Dichrostachys cinerea

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Dichrostachys cinerea
Dichrostachys cinerea-IMG 9469.jpg
Dichrostachys cinerea
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Mimosoideae
Tribù Mimoseae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fabales
Famiglia Mimosaceae
Tribù Mimoseae
Genere Dichrostachys
Nomenclatura binomiale
Dichrostachys cinerea
(L.) Wight & Arn.
Dichrostachys cinerea

Dichrostachys cinerea (L.) Wight & Arn. è un arbusto appartenente alla famiglia delle Mimosaceae (o Fabaceae secondo la classificazione APG[1]). Conosciuto anche come acacia Saint Comingue (Francia), el marabu (Cuba) o Kalahari Christmas tree (Sud Africa), è nativo dell'Africa, anche se si più trovare in India e nell'Asia meridionale. Alla fine del XIX secolo fu introdotta negli USA, a Cuba e nelle isole francesi di Martinica e Guadalupa.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

D. cinerea è un arbusto, o piccolo albero, che raggiunge, generalmente, un'altezza massima di 4-5 metri; tuttavia, in condizioni di terreni propizi e umidi, più arrivare a 10 metri di altezza e 18 centimetri di diametro. I tronchi sono caratterizzati da numerose ramificazioni spinose talmente fitte che spesso risultano impenetrabili. La corteccia è grigia o bianchiccia e le spine arrivano fino a 2,5 centimetri di lunghezza.
La fioritura, prendendo come spunto il clima cubano, avviene da aprile a settembre; in Sud Africa, invece avviene generalmente nei mesi autunnali e invernali: da ottobre a febbraio. I frutti maturano verso l'inverno, rimangono sulla pianta per un certo tempo senza cadere.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La D. cinerea è una specie eliofila. Cresce ad altitudini da 0 a 1500 metri sul livello del mare; necessita precipitazioni che siano minori a 800 mm, ma non sopporta i terreni troppo bagnati. I terreni in cui cresce sono tra i più differenti: dal terreno sabbioso a quello argilloso, da quello più acido all'ultrabasico.

Pianta invasiva[modifica | modifica wikitesto]

È considerata la pianta maggiormente invasiva nell'isola di Cuba. Ha raggiunto grande diffusione per l'assenza di piante o animali che le si contrappongono. Si diffonde per polloni e per semi, in particolare diffusi con le deiezioni dal bestiame che ne è ghiotto. La sua diffusione nei terreni agro-pecuari ne è conseguenza. Elemento di diffusione è pure la sua adattabilità a terreni assai vari, anche siccitosi e poveri. Difficile e costosa da sradicare.
Nella Provincia di Pinar del Rio una mandria di bufali selvatici fu costretta ad abbandonare il territorio assegnatole di fronte all'espandersi del Marabu.

Controllo[modifica | modifica wikitesto]

Si controlla con diserbanti chimici, costosi. In genere nelle zone abitate in maniera intensiva o coltivate in maniera intensiva è poco diffusa. Si diffonde maggiormente nelle zone dove la densità abitativa è scarsa o l'utilizzazione dei terreni è estensiva

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

In generale è considerata una piaga in quanto dannosa per l'agricoltura e invasiva.

Tra i suoi utilizzi:

  • A Cuba, si studia la sua utilizzazione per la protezione di terreni privi di vegetazione naturale per evitare l'erosione per dilavamento o per l'erosione del vento.
  • utile come pianta apicola per la produzione di miele
  • fonte proteica per gli animali (circa il 15%)
  • viene usata per costruzioni rustiche e ebanisteria, grazie al suo legno duro, immune all'attacco di funghi e con un'alta densità.
  • a Cuba, per la sua estensione, può essere fonte di biomassa per combustibile solido a bassa densità
  • i frutti possono essere usati come antisettico e lassativi[3][4] e la corteccia per trattare casi di sifilide, gonorrea e lebbra[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the orders and families of flowering plants: APG II [collegamento interrotto], in Botanical Journal of the Linnean Society 2003; 141: 399–436.
  2. ^ Global Invasive Species Database, 22 giugno 2008
  3. ^ World Agroforestry Centre, 22 giugno 2008
  4. ^ Roig, 1974
  5. ^ Dalzield, 1948

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