Decora lux aeternitatis auream

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I santi Pietro e Paolo raffigurati con croce e spada, simboli del martirio - tela attribuita a Giovanni Bilevelt (1622-1652) nella chiesa di Santa Caterina a Sassari

Decora lux aeternitatis auream o, più brevemente, Decora lux è un inno della tradizione liturgica cristiano cattolica che celebra gli apostoli Pietro e Paolo e commemora il loro martirio in nome della fede.

La composizione è attribuita ad Elpide, moglie del filosofo latino Severino Boezio, morta intorno al 493. Altre fonti individuano l'autore in Paolino d'Aquileia, morto nell'802.[1] Il testo originario fu considerevolmente alterato nella revisione del 1632 al Breviario Romano, con papa Urbano VIII. In precedenza il primo verso recitava: Aurea luce et decore roseo.

L'inno completo è articolato in sei strofe, compresa la dossologia. È recitato o cantato nella festività dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno. Più in particolare, la prima, seconda, quinta e sesta strofa si cantano durante i Vespri, la terza e la quarta nelle Lodi.

La quarta strofa viene recitata o cantata anche ai Vespri nel giorno dedicato alla Conversione di San Paolo, il 25 gennaio.

Testo[modifica | modifica sorgente]

Testo latino[2] Traduzione italiana
Decora lux æternitatis, auream
Diem beatis irrigavit ignibus,
Apostolorum quæ coronat Principes,
Reisque in astra liberam pandit viam.
Mundi Magister, atque cœli Janitor,
Romæ parentes, arbitrique Gentium,
Per ensis ille, hic per crucis victor necem
Vitæ senatum laureati possident.
Beate Pastor Petre, clemens accipe
Voces precantum, criminumque vincula
Verbo resolve, cui potestas tradita,
Aperire terris cœlum, apertum claudere.
Egregie Doctor Paule, mores instrue,
Et nostra tecum pectora in cœlum trahe;
Velata dum meridiem cernat fides,
Et solis instar sola regnet caritas.
O Roma felix, quæ duorum Principum
Es consecrata glorioso sanguine
Horum cruore purpurata ceteras
Excellis orbis una pulchritudines.
Sit Trinitati sempiterna gloria,
Honor, potestas, atque jubilatio,
In unitate quae gubernat omnia,
Per universa aeternitatis sæcula.
La bella luce dell'eternità irrigò
con beati raggi l'aureo giorno
che corona i Principi degli Apostoli
e (che) ai peccatori in cielo apre una libera strada.
Il Maestro del mondo e il Custode della porta celeste,
Padri di Roma e Arbitri delle Genti,
vincitore quello per (morte) di spada, questo per morte di croce,
siedono nel convivio della vita (eterna), ornati di alloro.
O beato pastore Pietro, accogli clemente
le voci dei supplici e le catene dei peccati
sciogli con la tua parola, a cui (è) attribuito il potere
di aprire alle terre il cielo (e, se) aperto, di chiuderlo.
O egregio dottore Paolo, insegna le leggi
e i nostri spiriti attira con te al cielo,
fin quando l'oscurata fede scorga il mezzodì
e la sola carità regni a somiglianza del sole.
O Roma fortunata, che sei consacrata
col glorioso sangue dei due Principi,
(e) imporporata col loro sangue:
solo per ciò sovrasti le altre bellezze del mondo.
Sia gloria eterna,
onore, potenza e giubilo alla Trinità,
che in unità ogni cosa governa
per tutti i secoli dell'eternità.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Propende per Elpide: Matthew Britt in The Hymns of the Breviary and Missal Benziger Brothers Usa 1922. Propende per Paolino d'Aquileia: Antonio Cistellini Abba Padre editrice La Scuola Brescia 1960
  2. ^ Testo latino tratto dal Liber Usualis edizione 1961 pagg. 1522 e 1516

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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