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Diagnostica

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La radiografia è uno strumento importante nella diagnosi di alcuni disturbi.

La diagnostica o diagnosi medica è il processo per determinare quale malattia o condizione spiega sintomi o le condizioni di una persona al fine di determinare diagnosi; questo avviene attraverso lo studio di una serie di rilevamenti eseguiti direttamente sull'ammalato o su dati forniti da quest'ultimo, al fine di ricondurre lo stato morboso di cui il paziente è affetto a una o più precise patologie. Le informazioni richieste per la diagnosi sono in genere raccolte da una storia clinica e dall'esame fisico della persona che richiede assistenza medica. Spesso, durante il processo vengono eseguite anche una o più procedure diagnostiche, come i test diagnostici. A volte la diagnosi postuma è considerata una sorta di diagnosi medica.

La Semeiotica ha inzio già nell'antichità. Le procedure di osservazione del malato erano presenti già con Ippocrate e la descrizione dei segni tratti dall’osservazione (la facies ippocratica dei malati terminali) o da manovre particolari (la succussione per ricercare la presenza di liquido nelle cavità del corpo). La Scuola Salernitana conosceva bene il valore dell’esame del polso e dell’uroscopia. L’introduzione della percussione si deve a Leopold Auenbrugger con il suo opuscolo dal titolo Inventum novo pubblicato nel 1761, ma ebbe vera applicazione solo dopo la pubblicazione del libro di Renè-Thèophile Hyacinthe Laënnec De l’auscultation mèdiate ou traitè du dia-gnostic des maladies des poumons et du coeur, fondè principalement sur ce noveau moyen d’exploration (Parigi, 1819) e l'introduzione dello stetoscopio[1]

Dall’inizio dell’Ottocento si assiste ad un fiorire di nuovi metodi con cui mettere in evidenza direttamente sul corpo del malato la presenza di segni evocatori di determinati aspetti patologici. La storia della diagnostica medica per immagini cominciò nel 1895, quando il fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen riuscì a mettere a punto il primo apparecchio che consentiva la visione dettagliata dell´interno del corpo umano su lastre opache di materiale impressionabile. Si sapeva che le lastre fotografiche, lasciate accanto ai tubi catodici, assumevano un aspetto “annebbiato” quando i tubi erano attraversati da elettricità. Röntgen scoprì che gli oggetti metallici non lasciano passare le radiazioni, le quali invece riescono molto bene ad attraversare il legno, la carta e altri materiali, e che, se al posto del legno viene interposto un arto, questo appare come trasparente, lasciando però vedere l´intera sua struttura ossea. Röntgen pensò allora di fotografare le immagini create da queste nuove radiazioni, dapprima utilizzando la propria mano e in seguito quella della moglie: nascono così le prime radiografie della storia. Fu così il primo a capire quale utilizzo poteva essere fatto dei raggi X (chiamati così proprio perché non se ne conosceva l´origine) a scopo diagnostico.[2][3] Il primo uso dei Raggi X come mezzo diagnostico fu fatto da John Hall-Edwards, medico inglese, nel gennaio del 1896. Il mese successivo lo stesso Hall-Edwards iniziò ad usare i raggi X durante le operazioni chirurgiche. Tra il 1906 e il 1912, si iniziò ad utilizzare un liquido di contrasto all’interno del corpo, iniettato oralmente o in vena, per permettere la visualizzazione del sistema venoso, dell’apparato gastrointestinale e digestivo. Negli anni ’60 questa pratica si sviluppò sempre più ed ora è conosciuta con il nome di angiografia.[4] All’interno dei gabinetti d’analisi ottocenteschi vennero effettuate alcune tra le più importanti scoperte scientifiche in campo biomedico. Nei laboratori, particolarmente in quelli tedeschi e francesi, sono nate la fisiologia moderna, la patologia cellulare, la batteriologia e l’immunologia, la biochimica, la farmacologia sperimentale, per menzionare le principali tappe acquisite allo scadere del XIX secolo. Dai pionieristici gabinetti d’analisi e sperimentazione cominciarono a distinguersi, verso la fine dell’Ottocento (a partire da Monaco nel 1885 e dagli Stati Uniti tra il 1893 e il 1895), i laboratori clinici nati con lo scopo principale di utilizzare le conoscenze acquisite sui principali processi biologici e patologici per sviluppare nuove metodiche diagnostiche e terapeutiche e, in secondo luogo fornire ai medici un servizio diagnostico.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo la visita medica assume la sua definitiva configurazione tripartita, strutturandosi nell’anamnesi, tesa a stabilire come sia nata la malattia, nell’esame obiettivo, divenuto più ricco e attento all’esplo-razione dei diversi organi, e nel ragionamento clinico come essenziale tappa conclusiva dell’iter diagnostico.[1] Nel corso del XX secolo la medicina ha vissuto profondi cambiamenti, passando da una pratica totalmente basata sull’anamnesi e sull’esame obiettivo del paziente ad un uso sempre maggiore della tecnologia, ed in particolare delle analisi di laboratorio.[5]

Aspetti della diagnostica

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Arrivare a una diagnosi può risultare difficile in quanto molti segni e sintomi non sono specifici di una determinata patologia. Ad esempio, il rossore della pelle (eritema), è un sintomo di molti disturbi e quindi non fornisce al medico una indicazione univoca della causa; in questi casi si effettua una diagnosi differenziale nella quale sono confrontate diverse possibili spiegazioni correlando le varie informazioni seguite dal riconoscimento e dalla differenziazione dei modelli. Occasionalmente il processo è reso facile da uno o più segnali o sintomi patognomonici, ovvero specifici di una sola causa.

La diagnosi è una componente importante della procedura di visita di un medico. Dal punto di vista delle statistiche, la procedura diagnostica prevede test di classificazione.

La diagnostica si divide secondo gli organi o gli apparati cui viene applicata: ne deriva una distinzione in diagnostica medica e diagnostica chirurgica; oppure, a seconda del metodo di rilevamento dell'elemento di studio, diagnostica radiologica (detta anche radiodiagnostica), diagnostica batteriologica, diagnostica biochimica.

Nonostante questa diversificazione, gli elementi soggetti all'anamnesi o all'esame obiettivo per formulare il quadro diagnostico, in parte clinici, in parte di laboratorio e in parte istopatologici, rappresentano la componente unitaria della diagnostica. Esiste anche una diagnostica differenziale effettuata con l'uso di software specializzati. Questo tipo di diagnostica nulla toglie al medico che valuta di volta in volta i risultati offerti dal software.

  1. 1 2 Vito Cagli - IL METODO CLINICO E LA SUA EVOLUZIONE, su rosa.uniroma1.it.
  2. controllo, radiologia, su Dottori Roma, 14 aprile 2022. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  3. Le radiazioni in diagnostica - Notizie e aggiornamenti, su Dica33 salute e medicina a portata di click. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  4. nm23ajgk, Le 5 tappe fondamentali nella storia della radiografia, su ecografieroma.it. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  5. Maurizio De Filippis, La Fabbrica della Salute, su www.fondazionebassetti.org. URL consultato il 25 gennaio 2026.

Voci correlate

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Altri progetti

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