Diari di Hitler

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Konrad Kujau, l'autore dei falsi diari, nel 1992

I diari di Hitler (in ted. Hitler-Tagebücher) sono un falso storico che diede luogo alla pubblicazione di 60 volumi di un diario attribuito a Adolf Hitler nel 1983 sulla popolare rivista tedesca Stern (in ita. "stella"). Si tratta di uno dei più grossi scandali nella storia della stampa tedesca che ha sconvolto la credibilità di storici e d'importanti giornali a livello mondiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

Il logo del periodico Stern

Nell'aprile del 1983 nella sala mensa del settimanale Stern si dichiarò davanti a circa duecento giornalisti e ventisette troupe televisive che la rivista era entrata in possesso dei diari segreti del dittatore nazista Adolf Hitler: a scoprirli era stato il giornalista Gerd Heidemann (1931), il quale però non si trovava in una situazione economicamente felice, forse dovuta all'incauto acquisto della barca precedentemente appartenuta a Hermann Göring.[1] Egli a sua volta sosteneva di averli acquistati pochi esemplari alla volta[2] dal pittore Konrad Kujau (1938-2000) per la cifra di 9,3 milioni di marchi. Secondo la testimonianza di quest'ultimo, i preziosi diari facevano parte di un gruppo di documenti recuperati dalla carcassa di un Junkers Ju 352 precipitato poco prima della fine della seconda guerra mondiale nell'aprile 1945 durante l'operazione Seraglio a Börnersdorf presso Dresda che allora, nel 1983, faceva parte della Repubblica Democratica Tedesca (DDR).[3][4][5]

Hugh Trevor-Roper, Eberhard Jäckel e Gerhard Weinberg, i tre storici che inizialmente ritennero autentici i diari.

I 60 volumi dei diari segreti di Adofl Hitler, che coprivano gli anni dal 1932 al 1945,[6] furono presentati il 1º aprile 1983 allo scrittore ed esperto ricercatore Hugh Trevor-Roper, autore dell'importante libro intitolato Gli ultimi giorni di Hitler e direttore nazionale indipendente del Times dal 1974.[7] Il vicedirettore del Times, Colin Webb, gli rivelò che la rivista tedesca Stern era entrata in possesso di questa preziosa documentazione, nonostante nessuno dei fedelissimi di Hitler ne fosse a conoscenza. L'8 aprile Trevor-Roper si recò presso la Handelsbank di Zurigo, che custodiva i diari, per incontare i tre incaricati della rivista Stern i quali fornirono spiegazioni sulla loro origine. In seguito alle analisi grafologiche e dopo averli sottoposti al giudizio di altri dei maggiori studiosi del periodo, tra cui il professore di storia all'Università di Stoccarda Eberhard Jäckel e lo storico Gerhard Weinberg, si iniziò a pensare che fossero effetivamente scritti dallo stesso Hitler.[8]

Rupert Murdoch, il proprietario del The Sunday Times, nel 2007.

Nel frattempo la rivista Stern progettava di vendere i diritti di pubblicazione al Newsweek di New York e al Times di Londra, ma Rupert Murdoch, proprietario di quest'ultimo, offrì per l'esclusiva mondiale tre milioni di dollari nel giro di 24 ore.[9] Da notare che Murdoch, sebbene abbia in seguito decisamente negato di aver agito in malafede, con la sua posizione presentava un chiaro conflitto di interessi, poiché il domenicale del Times, il Sunday Times, aveva già pagato una considerevole somma per avere l'esclusiva della pubblicazione dei diari nel Regno Unito. Nonostante ciò, la stampa mondiale, venuta a conoscenza del fatto, divenne sempre più attratta dalla novità e il giro d'affari aumentò giorno dopo giorno.[8]

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 25 aprile 1983, tutti e tre gli storici interpellati dichiararono autentici i diari,[10] in particolare Hugh Trevor-Roper nella sua autenticazione affermò:[11]

« Sono sufficientemente certo che i documenti sono autentici e che la storia dei loro viaggi dal 1945 sia vera; di conseguenza, è chiaro che le tesi finora accertate sullo stile di scrittura di Hitler, sulla sua personalità e persino, forse, su alcuni eventi storici, possano dover essere sottoposte a revisione. »

Lo scandalo[modifica | modifica wikitesto]

L'errore del monogramma
La vera firma di Hitler
La versione di Kujau della firma di Hitler, che l'esperto di scrittura a mano della CBS Kenneth W. Rendell ha descritto come una "terribile traduzione".[12]

Nonostante l'iniziale notizia che sorprese il mondo intero, dopo nemmeno due settimane ovvero il 4 maggio furono date 4 copie al laboratorio della polizia scientifica del Bundesarchiv ("archivio federale") tedesco e altre 11 ad alcuni specialisti svizzeri di San Gallo.[13] Già con il 6 maggio vi fu un comunicato ufficiale mediante il quale si annunciava la falsità dei diari dopo un'analisi forense rigorosa, che non era stata eseguita in precedenza.[14]

