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Dialetto sambenedettese

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Sambenedettese
Sammënëdëttèsë
Parlato inItalia Italia
Altre informazioni
ScritturaAlfabeto latino
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Italo-romanze
     Dialetti meridionali intermedi
      Dialetti aso-truentini
       Sambenedettese

Il dialetto sambenedettese è un idioma parlato nella città marchigiana di San Benedetto del Tronto.

Esso appartiene al gruppo linguistico dei dialetti marchigiani meridionali, altrimenti detti dialetti aso-truentini.

Classificazione e distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Il sambenedettese, appartiene al gruppo linguistico dei dialetti meridionali intermedi, in particolare al sotto-gruppo dei dialetti marchigiani meridionali. Caratteristica fondamentale di questo dialetto è infatti l'utilizzo della semivocale atona finale (trascritta ë), altrimenti detta schwa, caratteristica assente in altri dialetti marchigiani, come il fermano o l'anconetano, ma presente (a volte con minore frequenza) nei dialetti costieri a partire da Massignano e Cupra Marittima nonché in tutte le aree interne interessate dal dialetto ascolano e dagli altri dialetti marchigiani meridionali.

L'italiano regionale del centro urbano di San Benedetto presenta tipiche caratteristiche dell'italiano centrale, visibili nella pronuncia delle vocali analoga a quella delle Marche centrali fino a Senigallia, ossia con lievi discostamenti dall'italiano standard (e.g.: pallóne, buòno, sògno, pénso, ténda, tréno, bène, insiéme), e quindi nettamente diversa da quella teramana, caratterizzata dall'apertura indistinta di tutte le vocali toniche (sèra, lavòro, dètto, ròsso).

L'estensione geografica del dialetto sambenedettese proprio è storicamente limitata al solo centro abitato di San Benedetto del Tronto, già a sud del torrente Ragnola, a Porto d'Ascoli e nella Sentina, il dialetto non può più essere considerato sambenedettese. A partire dalla seconda metà del '900 tuttavia, a causa dell'improvvisa crescita demografica e dalla forte influenza dell'italiano, molti dei tratti tipici dei dialetti costieri della zona, tra cui il sambenedettese, si sono persi, soprattutto tra le nuove generazioni. Ciò ha comportato l'annullamento di molte delle caratteristiche che andavano a differenziare i vari dialetti costieri, tanto che si può affermare che mentre anticamente ogni paese possedeva il proprio tipico dialetto, oggi i dialetti moderni di Grottammare, Acquaviva Picena e in minor misura Cupra Marittima, Colonnella e Martinsicuro sono assimilabili al moderno dialetto di San Benedetto.

Alcuni esempi di come il dialetto moderno possa differire dal dialetto sambenedettese originario:

  • Pronuncia delle vocali toniche (lu marìtë invece di lu marétë, lu fìjë invece di lu féjë, ''tradëtòrë per "traditore", paèsë per "paese")[1]
  • Reintroduzione delle vocali finali per influsso del fermano, come avviene anche nei centri più a nord (la casa invece di la casë, issë magna invece di éssë magnë, jemo invece di jèmë, sò fatto invece di sò fattë)

Anche i dialetti di Alba Adriatica e Tortoreto sono in parte influenzati dal sambenedettese, ma sono comunque generalmente considerati di tipo abruzzese.[2]

Il dialetto di Monteprandone, nonostante la vicinanza tra quest'ultimo comune e la cittadina costiera, presenta invece una serie di tratti per cui può essere ricondotto alle parlate ascolane.

Fonetica[modifica | modifica wikitesto]

Elementi caratterizzanti il dialetto sambenedettese sono:

  • Metafonesi sannita monottongata (e.g.: bìllë per "bello", fùchë per "fuoco", mentre in ascolano si dirà biéllë e fuóchë).
  • Apocope delle sillabe finali -ne e -no (e.g.: per "vino", per "mano", picciò per "piccione"), peraltro in uso in tutte le Marche centro-meridionali, da Ancona fino a Giulianova.
  • Caduta di tutte le vocali atone e riduzione di esse in schwa (/ə/), sovente trascritto ë (e.g.: mattë per "matto", casë per "casa");
  • Mancata sonorizzazione dei nessi l + consonante (e.g.: atë per "alto", picé per "pulcino", fàzë per "falso");
  • Caduta della /g/ intervocalica e a inizio di parola (attë per "gatto", Aùstë per "Agosto", óstë per "gusta").
  • Passaggio di "gli" e "li" a j (/ɟɟ/) (pajë per "paglia", vùjë per "voglio").
  • Pronuncia della s impura alla stregua di una fricativa postalveolare sorda di primo grado ([ʃ]), sovente trascritta mediante la grafia š (štópëtë per "stupido", štùrtë per "storto").
  • Apertura delle vocali accentate (bróttë per "brutto", féndë per "finto", vèlë per "vela", mòndë per "monte")

Caratteristiche morfologiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Possessivo di parentela (màmmëtë per "tua madre", pàrdëtë per "tuo padre", ecc.)
  • Alternanza dell'ausiliare, ovvero l'ausiliare è sempre essere ad eccezione della terza persona che ha avere (ad esempio sò magnàtë per "ho mangiato" ma ha jétë per "è andato")
  • Identità tra terza persona singolare e plurale (ad esempio éssë/éscjë candë per "egli/essi canta/cantano")
  • Imperfetto in (jéjë candì per "io cantavo", éssë velì per "egli voleva")
  • Imperativo metafonizzato con reintroduzione di -a finale (ad esempio pùrta! per "porta!", sìnda! per "senti!")
  • Aggettivi possessivi caratterizzati dalla desinenza -në (mìnë per "mio", tùnë per "tuo");
  • Avverbi tipici come prassà (molto, assai), (giù), jècchë (qui), ùjë (oggi), ìrë (ieri), mmëccò (un po')

La coniugazione del verbo èssë è:

Persona Presente Imperfetto
jéjë sòvë
scì scìvë
éssë jèrë
nójë scjèmë scjavàmë
vójë scètë scjavàtë
éscjë jèrë

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Poesie di Bice Piacentini, su didattica2000.altervista.org.
    «Quiste jè nu paèse 'ffatturate...Lu nustr'jè 'nu mestîre tradetòre...».
  2. ^ Antonio Sciarretta, Dialetti, su digilander.libero.it. URL consultato il 1º febbraio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]