Diablottino

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Diablottino
Origini
Altri nomiin piemontese: diablotìn
Luogo d'origineItalia Italia
RegionePiemonte
DiffusioneTorino
Zona di produzioneTorino
Dettagli
Categoriadolce
Ingredienti principali
  • cacao
  • zucchero
  • vaniglia

Il diablottino (in piemontese diablotìn, ovvero "diavoletto"), è un cioccolatino aromatizzato alla vaniglia[1] tradizionale di Torino, in Piemonte (Italia).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I diablottini sono i più antichi cioccolatini al mondo,[2][3][4] e secondo alcune fonti, sarebbero stati ideati a Torino verso la fine del XVII secolo da Cagliostro, che preparava delle praline di cioccolato dalle presunte proprietà afrodisiache e definite dallo stesso un elisir di giovinezza.[1][5][6] A cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, periodo in cui Torino era divenuta la principale produttrice europea di cioccolato in Europa, i diablottini furono i primi cioccolatini consumati dai Savoia, allora noti amatori di cioccolata calda, e si diffusero nelle corti europee, ove erano apprezzati per la loro praticità.[2][3] Pare inoltre che avessero ispirato il duetto del cioccolato “Cioccolatini cioccolatin” di Giuseppe Pietri.[2] La pralina al cioccolato viene anche descritta in alcuni tomi ottocenteschi, come il dizionario redatto da Vittorio di Sant'Albino, che la definì un "pezzettino di cioccolata a figura di rotella piana che si mangia crudo",[7] così come nel Trattato di cucina (1854) di Giovanni Vialardi.[2] Nel 1867 dal diablotin si arrivò al più celebre gianduiotto su brevetto della Caffarel Prochet.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b I 5 cioccolatini più’ celebri di Torino, su vivatorino.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  2. ^ a b c d Merenda Reale e Diablottini, su targatocn.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  3. ^ a b La storia del primo cioccolatino del mondo… nato a Torino!, su guidatorino.com. URL consultato l'11 settembre 2020.
  4. ^ IL GIANDUIOTTO, su aifb.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  5. ^ Cetta Berardo, Cioccolato da leggere, L'AMBARADAN, 2004, pp. 8-9.
  6. ^ Piaceri diabolici, su d.repubblica.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  7. ^ Massimo Centini, La grande enciclopedia di Torino: personaggi, monumenti, eventi storici, lingua, arte , curiosità e folclore di un'antica capitale, rimasta intatta nello spirito fino ai giorni nostri, Newton & Compton, 2003, p. 181.
  8. ^ Fabbrica di cioccolato Ringler (Via Balme 47), su museoarteurbana.it. URL consultato l'11 settembre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Doglio, L'inventore della bagna caoda, Daumerie, 1993.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]