Design sostenibile

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Il design sostenibile (chiamato anche eco design o design ecologico) è la progettazione di un prodotto di un sistema, sociale o economico, nel rispetto dell'ambiente.

L'intento del design sostenibile è quello di "eliminare completamente l'impatto negativo sull'ambiente attraverso un design intelligente e sensibile".[1] La progettazione sostenibile coinvolge principi quali riduzione, riuso e riciclo, montaggio/smontaggio/autocostruzione, uso di energie pulite e rinnovabili, riduzione delle emissioni nocive, scelta dei materiali, analisi, certificazione e dematerializzazione del prodotto-servizio.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi ad aver posto critiche riguardo il degrado ambientale, aprendo una significativa discussione dovuta all’espansione dell’attività industriale, sono i membri del movimento arts and crafts (1859-1900). Un esempio è William Morris (1834-1896), che si dedicò ad una serie di attività e pratiche per raggiungere una migliore qualità della vita, degli oggetti e dell’ambiente.

Le questioni teoriche iniziano ad avere un peso concreto sui progetti e sulle produzioni industriali di oggetti d’uso quotidiano quarant'anni dopo l'inizio del dibattito, che si aprì già tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta dove si riscontrano le prime prese di posizione nei confronti dei problemi ambientali. Alcuni esponenti della cultura del design spostarono la loro attenzione sulle problematiche legate alle responsabilità del progettista riguardo appunto il tema dei consumi. Un esempio è Tomas Maldonado nel saggio La Speranza Progettuale (1971) in cui integrava il proprio discorso critico riguardo la società dei consumi con l'idea che si fosse persa appunto una "speranza progettuale" che lui stesso intendeva recuperare; oppure il movimento del Radical design, detto anche Contro-design, con esponenti come Ettore Sottsass, Gaetano Pesce e Riccardo Dalisi.

Per quanto riguarda l’avvio di studi in materia, gli anni Ottanta furono un periodo determinante; nonostante a livello progettuale e industriale non si verifichino significativi cambiamenti verso una nuova estetica sostenibile.

Successivamente si ha un grande cambiamento grazie alla strategia per un vivere sostenibile realizzata dalla World Conservation Union, dall’United Nations Environment Programme e dal World Wildlife Fund, che fornisce oltre 130 proposte operative da effettuare ad ogni livello: locale, comunitario, regionale, nazionale, internazionale.

Negli anni ’90 diventano chiari gli effetti ambientali attribuibili a un prodotto; di conseguenza l'attenzione si sposta sulla progettazione di prodotti a basso impatto ambientale. Inoltre viene introdotto il concetto di ciclo di vita per valutare i prodotti lungo il loro intero percorso, dalla pre-produzione sino alle ultime fasi, come smaltimento e dismissione finale.[3]

Con la nascita di questo concetto si afferma la metodologia del Analisi del ciclo di vita (LCA) che ha il compito di valutare gli effetti ambientali di tutti i processi di tutte le fasi del ciclo di vita in relazione alla prestazione del prodotto. Con la nascita del LCA il prodotto viene progettato tendendo conto di tutte le fasi del ciclo di vita; questo implica una visione più estesa di quella tradizionalmente adottata per la progettazione. [4]

È evidente quindi un passaggio dalla progettazione del prodotto alla progettazione dell’intero sistema-prodotto coinvolgendo anche quelle fasi che inizialmente non venivano considerate nella progettazione.[5]

Successivamente l’interesse si sposta sul design per l’innovazione del sistema rispetto a quella del singolo prodotto, secondo un'idea di sostenibilità sostenitrice di cambiamenti radicali nei modelli di produzione e consumo.

Sul piano internazionale Gunter Pauli e Heitor Gurgulino de Souza propongono un metodo che incorpora il rispetto per l’ambiente con le tecniche usate dalla natura stessa, facendo del processo produttivo parte di un ecosistema. Essi costruirono nel 1994 l’istituto di ricerca Zero Emission Research and Initiatives (ZERI).

Design per equità e coesione sociale[modifica | modifica wikitesto]

The California Academy of Sciences, edificio sostenibile a San Francisco: progettato da Renzo Piano e inaugurato il 27 settembre 2008.

