Deep Space Climate Observatory
Il Deep Space Climate Observatory (in acronimo DSCOVER; precedentemente conosciuto come Triana, informalmente come GoreSat[1]) è un satellite della NOAA per l'osservazione del tempo meteorologico spaziale e per il telerilevamento della Terra.
È stato lanciato da SpaceX l'11 febbraio 2015 da Cape Canaveral, in Florida, usando un Falcon 9 come razzo vettore.[2] È il primo satellite operativo della NOAA nello spazio profondo e rappresenta il principale sistema di allerta per proteggere la Terra dalle tempeste magnetiche solari.[3]
DSCOVR era stato inizialmente concepito come una sonda per l’osservazione della Terra, da collocare nel punto di Lagrange L1 nell'orbita Sole-Terra, con l’obiettivo di trasmettere via Internet immagini in diretta del lato illuminato del pianeta e di ospitare strumenti scientifici per lo studio del cambiamento climatico. Nel 2001, a causa dei cambiamenti politici negli Stati Uniti, la missione fu temporaneamente cancellata e la sonda venne messa in deposito.
I sostenitori della missione continuarono a promuoverne il ripristino e, nel 2009, con il cambio dell’amministrazione presidenziale negli Stati Uniti, DSCOVR fu ritirato dal deposito e sottoposto a ristrutturazione. La missione venne quindi riorientata verso l’osservazione solare e l’allerta precoce delle espulsioni di massa coronale, pur mantenendo le capacità di osservazione della Terra e di monitoraggio climatico.[4]
Caratteristiche
[modifica | modifica wikitesto]DSCOVR è stato costruito sulla piattaforma satellitare SMEX-Lite e aveva una massa al lancio di circa 570 kg.
Gli strumenti scientifici principali che compongono la piattaforma satellitare sono il Sun-observing Plasma Magnetometer (PlasMag), un magnetometro al plasma per l'osservazione solare, il Earth-observing NIST Advanced Radiometer (NISTAR), un radiometro avanzato per l'osservazione della Terra, e il Polychromatic Imaging Camera (EPIC), una telecamera per immagini policromatiche.[5]
DSCOVR è equipaggiato con due pannelli solari dispiegabili, un modulo di propulsione, un braccio strumentale e un’antenna.[5]
Il modulo di propulsione conteneva 145 kg di propellente idrazina al momento del lancio.[6]
Posizione nello spazio
[modifica | modifica wikitesto]Dal suo punto di osservazione, DSCOVR monitora le variazioni del vento solare, fornisce allerte tempestive in caso di espulsioni di massa coronale e osserva diversi fenomeni sulla Terra, tra cui i cambiamenti nell’ozono, nella polvere e nella cenere vulcanica, nell’altezza delle nuvole, nella copertura vegetale e nel clima.
Grazie alla sua posizione nel Punto di Lagrange L1, DSCOVR offre una visione continua del Sole e del lato illuminato della Terra. Dopo essere entrato nella sua fase operativa, la NASA ha iniziato a pubblicare immagini della Terra quasi in tempo reale attraverso il sito web dedicato. DSCOVR scatta foto della Terra circa ogni due ore ed è in grado di processarle più velocemente di altri satelliti simili.[7]
DSCOVR segue un’orbita ad alone circolare attorno al Punto di Lagrange L1, completando un ciclo ogni sei mesi, con l’angolo sonda-Terra-Sole che varia tra i 4° e i 15°.[3][8]
Strumenti
[modifica | modifica wikitesto]PlasMag
[modifica | modifica wikitesto]Il Sun-observing Plasma Magnetometer (PlasMag) misura il vento solare per le previsioni metereologiche spaziali. Può fornire un allarme precoce in caso di attività solare che potrebbe danneggiare satelliti esistenti o infrastrutture terrestri. Poiché le particelle solari raggiungono il punto L1 circa un’ora prima della Terra, PlasMag può offrire un preavviso di 15-60 minuti prima dell’arrivo di un’espulsione di massa coronale.[4]
PlasMag dispone di tre strumenti:
- Un magnetometro che misura il campo magnetico;
- Una coppa di Faraday che misura le particelle cariche positivamente;
- Un misuratore di campo elettrostatico che misura gli elettroni.
EPIC
[modifica | modifica wikitesto]L'Earth Polychromatic Imaging Camera (EPIC) acquisisce immagini del lato illuminato della Terra in dieci bande spettrali, dall’ultravioletto al vicino infrarosso, per diversi scopi di monitoraggio delle scienze della Terra. Tra le osservazioni principali vi sono i livelli di ozono e di aerosol, la dinamica delle nuvole, le caratteristiche del territorio e il monitoraggio della vegetazione.[9]
EPIC ha un diametro di apertura di 30,5 cm, un rapporto focale di 9,38, un campo visivo di 0,61° e una risoluzione angolare di campionamento di 1,07 secondi d’arco. Il diametro apparente della Terra varia tra 0,45° e 0,53° a tutta larghezza.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Craig Mellow, Al Gore's Satellite, in Air & Space/Smithsonian, agosto 2014. URL consultato il 12 dicembre 2014.
- ↑ Alan Boyle, SpaceX Scrubs Falcon 9's DSCOVR Launch (Again) Due to Winds, in NBC News, 10 febbraio 2015. URL consultato il 15 febbraio 2015.
- 1 2 (EN) DSCOVR: Deep Space Climate Observatory, su National Environmental Satellite, Data, and Information Service, 11 febbraio 2025. URL consultato il 22 gennaio 2026.
- 1 2 Wayback Machine (PDF), su www.nesdis.noaa.gov. URL consultato il 22 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2020).
- 1 2 (EN) NOAA Satallites and Information Service, DSCOVR: Deep Space Climate Observatory - Spacecraft and Instruments, su www.nesdis.noaa.gov. URL consultato il 22 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2015).
- ↑ The Space Review: The little satellite that could, su www.thespacereview.com. URL consultato il 22 gennaio 2026.
- ↑ (EN) A Sneak Peek At NASA’s New Satellite That Has Been 16 Years In The Making, in ThinkProgress. URL consultato il 22 gennaio 2026.
- ↑ (EN) DSCOVR space weather sentinel reaches finish line – Spaceflight Now, su spaceflightnow.com. URL consultato il 22 gennaio 2026.
- ↑ Wayback Machine (PDF), su www.nesdis.noaa.gov. URL consultato il 22 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 10 febbraio 2015).
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Deep Space Climate Observatory
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su nesdis.noaa.gov.