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Delta del Gange

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Il delta del Gange in una fotografia satellitare del 2020

Il delta del Gange (noto anche come delta del Gange-Brahmaputra, delta delle Sundarbans o delta del Bengala [1]) è un vasto delta fluviale situato prevalentemente nel Bengala, all'interno del subcontinente indiano, tra il Bangladesh e lo stato indiano del Bengala Occidentale.

È il delta fluviale più grande del mondo,[2][3] tramite esso si gettano nel Golfo del Bengala le acque combinate di diversi sistemi fluviali, principalmente quelli del Brahmaputra e del Gange. È anche una delle regioni più fertili del mondo, tanto da meritarsi il soprannome di Delta Verde. Il delta si estende dall'Hughli a occidente fino al Meghna a oriente.

Lo stesso argomento in dettaglio: Sundarbans.
Il tipico paesaggio del delta: una pianura ricca di vegetazione e dominata da palme, risaie e stagni.
Il delta del Gange nella mappa del cartografo James Rennell (1778).

Il delta del Gange ha la forma di un triangolo leggermente "arcuato". Copre più di 105.000 km2 e si estende principalmente tra Bangladesh e India, pur ricevendo le acque di fiumi provenienti dal Bhutan, dal Tibet e dal Nepal che vi confluiscono da nord. Il 67% del delta si trova all'interno del Bangladesh e solo il 33% appartiene al Bengala Occidentale. La maggior parte del delta è composta da terreni alluvionali formati dai sedimenti fluviali (primi fra tutti quelli del Gange). Man mano che ci si sposta verso est, si trovano terreni lateritici rossi e rosso-gialli. Il suolo ricco di minerali e sostanze nutritive è quindi molto fertile e adatto all'agricoltura.

Il delta composto da un dedalo di canali, paludi, stagni e pianure alluvionali (chars). Il Gorai-Madhumati, uno tributario del Gange, divide il delta in due parti: il delta orientale, geologicamente giovane e attivo, e il delta occidentale, più antico e meno attivo.[1]

Circa 273,6 milioni (173,6 milioni in Bangladesh e 100 milioni nel Bengala occidentale, India) di persone vivono nel delta, nonostante i rischi di inondazioni causate dai monsoni, dalle piene causate dallo scioglimento delle nevi dell'Himalaya e dai cicloni dell'Oceano Indiano. Gran parte del Bangladesh si trova nel delta del Gange e molti abitanti del Paese dipendono dal delta per la loro sopravvivenza.[4]

Si stima che oltre 300 milioni di persone abbiano il proprio sostentamento grazie al delta del Gange; circa 400 milioni di persone vivono nel bacino del fiume Gange, rendendolo il bacino fluviale più popoloso al mondo. La maggior parte del delta del Gange ha una densità di popolazione superiore a 200 abitanti per km², rendendolo una delle regioni più densamente popolate al mondo.

Flora e fauna

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Tigre reale del Bengala

Tre ecoregioni terrestri coprono la regione del delta. L'ecoregione delle foreste decidue umide delle pianure del basso Gange copre gran parte del delta, anche se la maggior parte delle foreste è stata disboscata per far posto all'agricoltura, lasciando solo piccole macchie. Fitti canneti crescono nelle zone più umide. L'ecoregione delle foreste paludose d'acqua dolce delle Sundarbans si trova più vicino al mare; i canali sono inondati da acqua leggermente salmastra durante la stagione secca, che lascia il posto all'acqua dolce durante la stagione dei monsoni. Anche questo territorio è stato quasi completamente convertito all'agricoltura intensiva, con solo 130 chilometri quadrati protetti dei 14.600 chilometri quadrati totali. Nel punto in cui il delta incontra il Golfo del Bengala, le mangrovie delle Sundarbans formano la più grande ecoregione di mangrovie del mondo, coprendo un'area di 20.400 chilometri quadrati in un sistema di 54 isole. Il loro nome deriva dalla specie di mangrovie predominante, Heritiera fomes, conosciuta localmente come sundri o sundari.

