Deserto del Negev

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Deserto del Negev
Negev-2005-1.JPG
Stati Israele Israele
Superficie 12 000 km²
Lo uadi Nahal Paran.
Lo uadi Nahal Paran.
Insediamenti israeliani ai margini del Negev.

Il deserto del Negev, o Negeb (in ebraico נגב, «Sud [di Israele]», «terra del Sud»; in arabo النقب, an-Naqb), occupa una superficie di circa 12.000 km², pari al 60% circa dello stato di Israele. Tuttavia, solo il dieci per cento circa della popolazione del paese vive in questa zona. Il Negev è delimitato a ovest dal confine israelo-egiziano e dalla striscia di Gaza, a est dalla valle dell'Arava e a nord dalla linea Gaza-En Gedi, sulle sponde del mar Morto.

Città[modifica | modifica wikitesto]

Climogramma di Be'er Sheva.
Climogramma di Eilat.
Il Negev a Sde Boker.
Il Negev a Sde Boker.
Il Negev in fiore.

La città più grande del triangolo del Negev è Be'er Sheva, il capoluogo del distretto del Negev (circa 190.000 abitanti). Nella zona centrale del deserto, ai margini del cratere Makhtesh Ramon, sorge Mitzpe Ramon. La punta meridionale termina nelle città di Eilat sul lato israeliano e Aqaba su quello giordano. A sud-est di Be'er Sheva si trova la città di Dimona con il suo reattore nucleare presso il Centro di ricerca nucleare del Negev.

Altre città del Negev sono Kiryat Gat, Sderot, Netivot, Ofakim, Arad, Yeruham, Rahat, Omer, Lehavim, Meitar, Tel Sheba, Ar'arat an-Naqab, Kuseife, Shaqib al-Salam, Hura e Lakiya.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Le regioni settentrionali e occidentali del Negev sono costituite da una pianeggiante distesa ricoperta di polvere e, in parte, di löss, mentre le regioni meridionali, invece, sono caratterizzate da un paesaggio molto più vario, con catene montuose, valli e crateri erosivi; il più grande e conosciuto tra questi ultimi è il cratere Makhtesh Ramon. Quando piove, in inverno e in primavera, gli uidian in secca si trasformano in torrenti e per un breve periodo il deserto è in fiore. La cima più alta della regione è l'Har Ramon, con i suoi 1035 m. Circa 25 km a nord di Eilat si trova il parco nazionale di Timna, sito di antiche miniere di rame sfruttate dall'antichità (3000 a.C.) fino al XX secolo.

Il deserto del Negev è una parte della cintura desertica che si estende dall'oceano Atlantico all'India, la cui esistenza è dovuta, dal punto di vista climatologico, ad una cella di Hadley nell'atmosfera soprastante. È considerato la zona della superficie terrestre rimasta invariata per il periodo più lungo - circa 1,8 milioni di anni.

Il deserto della Giudea è spesso considerato erroneamente parte del Negev. Tuttavia, il deserto della Giudea deve la sua esistenza al fenomeno dell'ombra pluviometrica, mentre il deserto del Negev è un deserto arido. Il confine immaginario tra i due deserti corre approssimativamente in direzione est-ovest a nord di Arad (ma la linea di demarcazione varia a seconda dell'interpretazione degli studiosi).

Anche il confine settentrionale con la regione della Shéphélah non è ben definito. A seconda degli studiosi, il Negev ha inizio a Kiryat Malakhi o a Kiryat Gat: questo perché l'agricoltura irrigua ha spostato il confine settentrionale del deserto del Negev diverse decine di chilometri a sud negli ultimi decenni.

Nel nord del Negev, le precipitazioni annuali sono ancora di 350-400 mm. Questa pioggia consente l'esistenza di ampie foreste di conifere trapiantate, come quelle di Lahav o di Yatir, che sono tra le più grandi in Israele.

La quantità di precipitazioni a Be'er Sheva è già di 220 mm all'anno. Tra Be'er Sheva e Sde Boker, il paesaggio è caratterizzato da una steppa arida, e a sud di quest'ultima inizia un deserto estremo. Eilat riceve circa 30 mm di pioggia all'anno, con forti fluttuazioni annuali. Di conseguenza, le annate piovose non sono rare.

Le piogge nel Negev hanno due possibili origini: o sono generate dalle propaggini meridionali di un fronte mediterraneo periferico (solamente nei mesi invernali) o da un cuneo di bassa pressione proveniente dal mar Rosso, che a volte può causare forti temporali nelle stagioni di transizione (raramente). A Eilat le piogge hanno sempre questa seconda origine, mentre a Be'er Sheva sono quasi sempre dovute al fronte mediterraneo periferico.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