L'analisi chimica dell'inchiostro e della carta (come la presenza di poliestere realizzato solamente dopo il 1953) provò che entrambi risalivano sicuramente a un periodo successivo alla seconda guerra mondiale, e quindi non compatibile storicamente, oltre che utilizzando materiale scadente prodotto a Hong Kong e successivamente acquistato nei negozi di Berlino a prezzi stracciati.[15] Inoltre anche il loro contenuto era assai banale o comunque facilmente riconducibili a fonti bibliografiche già esistenti all'epoca della scrittura dei diari come ad esempio i Discorsi e proclami di Hitler, un'opera di Max Domarus del 1962 il contenuto dei diari era stato in larga parte copiato dai testi dei discorsi pubblici del Führer, con l'aggiunta di commenti "personali"[16] oltre al fatto che Kujau aveva guadagnato in passato parecchi soldi realizzando copie di quadri di Hitler e che era diventato abilissimo nell'imitarne la calligrafia.[17] Infine, un più accurato esame portò alla luce svariate inesattezze storiche,[18] mentre lo stile stesso della scrittura corrispondeva solo superficialmente a quello di Hitler. Uno dei dettagli più grotteschi era che persino il monogramma sulla copertina dei diari era sbagliato, essendo "FH" invece che "AH", le vere iniziali del nome di Hitler, oltre al fatto che fossero in plastica.[15][19]

Venne quindi annunciata un'altra conferenza stampa per rendere nota la prossima pubblicazione, dove Trevor-Roper annunciava che dopo una più attenta riflessione aveva cambiato idea e altri illustri personaggi, tra cui giornalisti e storici, fino a quel momento impeccabili professionisti, sollevavano anche domande sulla loro validità; tutti furono trascinati dall'euforia della notizia che ha dato vita allo scandalo. A parziale discolpa di Trevor-Roper, si potrebbe dire che egli non era in grado di capire il tedesco scritto in quanto non era in grado di comprendere i caratteri arcaici utilizzati per la scrittura dei diari.[8]

L'autore dei falsi diari attribuiti a Adolf Hitler è Konrad Kujau (alias Konrad Fischer, Peter Fischer oppure ancora Heinz Fischer) nato nel 1938 a Löbau in Sassonia,[20] che diventerà presto un personaggio popolare nonostante la sua condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione.[8]

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Travolti dallo scandalo, i capi redattori di Stern, Peter Koch e Felix Schmidt, si dimisero.[21] Kujau, e la sera stessa anche Heidemann, vennero invece arrestati e processati per frode; vennero infine condannati nel luglio 1985 il primo a quattro anni e sei mesi mentre il secondo 4 anni e 8 mesi.[22] Avendo confessato subito di aver scritto egli stesso i falsi diari, Kujau ottenne una condanna relativamente mite e, una volta scarcerato, sfruttò la notorietà acquisita per la vicenda guadagnando una discreta fortuna. Heidemann, al contrario, venne trattato più duramente. La corte era giunta alla conclusione che una parte dei circa 10 milioni pagati da Stern non fosse stata trasmessa a Kujau, ma fosse stata indebitamente intascata dallo stesso Heidemann: la sua ostinazione nel negarlo venne considerata un'aggravante. Di recente però, gli eredi di Kujau, morto nel 2000, hanno ammesso che questa accusa contro Heidemann non era fondata, come provano delle registrazioni di telefonate che a Heidemann non fu permesso presentare al processo: si prepara quindi un processo di revisione della sentenza. In totale, alla fine dello scandalo, ben 4 milioni di dollari erano stati persi.[23]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del clamoroso inganno cui, seppure involontariamente, aveva dato il suo prestigioso avallo, il prestigio accademico dello storico Hugh Trevor-Roper rimase assai appannato. Come ebbe a confessare in seguito, probabilmente il pensiero di potere, grazie a quei diari, realizzare il sogno di qualsiasi storico del nazismo - riuscire a spiegare una volta per tutte la personalità del dittatore nazista - gli aveva fatto abbandonare la cautela necessaria in questi casi. L'ultimo volume dei falsi diari di Hitler è stato acquistato a un'asta a Berlino il 23 aprile 2004 da un anonimo compratore per la cifra di 6.500 euro.[24]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Harris, pp. 83–84
  2. ^ Harris, pp. 147–49
  3. ^ Luca Meneghel, Inventare il passato. I falsi storici dai Diari di Hitler ai Protocolli di Sion, 3 settembre 2010
  4. ^ Harris, p. 40
  5. ^ Harris, pp. 90–91
  6. ^ Trovati i diari di Hitler, su storia.rai.it
  7. ^ Davenport-Hines
  8. ^ a b c d Romolo G. Capuano, I falsi diari di Hitler, 14 maggio 2003
  9. ^ Hamilton, p. 48
  10. ^ Harris, p. 181
  11. ^ Williams, p. 24
  12. ^ Harris, p.351
  13. ^ Harris, pp. 355–56
  14. ^ Harris, p. 345
  15. ^ a b Hamilton, pp. 19–20
  16. ^ Hamilton, p. 11
  17. ^ Rendell, p. 112
  18. ^ Harris, pp. 151–52
  19. ^ Harris, pp. 117, 137
  20. ^ Harris, pp. 107–08
  21. ^ Harris, p. 366
  22. ^ Harris, p. 377
  23. ^ Harris, pp. 381, 384
  24. ^ (EN) Fake Hitler diary sold for 6,500 euros at auction, Deutsche Presse-Agentur, 23 aprile 2004.
  25. ^ Rentschler, p. 181