Gli animali presenti nel delta includono il pitone indiano (Python molurus), la pantera nebulosa (Neofelis nebulosa), l'elefante indiano (Elephas maximus indicus) e i coccodrilli (Crocodylus palustris e Crocodylus porosus), che vivono nelle Sundarbans. Sempre nelle Sundarbans, si ritiene vivano circa 1.020 tigri del Bengala (Panthera tigris tigris), specie in pericolo. Lo sciacallo dorato (Canis aureus) è annoverato tra i mammiferi delle Sundarbans e viene osservato anche lungo i canali e nelle isole. I rinoceronti indiani (Rhinoceros unicornis) erano presenti in passato nelle Sundarbans, ma si estinsero localmente già prima del 1920–1925, a causa dell'intensa caccia. Ad oggi non vi sono popolazioni di rinoceronte nelle Sundarbans. Il bacino del Gange-Brahmaputra ospita foreste tropicali decidue che producono legname pregiato: in queste zone crescono alberi di sal (Shorea robusta), teak (Tectona grandis) e i pipal (Ficus religiosa, anche noti come fichi delle pagode).

Si stima che nelle Sundarbans vivano 30.000 cervi pomellati (Axis axis). Tra gli uccelli presenti nel delta figurano martin pescatori (Alcedinidae), aquile (Aquila), picchi (Picidae), maine comuni (Acridotheres tristis), francolini delle paludi (Francolinus gularis) e shama (Copsychus saularis). Il marabù minore (Leptoptilos javanicus) è presente nelle Sundarbans, sebbene in numero ridotto. È una specie vulnerabile che frequenta le zone umide e le mangrovie, nidificando occasionalmente sugli alberi più alti. Il marabù asiatico propriamente detto (Leptoptilos dubius) invece, è oggi assente o estremamente raro nelle Sundarbans. Un tempo diffuso nel Bengala, ora sopravvive solo in poche colonie in Assam e Cambogia. Nel delta sono presenti due specie di delfini: il delfino dell'Irrawaddy (Orcaella brevirostris) e il delfino del Gange (Platanista gangetica gangetica). Il delfino dell'Irrawaddy è un delfino oceanico che entra nel delta dal Golfo del Bengala. Il delfino del Gange invece è un vero delfino di fiume, ma è estremamente raro e considerato in pericolo di estinzione.

Gli alberi presenti nel delta includono il sundari (Heritiera fomes), il garjan (Rhizophora spp.), il bambù (Bambuseae), la palma di mangrovia (Nypa fruticans), la palma da dattero di mangrovia (Phoenix paludosa) e i baniani (Ficus benghalensis).

Presso il delta del Gange si incontrano tre placche tettoniche: la placca indiana, la placca eurasiatica e la placca birmana.[5] Il bordo della paleopiattaforma eocenica si estende approssimativamente da Calcutta ai confini dell'altopiano di Shillong. Il bordo della paleopiattaforma segna il passaggio dalla spessa crosta continentale a nord-ovest alla sottile crosta continentale o oceanica a sud-est. L'enorme apporto di sedimenti derivante dallo smantellamento, tuttora in corso, dei rilievi montuosi generati dalla collisione himalayana, ha esteso il delta di circa 400 chilometri verso il mare a partire dall'Eocene.[6] Lo spessore dei sedimenti a sud-est del bordo della paleopiattaforma sotto il delta del Gange può superare i 16 km.

Il riso, l'allevamento del bestiame e la pesca nei fiumi e negli stagni sono importanti fonti di cibo nel Bengala.

Circa due terzi della popolazione del Bangladesh lavora nell'agricoltura e coltiva i fertili terreni alluvionali del delta. Le principali colture del delta del Gange sono la iuta, il tè e il riso.[4] Anche la pesca è un'attività importante nella regione del delta, e il pesce è una delle principali fonti di cibo per gran parte della popolazione locale.[7]

Negli ultimi decenni del XX secolo, le innovazioni tecnologiche hanno aiutato le popolazioni povere del delta a migliorare i metodi di allevamento ittico. Trasformando gli stagni inutilizzati in allevamenti redditizi e migliorando i metodi di acquacoltura nei bacini esistenti, molti possono ora guadagnarsi da vivere allevando e vendendo pesce.[8] Grazie ai nuovi sistemi, la produzione ittica nei bacini esistenti è aumentata dell'800%. Questo riguardo soprattutto i gamberetti, che vengono allevati in vasche o gabbie sommerse in acque libere. La maggior parte è destinata all'esportazione.[7]

Folla in attesa di imbarcarsi su un traghetto ad Hasnabad. Questi traghetti attraversano un ramo del Gange per collegare Hingalganj, che si trova su un'isola nel delta del fiume. Tutte le imbarcazioni sono dotate di motore. Poiché le barche di legno presentano molte falle, i motori sono dotati di pompe di sentina che lavorano senza sosta. A bordo ci sono molte persone, motociclette, biciclette, polli, di tutto, tranne i giubbotti di salvataggio. Tutte le imbarcazioni portano la scritta "India" sullo scafo, dal momento che il confine con il Bangladesh passa nelle vicinanze.
Il Vidyasagar Setu attraversa l'Hughli presso Calcutta.

