Dialefe

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In metrica, la dialèfe (dal greco dialeípho = fondo separatamente) è il conteggio della vocale finale d'una parola e della vocale iniziale di quella successiva come appartenenti a due sillabe diverse. Perché essa si verifichi è necessario, nella sua forma più frequente, che la prima sillaba sia accentata (ivi compresi i dittonghi discendenti come -ài, -èa, -ìa, -ùo, -òi, etc.).

Si usa indicare la dialefe con il segno del "cuneo" con la punta verso il basso(ˇ), mentre la sinalefe, il contrario della dialefe, è indicata mediante lo stesso simbolo con la punta rivolta verso l'alto (ˆ).

  • Cominciòˇa crollarsi mormorando

Essa è di solito favorita da pause grammaticali o dall'inversione dell'ordine logico delle parole.

Nella poesia due-trecentesca è molto diffusa dopo la congiunzione "e", soprattutto nel caso in cui si incontrano tre vocali atone, di cui la "e" in questione è la vocale centrale. In Dante è generalizzato l'uso di fare dialefe tra la "e" congiunzione a inizio verso e la vocale con cui inizia la parola successiva.

  • d'infantiˇe di femmineˆe di viri (Inf. IV, 30) - Si noti come nel secondo caso il suono è assorbito per sinalefe.

Analogamente diffusa è la dialefe dopo i monosillabi a, e, o, che, né, se, ma, etc. Inoltre, sempre in poeti quali Dante e Petrarca, è probabile incontrare dialefe dopo gli aggettivi mio, tuo, suo e derivati.

Da Petrarca in poi, che ad ogni modo, per l'appunto, la usò talvolta, e anche in casi differenti, la dialefe viene messa da parte, sentita come un tecnicismo arcaico, da utilizzare solo in casi speciali. Il severo divieto dei trattatisti, come per esempio il Minturno, è abbastanza scrupolosamente osservato fino a tutto l'Ottocento. Nell'Ariosto, in particolare, il fenomeno è praticamente assente, come basterà osservare analizzando alcuni dei suoi versi, a vantaggio di una maggiore fluidità metrica.

Il recupero della dialefe nell'età contemporanea sarà da ricondurre prevalentemente all'influenza della metrica pre-dantesca e dantesca sui poeti che ne fanno parte, da ricondurre in parte anche alla riscoperta di Dante, e alla ripresa degli studi a esso dedicati, cui si assiste grosso modo a partire dall'inizio dell'Ottocento.

Il contrario della dialefe è la sinalefe.

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