riguarda la risoluzione delle crisi e i sistemi di salvataggio (EFSF e ESM), la Germania è riuscita a imporre il principio, a cui è molto legata, che la concessione di fondi di soccorso è soggetta a condizioni molto rigorose per il piano di bilancio e l'attuazione di profonde riforme strutturali; inoltre, la politica della Banca centrale europea (BCE) è in gran parte una continuazione di quella della Bundesbank. Essendo la Francia, per la sua attuale debolezza economica, ma anche politica, "fuori gara", la Germania sembra ora in grado di assumere solo un ruolo guida in Europa.


L'ultima sezione espone la visione tedesca dell'Europa (in realtà la visione del Gruppo Glienickenote): un aumento significativo del livello di integrazione economica e monetaria europea, che comporta nuovi trasferimenti di sovranità e in particolare l'istituzione di un governo economico della zona euro, sarebbe l'unica soluzione duratura.

Questo governo economico dovrebbe avere il suo "Eurobudget", finanziato da un contributo degli Stati membri pari allo 0,5 o all'1% del loro PIL. L'unione bancaria dovrebbe essere completata gettando le basi anche per un'unione fiscale. Questa messa in comune delle risorse dovrebbe però essere corretta dal principio della responsabilità individuale degli Stati, con meccanismi sanzionatori e la possibilità di interferire, se del caso, nelle politiche di bilancio degli Stati nazionali, incoraggiandoli a perseguire una politica fiscale sostenibile.

Secondo l'autore, la Germania sarebbe uno dei maggiori beneficiari di tale rifocalizzazione dei poteri a livello europeo, dal momento che non sarebbe soggetta a restrizioni da sola, ma avrebbe, allo stesso tempo, meno rischi dagli altri Stati membri.

La Germania, afferma l'autore, sembra essere l'unica in grado di far uscire l'Europa dalla crisi politica ed economica; se, a tal fine, avesse bisogno di partner, non dovrebbe rivolgersi solo alla Francia, ma anche ad altri paesi, ad esempio al suo vicino ad est, la Polonia. Inoltre, dovrebbero essere gettate le basi per una sicurezza comune e una politica estera, in cui si dovrebbe prendere in considerazione un seggio europeo in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

L'opera appare come una sfida - proveniente dal blocco istituzionale stesso e senza mai mettere in discussione il quadro europeo - della narrativa economica tedesca ufficiale, vale a dire della dottrina monetarista ordo-liberale, incarnato dalla linea Merkel-Schäuble.

Il libro può essere considerato come una dimostrazione dei dissensi esistenti all'interno delle classi dirigenti della Germania con Marcel Fratscher che rappresenta la fazione che intende rinunciare alla visione dell'Europa recessiva e ristretta per costruire un progetto a cui altri possono aderire.

Poiché la disintegrazione dell'Europa non è un'opzione, questo nuovo progetto prevede necessariamente la creazione di uno stato federale europeo, di cui la zona euro potrebbe essere la premessa. In cambio di un parziale raggruppamento dei debiti pubblici e di una coraggiosa politica di investimento, gli Stati nazionali dovranno concordare nuovi trasferimenti di sovranità, in particolare in materia di bilancio.