I numerosi bracci del fiume rendono difficoltosi gli spostamenti nel delta. La maggior parte delle isole è collegata alla terraferma solo da semplici traghetti di legno. I ponti sono rari. Alcune isole non sono ancora servite dalla rete elettrica, gli abitanti spesso ricorrono ai pannelli solari per un minimo di approvvigionamento elettrico.

Giacimenti di gas naturale

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Nel delta sono state scoperte importanti riserve di gas, come quelle dei giacimenti di Titas e Bakhrabad. Diverse grandi compagnie petrolifere hanno investito nell'esplorazione della regione del delta del Gange.[9][10]

Inquinamento da arsenico

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L'arsenico è un elemento chimico, presente in natura nel delta del Gange, che ha effetti nocivi sulla salute e può finire nella catena alimentare, soprattutto in colture importanti come quella del riso.

Il delta del Gange si trova principalmente nella zona climatica tropicale umida e riceve tra i 1.500 e i 2.000 mm di pioggia all'anno nella parte occidentale e tra i 2.000 e i 3.000 mm nella parte orientale. Le estati calde e secche e gli inverni freschi e secchi rendono il clima adatto all'agricoltura.

Cicloni e alluvioni

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Nel novembre 1970, il ciclone tropicale più mortale del XX secolo colpì la regione del delta del Gange. Il ciclone Bhola del 1970 causò la morte di 500.000 persone (bilancio ufficiale delle vittime), e altre 100.000 risultarono disperse. Il Guinness dei primati stimò che il numero totale delle vittime del ciclone Bhola fosse pari a 1.000.000.[11]

Un altro ciclone colpì il delta nel 1991, causando la morte di circa 139.000 persone e lasciandone molte altre senza casa.[12]

Nel 1998, il Gange esondò nel delta, causando la morte di circa 1.000 persone e lasciando più di 30 milioni di persone senza tetto. Il governo del Bangladesh chiese 900 milioni di dollari per aiutare a sfamare la popolazione della regione, dato che l'intero raccolto di riso era andato perduto.[13] Gravi inondazioni si verificarono anche nel 1953, 1987, 1988, 2004, 2007 e 2017.

Storia ambientale

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Periodo coloniale

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Dalla fine del XVII secolo, il delta fu governato dalla Compagnia delle Indie Orientali, il cui governo si basava sugli zamindar. Mentre in precedenza gli abitanti erano soliti costruire argini temporanei, che venivano rotti ad ogni stagione dei monsoni, il dominio coloniale promosse la costruzione di argini permanenti. Ciò aumentò la produzione agricola nel breve periodo, ma compromise la sedimentazione, la quale fertilizza e innalza naturalmente il terreno, compensandone l'abbassamento. Nel XIX secolo, lo Stato britannico promosse la costruzione di ferrovie, il che portò a un aumento degli argini, una diminuzione delle foreste, un aumento degli acquitrini e alla diffusione della malaria.[14]

Progetto di consolidamento della costa

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A partire dagli anni '60, i governi occidentali e le organizzazioni umanitarie, in particolare l'USAID, hanno finanziato la costruzione su larga scala di polder e argini. I loro progetti seguivano il modello olandese e trascuravano il ruolo dei fiumi. I fiumi venivano incanalati tra gli argini e tendevano a strozzarsi nei propri sedimenti, invece di spargerli per il delta.

A causa dell'insufficiente sedimentazione, l'acqua salata dei fiumi soggetti alle maree invadeva le risaie, spingendo il governo del Bangladesh e le organizzazioni umanitarie straniere a incoraggiare la transizione dall'agricoltura all'allevamento di gamberetti a partire dagli anni '80. Come prodotto di esportazione, i gamberetti contribuiscono al trasferimento di ricchezza ai proprietari terrieri, mentre gli agricoltori, i raccolti e il bestiame soffrono dell'aumento della salinità.