Il principio di equità prevede che ogni persona abbia diritto alla stessa disponibilità di risorse naturali globali in uno schema di equa redistribuzione delle risorse.[6]

La discussione sul ruolo del design in relazione alla socioetica della sostenibilità è esteso a questioni quali:

  • I principi e le regole della democrazia, dei diritti umani e della libertà
  • Il raggiungimento della pace e della sicurezza
  • Il miglioramento delle informazioni, della formazione e dell’occupazione
  • I principi di equità mondiale nella disponibilità delle risorse
  • Il rispetto delle diversità culturali, delle identità regionali e delle biodiversità naturali;

Un esempio è quello dell’innovazione sociale sostenibile che genera soluzioni a basso impatto ambientale, nascendo da una partecipazione sociale attiva.[7]

Principi del design sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

Il design sostenibile ha alcuni principi generali:

  • Materiali sostenibili: materiali riciclati o riciclabili, realizzati secondo processi produttivi che utilizzano energie alternative.
  • Risparmio energetico: utilizzo di processi produttivi o prodotti per ridurre i consumi energetici.
  • Qualità e durabilità: maggiore resistenza all'usura per ridurre i rifiuti prodotti.
  • Design e riciclo: previsione di un secondo utilizzo per l'oggetto prodotto, sia come materiale sia come funzione.
  • Minima diversità dei materiali: diversità dei materiali all'interno dei prodotti multicomponenti ridotta al minimo per promuovere lo smontaggio.[8]
  • Risorse rinnovabili: materiali provenienti da fonti rinnovabili locali o bioregionali gestite in modo sostenibile, con la possibilità di compostarle quando non sono più utili.

Hannover principles[modifica | modifica wikitesto]

I princìpi di Hannover sono un modello di principi di progettazione necessari per la sostenibilità chiamati anche Bill of Rights for the Planet, sviluppato durante l'EXPO 2000 ad Hannover, dall'architetto William McDonough.[9]

I princìpi di Hannover sono:

1. Insistere sui diritti dell'umanità e della natura per coesistere in modo sano, solidale, diversificato e in una condizione sostenibile.

2. Riconoscere l'interdipendenza. Gli elementi del design umano interagiscono e dipendono dal mondo naturale, con implicazioni ampie e diverse ad ogni scala. Espandere le considerazioni progettuali per riconoscere anche effetti distanti.

3. Rispettare le relazioni tra spirito e materia. Considerare tutti gli aspetti dell'insediamento umano, inclusi comunità, abitazioni, industria e commercio in termini di connessioni esistenti ed in evoluzione tra la coscienza spirituale e quella materiale.

4. Accettare la responsabilità delle conseguenze riguardo le decisioni di progettazione sul benessere umano, sulla fattibilità dei sistemi naturali e sul loro diritto di coesistere.

5. Creare oggetti sicuri di valore a lungo termine. Non sovraccaricare le generazioni future con i requisiti per la manutenzione o la gestione vigile di potenziali pericoli dovuti alla creazione imprudente di prodotti, processi o standard.

6. Eliminare il concetto di rifiuto. Valutare e ottimizzare l'intero ciclo di vita di prodotti e processi, per avvicinarsi allo stato dei sistemi naturali nel quale non ci sono sprechi.

7. Ispirarsi ai flussi di energia naturale. I progetti di design concepiti dall'uomo dovrebbero, proprio come il mondo naturale, trarre e basare le loro forze creative sull'energia del sole, incorporandola nei progetti in modo sicuro ed efficiente così da garantirne un uso responsabile.

8. Comprendere i limiti del design. Nessuna creazione umana dura per sempre e il design non risolve tutti i problemi. Chi crea e progetta deve praticare l'umiltà di fronte alla natura. Considerare la natura come un modello e un mentore, non un disagio da eludere o controllare.

9. Ricercare un miglioramento costante attraverso la condivisione della conoscenza. Incoraggiare la comunicazione diretta e aperta tra colleghi, clienti, produttori e utenti per collegare considerazioni sostenibili a lungo termine con la responsabilità etica e ristabilire la relazione integrale tra processi naturali e attività umane.

Applicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Dalla progettazione di piccoli oggetti di utilizzo quotidiano alla realizzazioni di aree urbane, il design sostenibile trova applicazioni in numerosi settori: architettura, architettura del paesaggio, design urbano, progettazione urbanistica, ingegneria, grafica, design industriale, architettura degli interni e design della moda.

Architettura sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

L’architettura sostenibile progetta edifici sostenibili con l'obbiettivo di ridurre gli impatti ambientali durante la produzione di componenti per l’edilizia, la costruzione e il ciclo di vita dell’edificio.

Una questione di primaria importanza nell’architettura sostenibile è l’ubicazione, poiché se quest’ultima non dovesse essere appropriata, causerebbe molti danni di inquinamento a causa degli spostamenti che le persone sarebbero costrette a fare.

Un altro aspetto importante è l’aggiornamento della struttura, piuttosto che l’abbattimento. Come nel caso di Abu Dhabi, i cui edifici governativi, commerciali ed istituzionali hanno subito un retrofitting, ovvero un aggiornamento retroattivo allo scopo di soddisfare nuove esigenze[10], per ridurre il consumo di energia e acqua, anziché la demolizione e ricostruzione di una nuova struttura.