I grandi mammiferi più caratteristici del Negev sono gli stambecchi della Nubia. Inoltre, sono stati rilasciati in natura esemplari di asino selvatico asiatico e di orice bianco, specie che un tempo erano native di queste zone. Gli asini selvatici vivono nell'area del Ramon Canyon e nella valle dell'Arava. Degna di nota, è la presenza nel deserto del Negev di alcuni esemplari del raro leopardo arabo[1]. Vivono qui anche altri grandi predatori, come iene striate[2] e lupi arabi. Attualmente tutte queste specie sono protette, e in particolare le popolazioni di lupo potrebbero riprendersi. Nel 1999, vivevano nel Negev tra 90 e 160 lupi[3]. Nel deserto del Negev sono presenti due specie di gazzelle. La gazzella dorcade è relativamente comune e nella parte meridionale del Negev, nel 1985, vivevano oltre 1000 esemplari. Molto meno comune è l'edmi, del quale nello stesso anno furono censiti solo 27 capi[4]. Il numero di gazzelle dorcadi è rimasto stabile da allora. La specie è presente nell'area del Makhtesh Ramon, con una popolazione locale relativamente elevata[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nomadi[modifica | modifica wikitesto]

Il Negev fu dapprima popolato, tra 7000 e 4000 anni fa, da popolazioni nomadi[6][7]. I primi insediamenti (i cui resti sono stati rinvenuti nei pressi dell'attuale Gilat) risalgono all'età del rame. Gli amaleciti e gli edomiti occuparono la regione verso il 2000 a.C.[6]. Nel XIV secolo a.C., nell'area del Negev e del Sinai giunsero, provenienti dall'Egitto, le conoscenze correlate all'estrazione e alla lavorazione del rame[6][8].

Israeliti e nabatei[modifica | modifica wikitesto]

Grazie all'estensione delle sue miniere di rame, nel IX secolo a.C., all'epoca dell'ascesa degli assiri, Be'er Sheva fu in grado di affermarsi come principale centro commerciale della regione[9]. Tra il 1020 e il 928 a.C., intorno a questa città, si formarono piccoli insediamenti ebraici[9].

Con l'arrivo dei nabatei, nel IV secolo a.C., lo sviluppo e l'espansione dei sistemi di irrigazione permisero lo sviluppo di almeno cinque centri urbani[9]. I nabatei accumularono grandi ricchezze principalmente dal controllo del commercio di spezie, incenso e mirra tra la loro capitale Petra e i porti del Mediterraneo.

Epoca romana e bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Dal 106 d.C. in poi, l'area del Negev entrò a far parte del dominio romano, ma - come in altre parti dell'impero - questo ebbe poca influenza sulla vita e sulla cultura delle tribù nomadi. Sotto il dominio bizantino, nel IV secolo, nella regione venne introdotto il cristianesimo. Inoltre, a causa di una crescente conversione del territorio all'agricoltura, la popolazione della regione crebbe drasticamente.

Nel XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei beduini, ormai solo semi-nomadi, fuggì dalla regione o venne allontanata durante la guerra di Palestina del 1948[10]. Dopo la costituzione dello stato di Israele, gran parte del Negev venne dichiarata area militare (e di conseguenza interdetta ai civili) e i beduini furono trasferiti in una zona a essi riservata, come nel nord-est del Negev[11], che rappresenta solo il 10% della superficie del deserto.

Dagli anni '60, il governo israeliano sta cercando sempre più di insediare coloni ebrei nella regione - in particolare gli immigrati di lingua inglese - e di trasferire la popolazione beduina rimasta in villaggi autorizzati[12] (piano Prawer). Al fine di intraprendere un'azione legale contro la popolazione nomade, nel 1950, in nome della protezione ambientale, fu vietato il pascolo del bestiame - i beduini di questa regione allevano da secoli soprattutto capre - in vaste zone del Negev. Riferendosi a precedenti ricerche, alcuni studiosi, in particolare Michael Evenari, non considerano i beduini come figli, ma come padri del deserto[13].

Oggi la maggior parte del Negev è sotto il controllo dell'esercito israeliano.

Problemi ambientali[modifica | modifica wikitesto]

In particolar modo nella zona di Ne'ot Hovav, un'area industriale dove prevale l'industria chimica pesante e sorge il più grande deposito di rifiuti pericolosi di tutto l'Israele (vedi anche Centro di ricerca nucleare del Negev), l'ambiente è minacciato, in quanto è ripetutamente alla mercé di incidenti e inconvenienti. La città di Tel Aviv era solita smaltire i duoi rifiuti nel Negev[14].

Sviluppo economico[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla fondazione dello stato di Israele, le classi dirigenti hanno sempre cercato di trasformare il Negev in un terreno fertile. Il più famoso promotore di questa idea fu David Ben Gurion (il primo Primo Ministro israeliano), che si trasferì presso il kibbutz di Sde Boker proprio per seguire da vicino i progressi nella colonizzazione della regione.

Metodi agricoli innovativi, come l'agricoltura attraverso irrigazione a caduta basata su modelli antichi, sono stati sviluppati, testati e applicati nel Negev. Uno dei pionieri in questo campo fu Michael Evenari, originario di Metz. L'Istituto di ricerca solare nazionale e il Centro di ricerca del deserto dell'Università Ben Gurion del Negev di Sde Boker sono tra i leader mondiali nel loro campo.