Il progetto di consolidamento della costa non ha portato a una diminuzione dei danni causati dalle inondazioni nella zona costiera.[15]

Gestione dei fiumi soggetti alle maree e smantellamento delle dighe.

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Negli anni '90, a partire dal Beel Dakatia, gli abitanti dei villaggi si opposero al governo del Bangladesh e abbatterono gli argini.[14] Da allora, nel delta è stata introdotta la gestione dei fiumi soggetti alle maree.[16][17][18] Questo metodo è stato implementato in cinque beel e ha portato a benefici quali la riduzione del ristagno idrico, la creazione di aree agricole, il miglioramento della navigazione e la creazione di nuovi terreni.[16][19]

La gestione dei fiumi soggetti alle maree fu promossa dal primo ministro del Bangladesh Sheikh Hasina e attuata dall'Autorità per le risorse idriche.[15]

Piani infrastrutturali più recenti

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Dal 2013 la Banca Mondiale ha investito nel Progetto di Miglioramento degli Argini Costieri, il cui obiettivo è rafforzare gli argini. Inoltre, nel 2018 il Bangladesh ha adottato il Piano Delta 2100, elaborato in collaborazione con i Paesi Bassi, che prevede la costruzione di imponenti dighe in cemento e nuovi polder.

I fallimenti passati di tali infrastrutture vengono talvolta attribuiti al cambiamento climatico, sebbene siano stati più spesso causati dalla cattiva gestione e dal mancato adeguamento delle infrastrutture. I piani della Banca Mondiale tengono conto solo di un innalzamento del livello del mare nell'arco di 15 anni e coprono solo i costi della costruzione, lasciando la manutenzione a carico delle comunità.[15]

Rischi legati all'innalzamento del livello del mare

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L'innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici minaccia il delta e i suoi abitanti.[20]

La storia del delta del Bengala è stata oggetto di studio da parte degli storici dell'ambiente, sebbene limitatamente al periodo compreso tra il XVIII e il XXI secolo.

La storica indiana Vinita Damodaran ha descrive in modo approfondito le pratiche di gestione delle carestie adottate dalla Compagnia delle Indie Orientali, mettendole in relazione con i profondi mutamenti ecologici causati dalle pratiche di sfruttamento delle foreste e del territorio.[21][22][23] Debjani Bhattacharyya illustra come Calcutta sia cresciuta come centro urbano, ripercorrendo i cambiamenti ecologici apportati dalle potenze coloniali in relazione al territorio, alle risorse idriche e alla popolazione tra la metà del XVIII secolo e l'inizio del XX secolo.[24][25]

Per quanto i più recenti studi incentrati sulla porzione orientale del delta del Gange e del Bengala, Iftekhar Iqbal propone un'analisi del delta del Bengala come sistema ecologico all'interno del quale studiare le dinamiche di prosperità o declino agricolo, dei conflitti comunitari, della povertà e della carestia, specialmente nel contesto del periodo coloniale.[26] Iqbal intende mostrare come movimenti di resistenza quali il movimento Faraizi possano essere studiati in relazione alle pratiche di gestione ecologica coloniale.[27]

