Dichiarazione dei diritti del fanciullo

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La Dichiarazione dei diritti del fanciullo è un documento redatto a Ginevra il 23 febbraio 1923 dalla Società delle Nazioni in seguito alle conseguenze prodotte dalla Prima guerra mondiale sui bambini. Venne adottata dall'Assemblea Generale della Società delle Nazioni nel 1924.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Società delle Nazioni per la sua redazione si avvalse, tra gli altri, del lavoro di Eglantyne Jebb, dama della Croce rossa, che assieme alla sorella Dorothy aveva fondato Save the Children nel 1919. Successivamente, con l'istituzione dell'ONU, la dichiarazione venne approvata il 20 novembre 1959 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e revisionata nel 1989, quando vi fece seguito la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. Quest'ultimo documento non è vincolante per i singoli Stati quindi non ha valore giuridico nel diritto dei singoli Stati né nel diritto internazionale ma impegna solo da un punto di vista morale: in Italia è stato tuttavia ratificato con la Legge 27 maggio 1991, n. 176.

I principi del documento[modifica | modifica wikitesto]

La Dichiarazione dei diritti del fanciullo tratta i vari aspetti dell'infanzia descrivendoli in dieci articoli[2]:

  • Il bambino deve godere di tutti i diritti enunciati nella dichiarazione e questi diritti vanno riconosciuti senza alcuna eccezione, distinzione o discriminazione fondate su razza, colore, sesso, lingua, religione ed altro.
  • Ogni bambino deve avere protezione e facilitazioni, secondo le leggi o disposizioni analoghe in modo da crescere sano fisicamente, intellettualmente, moralmente e così via.
  • Sin dalla nascita ha diritto ad un nome e ad una nazionalità.
  • Deve ottenere sicurezza sociale e poter crescere in modo sano. A lui e alla madre sono dovute le cure e le protezioni necessarie. Ha diritto ad una alimentazione adatta, ad una casa ed al gioco.
  • Quando si trova in una situazione di bisogno ha il diritto a ricevere le cure speciali necessarie.
  • Deve essere oggetto di amore e di comprensione, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori o comunque in situazioni a lui adatte. Salvo eccezioni, specie in bambino in tenera età, non deve essere separato dalla madre. La società si deve far carico dei bambini senza famiglia o di quelli che hanno difficoltà. Si auspica che alle famiglie numerose siano concessi aiuti.
  • Tutti hanno diritto all'educazione, gratuita e obbligatoria per i primi livelli di istruzione per sviluppare una cultura generale per raggiungere capacità di giudizio personale, senso di responsabilità e divenire così un membro della società.
  • Il bambino deve essere fra i primi a ricevere protezione e soccorso quando necessari.
  • Vanno bandite, nei suoi confronti, negligenza, crudeltà e sfruttamento né deve essere trattato come schiavo o inserito nel lavoro prima di aver raggiunto un'età minima.
  • Vanno combattute la discriminazione razziale, la discriminazione religiosa e ad ogni altra forma di discriminazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV, I diritti dei bambini: la convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia riscritta dai bambini, con Andrea Càsoli, Lomagna, Associazione Ale G. dalla parte dei bambini, 2001, SBN IT\ICCU\LO1\1381502.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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