Una delle attività emergenti nel Negev è, sorprendentemente, l'allevamento ittico, ottenuto grazie al pompaggio dell'acqua salmastra fossile in stagni artificiali. Le rese sono estremamente produttive, nonostante il clima desertico, e quest'attività ha dimostrato di essere molto redditizia. L'acqua salmastra fossile, leggermente salata, è risultata idonea all'irrigazione di frutta e ortaggi coltivati appositamente in queste condizioni. Molti prodotti agricoli israeliani conosciuti in Europa provengono da questo deserto, in parte perché il clima, mite durante tutto l'anno, fornisce un vantaggio ai fini dell'esportazione.

Il Negev ospita alcune importanti riserve di materie prime. I fosfati, presenti in grandi giacimenti, vengono estratti e lavorati intensivamente per l'esportazione. Diverse grandi aziende dell'industria pesante danno lavoro a migliaia di lavoratori. Nel Negev, ad esempio, viene ulteriormente lavorato il bromuro estratto dal mar Morto.

Anche il turismo svolge un ruolo importante per lo sfruttamento economico di questo deserto. L'estrema diversità del deserto del Negev e le distanze relativamente brevi sono apprezzate da molti turisti, sia nazionali che stranieri, e pertanto questa attività è in costante sviluppo in tutta la regione.

Negli ultimi anni si sono stabiliti qui anche molti nuovi immigrati, provenienti soprattutto dall'ex Unione Sovietica e dall'Etiopia. In totale, vivono nell'area del Negev circa 600.000 persone.

Vaste aree del Negev sono destinate esclusivamente all'uso militare. I principali aeroporti militari di Israele sono concentrati in questa regione e sempre qui vengono principalmente effettuati le esercitazioni militari e i test missilistici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Inbar Perez, Eli Geffen, Ofer Mokady: Critically Endangered Arabian leopards Panthera pardus nimr in Israel: estimating population parameters using molecular scatology Oryx (2006), 40:3:295–301.
  2. ^ J. C. Kerbis-Peterhans, L. K. Horwitz: csa.com A bone assemblage from a striped hyaena (Hyaena hyaena) den in the Negev Desert, Israel Archiviato il 4 dicembre 2011 in Internet Archive.. In: Israel Journal of Zoology [ISR. J. ZOOL.] Volume 37, N° 4, 1992, pgg. 225–245.
  3. ^ Group Size and Home Range of the Arabian Wolf (Canis lupus) in Southern Israel, su American Society of Mammalogists, JSTOR. URL consultato il 2 novembre 2007.
  4. ^ Yoram Yom-Tov: The numerical status of Gazella dorcas and Gazella gazella in the Southern Negev Desert, Israel. In: Biological Conservation. Volume 40, N° 4, 1987, pgg. 245-253. doi:10.1016/0006-3207(87)90118-2.
  5. ^ M. J. Lawes, R. F. Nanni: The density, habitat use and social organisation of Dorcas Gazelles (Gazella dorcas) in Makhtesh Ramon, Negev Desert, Israel. In: Journal of Arid Environments. 24, 1993, pgg. 177-196. doi:10.1006/jare.1993.1016.
  6. ^ a b c Mariam Shahin: Palestine. A Guide. Interlink Books, Northampton Mass. 2005, ISBN 1-56656-557-X.
  7. ^ Israel Finkelstein e Avi Perevolotsky, Processes of Sedentarization and Nomadization in the History of Sinai and the Negev, in Bulletin of the American Schools of Oriental Research, nº 279, agosto 1990, pp. 67-88.
  8. ^ J. M. Tebes: Centro y periferia en el mundo antiguo. El Negev y sus interacciones con Egipto, Asiria, y el Levante en la Edad del Hierro (1200–586 A.D.), Ancient Near East Monographs. Volume 1. Society of Biblical Literature - CEHAO, Buenos Aires 2008.
  9. ^ a b c Mariam Shahin: Palestine. A Guide. Interlink Books, Northampton Mass. 2005, ISBN 1-56656-557-X.
  10. ^ Ismael Abu Sa’ad: Bedouin Towns in Israel at the Start of the 21st Century: The Negev Bedouin And The Failure Of The Urban Resettlement Program Archiviato il 28 agosto 2008 in Internet Archive.. Ben-Gurion University of the Negev, 2000.
  11. ^ The Indigenous Bedouin of the Negev Desert in Israel (PDF), Negev Coexistence Forum, p. 8. URL consultato il 16 luglio 2010.
  12. ^ Israel’s Bedouin Villagers Demand Justice, AOL News, 9 settembre 2010. URL consultato il 2 aprile 2011.
  13. ^ Linda Olsvig-Whittaker, Eliezer Frankenberg, Avi Perevolotsky e Eugene D Ungar: Grazing, overgrazing and conservation: Changing concepts and practices in the Negev rangelands. In: Science et changements planétaires / Sécheresse. Volume. 17, n°. 1, 2006, pgg. 195-199.
  14. ^ Gali Berger: Sin of waste / Municipal garbage that’s out of sight, out of mind. In: Haaretz, 12 ottobre 2005.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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