Il delta del Gange visto dallo spazio.
  1. ^ a b Sifatul Quader Chowdhury e M Qumrul Hassan, Bengal Delta, in Sirajul Islam e Ahmed A. Jamal (a cura di), Banglapedia: National Encyclopedia of Bangladesh, Second, Asiatic Society of Bangladesh, 2012.
  2. ^ (EN) Life in Bangladesh Delta: On the Edge of Disaster.
  3. ^ (EN) Where Is The Largest Delta In The World?, su worldatlas.com, 25 aprile 2017.
  4. ^ a b "Molti abitanti del Bangladesh dipendono dal delta per la loro sopravvivenza. Due terzi dei bangladesi lavorano nell'agricoltura e coltivano i fertili terreni alluvionali del delta. La fibra di iuta, utilizzata per produrre spago e sacchi, è il principale prodotto agricolo esportato dal Bangladesh. Si coltivano anche tè, grano, riso, fagioli, canna da zucchero e frutta." Bowden, 2003, p. 39
  5. ^ Tectonics & Geophysics, su BanglaPIRE. URL consultato il 13 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 17 giugno 2017).
    «Il delta del Gange-Brahmaputra si trova alla congiunzione di tre placche: la placca indiana, la placca eurasiatica e la placca birmana.»
  6. ^ Michael S. Steckler, S. Akhter Humayun e Leonardo Seeber, Collision of the Ganges-Brahmaputra Delta with the Burma Arc, in Earth and Planetary Science Letters, vol. 273, 3–4, Elsevier, 15 settembre 2008, DOI:10.1016/j.epsl.2008.07.009. URL consultato il 22 aprile 2013.
    «The edge of the pre-delta Eocene paleoshelf is marked by the shallow-water Sylhet Limestone, which runs NNE from near Calcutta to the edge of the Shillong Plateau ... The Sylhet Limestone drops ... indicating the presence of thick continental crust. East of the hinge zone the great thickness of sediments indicates that the crust is greatly thinned or oceanic ... The enormous supply of sediments provided by the Himalayan collision fed the [Ganges-Brahmaputra Delta (GBD)] and has produced ~400 km of progradation of the shelf edge since the Eocene ... Total sediment thickness beneath the GBD southeast of the hinge zone exceeds 16 km.»
  7. ^ a b "La pesca ha sempre avuto un ruolo importante nella vita dei bangladesi... Il pesce è particolarmente importante in Bangladesh, dove costituisce la principale fonte di proteine nella dieta di molte persone... I gamberetti vengono allevati in grandi vasche o gabbie immerse in acque libere. Sono venduti principalmente per l'esportazione." Bowden 2003, p.44
  8. ^ Global Demand for Fish Rising—Fish Farming is the Fastest Growing Field of Agriculture, su Future Harvest (archiviato dall'url originale il 5 ottobre 2006).
    «In Bangladesh, gli scienziati stanno trasformando gli stagni inutilizzati in allevamenti ittici redditizi e migliorando l'allevamento ittico in quelli esistenti. Il progetto ha creato una nuova fonte di reddito per le popolazioni rurali povere [...] Grazie ai nuovi sistemi sviluppati attraverso la ricerca, la produzione ittica negli stagni esistenti è aumentata di otto volte.»
  9. ^ USGS-Bangladesh Gas Assessment Team, U.S. Geological Survey—PetroBangla Cooperative Assessment of Undiscovered Natural Gas Resources of Bangladesh, DIANE Publishing, 2001, ISBN 978-1428917972.
  10. ^ "Riserve di gas [...] si trovano sotto la regione del delta e al largo della costa nel Golfo del Bengala. Importanti scoperte sono state fatte negli anni '90 e diverse grandi compagnie petrolifere hanno investito nella ricerca di gas in Bangladesh." Bowden, 2003, p. 41
  11. ^ History and Society/Disasters/Cyclone Deaths, su Guinness World Records. URL consultato il 12 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 19 novembre 2005).
  12. ^ "Nel 1970 il Bangladesh subì il peggior ciclone mai registrato al mondo, che causò la morte di circa 500.000 persone. L'ultimo grave ciclone che ha colpito il Bangladesh risale al 1991 e ha causato la morte di 139.000 persone." Bowden, 2003, p. 43
  13. ^ "Nel 1998 ... Circa mille persone persero la vita e più di 30 milioni rimasero senza tetto a causa delle inondazioni ... L'intero raccolto di riso andò distrutto e il governo chiese quasi 900 milioni di dollari di aiuti per sfamare e ricollocare la popolazione." Bowden, 2003, p.40
  14. ^ a b Miller, Stephen Robert (31 October 2023). Over the Seawall. Washington, D. C: Island Press.