Infatti l'autorità per l'acqua e l'elettricità di Abu Dhabi (Adwea), con il Dipartimento per lo sviluppo economico dell'emirato (DED) e il Ministero dell'Economia, ha coinvolto le società di servizi energetici per installare in edifici già esistenti sistemi di raffreddamento ed illuminazione più efficienti con lo scopo di ridurre il consumo di acqua ed elettricità del 20% entro il 2030.[11]

Ingegneria sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

Innovazioni urbane sostenibili: l'ombrellone fotovoltaico "SUDI" è una stazione autonoma e mobile che rifornisce i veicoli elettrici utilizzando l'energia solare.

Per ingegneria sostenibile si intende l'integrazione della sostenibilità e le principali applicazioni ingegneristiche che riguardano l’approvvigionamento idrico, la produzione, i servizi igienico-sanitari, la pulizia dei siti di rifiuto, il ripristino degli habitat naturali ecc. in modo da non compromettere l’ambiente naturale.

Architettura degli interni sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

L'architettura degli interni si occupa di creare un ambiente sano ed estetico; combinando ed estetica in materiali ecocompatibili. L'architettura degli interni ha la capacità di sfruttare il vero potere dell'architettura sostenibile.[12]

La figura dell’architetto degli interni deve considerare aspetti come la scelta di vernici, adesivi e altro durante la fase di produzione. Inoltre, anche prima di iniziare il processo di costruzione deve tenere conto di aspetti che potrebbero danneggiare l’ambiente; per esempio, è necessario l’acquisto di prodotti in aziende locali sostenibili, l’acquisto di materiali riciclati e altro ancora.

Pianificazione urbana sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

Per pianificazione urbana sostenibile delle città si intende progettare e pianificare gli spazi delle città in modo che rispettino determinati aspetti come:

  • Bassa impronta di carbonio
  • Migliore qualità dell’aria
  • Fonti di energia sostenibili
  • Relazione sana con l’ambiente

Inoltre, sono stati sviluppati approcci innovativi per l’uso del suolo, che possono includere edifici e abitazioni verdi, greenway (percorsi piacevoli dal punto di vista ambientale)[13], spazi aperti, risorse di energia alternative ecc. [14]

Trasformando le aree urbane e i quartieri in spazi più sani ed efficienti la pianificazione urbana sostenibile può migliorare la qualità di vita di una città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jason F. McLennan, The Philosophy of Sustainable Design, 2004.
  2. ^ Paolo Tamborrini e Giorgio Tartaro, Design sostenibile, su Treccani.
  3. ^ Carlo Vezzoli, Design per la sostenibilità: una disciplina (sempre più) articolata, 2005, p. 2.
  4. ^ E. Manzini e P. Bertola, Design multidiverso. Appunti di fenomenologia del design., 2004, p. 106-107.
  5. ^ E. Manzini e P. Bertola, Design multidiverso. Appunti di fenomenologia del design., 2004, p. 108.
  6. ^ Carlo Vezzoli, Design per la sostenibilità: una disciplina (sempre più) articolata, 2005, p. 6.
  7. ^ Carlo Vezzoli, Design per la sostenibilità: una disciplina (sempre più) articolata, 2005, p. 7.
  8. ^ Anastas, P. L. and Zimmerman, J. B., "Through the 12 principles of green engineering". Environmental Science and Technology., 2003.
  9. ^ William McDonough, The Hannover Principles. Design for Sustainability, 2000.
  10. ^ retrofitting, su treccani.it.
  11. ^ Abu Dhabi buildings set for efficiency retrofits, su thenational.ae.
  12. ^ (EN) Sustainable Interior Designer, su ECO Canada.
  13. ^ Che cosa sono le greenways?, su greenways.it.
  14. ^ What Is Sustainable Urban Planning?, su academicpartnerships.uta.edu.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jason F. McLennan, The Philosophy of Sustainable Design, Ecotone Publishing, 2004.
  • Carlo Vezzoli, Design per la sostenibilità: una disciplina (sempre più) articolata, 2005.
  • Daniel E. Williams, Sustainable Design: Ecology, Architecture and Planning, Wiley, 2007.
  • Paolo Tamborrini, Design sostenibile. oggetti, sistemi e comportamenti, Mondadori Electa, 2009.
  • Roberto Marcatti, H2O nuovi scenari per la sopravvivenza., H2O Edizioni Milano, 2009.
  • Riccardo Dalisi, ACQUA dueO, H2O Edizioni Milano, 2012.
  • P. Bertola, E. Manzini, Design multidiverso. Appunti di fenomenologia del design, POLI.design, 2004.
  • W. McDonough Architects, The Hannover Principles: Design for Sustainability : Prepared for EXPO 2000, the World's Fair, Hannover, Germany, 1992.
  • Paul T. Anastas, Julie B. Zimmerman, Through the 12 principles of green engineering, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]