  15. ^ a b c Miller, Stephen Robert (31 October 2023). Over the Seawall. Washington, D. C: Island Press.
  16. ^ a b (EN) Animesh K. Gain, David Benson, Rezaur Rahman, Dilip Kumar Datta e Josselin J. Rouillard, Tidal river management in the south west Ganges-Brahmaputra delta in Bangladesh: Moving towards a transdisciplinary approach?, in Environmental Science & Policy, vol. 75, 1º settembre 2017, pp. 111–120, Bibcode:2017ESPol..75..111G, DOI:10.1016/j.envsci.2017.05.020, ISSN 1462-9011 (WC · ACNP).
  17. ^ (EN) Martijn F. van Staveren, Jeroen F. Warner e M. Shah Alam Khan, Bringing in the tides. From closing down to opening up delta polders via Tidal River Management in the southwest delta of Bangladesh, in Water Policy, vol. 19, n. 1, 1º febbraio 2017, pp. 147–164, DOI:10.2166/wp.2016.029, ISSN 1366-7017 (WC · ACNP).
  18. ^ (EN) L. W. Auerbach, S. L. Jr. Goodbred, D. R. Mondal, C. A. Wilson, K. R. Ahmed, K. Roy, M. S. Steckler, C. Small, J. M. Gilligan e B. A. Ackerly, Flood risk of natural and embanked landscapes on the Ganges–Brahmaputra tidal delta plain, in Nature Climate Change, vol. 5, n. 2, febbraio 2015, pp. 153–157, Bibcode:2015NatCC...5..153A, DOI:10.1038/nclimate2472, ISSN 1758-6798 (WC · ACNP).
  19. ^ (EN) Md. Mahedi Al Masud, Nurun Naher Moni, Hossein Azadi e Steven Van Passel, Sustainability impacts of tidal river management: Towards a conceptual framework, in Ecological Indicators, vol. 85, 1º febbraio 2018, pp. 451–467, Bibcode:2018EcInd..85..451M, DOI:10.1016/j.ecolind.2017.10.022, ISSN 1470-160X (WC · ACNP), s2cid=84181903.
  20. ^ "Un aumento del livello del mare di appena mezzo metro potrebbe significare la perdita della propria casa per sei milioni di persone in Bangladesh.Il cambiamento più grande che il Bangladesh e la sua popolazione potrebbero dover affrontare nei prossimi anni sarà probabilmente la minaccia del riscaldamento globale ... Una delle probabili conseguenze del riscaldamento globale è un graduale innalzamento del livello dei mari. Entro il 2100 l'innalzamento potrebbe raggiungere 0,49 metri. Potrebbe non sembrare molto, ma significherebbe che 6 milioni di bangladesi perderebbero la loro casa." Bowden, 2003, pp.44-45
  21. ^ (EN) Vinita Damodaran, The East India Company, Famine and Ecological Conditions in Eighteenth-Century Bengal, in Vinita Damodaran, Anna Winterbottom e AlanL ester (a cura di), The East India Company and the Natural World, Palgrave Studies in World Environmental History, Palgrave Macmillan UK, 2015, pp. 80–101, DOI:10.1057/9781137427274_5, ISBN 978-1-137-42727-4.
  22. ^ VINITA DAMODARAN, Famine in a Forest Tract: Ecological Change and the Causes of the 1897 Famine in Chotanagpur, Northern India, in Environment and History, vol. 1, n. 2, 1995, pp. 129–158, DOI:10.3197/096734095779522636, ISSN 0967-3407 (WC · ACNP), JSTOR 20722973.
  23. ^ (EN) Vinita Damodaran, Famine in Bengal: A Comparison of the 1770 Famine in Bengal and the 1897 Famine in Chotanagpur, in The Medieval History Journal, vol. 10, 1–2, 1º ottobre 2006, pp. 143–181, DOI:10.1177/097194580701000206, ISSN 0971-9458 (WC · ACNP).
  24. ^ (EN) Debjani Bhattacharyya, Empire and Ecology in the Bengal Delta: The Making of Calcutta, 2018, DOI:10.1017/9781108348867, ISBN 9781108348867. URL consultato il 25 gennaio 2020.
  25. ^ (EN) Benjamin Siegel, Empire and Ecology in the Bengal Delta: The Making of Calcutta. By Debjani Bhattacharyya, in Environmental History, vol. 24, n. 4, 1º ottobre 2019, pp. 807–809, DOI:10.1093/envhis/emz053, ISSN 1084-5453 (WC · ACNP).
  26. ^ Iqbal, Iftekhar., The Bengal Delta : ecology, state and social change, 1840-1943, Basingstoke, Palgrave Macmillan, 2010, ISBN 978-0-230-23183-2, OCLC 632079110.
  27. ^ (EN) Iftekhar Iqbal, The Political Ecology of the Peasant: the Faraizi Movement between Revolution and Passive Resistance, in Iftekhar Iqbal (a cura di), The Bengal Delta: Ecology, State and Social Change, 1840–1943, Cambridge Imperial and Post-Colonial Studies Series, Palgrave Macmillan UK, 2010, pp. 67–92, DOI:10.1057/9780230289819_4, ISBN 978-0-230-28981-9.

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